"Vino al Vino"
a Panzano in Chianti


Introduzione

Le degustazioni

Confronto fra titani





 
 
 

 


Introduzione

Come abbiamo accennato altrove, venendo a Panzano si percepisce subito che si arriva nel salotto buono del Chianti, e questo non solo per la compostezza, la proprietà che contraddistingue i gesti dei visitatori che degustano affollando la piazzetta (quasi tutti stranieri, perlomeno fino alle quattro del pomeriggio), ma persino per il loro abbigliamento sovente particolarmente curato.

Elenchiamo i partecipanti alla manifestazione: Carobbio, Casaloste, Cennatoio, Fattoria la Quercia, Fontodi, Il Vescovino, La Marcellina, La Massa, Le Bocce, Le Fonti, Le Masse di San Leonino, Montebernardi, Panzanello, Podere le Cinciole, Réggine, Vecchie Terre di Montefili, Vignole. Come al solito, avremmo voluto visitarle tutte, ma non ci è stato possibile. 

Anche quest'anno dunque è mancato all'appello il Castello dei Rampolla. Non abbiamo resistito alla tentazione di chiedere se l'assenza sia dovuta a snobismo o a qualche forma di polemica. La rappresentante, e proprietaria, della Fattoria Casaloste, Emilia D'Orsi, ci ha rassicurato: niente di tutto questo, anzi i produttori di Panzano si sono radunati davanti ad un notaio per formare una specie di lega e di questa lega fa parte anche Castello dei Rampolla, che però preferisce seguire una politica di riservatezza. Chiediamo anche se questa specificità di Panzano faccia desiderare ai produttori una suddivisione del Chianti Classico in sotto-territori, e ci viene risposto che questa attenzione particolare verso questo terroir c'è già nei fatti, nella stampa.

Un'altra notazione che ci pare giusto segnalare è il nuovo passo in avanti fatto dalla denominazione Chianti Classico verso la riacquisizione di un valore tale da non temere prezzi alti in enoteca. Ci vogliamo in particolare riferire alla prima uscita del Chianti Classico Riserva Don Vincenzo della Fattoria Casaloste, un vino che costa in enoteca sulle settantamila lire, di cui produttori hanno scelto di non fare un vino da tavola. Il precedente più vicino a questo "rientro al Chianti" è probabilmente quello del Castello di Fonterutoli che ha eliminato dalla sua produzione il Concerto, suo classico Super Tuscan, per portare avanti un Chianti Classico Riserva che, sfruttando quasi al massimo il nuovo disciplinare (c'è il 10% di Cabernet Sauvignon) ne vuol far prendere il posto nel "palato" degli appassionati.

I Chianti del 97 non sono in generale (con qualche notevole eccezione, vedi Fontodi) ancora perfettamente a punto, ma spesso hanno spalle più larghe delle riserve 96 e promettono molto bene. I vini di punta del 96 (specie i Sangiovesi in purezza) ci sono sembrati non ancora pronti, o perlomeno ancora un po' ruvidi. Mai come in questa occasione dobbiamo sottolineare il fatto che un buon numero di vini disponibili per la degustazione erano veri e propri colossi, che spesso si aprivano progressivamente nel bicchiere e che sono comunque nella fase iniziale della loro evoluzione.

Un'ultima osservazione riguarda i Chianti base maturati in barrique. Sono senz'altro suadenti e seducenti e bevuti danno in generale grande soddisfazione, anche se si percepisce una distanza molto sensibile dai Chianti prodotti in maniera più tradizionale. Va detto che questa operazione viene effettuata da aziende sulla cui qualità delle uve non dovrebbero esserci discussioni.

In un buon affresco contano anche le sfumature, e quindi parleremo dei vini esposti e non esposti, e di quelli che apparivano e scomparivano. I protagonisti di questi episodi sono stati comunque prodotti straprenotati, e che spesso sono presenti in pochissime unità anche in cantina.

Le degustazioni

Carobbio

Chianti Classico '97 (Sangiovese in purezza) Il vino, maturato in parte in barriques usate e in parte in botti grandi, presenta un colore rubino fitto e brillante. Profumi di frutta rossa; In bocca si sente la potenza di un tannino non ancora ben imbrigliato e una certa alcolicità. Finale di media lunghezza (1,5).

Chianti Classico Riserva '96 (Sangiovese in purezza) Fatto maturare per 18 mesi in barrique, rispetto al Chianti base il colore è meno intenso. Profumi meno aperti, ma più penetranti. La bocca mostra una buona evoluzione, è perfettamente equilibrata e morbida, anche se le note di vaniglia sono un tantino prevalenti. Di corpo più che buono, il tannino arriva al momento giusto anche se in modo alquanto aggressivo. Finale piuttosto lungo. (2+, ma probabilmente 2,5 quando sarà pronto)

Leone del Carobbio '95. Questo Sangiovese in purezza mostra un colore ancora vivissimo, un rubino cupo. All'olfatto mostra profumi non intensi ma complessi, e all'assaggio il tannino arriva fin quasi dall'attacco accompagnando tutta la bocca. Il finale è lungo. (2)

Pietraforte del Carobbio '95. Questo Cabernet Sauvignon mostra un colore non impenetrabile, come forse ci si aspetterebbe dal vitigno. Al naso profumi medi, e ugualmente una media intensità viene espressa dalla bocca, in cui prevale però un buon frutto insieme a solidi tannini. (2)

Casaloste

Abbiamo anticipato nell'introduzione parte della conversazione avuta con la simpatica rappresentante (e co-proprietaria!) dell'azienda, Emilia D'Orsi. L'azienda è iscritta all'AIAB (Associazione Italiana Agricoltura Biologica).

