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Il vino:
Toscana IGT Casaglia 1999 e 1998 - Marchesi Pancrazi
Sotto-zona/cru:
Tenuta San Donato - Calenzano (Prato)
Data assaggi: Novembre
2001
Il commento:
Cominciamo
dal giovanotto, vendemmia '99, che io vedo oggi di un rubino scuro e fitto
con macchia nerastra al centro-bicchiere e di apprezzabile densità.
é buona la sua predisposizione aromatica, che spinge sincera sui toni
fruttati ed integra alla perfezione il contributo del rovere, sposato
e non subìto, che da par suo fa da contorno. Vi riconosci i frutti piccoli
e rossi del bosco ma anche i neri, con l'ossigeno poi la prugna, un accenno
vegetale di bacca e il chicco di caffè, quest'ultimo intrigante,
su quadro soavemente boisé, di indubbia finezza, che attende solo
amalgama ma sa andare, già ora, ben sotto la scorza primaria e poco plasmata
tipica delle giovanili composizioni. Buona l'intensità, dignitosa la progressione;
pur senza sorprenderti con mirabolanti evoluzioni ti regala un quadro
preciso e giusto di spirito, perlomeno peculiare e mai scontato.
Il momento più bello però, a mio parere, lo provi nelle
prime fasi dell'assaggio, quando la trama acida, vivida ma ben imbrigliata,
lascia spazio ad un tessuto, setoso, fatto di frutto, che liscia e accarezza
le papille per poi espandersi ad incontrar tannini, per la verità un po'
rapidi e ripidi, ed infine vira verso un finale coerente, allappante senza
ferire, sapido e di lodevole succulenza. Non sfodera densità e passo superiori
ma, caspita! ha un carattere tutto suo, distintivo e piacevole, che in
cuor mio si tramuta in calore buono, anche il giorno dopo, se lo ribevi.
Se passi al Casaglia 1998 invece ti accorgi che il suo rosso è
meno carico eppur conserva compattezza nei frequenti rimandi scuri; ne
apprezzi così la dignitosa veste, come pure la densità.
Molto più toscano ti appare al naso, composto su caratteriali note
carnose dove spiccano nitidissimi i piccoli frutti rossi del bosco ancor
maturi, e non mancano di certo l'umòr di sottobosco e una gentile
nota di tabacco.
Al palato lo comprendi meno aitante e più posato che non il fratello
minore; le parti qui si fondono meglio ed il frutto, per fortuna, persevera.
Di nerbo acido più contenuto, si sostiene degnamente con la trama
tannica, ben distribuita e dolce, e ti regala lunghe sensazioni di chiusura
morbide e sapide, con soffio alcolico lieve. Per il quadro tutto che ne
trai ti appare di certo meno peculiare del piccoletto ma non per questo
non ne resti piacevolmente sorpreso. Nel ricordo, oltre lo spirito, conserverò
la precisione indiscutibile e l'esecuzione accurata.
Vi dico alfine che di questi vini il prezzo mi sfugge ma so della tiratura
limitata (6000 bottiglie o giù di lì); altrettanto sicuro
sono però sull'amabile rapporto del prezzo medesimo con la qualità,
cosicché, essi vini, valgono ampiamente l'acquisto ripetuto, soprattutto
quando dietro quel carattere e quella essenza mai banali scopri che c'è
solo e soltanto colorino. A me questo basta e avanza.
La chiosa:
Eh sì, solo e soltanto
colorino, che da buon gregario silenzioso e "colorante" del moloch sangiovese
si è trasformato, per idea e sentimento di Paolo Mocali, in prim'attore,
ma di quelli con le carte in regola per stupire. Come tutte le cose nuove
richiede e vuole studio, prove sul campo, attenzioni ed assiduità.
Nella piccola Tenuta di San Donato e - per quanto mi ricordi- nello sguardo
vivace di Paolo, incrociato più volte, dimorano sicuramente estro e passione,
attenzioni ed assiduità. Si consuma così un'altra sfida in casa Pancrazi:
dopo quella affascinante, dura e misteriosa a fianco del feticcio pinot
nero, nella casa madre di Villa Bagnolo, qui - tenuta contadina di contadina
memoria, reale spicchio di pace e di verde, a pochi passi dalla chiesetta
che fu del grande Lorenzo Milani prima dell'esilio a Barbiana- il colorino
rappresenta l'ennesimo tributo sulla strada del riconoscimento, della
valorizzazione e della riscoperta di un vitigno altro, stavolta tradizionale
e radicato nella memoria di quei luoghi. Ne resto per questo affascinato
e bramo assai il ritorno per conoscere finalmente a fondo Paolo e le sue
vigne, magari ancora una volta affiancato da Renzo Priori, premurosa guida
di un territorio conosciuto, e vissuto, palmo a palmo.
Sopra tutto - il colorino, le vigne, la chiesetta, la tenuta contadina,
il monte Calvana- io sento il calore, lo spirito buono, la pacatezza e
l'eleganza di un piccolo grande signore del vino, che è sognatore: Vittorio
Pancrazi.

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