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Il vino:
Provincia di Nuoro IGT Fùili 1998 - C.S. Dorgali
Sotto-zona/cru:
Dorgali (Nu)
Data assaggi: Agosto
2001
Il commento:
Un
compatto rubino amaranto di apprezzabile densità, con trasparenze
evidenti, ecco quello che vedo rimirandolo e agitandolo; dentro, vi scorgo
un naso moderatamente fruttato - c'è la ciliegia - con ripetute
note di bacca selvatica ed essenze balsamiche su fondo leggermente verde
a caratterizzarne l'approccio "da selva"; non manca il sentore di rovere
asciutto. Buona mi appare l'intensità della proposta, su spettro
assai fine, anche se lievemente contratto e non troppo articolato.
In bocca invece si apre bene, distendendosi ampio e avvolgendo le papille
con garbo, rinfrancandole di sensazioni asciutte, di degna morbidezza,
su sostanza e peso non superiori ma che non ammettono nemmeno alcun cedimento.
Un bicchiere di assoluto rigore e precisione, che mi ricorda fortemente
il cannonau con il suo modo liscio di invadere la bocca, la sua severità.
Qui non ci sono profondità da disvelare ma la robustezza, la pulizia,
l'assoluta mancanza di ammiccamenti ne fanno un vino di non trascurabile
personalità. Il frutto, sia al naso che al palato, non è
straripante ed anche per questo resta nell'alveo della tipicità,
eppure la cura ed il portamento mi appaiono sinceri.
È un vino sardo, forse di nuovo conio, da apprezzare e meditare,
anche per il rispetto che potrà suscitare con le vendemmie, nuove,
a venire. In più, seppur non sicurissimo, non dovrebbe andare sopra
le 20mila lire in enoteca, dal che ne potrai trarre giovamento e curiosità
ancor maggiori. Nel frattempo, per concludere, questo Fùili 1998
mi sembra a giusto grado di maturazione e non vedrei "bouquettizzazioni"
ulteriori nel suo prossimo futuro, per cui, se lo trovate, vi invito all'acquisto
e alla bevuta, una volta tanto lontani dalla pazza folla.
La chiosa:
Ho voluto dedicare l'appunto
a uno di quei vini che non stanno sulla punta della penna, o della lingua,
di appassionati, opinion leaders ed opinion makers, perlomeno
adesso; lontano dalla pazza folla, appunto.
Io conosco la cantina (che è sociale) da questo bicchiere o poco più,
ma le maniere intraprese nel selezionare la terra e le uve mi convincono
all'incoraggiamento, ché potremmo gustare in un futuro prossimo grandi
vini di territorio, visibili e vendibili, autentici e rispettosi.
Sono parole semplici se volete ma a ben guardare nascondono una grande
scommessa. Per la Sardegna certo, ma anche per l'Italia tutta.

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