Le feste del Chianti: l'Appunto di FP



Gaiole in Chianti




 


 


CALENDARIO 1999

Eccovi le fatidiche date settembrine per assaggiare la produzione di alcune zone nel cuore del Chianti Classico. 
 Segnaliamo che quest'anno la IX Rassegna del Chianti Classico coincide con il 75° anniversario della fondazione del consorzio Chianti Classico e il numero dei produttori presenti nella piazza del paese arriverà a 70
La manifestazione che raduna i produttori della zona di Castelnuovo Berardenga (menzioniamo fra gli altri la Fattoria di Felsina e l'azienda San Felice) si svolge nel Borgo San Gusmè.
 

Gaiole in Chianti

Sabato 4 ore 16.30 - 20
Domenica 5 ore 10.30 - 12.30 e 16.30 - 20

Greve in Chianti

Venerdi 10 ore 17 - 19.30
Sabato 11 ore 16 - 19.30
Domenica 12 ore 11 - 20

Borgo San Gusmè

Sabato 11 ore 15 - 20
Domenica 12 ore 11 - 13 
e 15 - 20

Panzano in Chianti

Venerdi 17 ore 16 - 20
Sabato ore 11 - 20
Domenica ore 11 - 20

 

APPUNTI GAIOLESI

Nel panorama delle manifestazioni a carattere enologico che si tengono in Toscana spicca come sempre quella di Gaiole in Chianti, nella cui piazza a mercatale per due giorni all’anno si ritrovano le aziende vinicole più rappresentative della zona, vero e proprio polo d’attrazione per cultori e piccoli appassionati come me: e così a Gaiole sono andato.

Come sempre è presente in piazza la summa enologica del Chianti Classico gaiolese e come tale la summa del Chianti Classico tutto ovverosia una importante espressione del vino rosso italiano.

In una bella giornata fresca e soleggiata del settembre 1999 la piazza offre una rappresentanza pressoché esaustiva delle aziende gaiolesi più blasonate (circa una ventina) con il loro Chianti Classico 1997, la riserva (in genere 1996) e la linea dei vini da tavola (i supertoscani).

Io avevo in mente un piccolo percorso di degustazione che ho cercato diligentemente di svolgere e di cui brevemente vi ragguardo.

Per iniziare un appunto di merito alla linea produttiva di Rocca di Montegrossi .

Il simpatico e giovane vignaiolo Marco Firidolfi Ricasoli da qualche anno riesce a sfornare una serie di vini di estrema eleganza, tutti a base di uve sangiovese, unica e sola materia prima trattata.

Causa assaggi ripetuti posso confermare la costante crescita nella caratterizzazione dei suoi prodotti che trova conferma nella gamma proposta quest’anno…

Caratteristica comune è quella di preferire l’eleganza alla concentrazione e alla potenza: tutti i vini di Rocca di Montegrossi si distinguono per l’equilibrio gustativo e la buona profondità mentre dal punto di vista degli aromi la fragranza fruttata del sangiovese trova spesso bel marriage con le note speziate del rosmarino e del pepe, evidenti e piacevoli quest’anno sia nel Chianti Classico 1997, sia nella Riserva Vigneto S.Marcellino 1995 dove per quest’ultimo spiccano maggiormente densità di frutto e avvolgenza che ne fanno, ad oggi, un vino migliore.

Eleganza e morbidezza contraddistinguono anche il Geremia 1996 ,un vino di grande finezza, di bella intensità aromatica e di trama tannica levigata: ottimo vino da uve sangiovese.

Di Rietine assaggio il Chianti Classico 1997 che a fronte di un colore molto bello e dalla buona consistenza si presenta piuttosto spinto nei profumi con note animali e di frutta surmatura che tentano di stemperarsi nella beva; la bocca giustamente tannica e la avvertita avvolgenza ne fanno un vino discreto.

Tutto sommato ancora spigoloso e non perfettamente equilibrato.

Dell’azienda Riecine mancava sulla piazza il suo personaggio simbolo, ovvero Sean O’Callaghan, ma non mancava sui tavoli La Gioia, vino di punta del panorama chiantigiano e direi nazionale, qui presentato dell’annata 1996.

In questo caso ho potuto confrontare l’assaggio attuale con quello avvenuto qualche mese prima di cui conservo appunti e ricordi e devo dire che il giudizio su questa annata non mi trova entusiasta.

Ora come allora il vino non risulta ancora espressivo e ben delineato nei profumi offrendo invece una bocca tutto sommato migliore dove l’impianto risulta però attualmente dominato dal rovere; solo una punta di speziatura dolce di vaniglia sembra accompagnare degnamente la beva disvelando massa tannica fine.

