Il vino:

Moscato Passito di Pantelleria DOC Ben Ryé 2000 - Donnafugata

Sotto-zona\cru: Contrada Khamma in Pantelleria

Data assaggi: Dicembre 2001

Il commento:
Tra l'oro e l'ambra, di innegabile limpidezza e densità ti appare; poi, ti giunge silenzioso eppure intenso, fresco e fruttato al naso, dove ne rimani colpito dapprima per le note evidenti di mango e papaya poi -più consone- di agrumi canditi, fior di zagara, albicocca secca, uva passa, mandorla dolce, miele e ginestra selvatica, in melange aromatico e progressivo, di indubbio fascino. La prova all'aria ti porterà ancor più penetranti le albicocche così come le pesche sciroppate.
In bocca si concede grasso e pimpante nell'acidità, che ti accompagna felicemente lungo tutto lo sviluppo, corposo, dolce, fitto, trasognante ed elegante, nulla di più coerente, nulla di più fresco e rigenerante nella sua solarità isolana. Ti appare così ancor giovane e capisci che soltanto il tempo ed il riposo gli faranno meritare superiori armonie e ancor più idilliaci incontri.

Lungo e peculiare, non ammicca a niente che non sia terra o mare, la sua terra e il suo mare, Mediterranei entrambi. Ti accarezza morbido da ché è succo d'uva sopraffino: lo troverai sugli scaffali delle enoteche "buone" d'Italia a 20mila lire (11 Euro) o giù di lì. La mezza bottiglia. Da non perdere.

La chiosa:

Passo da gigante per questo moscato passito della piccola Pantelleria; uve zibibbo coccolate rabbiosamente da uomini e donne di una cantina che anno dopo anno si sta mettendo sempre più in luce fra le grandi. Lo so, è già un classico, un archetipo del genere. Beh io oggi vi (mi) propongo un classico come messaggio ultimo d'auguri di fine anno, perché conserva in sé un proposito assolutamente attuale e mai scontato. Questo classico difatti, così italiano per uve, estri e spirito, ha il pregio di accogliere simbolicamente a sé -in ipotetico abbraccio- tutto un mondo e una cultura, mediterranea, che è poi storia, mondo e cultura di popoli; lo "senti" dal colore, dagli aromi e dalla sua intima essenza che è un vino senza proprietà privata. Ecco, io oggi unisco tutti quei popoli - diversi - con il vino di Pantelleria, avamposto del cuore e della mente per ogni sorta di socialità e tolleranza, e l'intimo mio gesto di un bere multietnico e policulturale ci serva da monito, soprattutto da suggerimento, stimolo e augurio, per imboccare strade futuribili, lungo le quali poter bere (e dissetarsi) ancora insieme.


 

   

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