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La Strada
del Vino lucchese
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Non è certo un mistero che la viticoltura e l'interesse paesaggistico vadano di pari passo. La vigna, ordinato simbolo di lenta coltivazione, plasma e si adatta al paesaggio senza snaturarlo, rispettosa delle stratificazioni del tempo. Secoli, se non millenni, di coltivazioni che hanno lasciato impronte indelebili che ancora si riflettono nelle pur mutate tecniche agricole. Secoli di presenza umana che spesso ha lasciato, accanto alle vigne, testimonianze storiche e artistiche di grande interesse. Ecco quindi che nasce naturale l'unione tra vino, ambiente e cultura. E la lucchesia non fa certo eccezione in questo senso, anzi! La provincia di Lucca, in buona parte collinare, ospita da millenni la coltivazione della vite. Si narra degli etruschi e dei liguri, ma sicuramente già in epoca romana qui si produceva vino. Produzione abbondante, 168.300 barili di vino dicono le cronache dell'anno 1334, e di buona qualità se è vero che nel 15esimo e 16esimo secolo il bianco lucchese spuntava i prezzi più alti sul mercato fiorentino. Dai romani, ai benedettini, ai medici, fino ai giorni nostri; e, accanto alle vigne, la storia, con le stupende chiese romaniche del notevolissimo centro storico della città di Lucca. Con le famose ville monumentali cinque e seicentesche della piana e delle colline, con una campagna ancora bella è ordinata nonostante le scellerate aggressioni edilizie che anche qui non mancano, complice la scarsa cultura urbanistica comune a tutto lo stivale. Un territorio ideale quindi per una strada del vino, che ha la peculiarità di comprendere non una ma due doc, essendo Strada del vino delle Colline Lucchesi e di Montecarlo, le due zone ad alta vocazione della provincia. La sua segnaletica, appena rinnovata, si inaugurava con la manifestazione in oggetto che ha visto intervenire numerosi rappresentanti dei governi locali e delle associazioni che coniugano vino e turismo. Andrea Tagliasacchi, presidente della provincia di Lucca, ha messo in risalto che coniugare i prodotti tipici alle bellezze naturali ed artistiche corrisponde ad un'idea di sviluppo per niente romantica, ma moderna e fra l'altro consente di intercettare finanziamenti europei di rilevante entità. Il presidente dell'Associazione Strada del vino Colline Lucchesi e Montecarlo Brocchini ha posto il problema dei soggetti che possono entrare a far parte delle Strade: ristoranti ed alberghi sono esclusi dalla legge attuale, che varrebbe la pena di modificare in senso ampliativo. Commenti positivi sono venuti dai sindaci dei comuni coinvolti (Montecarlo, Capannori, Altopascio) come pure dal rappresentante della Camera di Commercio. Complimenti sono stati fatti da Paolo Benvenuti, presidente della Associazione Città del Vino, che ha spronato alla realizzazione di pacchetti turistici, perché un territorio viene realmente "assorbito" dal turista quando questo vi pernotta. Da parte delle aziende, il presidente del Consorzio Vino delle Colline Lucchesi De Andreis e il rappresentante del Consorzio Vino di Montecarlo D'Alessandro hanno enfatizzato che ormai il vino viene acquistato solo se si ha ben presente dove viene prodotto e da chi. Parole di incoraggiamento anche dal rappresentante del Movimento Turismo del Vino Paolo Valdastri e da quello della Federazione Italiana Coltivatori, fino alle conclusioni dell'assessore regionale alle Attività Produttive Tito Barbini che ha sottolineato come il vino toscano stia attraversando un vero e proprio boom grazie anche al "valore aggiunto" conferito dal paesaggio della Toscana e, avendo avuto modo di constatare al Prowein di Dussendorf quanto la concorrenza estera sia agguerrita, ha invitato a non rilassarsi e ad insistere sulla strada della qualità. Ma parliamo infine di vino, della produzione della zona. Due sono le DOC comprese in provincia, Colline Lucchesi e Montecarlo, appunto. Una produzione non imponente ma assai variegata. Qualche decina di aziende e vini che anche quando rientrano nelle DOC contengono uve tra le più diverse. I disciplinari della zona infatti sono sempre stati tra i più liberali, allineandosi a una tradizione che da sempre utilizza vitigni autoctoni e alloctoni in egual misura. Ecco così che nei bianchi delle colline lucchesi troviamo trebbiano, greco e grechetto, vermentino e malvasia, ma anche chardonnay e sauvignon. Nei rossi sangiovese, canaiolo e ciliegiolo insieme al merlot. E similmente, per i vini di Montecarlo, abbiamo anche malvasia nera, colorino e syrah per i rossi, e nei bianchi, oltre a trebbiano e vermentino, gli stranieri semillon, pinot bianco e grigio, sauvignon e roussanne. E non è tutto qui, visto che nelle vigne lucchesi si trovano in piccole quantità anche moscato d'amburgo, aleatico e altri vitigni meno famosi. Ma non solo vini a DOC vengono prodotti, naturalmente, e in crescita sono i vini da tavola, all'inseguimento dei supertoscani. Un panorama variegato abbiamo detto, e naturalmente di
qualità variabile. Non ci troviamo in Borgogna, e neppure nelle
Langhe. Nonostante la lunga storia il quandro è ancora contraddittorio
e possiamo dire che la zona lucchese stenta più di altre, ad
esempio del Chianti, ad uscire dalla crisi del vino toscano degli anni
'70. Una qualità media discreta, ma non ancora eccellente, e
sopra tutto una sensazione comunque positiva per la rapida crescita
qualitativa di alcuni prodotti e l'apparizione alla ribalta di nuovi.
Una miniera di sorprese ancora da esplorare che, per chi come noi è
sempre a caccia di novità, rende la lucchesia fors'anche più
interessante di zone ormai consolidate. (lb&rf) |
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