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Il vino:
Morellino di Scansano DOC Capatosta 1999 - Poggio Argentiera
Sotto-zona/cru:
Banditella di Alberese (Gr)
Data assaggi: Ottobre
2001
Il commento:
Assai
arduo da trapassare con la luce, per via del rosso rubino scuro e compatto
e degli insistiti riflessi violacei al contorno, si dispone denso e ammiccante
nel bevante ampio che gli hai preparato alla bisogna; altrettanto fitto
e pregnante ti si dispone all'odorato, ancor di più se lo attendi.
Il quadro che ne trai procura giovamento e lo distingui per via del caloroso
e maremmano abbraccio, fatto di confettura di prugne mature (alicante?),
poi di insistiti sentori laccati di ciliegia lievemente sotto spirito
accompagnati da rinfrescanti risvolti balsamici, note mineral-tostate,
china, pepe nero e bacca di vaniglia, soave vaniglia. Non puoi non trovarlo
fine, proprio no.
Al palato non tradisce le aspettative: lì riesce a distendersi
con continuità, pieno e avvolgente, su impianto di buon volume,
concentrazione fruttata e spirito, caratterizzato da una massa tannica
dolce, diffusa e da una media articolazione acida, che eppure sostiene
la beva, e ti conduce fino al lungo finale riproponendoti sensazioni morbide
e fruttate, screziate dalla grafite e da qualche scoria tostata.
È un piacere sorseggiarlo, soprattutto perché mi appare oggi in
via di piena armonizzazione. Vino assolutamente da ricercare coccolare
e bere, ché rappresenta viatico e futuro, stimolo e sentimento
per una sottozona in continuo e "novello" sommovimento. Lo troverete a
25mila lire o giù di lì sugli scaffali d'Italia, o almeno
su alcuni scaffali. Merita l'ascolto e la meditazione, ripetuti.
La chiosa:
Giampaolo Paglia - che
a questo punto mi cruccio di non conoscere - e la sua Poggio Argentiera
non hanno mancato l'appuntamento. Per la riconferma intendo, viste le
lungimiranti e belle sensazioni suscitatemi di già dal precedente
Capatosta '98, di cui ebbi a parlare sull'AcquaBuona, beatamente sorpreso,
un annetto fa.
Quel pizzico di contrasto che auspicavo allora è arrivato, sì da renderne
più elettrico e caratteriale l'approccio, più intrigante la beva. Mi appare
da regolare al fino l'apporto del rovere, sì da non calcar troppo la mano,
visto che il nostro non lesina in sostanza fruttata e maturazione fenolica.
Per il resto, che dire? sicuramente il miglior assaggio morelliniano di
quest'anno, che spinge alla riprova, sicuramente alla conoscenza, di uomini
vini e luoghi di Maremma.

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