L'appunto al vino
di Fernando Pardini
 
 

Il vino:
Provincia di Nuoro IGT Fùili 1998 - C.S. Dorgali

Sotto-zona/cru: Dorgali (Nu)

Data assaggi: Agosto 2001

Il commento:

Un compatto rubino amaranto di apprezzabile densità, con trasparenze evidenti, ecco quello che vedo rimirandolo e agitandolo; dentro, vi scorgo un naso moderatamente fruttato - c'è la ciliegia - con ripetute note di bacca selvatica ed essenze balsamiche su fondo leggermente verde a caratterizzarne l'approccio "da selva"; non manca il sentore di rovere asciutto. Buona mi appare l'intensità della proposta, su spettro assai fine, anche se lievemente contratto e non troppo articolato.

In bocca invece si apre bene, distendendosi ampio e avvolgendo le papille con garbo, rinfrancandole di sensazioni asciutte, di degna morbidezza, su sostanza e peso non superiori ma che non ammettono nemmeno alcun cedimento.


Un bicchiere di assoluto rigore e precisione, che mi ricorda fortemente il cannonau con il suo modo liscio di invadere la bocca, la sua severità. Qui non ci sono profondità da disvelare ma la robustezza, la pulizia, l'assoluta mancanza di ammiccamenti ne fanno un vino di non trascurabile personalità. Il frutto, sia al naso che al palato, non è straripante ed anche per questo resta nell'alveo della tipicità, eppure la cura ed il portamento mi appaiono sinceri.

È un vino sardo, forse di nuovo conio, da apprezzare e meditare, anche per il rispetto che potrà suscitare con le vendemmie, nuove, a venire. In più, seppur non sicurissimo, non dovrebbe andare sopra le 20mila lire in enoteca, dal che ne potrai trarre giovamento e curiosità ancor maggiori. Nel frattempo, per concludere, questo Fùili 1998 mi sembra a giusto grado di maturazione e non vedrei "bouquettizzazioni" ulteriori nel suo prossimo futuro, per cui, se lo trovate, vi invito all'acquisto e alla bevuta, una volta tanto lontani dalla pazza folla.

La chiosa:

Ho voluto dedicare l'appunto a uno di quei vini che non stanno sulla punta della penna, o della lingua, di appassionati, opinion leaders ed opinion makers, perlomeno adesso; lontano dalla pazza folla, appunto.

Io conosco la cantina (che è sociale) da questo bicchiere o poco più, ma le maniere intraprese nel selezionare la terra e le uve mi convincono all'incoraggiamento, ché potremmo gustare in un futuro prossimo grandi vini di territorio, visibili e vendibili, autentici e rispettosi.

Sono parole semplici se volete ma a ben guardare nascondono una grande scommessa. Per la Sardegna certo, ma anche per l'Italia tutta.



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