Il vino

Maremma Rosso IGT Poggio Crocino 1998 - Le Capannacce

Sotto-zona/cru: Poggio Crocino - Pari (Gr)

Data assaggi: Maggio 2002

Il commento:

Dopo che ne hai rimirato quel suo rosso rubino violaceo compatto e denso, bello a vedersi, ed odorato quei profumi molto intensi, ancor vinosi, di marasca, more, sottobosco, bacca di ginepro, striscia di vaniglia e mare di spezie, senti che attacca morbido e fuso in bocca, diritto e teso, per subire poi un allargamento di trama a mezza via e lì confondersi un pò. Assoluta però la coerenza, sincero il calore per uno sviluppo non profondissimo ma ben sussurrato, per un finale non lunghissimo ma tannicamente diffuso e levigato - nessun ferire.

Ampio l'effetto, per un vino pronto che puoi lasciare ancora a riposo in bottiglia, per quando il frutto ed il tempo avranno spazzato via le scorie roverizzate che ne costellano - ancor oggi che lo bevo - l'impianto.

Gioca su piccole e precise sfumature, così che a rammentarne la peculiarità aromatica, la lodevole freschezza, l'assoluta gradevolezza, il non banale ordine potresti pure pensare - vendemmie ed estri futuri permettendo- che saprà concedersi il lusso di segnare nuovi orizzonti in terra di Maremma.

Nelle enoteche d'Italia sta a 15€ o giù di lì. Da ascoltare con attenzione.

La Chiosa:

Son passati diversi anni, forse cinque, da che ebbi a conoscere il simpatico e timido patron de Le Capannacce. Lui, lombardo innamorato della terra di Toscana, ci proponeva con la sincera curiosità dei nuovi arrivati e con una modestia che non scordi più la sua prima creatura vinosa derivata dai vigneti che possedeva tra Grosseto e Siena, nell'area della nascitura Montecucco. Quel rosso, in quell'anno che mi sfugge, fu un autentica sorpresa di bontà, caratterizzata tra l'altro da un amorevole rapporto qualità-prezzo (che è rimasto nel tempo). Da allora sapere che vento tira dalle parti delle Capannacce mi piace chiederlo sempre.

Ebbene, con l'annata 1998 un altro alfiere, più carismatico e importante, frutto di un assemblaggio di sangiovese, grenache e sirah (Toscana e Rodano a braccetto) è apparso sul mercato. Mi pare che con questo vino ci si voglia prefiggere altri obiettivi.

Nasce, il Poggio Crocino, da una zona in pieno sommovimento enologico, nella quale iniziano a muoversi e ad operare grandi e piccoli, nuovi e vecchi,ingenui e furbi, alla ricerca di nuove espressioni o nuove espansioni. Non ho ancora chiari i contorni, quelle DOC maremmane (in odor d'Orcia) mi appaiono in certi casi nebulose, soprattutto per il fatto di accogliere a sè vitigni che poco hanno a che vedere con la Toscana. Però è anche vero che essendo nuova la terra tradizione ed esperienza sono ben lungi dal considerarsi tali.

Se grande è la confusione sotto il cielo di Montecucco (ciò che mi insegna ad essere ottimista) lì in mezzo, zitto zitto, il nuovo Poggio Crocino getta un sasso: chissà se potrà contribuire a consolidare esperienze e a costruire tradizioni!?

 





 

   

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