Rassegna
 
 
Seconda parte: assaggi (e passaggi) in rosso


E si torna ad Ama (anche se siamo a Massa) per assaggiare il giovane Chianti Classico Castello di Ama 1997, che proprio da questa annata dovrebbe rappresentare il cru aziendale in quanto a cernita di uve sangiovese (visto che arrivano dai vigneti Bertinga e Bellavista). E all'approccio non smentisce l'intento: rubino violaceo limpido e piuttosto denso presenta spettro aromatico fine e variegato, intenso e assai persistente, su cui spiccano sentori di frutti neri e toni empireumatici quali caffè e goudron a cui aggiungiamo noi rovere (ancora in parte da assorbire) e profondità. La bocca è sapida e densa, di corpo e potentissima: non concede cedimenti e si avvìa sicura ad un lungo finale dove il vino si mostra ancora di bella presenza, speranza e gioventù.

Dalla vicina (e lontana) Maremma assaggiamo una selezione del presente e futuro prossimo della Fattoria Le Pupille che vi annunciamo quasi eccezionale. Breve cenno per il Morellino di Scansano 1999, ancora chiuso al naso, ma di bella intensità in bocca. A seguire il polposo e concentrato Morellino di Scansano Poggio Valente 1998 (che uscirà prima della fine del 2000) che a un rosso rubino di bella densità associa profumi intensi netti, fruttati, finemente speziati (pepe e lieve vaniglia) per arrivare a uno sviluppo gustativo dolce e caldo, soavemente balsamico, di grande ampiezza e lungo. È un vino che riempie la bocca e impressiona per la sua carica di frutto; è di ottima morbidezza e di bella trama tannica e se ne deducono una sorprendente complessità e una ottima bevibilità (a prezzi che dovrebbero stare sulle 20000 lire!!!). Assai meno concentrato e fruttato ma più fine ed elegante è ad oggi il Morellino di Scansano Riserva 1997 (che in commercio c'è già) dal rosso rubino vivido e abbastanza denso, dai profumi abbastanza intensi e assai persistenti, molto fini e speziati con apporto del rovere ben equilibrato. La bocca è coerente che vuol dire elegante, fine e lunga (si sente la ciliegia), con ottima trama tannica e nessuna asperità: conduce dritti dritti verso un finale ampio e maestoso, con ottima integrazione frutto-legno, che porta a riprovarci. Infine incontriamo il Saffredi 1998, vino che abbisogna di poche presentazioni, se non di una formale, che cioè oggi è un Maremma Toscana igt. Il colore rosso rubino cupo è carico e "macchiante"; i profumi intensi di frutta rossa e vaniglia estremamente invitanti e fini. La bocca è sapida, piena e grassa, senza alcuna sfumatura vegetale; di bell'equilibrio frutto/rovere e di bel contrasto acido che ne aumentano la brillantezza e la dinamicità. Finale espressivo e non lunghissimo per un millesimo che ricorderemo.

Girando per la Toscana non potevamo mancare l'appuntamento con la Rufina, rappresentata da par suo dalla fattoria Selvapiana della quale assaggiamo il Chianti Rufina Riserva Vigneto Bucerchiale 1996 (di cui l'articolista non nega una predilezione di antica data) che a un rubino violaceo scuro e denso associa profumi ampi e intensi (vanno meglio con l'ossigenazione) intrisi di frutti neri e catrame che sfociano in uno sviluppo gustativo profondo e poco sfumato, diretto , di grande potenza e dignità, che a sua volta ti conduce verso un finale che lascia bella traccia di sé. Il Chianti Rufina Riserva Fornace 1995 presenta un rosso rubino netto e denso. L'olfazione dona profumi nitidi e intensi, leggermente vegetali, sicuramente balsamici e con un fruttato di buona immediatezza anche se non estremamente complesso. In bocca ha contrasto, è vivo, sapido e di corpo anche se non continuo nella progressione. Il finale è sul frutto ma solo medio in persistenza, più che buono in piacevolezza.

