Dal Vinitaly
I nuovi bianchi del
Castello del Terriccio
 
 


Fra le curiosità che avevamo arrivando a Verona per il Vinitaly c'era quella che riguardava i nuovi vini bianchi del Castello del Terriccio.

Facciamo subito un passo indietro: il Castello del Terriccio è un'azienda toscana situata al confine fra le provincie di Pisa e Livorno (cioè zona Costa degli Etruschi, poco più su di Bolgheri), famosa per i suoi rossi, anzi per un rosso in particolare, il Lupicaia (cabernet sauvignon e merlot), anche se ad esso si sta gradualmente affiancando nel gradimento del pubblico il blend di
cabernet sauvignon, sangiovese e merlot chiamato Tassinaia.

Al tempo stesso si poteva notare (cosa niente affatto scontata in Toscana) una certa attenzione verso i vini bianchi, tradotta nel sauvignon Con Vento, e negli chardonnay Rondinaia (in prevalenza) e Saluccio. Questi prodotti, pur corretti, non riuscivano ad entusiasmare, o perlomeno ad acquisire una loro identità ben precisa. Ecco dunque la mossa dell'azienda: acquisire la consulenza di Hanz Terzer, enologo della Cantina Produttori di san Michele Appiano (quella dei bianchi della linea Sanct Valentin, per intenderci), ormai indubitabilmente uno dei "maghi" dell'enologia italiana in bianco.

Dunque, "come saranno questi nuovi bianchi del Castello del Terriccio?", ci chiedevamo arrivando a Verona. Poi si sa, Vinitaly fa prendere altre strade, e si tende a stare lontano dalle zone più usualmente a portata di mano. Ma per fortuna è intervenuta provvidenzialmente la simpatia e la grazia di Penny Murray, presenza fissa in rappresentanza dell'azienda, per riportarci sulla retta via: "Hans Terzer ha voluto accettare questa sfida, uscire dal suo territorio e dimostrare che anche in Toscana si possono fare bianchi veramente grandi e di grande personalità", ci ha spiegato.

Il primo effetto della "cura" è stato una implacabile falcidie dello chardonnay: "non se ne era mai visto tanto per terra!" Come conseguenza, niente Saluccio 2000, che è lo chardonnay che fermenta in legno per passare poi in acciaio. Iniziamo dunque assaggiando il sauvignon Con Vento 2000, e, sarà la suggestione, sarà che non ci aspettavamo niente di simile, ma quello che è successo è stato che una ventata di Alto Adige ci ha investito in pieno... naso. Profumi intensissimi e persistenti di fiori bianchi, mela, agrumi, con il varietale del vitigno un po' sullo sfondo, e poi una bocca piena e saporita. Veramente notevole.

Il Rondinaia 2000, chardonnay in prevalenza, ci si è presentato con un naso dolce, caratterizzato da profumi di fiori, mela matura e banana anche in questo caso assai persistenti e di grande pulizia. In bocca è coerente, saporito, anche se non ha grandissimo corpo e presenta un leggero calo nel finale.

Il Saluccio 1999 (come abbiamo detto non esce l'annata 2000 perché l'uva non è stata ritenuta all'altezza) è ancora "vecchio stile", e fermenta in legno per passare poi in acciaio. Troviamo il vino un po' troppo marcato dai toni speziati, che si traducono in sensazioni vanigliose e tabaccose, con la conseguenza che il frutto risulta alquanto nascosto, cosa che inevitabilmente rende il prodotto simile ad altri di analoga impostazione sentiti durante la manifestazione.

Dunque sarà qui probabilmente il banco di prova più interessante per Terzer, rendere più lieve l'impatto del legno in questo vino, e, se le potenzialità delle uve del Castello del Terriccio sono quelle che abbiamo cominciato ad intravedere, soprattutto nel sauvignon, crediamo che il Saluccio non solo si inserirà nella categoria dei grandi bianchi di Toscana ma costituirà anche una interessantissima novità nel panorama dei bianchi italiani.

(rf&lb)

 

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