L'appunto al vino
di Fernando Pardini
 
 

Il vino:
Montepulciano D'Abruzzo DOC Villa Gemma 1993 - Masciarelli

Sotto-zona/cru: S. Martino sulla Marrucina (Ch)

Data assaggi: Luglio 2001

Il commento:

Rubino scuro, compatto, impenetrabile e denso, ti appare di grande ampiezza al naso su quadro composito e fitto cosparso di frutti del bosco e del sottobosco, di bacca selvatica e muschio, d'umore di terra e chicco di caffè, con tocco leggero di goudron e contorno balsamico. L'eccellenza, la suadenza e il sogno riesci ad annusarli tutti.

Ma è in bocca che il sogno si fa realtà; è lì dove il degustatore si compiace, toccandolo, per poi sognare ancora. La monumentalità e la pregnanza, il matrimonio delle parti dure con l'impianto morbido ed il "calore buono" dell'alcol, ti fanno pensare come il tempo per ora non abbia affaticato affatto questo vino, ma quasi se lo coccoli, per concederlo ai sensi dei curiosi ancora bello, e maturo.

Il tannino di caratura finissima ed estrazione perfetta, la lunghezza e la grande articolazione, il peso e l'avvolgenza, finanche la precisione e la nitidezza (così saranno contenti pure gli estimatori della pulizia ad ogni costo) fanno di questo bicchiere, vitale e sincero, un appassionato inno alla tipicità e al riconoscimento.

Il prezzo oscilla parecchio a seconda degli estri e delle lune di chi ha la fortuna di possederne qualche bottiglia e di deciderne la sorte. Diciamo sulle 60000 lire in onesti ristoranti. C'è poco altro da dire, o da rimuginare. La miglior cosa resta il continuare a sognare. A bottiglia aperta però!

La chiosa:

La chiosa, per una volta, sarà più estesa del commento, ma non ho potuto trattenerla. Sta in un piccolo aneddoto di vita vissuta, intimo, ma non per questo, o forse proprio per questo, ben più importante di ogni bicchiere di vino che bevo: un piccolo evento familiare, l'ennesimo, che tradizione vuole essere festeggiato, magari tutti insieme, magari in un bel ristorante, cercando di non pensare a niente di quello che ti cruccia.

Il piccolo evento, e l'aneddoto con esso, vedono a protagonista un padre che sente giorno dopo giorno la malinconia e la struggenza disperata di una vita che passa, e degli anni che avanzano, un padre da sempre artigiano, nella vita privata come nel lavoro, che ha saputo coltivare - nei good times - una grande passione - enogastronomica - con il tempo sopita pur essa, ridotta quasi a disincanto, a conservazione, a stupore alcuno.

È il festeggiato "scomodo", perché scomodi sono per lui tutti quei giorni che intendono celebrare gli anni che passano, gli stessi anni che lo vedono allontanare dalla vita attiva, più con lo spirito che con il corpo, vita attiva che pure rifugge, quasi che così facendo ne venisse lenito lo struggimento interiore.

Nel frattempo scelgo sicuro un Trebbiano D'Abruzzo Marina Cvetic 1997. "Un trebbiano... !?" - si domandano gli occhi sorpresi del padre - poi d'un tratto, assaggiandolo una e più volte, un barlume, l'occhio che si vela, il sorriso trattenuto a stento, quasi la vergogna di provare un immenso piacere e di emozionarsi. Si accosta e mi dice: "ma se ne possono trovare un paio di casse di questo vino qua?". In quella frase, che può apparire banale ai più, ma che era da tempo frase dimenticata, ci sta tutta la bellezza di una reattività scossa per un attimo, di un senso di appagamento risvegliato dopo anni di malinconico assopimento e di latente insoddisfazione.

Non avevo e non ho ancora assolutamente idea di dove poter reperire due casse di tal vino, annata 1997, ma non ho avuto alcun dubbio, quel giorno, nel rispondergli: "certo che sì ". Sono passati due mesi e ogni volta che lo vedo mi rammenta del Trebbiano, "quello giallo e sgargiante di quel giorno, ti ricordi?", ed io, ogni volta, che prendo tempo, adducendo impegni e sopraffazioni. Ebbene, quasi quasi sono tentato di smorzare la ricerca tanto mi solleva quella sua curiosità e quel suo desiderio a voler riassaporare, per un attimo, il senso bello della vita.



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