Romagna, terra di
sangiovese: incontro con il Convito di Romagna
di Riccardo Brandi
Roma
- Emozioni forti in questo evento. Chi avesse radicato il preconcetto
del modesto spessore dei vini di Romagna
beh, farà bene
a cambiare idea. Lo scorso 21 novembre abbiamo avuto modo di partecipare
ad una degustazione orizzontale del Sangiovese di Romagna DOC Superiore
Riserva 2003, vino di punta dei sette produttori di eccellenza del territorio
più vocato al Sangiovese e che dal 2001 si sono associati nel
Convito di Romagna (www.convitodiromagna.it).
Ci siamo accostati con grande umiltà e rispetto a questo incontro:
umiltà nei confronti del Sangiovese, di cui ci erano note le
qualità e la capacità di esprimere carattere, austerità,
vigore, equilibrio, tannini, armonia e longevità; rispetto per
le persone che rappresentano questo consorzio di produttori di grande
qualità, per la loro voglia di promuovere il Sangiovese di Romagna,
per la grande competenza ed impegno in questo Convito.
Forse avranno pensato al Simposio greco trattato anche da
Platone, in cui il vino era protagonista almeno nelletimologia;
nel Convito di Romagna si uniscono aziende agricole di grande respiro,
per cui la scelta di una radice latina da cui emerge il coinvolgente
senso del mangiare insieme ci risulta apprezzabile ed indovinato.
Lo scopo primario di questa associazione è senzaltro quella
di promuovere i prodotti del territorio e soprattutto il Sangiovese,
per dimostrare che anche la collina romagnola può competere con
i terroir di grande tradizione e storicamente più conosciuti
anche sui mercati esteri. Riunirsi è certamente un mezzo efficace
per combinare al meglio le idee, le esperienze, le capacità e
limpegno di tutti per avere un peso maggiore proprio sui mercati
più competitivi; come hanno fatto i produttori del più
blasonato Brunello di Montalcino, ma anche produttori di nicchia come
quelli del Carmignano, il lavoro dei singoli, la professionalità
e la diversità di ognuna delle sette aziende ha dato dei frutti
di assoluto valore: prodotti pregevoli e grandi vini.
Degustiamo
queste perle dei magnifici 7, nellaccogliente sede
dellAIS; guidati in questo percorso degustativo dalla competenza
e dalla capacità dialettica, nonché dalle affinatissime
papille, di Paolo Lauciani. Nel corso della degustazione non
sono mancati gli interventi di quasi tutti i produttori protagonisti,
che hanno raccontato un po della storia di questo progetto, un
po della storia delle loro aziende, un po della storia dei
loro vini; tanti racconti brevi per un unico grande romanzo. Apre Andrea
Muccioli, trascinatore e leader carismatico del gruppo che, con
la sua estrosa comunicativa, ci parla di una sorta di entropia. Definisce
infatti caos organizzato il progetto del Convito di Romagna,
nato da una sua idea, ma che incontra subito lincoscienza e lindole
sognatrice dei produttori e amici coinvolti. Andrea ci racconta di come
si faceva il vino a San Patrignano e di come muovendosi in un contesto
fatto di fango e roulotte si affrontavano priorità
di ben altro spessore, finché non ci si è chiesti come
fare per poter profondere le energie positive della comunità
per migliorare al tempo stesso quel rudimentale vino da consumo prodotto
nelle vigne di famiglia. Anni di ricerca e impegno per rimontare lampio
gap di background, anni in cui questa giovane azienda recuperava il
tempo perduto con tenacia e continuità; tanto che la produzione,
in costante escalation, si avvia questanno a superare le 80.000
bottiglie per traguardare presto il tetto delle 100.000. LAvi
2003 è anzitutto una dedica. A Vincenzo Muccioli,
papà di Andrea e personaggio che non può essere qui ricordato
consumando poche insufficienti parole, ma che nelle emozioni trasmesse
da questo vino ci giunge diretto nel ricordo della sua forza, della
sua personalità e della sua presenza nel tempo, attraverso la
sua opera. Così lAvi 2003 è un sangiovese di grande
carattere, che si muove scuro nel bicchiere con lenta viscosità,
emanando effluvi di marasca estremamente matura e di macchia mediterranea,
con presenza di legno e di una garbata speziatura dolce. Ne beviamo
un sorso e subito tannini compatti e armoniosi ci invadono il palato;
spina dorsale acida e tono alcolico sostengono le gustosità di
frutta e spezie già annusate ed ora assaporate. Una riserva ancora
in corso di affinamento in bottiglia che uscirà in commercio
a Marzo 2007; si lascia già bere come si conviene ad un grande
prodotto, ma soprattutto al naso lascia prevedere una durevolezza degna
della figura che ispira il nome.
La
successione dei vini si sviluppa in un crescendo di gradazione alcolica
e forse non per caso si passa ad un vino proveniente dalla stessa zona
delle colline Riminesi: il Terra di Covignano di San Valentino.