Un frutto dunque non in evidenza e un armonia complessiva ancora in divenire.

Non nascondo tuttavia la mia predilezione per i vini di questo produttore, che si colloca tra i primi cinque di sempre nel mio panorama chiantigiano, lo riveli il fatto che a mio modesto avviso La Gioia 1995 degustato appena un anno fa era incredibilmente personalizzato, nitido, avvolgente e lungo: uno dei migliori vini da uve sangiovese in circolazione.

A proposito di predilezioni non manco l’appuntamento con i vini del Podere Il Palazzino, da Monti in Chianti, che sono il Chianti Classico 1997 e il Grosso Sanese 1996.

E mentre discuto con il bravissimo e modestissimo Alessandro Sderci di impianti e reimpianti, di sangiovese e Robert Parker posso constatare e condividere da un lato le chiare intenzioni di questo vignaiolo e dall’altro la buona consistenza del Chianti Classico 1997 che offre spettro aromatico ampio e buona concentrazione di frutto in un vino che sicuramente potrà progredire nel tempo e piacere molto.

Ma, soprattutto, constato la bella presenza di sé che riesce ad offrire il Grosso Sanese 1996 (da sempre uno dei preferiti), vino per me mitico, 100% sangiovese da vigna in larga misura vecchia, frutto di continua e attenta dedizione alla ricerca di selezioni clonali le più idonee a continuare la specie.

Questo vino, nonostante la vendemmia notoriamente media sul territorio chiantigiano, dona naso di buona complessità aromatica seppur non lunghissimo, e una bocca elegante e presente, piuttosto precisa e decisamente fruttata, con rimandi speziati tipici sul finale di beva e, quel che mi preme sottolineare, il rovere non prevale affatto sul frutto, segno indiscutibile di bella presenza.

Questo vino nemmeno sfiora la quasi immensità del Grosso Sanese 1995 ma a mio parere supera il confronto con altri due blasonati sangiovese in purezza presenti in piazza, La Gioia 1996, del quale ho parlato, e il Percarlo 1996 di cui parlerò ora.

Parlare di Percarlo significa parlare di molte cose, soprattutto però dell’azienda che lo crea: San Giusto a Rentennano, anch’essa da Monti in Chianti.

Il Percarlo 1996 offre visione di bella e solida consistenza mentre lo spettro aromatico risulta ancora non nitido e non raggiunge la profondità ormai tipica (e mitica) di questo vino; è una delle rare volte in cui percepisco al naso rovere che mitiga in modo sentito l’apporto del frutto, evidentemente meno marcato di altre volte.

Un buon frutto tuttavia rispunta al palato dove le sensazioni sono calde, sapide e giustamente tanniche, anche se non esplosive come in altre annate: sicuramente un quadro organolettico da amalgamarsi.

Per le sensazioni finali vedi sopra, ossia il Percarlo 1995, degustato un anno fa era più Percarlo , masticabile, intenso, avvolgente e potentissimo: tipico e grande.

Bella conferma comunque per gli altri vini portati in degustazione da Martini Cigala:

il Chianti Classico 1997 con spiccata rotondità e bella persistenza, sebbene ancora chiuso e soprattutto il Chianti Classico Riserva 1996 dove l’equilibrio sembra ben raggiunto e la nitidezza delle varie componenti disvelata: sicuramente la migliore Riserva 1996 assaggiata quest’anno da uve sangiovese.

Il piccolo tour mi conduce convinto al banco di assaggio dell’azienda Le Miccine, piccola realtà che sta facendosi valere con i suoi vini che sono essenzialmente Chianti Classici prodotti in piccole quantità (siamo sull’ordine delle 4000 bottiglie)

Il simpatico Isidoro Zeroal mi guida all’attento ascolto del Chianti Classico 1997 e del Chianti Classico Da Gino 1997.

Il primo è frutto della vinificazione di sole uve sangiovese; il secondo un blend con canaiolo e soprattutto malvasia nera.

L’impressione suscitata è veramente ottima al punto che nella stessa giornata mi sono recato in azienda a vedere gli impianti e le cantine di affinamento (praticamente tutte barriques) nonché ad acquistare il vino.

Ottimo legame frutto/legno con buon equilibrio gustativo e bella armonia sono doti che ho riscontrato in entrambi i vini degustati: il Chianti Classico ricorda molto nella struttura e nella cadenza aromatica i vini di Rocca di Montegrossi mentre desta maggiore impressione la nitidezza e l’intensità dei profumi (amarena in primis) che sprigiona il Chianti Da Gino (che è il nome di un vecchio fattore de Le Miccine) dove l’apporto aromatico della malvasia nera sembra in grado di offrire maggiore presenza di frutto e consistenza olfattiva; la trama tannica è fine e levigata e la beva di sicuro effetto. Sicuramente tutta un'altra cosa dal Chianti Classico 1996 che riassaggio in cantina e che tutto sommato resta una bella espressione per quella vendemmia.