La zona di Chiusi (di Toscana parliamo che siamo in provincia di Siena) tradizionalmente non ha mai fatto sfoggio di vini da rimembrare, per ovvi motivi: è con vero interesse quindi che ci avviciniamo oggi ai vini della cantina Giacomo Mori di Palazzone. Il Chianti Giacomo Mori 1998 è di un rosso/violaceo mediamente consistente, i profumi sono eleganti e intensi, fragranti e floreali, e vanno alle corde solo per una certa carenza di persistenza. La bocca è dolce, fruttata, di buona bevibiltà anche se lo sviluppo è diluito. Trama tannica non superiore e beva senza asperità. Il Chianti Castelrotto 1998 di Giacomo Mori è rosso rubino marcato, assai denso, e al naso colpisce per il buon equilibrio frutto/rovere che dona un quadro fine e intenso, di buona complessità. In bocca si dimostra sapido e di vividezza e contrasto superiori rispetto al base, di buon frutto che non si concede più di tanto e con uno sviluppo assai allappante. Da rimeditare che può meritare.

La Toscana la lasciamo passando prima per Montecarlo di Lucca, dove Wandanna ci porge all'assaggio il Virente 1995, blend di merlot, sirah e ciliegiolo che presenta ancora un quadro aromatico fine e intenso (amarena matura, cioccolato e pepe) ma una bocca e una progressione che non ci sembrano di particolare dinamismo e vitalità seppure in un ambito di buona grassezza.
Ancora da Montecarlo sentiamo il Cercatoia Rosso 1996 della Fattoria del Buonamico: Sangiovese 40%, e il rimanente ripartito fra Merlot, Cabernet Sauvignon e Syrah. Il colore è rubino con sfumature violacee; i profumi delicati di amarena e pepe. In bocca ha corpo medio, aromaticamente non si allarga né è particolarmente potente, anche se mostra buona freschezza.
Da Montepulciano assaggiamo il Rosso 1998 di Avignonesi: assemblaggio di Sangiovese e Cabernet Sauvignon, dal naso non particolarmente espressivo, si riscatta con una bella bocca, morbida e con il frutto bene a fuoco anche se allo stesso tempo non particolarmente grassa.

 

E infine, torniamo ancora Chianti, dove sorpresa gradita ci ha fatto questo riassaggio (a distanza di un anno) di una delle 7000 bottiglie di Chianti Classico Riserva Valle del Pozzo 1996 - Le Cinciole del bravo vignaiolo Luca Orsini, che vien da Panzano. Bello l'approccio aromatico, fatto di profumi netti, ben sfumati, aperti e di buona tipicità. La bocca poi presenta contrasto e vivacità , di estrema godibilità è il gioco che si sviluppa tra il frutto del sangiovese e lo speziato che ad esso dona il tempo . Finale non banale e piacevole per un vino da rivalutare, dove l'essenzialità e l'austerità non ledono la classe e la pregnanza dello stile.

Via dalla pazza folla dunque ed eccoci nei Colli Orientali del Friuli dove si producono anche pinot neri: noi assaggiamo per crederci di più il COF Pinot Nero 1995 Ð Le Vigne di Zamò (dalle vigne del Leon proviene per la precisione) che ha un colore rubino intenso (checché se ne dica dei pinot ) e un approccio aromatico profumato e nitido, dove percepisci essenze floreali (la rosa ) e frutti neri in ottimo melange. In bocca è oltremodo concentrato, strutturato e saporito confermando il naso, di netta persistenza fruttata, di ottimo equilibrio, ancora vivido e dai tannini lievi e ben distesi che danno beva assai setosa e morbida. Insomma veramente un bel vino, decisamente sopra le aspettative.
Ma vigne di Zamò vuol dire ancora e sempre Ronco dei Roseti qui proposto nella versione 1990, ancora vino da tavola del Friuli V.G., ancora con etichetta marcata Abbazia di Rosazzo. A pochi mesi prima vanno i ricordi, per un assaggio poco meditato ma folgorante, e bontà traspare ancora oggi: intanto il rosso è rubino netto, i profumi intensi e fruttati (in aggiunta a cenni vegetali e liquiriziosi), abbastanza persistenti , peculiari e fini. La bocca è densa e di corpo, succosa e vivissima, fruttata e coerente, ancora "bellamente" allappante. Il finale è elegantissimo e da meditare, il vino è vivo e assai grande.

