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Il vino:
Toscana IGT Trefonti 1998 - Valdipiatta
Sotto-zona/cru: Montepulciano
(Si)
Data assaggi: Aprile 2002
Il commento:
Dal
colore compatto e valoroso per via di quei toni rubino/granati, senza
accenni di dissolvimento, ti appare chiaramente scuro al centro del bicchiere,
e denso nella sua evidenza fluida.
Nel naso di sicura progressione, ampio e diretto, all'inizio percepisci
il frutto rosso maturo della amarena poi della ciliegia marasca, i rintocchi
di violetta ed i contorni via via ingombranti di sottobosco, ghianda e
bacca di ginepro. Si rincorrono per poi acquietarsi, poco scossi dal tempo
che passa, per un ossigenazione che vuole dilatata prima che compaiano
i toni fumé, liquiriziosi, caffeosi, ed il quadro si faccia più
variato e nitido.
In bocca è vigoroso e saldo, di nerbo e corpulento; entra soffice
e vellutato per poi impuntarsi con la materia tannica, sentita, importante,
tipica direi, che si diffonde largamente con il frutto che sostanzialmente
tiene, su aura e passo asciutti. Vigore e velluto si alternano, per un
vino caratteriale che non lascia troppi spazi all'immaginazione o alla
sfumatura sfumata, dove l'impianto, oltremodo sangiovesista se ci togli
quelle screziature vegetali, dimostra potenza e calore, vigore e spalla.
In fondo ancora tracce fumé e di sottobosco.
A suo modo ritroso a compiacersi con estroversione e suadenza, ti apparirà
forse a tratti tutto d'un pezzo, ma è sicuro di sè e "poco
allineato", per questo d'altronde mi piace. Mi mancano, per toccare
cielo, lo scarto in avanti, il "doppio passo", la tensione vibratile
delle annate migliori.
Però, in mezzo a cotanta sostanza tannica, di stampo poliziano,
nel sostenere che non è il miglior Trefonti della famiglia Caporali,
ribadisco anche - come altre volte ribadito - che è un Trefonti.
Un bel Trefonti.
Pur senza una stima certissima dei prezzi, non dovrebbe discostarsi poi
tanto dai 20 euro in enoteca.
La chiosa:
Nei ricordi vicini mantengo fulgide la cordialità,
le occhiate, il gigionare istintivo e simpatico di quel buon uomo che
risponde al nome di Giulio Caporali, dal momento che guidò una
piccolissima brigata di curiosi (quali noi siamo) alla scoperta dei meandri
delle sue cantine, delle sue grotte, che non son passati ancora due mesi.
Mi apparvero evidenti - e traspiranti - affabilità contadina e
cultura sopraffina, estri indiscussi e serietà. L'impronta dei
suoi vini è netta, decisa, riconoscibile. Per questo par che nascano
per essere ricordati a lungo.
In più, con le vendemmie che passano, bilanciamento e dolcezza
hanno trovato maggiori spazi, ad ottundere e levigare quell'ardore tannico
che è un tutt'uno con quei terroirs là. A parer mio modestissimo,
con massimo guadagno della delizia.
Nel frattempo però - con il mio Trefonti '98 in mano - voglio guadagnarmi
ulteriore ricordo, di quei boschi, di quel silenzio attorno, di quel fare
contadino preciso e colto, un ricordo che dimora, a ben pensare, assai
oltre quel bicchiere, per esempio nel sorriso e nella timida solarità
di un volto, quello di Miriam, dei Caporali il segno nuovo della continuità.

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