Il vino:

Toscana Rosso IGT Pierfrancesco 1999 - Podere Terreno alla Via di Volpaia

Sotto-zona/cru: Radda in Chianti (Si)

Data assaggi: Maggio 2002

Il commento:

Dal rubino scuro ed importante, di leggibile densità e succulenza, bello a vedersi, ti accoglie con profumi serrati e precisi, accarezzati ed intriganti, a comporre un quadro carnoso di cui ne attendo ancora piena fusione e più decisa persistenza, dentro il quale vi leggo forse solo una lieve latitanza in profondità. Eppur ne resto attratto, per via di quella istintiva, mai blaterata, piacevolezza. La ciliegia matura, dolce, finanche laccata, di quel quadro la base; tutt'attorno aeree sovrapposizioni di violetta e sottobosco, caffè e vaniglia. Con l'aria, ad ascolto perpetuato e attento, la fresca nota della menta piperita.

La bocca mi colpisce per l'ingresso vellutato e felpato, che non ferisce affatto ma soave ti avvolge, volumico. Inficia alla armonia l'influsso del rovere piccolo, che tende con i suoi tannini ad asciugar troppo la trama nel proseguo, dov'eppure vi scorgi un frutto palpabile e coerente su un afflato calorico nei ranghi ed una matrice tannica se vuoi non imperiosa ma ben diffusa e punto amara. Di tracce vegetali neanche l'ombra.

È un vino con numeri e grazie, senza strafottenze o prepotenze, che gioca le sue carte sul buon gusto, sulla trasposizione attenta e rigorosa di un climax d'alta collina, sugli equilibri, sulle sfumature ed i registri del garbo. A me mancano, per la piena elezione, un più deciso sostentamento, una reiterata e più rabbiosa tensione vibratile, che fanno il grande vino. È il Pierfrancesco un tentativo ben riuscito di conciliare profonda toscanità ed eleganza, senza spingere sulle smaccate ridondanze; ciò mi facilita il sogno e mi porta ad augurare vendemmie, grandi, a venire. Produzione non propriamente visibile per un prezzo che mi sfugge. Da ricercare e da meditare.

La chiosa:

Ho conosciuto Roberto Melosi in un pomeriggio incerto e piovoso di questa primavera. Ancor più naturali, autentici e nitidi, grazie forse a quella pioggia, mi sono apparsi i contorni - l'alta collina, le vigne, le pietre e le boscaglie- che circondano il Podere Terreno alla Via di Volpaia. Quell'incertezza climatica ha restituito alle cose una tale solida verità che ancor più forte e struggente si fa oggi- lo si misura con la distanza e con il tempo che passa - il ricordo di quei luoghi, che mi strappa dal sogno. Roberto Melosi d'istinto mi è parso un colto, raffinato, elegante signore di campagna - piedi a terra però- con un senso dell'accoglienza spiccato e coinvolgente, che ha saputo trovare in quella dimensione assolutamente contadina una ragione di vita partecipata e serena.

Di quel casale, mai troppo a lungo, ne ho respirato furtivamente l'atmosfera senza fronzoli, vissuta, calda, sbirciandone la bellezza e gli odori. In quel casale vi dimorano idee ed estri che mi piacciono. Come i loro vini, danno la misura di un forte attaccamento alla tradizione e all'essenza di una vita di campagna, all'ascolto attento delle esigenze, su tutte quelle della natura e della terra.

È stato un lieve flash da mettere ancora a fuoco. Con le cantine e le vigne, sento il bisogno di conoscere l'anima nuova enoica di famiglia: Pierfrancesco Rapisarda. Agronomo e pure enologo, giovane, è lui di cui auspico la conoscenza. Con lui, più chiara la lettura dei vini che verranno. Insieme a lui, naturalmente, conoscerei allora l'ideatrice primigenia, Silvie, di cui rammento soltanto un sorriso, sincero e confortante, regalatomi - e lei non lo sa - nel bel mezzo di un giorno affollato.


 

   

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