E Roberto Mascarin a riconoscere il ruolo determinante
di Andrea Muccioli per averlo convinto ad entrare in questo progetto
ambizioso; lo stimolo di un disegno qualitativo volto a rivalutare le
potenzialità del Sangiovese, calato in una realtà produttiva
piccola e dinamica. Il Terra di Covignano 2003 (toponimo) si presenta
in una veste di color granato tipica di questa riserva, ma con una luce
leggermente più aperta ed una concentrazione meno intensa. Lolfatto
è suadente, la frutta matura si concede a note balsamiche con
riverberi di tabacco; in bocca i tannini sono decisi ma fluidi, con
spigolature acide meno accentuate e buona persistenza ancora balsamica.
Un vino decisamente pronto, che manterrà certo il suo vigore
ancora a lungo, ma che denota uno stato evolutivo sicuramente più
avanzato.
Ci
spostiamo nel Forlivese e precisamente ad Imola per conoscere Vittorio
Navacchia dellazienda agricola Tre Monti. Si dà
del matto Vittorio, per aver aderito al Convito di Romagna; una lucida
follia che ha sposato felicemente lincoscienza e ed i sogni degli
altri soci. Il Thea 2003 porta il nome della vigna di provenienza
dedicata alla signora Thea che con Sergio Navacchia fondò lazienda
nei primi anni 60; un nome nelletimologia greca, a seconda
dellaccezione, che può significare Dea o Spettacolo, in
ogni caso sinonimo di grande positività. La provenienza di queste
uve è quindi distante dalle argille di Imola, acquisendo proprietà
caratteriali austere dalle sabbie di limo presenti nei terreni più
prossimi a Forlì. Il vino è concentrato, il granato è
impenetrabile e dipinge il calice con venature vermiglie; al naso la
marasca iniziale vira in prugna e si apre al sottobosco ed alle speziature
più morbide derivanti dallinvecchiamento in legno dolce.
La complessità olfattiva si riversa in bocca dove tannini esemplari
danno una sensazione di masticabilità. Sostegno acido e lunghissima
persistenza con finale sapido tipico per il territorio; un vino prestigioso,
per palati esigenti già oggi, ma ancora in piena evoluzione e
con un futuro che prospetta nuove soddisfazioni.
Con il vino successivo restiamo nel Forlivese ed incontriamo lazienda
che, con i suoi 7 ettari di vigneti, è la più piccola
del Convito di Romagna. Parliamo di Calonga e del suo Michelangiòlo
2003. Restiamo colpiti di come Maurizio Baravelli, che ci
racconta di aver iniziato nel 1977 quasi per gioco, in realtà
in pochi anni abbia raggiunto livelli qualitativi così elevati.
E infatti nel 96 che avvia il piano di produzione in bottiglia;
dal 99 si avvale della collaborazione dellenologo Fabrizio
Moltard ed oggi offre un ventaglio di prodotti che non si ferma
al Sangiovese. Come le aziende più grandi si dedica infatti anche
ad uve e vini di respiro internazionale (Cabernet Sauvignon con il Castelfiore),
ma anche ai bianchi tradizionali della Romagna, come lo storico Albana
(anche in versione passita con lottimo Kiria) ed al tradizionale
Pagadebit (un nome, una garanzia). Ma parliamo del Sangiovese Superiore
Riserva 2003 in degustazione: anche in questo caso un nome e una dedica,
a San Michele Arcangelo. Il profumo è notevole, con dominanza
di buccia di amarena iniziale e poi aperture al tabacco da pipa ed a
sentori di tostatura che ricordano il cacao. La lunga maturazione in
barrique (aperte nei primi giorni di vinificazione) si avverte decisa
anche al palato: i tannini mostrano una fisicità virile, il vino
si aggrappa alle gengive e regala emozioni davvero forti, ma dalla deglutizione
in poi si apre uno scenario fruttato con una lunghissima persistenza
retronasale votata ancora al cacao, al cuoio invecchiato e alla vaniglia.
Restiamo
ancora sui colli forlivesi con la Tenuta La Palazza di Drei Donà.
Nellincontro con Claudio Drei Donà, già avvocato
e patron dellazienda che oggi segue in prima persona
i suoi vigneti, avvertiamo una sana passione e recepiamo una visione
di complementarità fra i vari produttori del Convito. Il Pruno
2003 porta il nome di uno dei cavalli di proprietà che la
famiglia alleva per il dressage; in questo caso il riferimento è
ad un maremmano forte e generoso che rispecchia il carattere di questo
Sangiovese. Imbottigliato ai primi di luglio, sarà presentato
ufficialmente al Vinitaly 2007 e quindi ne affrontiamo la degustazione
consapevoli dellanticipo rispetto a quello che dovrebbe essere
il suo corretto affinamento. Colore concentrato e compatto, quasi senzunghia;
ossigeniamo ed osserviamo la lenta discesa delle lacrime rosse aggrappate
al cristallo, uno stillicidio prima ampio e poi sempre più fitto.
