|
|
Sotto-zona/cru: Montecalvi - Greve in Chianti (Fi) Data assaggi: Luglio 2002 Il commento: In bocca ti sorprende per la raffinata matrice tannica, vero e proprio tessuto connettivo di un' esposizione chiara in ogni suo angolo, distesa, saporita, fusa e diffusa, sull'onda dell'equilibrio.Elegante il velluto che mastichi, rarefatta e sfumata la sensazione generale che ne trai, che è quella di un vino pronto che potrà ben figurare per diversi anni ancora. Adesso che lo ribevo le sconto tutte le emozioni sopite. Grande, raffinato, eclettico toscano. Circa la sua reperibilità attuale non so dirvi, visto e considerato che sulla rampa di lancio del mercato ci sta il 99; ritengo essa non proprio agevole anche se non impossibile. Per chi ce l'ha in cantina il consiglio è duplice: berselo ed affascinarsi nelle sue liquide voluttà oppure conservarlo ancora, per affascinarsi, più in là nel tempo, con differenti, altrettanto belle voluttà. La Chiosa: A distanza di cinque anni riassaggio il Montecalvi 95, un annata magica che fece balzare alla ribalta questo vino e la piccola giovane cantina che l'ha creato.Già allora ne rimasi colpito perché raramente mi era capitato di trovare nelle espressioni in odor di chianti classico (intesa come zona) una così spiccata predilezione verso l'equilibrio e la raffinatezza, frutto è vero anche della speciale unione varietale che ne era alla base, ieri come oggi: sangiovese,merlot, sirah e cabernet sauvignon. Ricordo la timidezza e l'istintiva simpatia di un volto, quello di Jacqueline Bolli, anima di Montecalvi, che ha portato un estro tutto francese nel bel mezzo della toscanità più ortodossa. Sono felice che a distanza di anni quel vino sia ulteriormente migliorato, suggellando oggi una prova di assoluta bellezza, così come mi dispiace del fatto di non aver reincontrato sul cammino un Montecalvi all'altezza di questa fama nelle annate successive. Progressivamente l'ho sentito propendere verso la potenza e l'irruenza ed abbandonare così via via quel suo stile felpato ed elegante tipico degli esordi, finendo per ispessirsi certo ma lasciando per strada le sfumature sfumate, quelle che piacciono a me e che spesso alimentano i ricordi. Gli estri però sono tali e tanti
da non riservar dubbi circa le potenzialità dei nuovi Montecalvi.
Io, fiducioso, resto alla porta, in attesa di un sogno che si faccia presenza.
|
||
|
prima
pagina | l'articolo |
l'appunto al vino | la
parola all'agronomo | in
azienda |
|||