Vinitaly 2001 ha chiuso i battenti
 
 

Anche questa edizione di Vinitaly è terminata. Nonostante la concomitanza col Vinexpo 2001 di Bordeaux (dal 18 al 21 Giugno, www.vinexpo.fr) l'affluenza agli stand veronesi è stata massiccia. Oltre tremilatrecento espositori fanno da soli una bella folla, ma quando a questi si aggiungono le migliaia di visitatori anche gli immensi padiglioni della Fiera di Verona sembrano stretti.

Grande affollamento nella giornata di sabato, un po' meglio la domenica e sicuramente maggior relax nei giorni infrasettimanali, anche se già giovedì mattina una produttrice ci diceva di aver registrato una affluenza maggiore del solito. Solo impressioni? In attesa dei dati ufficiali sull'affluenza anche noi concordiamo sul successo di pubblico della manifestazione.

Per L'AcquaBuona sono stati cinque giorni di Vinitaly distribuiti tra quattro redattori, per un totale di undici "giorni/uomo". Qualche centinaio di prodotti assaggiati (dobbiamo ancora contarli!) e molti interessanti incontri con aziende più o meno famose. Novità? Sorprese? Ne parleremo nelle settimane a venire, ma non è certo un mistero come il variegatissimo mondo vitivinicolo italiano stia sfornando anno dopo anno vini sempre più interessanti e ben fatti, e si noti sempre di più consapevolezza che l'unica strada percorribile è quella della qualità, consapevolezza in particolare assai alta nei giovani vignaioli che continuano le imprese dei loro padri.

Certo, la viticultura italiana presenta il paradosso di essere antichissima ma giovane, perché è solo da pochi anni che nuove vigne sono state
pensate per fare grandi vini, e quindi impiantate ad alte densità e progettate per la bassa resa. Dunque hanno bisogno di qualche anno per "maturare", ma ormai siamo in corsa e difficilmente ci fermeremo.

Dalla Sicilia alla Valle D'Aosta, dal Friuli all'Emilia, dall'Alto Adige all'Abruzzo (una verticale di Montepulciano d'Abruzzo dal 1977 in poi!) abbiamo cercato di coprire gran parte del territorio vinicolo nazionale, anche se l'impresa di dare un quadro completo della produzione italiana, o magari sfornare uno slogan facile facile, ci appare così velleitaria da rinunciarvi in partenza. Ci ha comunque fatto piacere che da parte di molti produttori si stia cominciando a capire che un grande vino deve avere innanzitutto personalità e non genericamente "dolcezza, potenza, grassezza" perché questo è dettato da regole internazionali.

Quanto prima daremo il via alle pubblicazioni, con un rapido sguardo sulle novità che abbiamo incontrato nel nostro percorso zigzagante tra i padiglioni, poi, di settimana in settimana, avrete modo di leggere tutte le nostre impressioni su queste pagine.

(lb&rf)

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