Salute o interessi economici?
 
 
Non passa mese senza le preoccupazioni destate dalle decisioni in materia alimentare del parlamento europeo. Da una parte si sfornano a getto continuo norme sanitarie che, se applicate, impedirebbero la produzione di gran parte dei prodotti tipici italiani (e non solo), dall'altra si aprono le porte all'utilizzo di sostanze industriali e/o di minor pregio in prodotti alimentari quali la cioccolata o le mozzarelle. Non parliamo poi dei prodotti contenenti organismi geneticamente modificati (OGM), argomento sul quale la sudditanza delle istituzioni comunitarie agli interessi economici è lampante.

L'ipertrofia normativa comunitaria e nazionale ha già reso molto difficile la vita ai produttori artigianali e costretto alla chiusura molti piccoli locali tipici. Le centinaia di norme che regolano la preparazione dei cibi, a partire dalle dimensioni minime delle cucine fino ad arrivare alla completa esclusione di superfici di marmo o legno, hanno spesso reso impossibile economicamente la ristrutturazione di tanti piccoli esercizi. E se la sostituzione dei piani in marmo con superfici in acciaio almeno si lascia giustificare con una maggiore igiene, non si capisce bene come si possa preferire i taglieri in materia plastica a quelli di legno, come se fosse preferibile ingerire del bel grattugiato di materia sintetica (cancerogena? chissà...) piuttosto che del legno anche se non batteriologicamente puro (quanti casi di intossicazione da tagliere di legno si siano poi contati...?).

Niente marmo, quindi niente lardo di Colonnata, stagionatura in ambienti asettici, quindi niente formaggio di fossa, tanto per restare agli esempi piu' celebri, e persino ventilata messa fuori legge dei forni a legna, così che la vera Pizza resterà solo quella american style (come del resto si pensa già in buona parte del mondo). Di fronte a ciò ecco che si leva alto l'italico lamento: deroghiamo, deroghiamo... almeno lasciateci produrre una lista di prodotti tipici. Bontà loro, lo potremo fare! Ma come dice la bozza di legge, sarà vietata l'esportazione e la commercializzazione dei "prodotti alimentari che richiedono metodi di lavorazione particolari e tradizionali, nonché recipienti di lavorazione e tecniche di conservazione essenziali per le caratteristiche organolettiche del prodotto, non conformi alle norme comunitarie." Divieto che non si applicherà alle "vendite dirette dal produttore e dai consorzi di produttori al consumatore finale, nell'ambito della zona tipica di produzione." E gli alberghi, i pubblici servizi, le collettività e le mense dovranno conservare questi prodotti "in modo idoneo a garantire la non contaminazione" e avvertire i consumatori che questi prodotti non sono stati sottoposti alle procedure di autocontrollo sanitario da parte dei produttori.

Pazzia completa! Si introducono ogni anno migliaia di nuove sostanze chimiche, usate anche in campo agroalimentare, senza un'adeguata sperimentazione, sempre pronti a dichiararle insicure a posteriori (se qualche organismo indipendente avrà dimostrato che sono troppo pericolose o se qualche migliaio di persone c'avrà rimesso la salute), si nega la pericolosità e anche la possibilità di etichettatura dei prodotti contenenti OGM (visto che altrimenti nessuno li comprerebbe). Si vorrebbe fare le mozzarelle col latte in polvere e la cioccolata senza burro di cacao e nello stesso tempo si decreta che una forma di pecorino di fossa debba essere conservata in modo da non contaminare una bella sottiletta fatta con gli scarti dei caseifici e conservata in pellicole plastiche talmente igieniche che tra poco saranno dichiarate fuorilegge!

Non sappiamo bene quali siano stati i vantaggi dell'unione europea fin'ora. Ma è sicuro che dal punto di vista della protezione del consumatore si sta ricorrendo solo a proclami demagogici che nascondono invece gli interessi delle multinazionali alimentari e della grande distribuzione. Non dobbiamo chiedere deroghe, ma semplicemente rigettare queste decisioni assurde e interessate. Abbiamo firmato dei trattati? Ci sembra che anche trattati molto più importanti siano stati piegati alle covenienze del momento senza troppe conseguenze.

Il parlamento europeo, completamente avulso dal territorio e lontano dal contatto con i cittadini ancora di più dei parlamenti nazionali, sembra ancora di più di questi sottoposto alle pressioni (lecite e illecite) dei gruppi economici internazionali. Quello alimentare è solamente uno degli aspetti in cui tale comportamento è evidente ed è quello che interessa a questa rivista, ma sinceramente nutriamo ben poca fiducia verso questa europa commerciale e non politica.

Luca Bonci

 

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