Prezzi in rialzo (22-25 mila lire) ma qualità sopra la media: tra i migliori vini d’annata della mia giornata gaiolese.

Visito poi con curiosità lo stand della Fattoria Valtellina (ex Giorgio Regni) che da qualche anno è di proprietà svizzera.

Il giovane enologo svizzero (ora coadiuvato da Vittorio Fiore) accoglie con rispetto e cortesia e da lui assaggio:

Chianti Classico Giorgio Regni 1997

Ch.Classico Ris. Giorgio Regni 1996

Il Convivio 1996

La curiosità a cui ho accennato deriva dal fatto che qualche mese prima ho assaggiato il Chianti Classico 1997 fresco di commercializzazione il quale non mi ha affatto convinto tanto era il disequilibrio tra le varie componenti organolettiche, con profumi intensi ma esacerbati di uva acerba e mora, vinosità accentuata e bocca non armonica.

Ebbene a distanza di 4 mesi ritrovo un Chianti che si è molto amalgamato ,che presenta una componente fruttata evidente e buona beva ma che di diluisce sul finale e lascia tutto sommato sensazioni troppo dolciastre.

Struttura non eccelsa (diluizione anche in questo caso) nel Chianti Classico Riserva 1996 che comunque si associa come gradimento (medio) a molte altre riserve di quella annata mentre potrebbe divenire interessante Il Convivio, 50% sangiovese, 50% fra merlot e cabernet sauvignon dove in particolare apprezzo l’apporto netto alla rotondità della struttura ma senza il prevalere dei vitigni alloctoni, conservando altresì una piacevole tipicità chiantigiana.

Tannini levigati su struttura non eccelsa ma piacevole spigolosità di beva, senza ammiccamenti a normalizzazioni di gusto internazionali.

Da Badia a Coltibuono assaggio soltanto il Chianti Classico RS 1997 (dove RS credo stia per Roberto Stucchi) e rimango subito deluso per la pochezza e la mollezza: scopro poi che si tratta di uve provenienti da vigneti diversi non di proprietà selezionate e vinificate dall’azienda.

Resta il ricordo comunque di un Sangioveto 1995 assaggiato 4 mesi prima a livello superiore (a Gaiole non era presente): concentrato, intenso, caldissimo e splendidamente nervoso come piace a me, per chiarire che Badia a Coltibuono non si discute.

Piacevoli sorprese arrivano da San Vincenti con vigneti su in alto a dividersi splendidi boschi nei pressi di una pieve celebre a pochi chilometri da Gaiole, nel Podere Stignano.

Sia il Chianti Classico 1997 che il Chianti Classico Ris.1996 offrono veramente buone sensazioni, precisi e nitidi nelle varie componenti (soprattutto il Chianti d’annata) hanno densità e colore importanti e piacevole beva.

Buonissime previsioni invece per il nuovo vino di punta dell’azienda, un sangiovese in purezza chiamato Stignano, prima vendemmia 1996, affinato nei legni piccoli.

Concentrazione superiore, massa tannica notevole eppur fine, ottima bocca sono credenziali sicure per ben figurare in futuro. Complimenti al signor Pucci.

Chiudo il tour assaggiando i vini dell’azienda Wilhelm (proprietà svizzera) che propone Chianti Classico Colombaio di Cencio 1997 (sangiovese/merlot) e Il Futuro 1996 (sang/cab/merlot) e noto come qui siamo di fronte ad una azienda che cerca in maniera evidente di sposare il gusto internazionale con marcata presenza di merlot e cabernet a donare vini riccamente fruttati e concentrati, dai colori impenetrabili e dalla compattezza invidiabile, che realizzeranno a venire strutture morbide ed avvolgenti.

Niente da ridire sulla presenza del Chianti Classico, che si distingue veramente così come sulla cromaticità aromatica e lo spessore de Il Futuro che risponde con una struttura quasi da competizione e con sensazioni olfattive di goudron, menta e cioccolato rimarchevoli.

Quello che ho da ridire è sulla stipicizzazione rispetto agli altri vini gaiolesi che in larga parte intendono rispettare e valorizzare (io dico giustamente) un patrimonio ampelografico autoctono di grande caratura.

Basti pensare che questi vini sono piuttosto introvabili in Italia visto che la produzione è destinata quasi completamente ad altri paesi. Tant’è e saluti.

 

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