I profumi sono complessi, di frutta rossa e polposa, per nulla timidi;
lampiezza aromatica si sviluppa su toni minerali e balsamici ed
unulteriore ossigenazione libera unorditura speziata di
grande finezza, seppure ancora difficile da decifrare. In bocca ci colpisce
con tannini estremamente vigorosi e serrati, un approccio maschio che
rivela una struttura polifenolica pingue a smorzare il tono alcolico.
Un vino di grande futuro, ma che già stasera ci darebbe grandi
soddisfazioni con un buon brasato, grazie ad uneleganza già
apprezzabile.
Con
Cristina Geminiani ci spostiamo sulle prime colline dellAppennino
tosco-romagnonolo e fra i vigneti della Fattoria Zerbina di Faenza.
Cristina è lanima e il cuore di questazienda; enologo
ed agronomo competente, rappresenta anche la figura di riferimento istituzionale
per il Convito di Romagna, da lei fondato assieme ad Andrea Muccioli
ed Enrico Drei Donà.. Il Pietramora è il frutto di uno
studio lungo e approfondito più sulle tecniche di allevamento
che di vinificazione, tanto che rappresenta oggi di fatto lidentità
dellazienda; una filosofia infatti di impegno quasi maniacale
nella cura del vigneto, ad esempio con la re-interpretazione del sistema
ad Alberello, limitando le evoluzioni delle tecnologie in cantina agli
accorgimenti essenziali, dettati comunque da uno studio altrettanto
serio e ponderato, ad esempio con le micro-vinificazioni parcellari
in tonneaux sul 50% del sangiovese per prevenirne spiacevoli fenomeni
di appassimento. Il vino di punta che degustiamo deriva quindi da uve
per metà vinificate in legno e per metà in acciaio; la
maturazione successiva in barriques si palesa al nostro naso con grande
profondità e complessità. La frutta si unisce a venature
floreali nelle quali si intuisce nettamente la viola; la componente
volatile libera un bouquet speziato di grande ampiezza. Al palato il
Pietramora 2003 è fedele a quanto rivelato olfattivamente; i
tannini sono accesi e bilanciati da un bel tenore alcolico; acidità
e freschezza, dono di quella piccola percentuale di Ancelotta, mantengono
a lungo la bocca umida dove nel finale prevale laspetto fruttato.
Doveroso segnalare nella produzione di Fattoria Zerbina la tradizione
dellAlbana passito con lo Scacco Matto e lArrocco (nomi
di chiara estrazione scacchistica) di notevole risposta gusto-olfattiva.
LAzienda
Agricola Stefano Ferrucci, presente alla serata con i suoi vini,
sfortunatamente non ha potuto essere rappresentata direttamente da Ilaria
Ferrucci, figlia del compianto Stefano, personaggio storico che
ha dedicato la sua vita alla continua sperimentazione nei suoi 15 ettari
sulle colline di Castel Bolognese, un laboratorio a cielo aperto. Cè
una frase che ci piace e che ci fa capire a fondo la filosofia che lazienda
ha perseguito in questi anni e che ci spiega lanima del suo artefice:
"un viticultore ha a disposizione nella sua vita 40/45 possibilità
per raggiungere i suoi obiettivi: una ogni anno; deve quindi usarla
con giudizio e soprattutto con senso di curiosità
"
Il Domus Caia 2003 è un grande vino, molto particolare
per il caratteristico accenno di appassimento che Ferrucci ha introdotto
nella sua produzione, sullo stile dellAmarone, ma per periodi
mai superiori a 4 settimane. Il colore è granato, lucido e luminoso
denota un bel tenore glicerico negli archi composti sulla pancia del
calice. Il profumo di ciliegia sotto spirito si avvicenda a quello della
frutta secca, dove emerge il mallo di noce. In bocca avvertiamo subito
il calore di un vino che marca quasi il 16 volumi di gradazione alcolica,
anche se in bocca non punge. Tannini vellutati e serratissimi, ci seducono
e al tempo stesso lasciano intuire un futuro tutto da scoprire; una
tessitura di sapori composita e conturbante per un vino di assoluto
nerbo, ma dal magico equilibrio. Degni di nota anche il Sangiovese
Superiore Centurione 2005, lAuriga nella versione base e lAlbana
passito Domus Aurea; tutti vini di grande impatto che portano impresso
nel nome il riferimento allantica cantina di famiglia che risale
allepoca romana in cui Caio Cracco vi realizzò una stazione
di posta di cui oggi rimane anche una colonna.
Si concludono così un pomeriggio ed una serata decisamente istruttivi.
Abbiamo appreso la storia di un territorio, variegato nei suoi diversi
terroir; abbiamo appreso la storia di sette bravissimi produttori, abbiamo
condiviso i loro sogni ed il loro progetto. Abbiamo capito che la Romagna
non è solo Riviera e turismo del mare; che anzi cè
molto da fare nella promozione del vino e delleno-turismo. Abbiamo
imparato che differenti filosofie di produzione possono completarsi
a vicenda e portare sul mercato un Sangiovese che, seppure vestito di
volta in volta con abiti diversi, si propone sempre con grande personalità
ed eleganza.
21 dicembre 2006