Una bella sorpresa arriva dalle Marche da un vino che sorpresa non è ma che da qualche anno ci pareva aver perso lo smalto di qualche vendemmia fa: si tratta del Dorico 1997 di Moroder ,un Rosso Conero di nuovo coi fiocchi. Al rubino carico e assai corposo associa profumi netti, fruttati su quadro fine, anche se non estremamente intenso o persistente, dove riconosci le more e una trama balsamica che gli fa acquistare in profondità. Il meglio di sé però lo dà al palato dove regala eleganza, avvolgenza e morbidezza, quindi peso , di livello superiore. È giovane, non armonicissimo ma tipico e di bella speranza.

Dalla Romagna Drei Donà-Tenuta La Palazza ci porta in assaggio il Pruno 1996, sangiovese di Romagna in purezza. Il rubino è vivido e denso. Gli aromi sono intensi e persistenti e ci senti dentro la frutta rossa. La bocca è ancora vinosa, brillante, di bella sapidità e avvolgenza, ha trama tannica importante: la carica polifenolica eccellente completa un quadro gustativo tendenzialmente morbido e, soprattutto, dolcissimo. Finale di buona lunghezza. Nettamente in miglioramento rispetto a quanto assaggiato in precedenza (che già nel panorama rosso di Drei Donà si distingueva, e non ce ne voglia il Magnificat). Il finale di gioco non può che toccare al nostro amato Piemonte con due vini da uve simbolo: una della tradizione e del blasone , l'altra scalpitante e di forte attualità.

Assaggiamo dunque il Barolo Bricco Fiasco 1996 di Azelia, azienda importante che vien da Castiglion Falletto e i cui proprietari fanno Scavino di cognome. L'approccio olfattivo è sicuramente buono perché buone sono la persistenza e la qualità degli aromi, speziati e accattivanti da par loro. Il vino poi è giovane, sul frutto, dolce e bevibile, densa è la trama tannica: certamente un barolo della new generation che avremmo potuto definire atipico, un tempo, ma ormai atipico oggi non lo è più. Gradevolissimo.

Rimaniamo in Piemonte con la Barbera d'Asti La Generala 1998 di Bersano che si presenta carica nei colori, fruttata e vinosa, intensa e persistente al naso, che vuole tempo e ossigeno. Di bel contrasto acido in bocca, estremamente giovane, è pur tuttavia già gradevole nella beva; è anche marcatamente varietale: bella la fusione con il legno, che non prevale ma fa da fondente. Di un anno fa l'assaggio e il ricordo della Generala 1996, pregnante e possente, molto terziarizzata e alcoolica che di alcool comunque non ne manca neanche qui, davvero.
Dell'azienda San Romano di Dogliani assaggiamo il bel Dolcetto San Fereolo 1998, esuberante e fruttato, di cui si parla più estesamente in un "appunto". Il Langhe Rosso Brumaio 1997 (una Barbera) mostra un colore cupissimo, e profumi di frutta nera (ciliegia soprattutto). In bocca è fresco, fruttato, ha una progressione che assomiglia ad un mosaico che via via si compone fino ad un finale ancora ricco di grande frutto. Un vino senza alcuna pesantezza, caratterizzato da un frutto bellissimo.

Concludiamo questa rassegna con un vino spagnolo, il Rivola 1997 di Abadìa de Retuerta (Sardòn del Duero, zona Valladolid, ma fuori dalla DO Ribera del Duero). Composto da 60% di Tempranillo e 40% di Cabernet Sauvignon, mostra profumi intensi e persistenti prima di frutta rossa matura con sfumature di cioccolato, successivamente di rabarbaro. In bocca ha medio corpo, è fruttato e piacevole, con un finale ampio, gustoso e persistente.

Prima pagina | L'articolo | L'appunto al vino | Rassegna | In dettaglio | Sottoscrivi | Collaboriamo