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Il vino:
Montepulciano D'Abruzzo DOC Villa Gemma 1993 - Masciarelli
Sotto-zona/cru:
S. Martino sulla Marrucina (Ch)
Data assaggi: Luglio
2001
Il commento:
Rubino
scuro, compatto, impenetrabile e denso, ti appare di grande ampiezza al
naso su quadro composito e fitto cosparso di frutti del bosco e del sottobosco,
di bacca selvatica e muschio, d'umore di terra e chicco di caffè,
con tocco leggero di goudron e contorno balsamico. L'eccellenza, la suadenza
e il sogno riesci ad annusarli tutti.
Ma è in bocca che il sogno si fa realtà; è lì
dove il degustatore si compiace, toccandolo, per poi sognare ancora. La
monumentalità e la pregnanza, il matrimonio delle parti dure con
l'impianto morbido ed il "calore buono" dell'alcol, ti fanno pensare come
il tempo per ora non abbia affaticato affatto questo vino, ma quasi se
lo coccoli, per concederlo ai sensi dei curiosi ancora bello, e maturo.
Il tannino di caratura finissima ed estrazione perfetta, la lunghezza
e la grande articolazione, il peso e l'avvolgenza, finanche la precisione
e la nitidezza (così saranno contenti pure gli estimatori della
pulizia ad ogni costo) fanno di questo bicchiere, vitale e sincero, un
appassionato inno alla tipicità e al riconoscimento.
Il prezzo oscilla parecchio a seconda degli estri e delle lune di chi
ha la fortuna di possederne qualche bottiglia e di deciderne la sorte.
Diciamo sulle 60000 lire in onesti ristoranti. C'è poco altro da
dire, o da rimuginare. La miglior cosa resta il continuare a sognare.
A bottiglia aperta però!
La chiosa:
La chiosa, per una volta,
sarà più estesa del commento, ma non ho potuto trattenerla. Sta in un
piccolo aneddoto di vita vissuta, intimo, ma non per questo, o forse proprio
per questo, ben più importante di ogni bicchiere di vino che bevo: un
piccolo evento familiare, l'ennesimo, che tradizione vuole essere festeggiato,
magari tutti insieme, magari in un bel ristorante, cercando di non pensare
a niente di quello che ti cruccia.
Il piccolo evento, e l'aneddoto con esso, vedono a protagonista un padre
che sente giorno dopo giorno la malinconia e la struggenza disperata di
una vita che passa, e degli anni che avanzano, un padre da sempre artigiano,
nella vita privata come nel lavoro, che ha saputo coltivare - nei good
times - una grande passione - enogastronomica - con il tempo sopita
pur essa, ridotta quasi a disincanto, a conservazione, a stupore alcuno.
È il festeggiato "scomodo", perché scomodi sono per lui tutti quei
giorni che intendono celebrare gli anni che passano, gli stessi anni che
lo vedono allontanare dalla vita attiva, più con lo spirito che
con il corpo, vita attiva che pure rifugge, quasi che così facendo
ne venisse lenito lo struggimento interiore.
Nel frattempo scelgo sicuro un Trebbiano D'Abruzzo Marina Cvetic 1997.
"Un trebbiano... !?" - si domandano gli occhi sorpresi del padre - poi
d'un tratto, assaggiandolo una e più volte, un barlume, l'occhio
che si vela, il sorriso trattenuto a stento, quasi la vergogna di provare
un immenso piacere e di emozionarsi. Si accosta e mi dice: "ma se ne possono
trovare un paio di casse di questo vino qua?". In quella frase, che può
apparire banale ai più, ma che era da tempo frase dimenticata,
ci sta tutta la bellezza di una reattività scossa per un attimo,
di un senso di appagamento risvegliato dopo anni di malinconico assopimento
e di latente insoddisfazione.
Non avevo e non ho ancora assolutamente idea di dove poter reperire due
casse di tal vino, annata 1997, ma non ho avuto alcun dubbio, quel giorno,
nel rispondergli: "certo che sì ". Sono passati due mesi e ogni volta
che lo vedo mi rammenta del Trebbiano, "quello giallo e sgargiante di
quel giorno, ti ricordi?", ed io, ogni volta, che prendo tempo, adducendo
impegni e sopraffazioni. Ebbene, quasi quasi sono tentato di smorzare
la ricerca tanto mi solleva quella sua curiosità e quel suo desiderio
a voler riassaporare, per un attimo, il senso bello della vita.

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