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Il vino:
Toscana IGT Trebianco 1997- Castello dei Rampolla
Sotto-zona/cru:
S. Lucia in Faulle - Panzano (Fi)
Data assaggi: Agosto
2001
Il commento:
Il
giallo che vedi nel bicchiere è acceso, luminoso, eppure, per via
dei suoi repentini riflessi paglia e a dispetto dell'annata impressa sull'etichetta,
quel vino lo dai subito per giovane; in più ti appare translucido,
ovviamente denso, "lacrimevole" assai.
Ti trasmette, se lo accosti al naso, profumi intensi e penetranti, molto
personali, continui e serrati, nei quali riconosci la scorza di limone,
come pure la polpa, la ginestra selvatica, la mandorla dolce, gli idrocarburi,
la pietra focaia, i lieviti. In fondo, un frutto come di uva matura, a
creare un amalgama incisivo e mai banale bensì curioso, peculiare e fine
allo stesso tempo.
In bocca si mostra aitante, solido e corposo, quasi monodimensionale nella
lettura, con poche sfaccettature se volete, ma con un calore, un intensità
ed una personalità rimarchevoli. Sapido, secco, dagli accenni citrini,
ben contrastato dal nerbo acido, procede, nelle sensazioni tattili ripetute
del mallo di noce e della mandorla, quasi fosse (e non lo so) un trebbiano
rabbiosamente maturato ed estratto. Il velo sincero di grasso dona burrosità
ad una sostanza solo tendenzialmente morbida e non puoi non rimarcare,
oltre al finale lungo e asciutto all'insegna della mandorla amara, l'estrema
vitalità del quadro, il rustico ed affascinante carattere che riesce
ad esprimere.
Farà senz'altro storcere nasi a coloro che si aspettano da lui
sinuose rotondità ed armonie, no di certo a quelli che lo percepiranno
come un selvatico, prepotente, affascinante, sincero, terroso toscano
purosangue. Tra loro nascerà - passionale - l'amicizia. È
dotato di spinta e di spalla e chissà cosa potrà riservare
al curioso, più in là nel tempo, caso mai avesse ad incontrarlo.
Non so darvi numeri, siano essi bottiglie, siano essi prezzi. Niente.
So soltanto che da oggi mi metterò, sicuro, alla ricerca di una
nuova bottiglia.
La chiosa:
Un vino che colpisce, non
c'è che dire, anzi, vi dirò di più: da tempo non incontravo sul cammino
di degustatore un bianco toscano di così spiccato e personale carattere,
appassionatamente artigiano, che tanto mi facesse incuriosire.
Non so niente di lui (nemmeno delle uve che lo compongono) se non quello
che mi deriva da questo primo, emozionante bicchiere. Mi ha fatto balenare
persino pensieri abruzzesi e borgognoni, tutti insieme appassionatamente.
Della fattoria, che dire, non ha certo bisogno di presentazioni. L'anima
bella di Alceo Di Napoli aleggia sicura su di lei e ripreso mi appare
lo spirito paterno dai figli, anzi, perseguito più radicalmente l'intento,
di recente venuto fuori dalle parole pacate di Luca Di Napoli Rampolla
quando ti dice, e ci dice : "dobbiamo rispettare la terra, non forzarla,
non snaturarla". Ricordi intimi e personali, tornati alla mente una volta
annusato e sorseggiato il potente Trebianco, mi vedono percorrere la stradina
sterrata e diritta che conduce -e lì finisce - all'ingresso della fattoria,
in S.Lucia In Faulle. Mai visto niente aldilà delle mura; davanti e di
lato, con te che sei in cornice, il dirupare lieve e vasto dei vigneti
della Conca D'Oro.
Hanno dimorato anche lì i frammenti d'amore giovanili, le strasognate
gite fuoriporta, tramonti compresi , con il calore bello e penetrante
di un indimenticabile Chianti Classico per compagno. Rampolla era il suo
nome. Apriti cielo, che ricordi!

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