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Il vino:
Chianti Classico docg 1999 - San Fabiano Calcinaia
Sotto-zona/cru:
S. Fabiano Calcinaia - Castellina in Chianti (Si)
Data assaggi: Agosto
2001
Il commento:
Il
rubino è compatto, l'unghia violacea; apprezzabile la densità
sotto l'aspetto scuro e profondo.
Al naso, con un po' d'aria che circola, lo trovi intenso e marcato nella
precisa puntualizzazione aromatica così che dall'iniziale nota
mineral-tostata presto si dipana e si libera frutta rossa del bosco in
gamma ampia, accompagnata dalla viola, dalla bacca di ginepro, dal cuoio
e dal pepe nero, il tutto in amalgama fine e accattivante, moderno oserei
dire.
Il tipico ingresso all'insegna della vitalità acida si stempera
in una bocca piena di frutto e di materia, dove lo sviluppo tannico disteso
e morbido, sia pur non troppo articolato, è tale da contribuire
all'equilibrio e, insieme al frutto, alla succulenza e alla piacevolezza.
Ha in corpo uve non propriamente tipiche, o almeno a me così pare,
ma ciò nonostante il passo e la tensione gustativa sono toscanissime,
la base sangiovesista sicura e ben estratta.
Un vino che, assaggio dopo assaggio, sta risalendo la china verso le posizioni
di vertice della sua denominazione - sempre e solo a parer mio - e che
si porta appresso una notevole virtù, che non puoi non annotare:
quella di spingerti semplicemente alla riprova, senza stanchezze, d'istinto.
Difficile resistere all'effluvio di dolcezza, carattere e sensualità.
Non sempre vogliono dire semplicità.
È giovane e ha spalla, ma puoi anche bertelo adesso, va giù che
è un piacere. Anzi, a circa 20mila lire in enoteca, sai già
che il piacere ne avrà giovamento ulteriore. Partirai per acquistarlo
ancora.
La chiosa:
Recentemente ebbi a parlare
degli ultimi nati in casa San Fabiano Calcinaia e raccontai pure di positive
sensazioni a pelle scaturitemi da questo nuovo 1999. Innegabili i progressi
della cantina, che ritengo possa considerarsi al vertice perlomeno di
due denominazioni, quella classica chiantigiana e quella, fittizia, dei
super-toscani, e te ne accorgi subito quando estrae dal cappello un immenso
Cerviolo Rosso pure dalla vendemmia 1998. Non sono il solo a notarlo per
cui è inutile soffermarsi su cose risapute.
Certo però che la "succosità" e l'estroversione dei suoi vini sono evidenti
al punto tale che qualcuno potrebbe ritenerli caratteri oltremodo ammiccanti.
Il punto in più però sta nella peculiarità e nel mantenere saldo l'imprinting
chiantigiano senza scadere mai in eccessi "piacioni" o in facili scorciatoie,
e questo perché dietro il colore acceso e la bella carica polifenolica
ci stanno effettivi progressi in vigna, dedizione accanita in cantina,
soprattutto -da bevitore- profondità, sfumature e tensione. E questo basta.

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