Chianti Classico '97 (Sangiovese in purezza) Questo vino matura per 12 mesi metà in legno grande e metà in barrique. Colore rubino di media intensità; profumi spiccati e ben delineati di frutta fresca e vaniglia. Ottima bevibilità. (1,5)

Chianti Classico Riserva '96 (Sangiovese in purezza) Il vino matura per 18 mesi in legno (il 70% in barrique). Colore più fitto, stesse sfumature di vaniglia al naso (meno vivace del Chianti 97) e in bocca. (1+)

Chianti Classico Riserva Don Vincenzo '95 (Sangiovese in purezza). Ottenuto dalle uve di un cru, matura per 18 mesi in barrique nuove e si affina per un anno in bottiglia; è alla sua prima uscita. Al naso e in bocca si percepiscono ampi profumi di amarena matura. Il tannino, presente sin dopo l'attacco e a centro bocca, fa posto al frutto nel finale di buona persistenza. (2+)

Rosso Maniero '96. Si tratta di una IGT con il 75% di Sangiovese (che matura in barrique) e il 25% di Canaiolo. L'uso forse eccessivo della barrique determina uno squilibrio corpo-tannino.
 

Cennatoio

Questa azienda presenta solamente il Chianti Classico Riserva 96, e invita ad andare i azienda per assaggiare gli altri vini. Strano atteggiamento, perlomeno originale. 

Chianti Classico Riserva '96 (Sangiovese 90%, 7% Canaiolo, 3% Colorino) Il colore è rubino cupo. I profumi, di amarena e marasca matura, hanno una bella intensità; in bocca il corpo è inferiore alle attese, il vino è aromaticamente un po' chiuso e con una presenza tannica evidente. Media persistenza. (1,5)
 

Fattoria la Quercia

Parliamo volentieri di questa azienda per vari motivi. Innanzitutto, si tratta di una novità nel panorama enologico di Panzano e sicuramente di questa manifestazione, e quindi ci piace incoraggiarla, anche per un comprensibile sentimento di affinità verso le nuove iniziative. E poi, perché no, siamo stati conquistati dalla simpatia della rappresentante (e proprietaria) Laura Bavecchi Chellini, la quale ci ha spiegato che fino a qualche anno fa vendeva le uve alle grandi aziende, e ora ha deciso di tenere le migliori per se. I vini prodotti (prima annata 1996) sono estroversi al pari della loro produttrice, e vengono venduti solo in azienda.

Chianti Classico '97 (Sangiovese 90%, Canaiolo 10%) - Colore rubino fitto e limpido; profumi espressivi e seducenti di frutta rossa; il corpo medio-leggero, prelude ad un finale un po' corto ma con tannini equilibrati. (1,5)

Chianti Classico Riserva '96 (stessa composizione) - Il colore di questo vino alla sua prima uscita è rubino meno fitto del Chianti base, ma l'olfatto, in linea con l'altro prodotto, è sempre molto aperto sui toni di frutta rossa. In bocca il vino, più strutturato, mostra un corpo medio, una grande succosità e un'ottima beva. Una buona progressione porta ad un finale giustamente tannico. (2)
 

Fontodi

Quest'azienda ci ha fatto assaggiare il Chianti forse più concentrato e potente della manifestazione. Il rappresentante, il simpatico Silvano Marcucci, ci spiega che questo è il frutto di una dura selezione delle uve voluta dall'azienda già per il suo vino base (50 quintali per ettaro). Per l'annata 97, così promettente, è prevista anche la riserva Vigna del Sorbo, mancata all'appello nel 96.
Con un po' di fortuna siamo riusciti ad assaggiare il Pinot Nero Case Via 97, una bottiglia del quale è miracolosamente apparsa solo nel corso del pomeriggio. L'annata è la 97 in quanto la sua maturazione è più breve di quella del Sirah Case Via, che è presente nel mercato con l'annata 96. Fare un Pinot Nero costituisce un grande impegno, data la nota laboriosità nella coltivazione del vitigno e nell'affinamento del vino, e rappresenta una sfida per una azienda che non intende riposare sugli allori. 

Chianti Classico '97 (Sangiovese in purezza). Il colore è rubino cupo. I profumi sono quelli di un vino concentrato, con frutta rossa e nera matura e sfumature di cioccolato. La bocca, coerente con il naso, mostra un buon corpo, una grande dolcezza in cui si avvertono ancora note di cioccolato e dei tannini vivi. (2,5)

Chianti Classico Riserva '96 (Sangiovese in purezza). Questa riserva, che matura per due anni in barrique, si mostra più morbida ma anche più magra, con profumi meno concentrati e caratterizzati da sfumature di vaniglia e, soprattutto in bocca, di cioccolata. Il finale è di media lunghezza. (2)

Flaccianello della Pieve '96 (Sangiovese in purezza). Frutto di un cru e di una maturazione di due anni in barrique per metà nuove, si mostra coerente con la Riserva 96. Dominato da note di frutta matura, ha un finale ampio e con un tannino ancora un po' crudo. (2)

Pinot Nero Case Via '97
Ci aspettavamo forse di più da questo vino in fatto di complessità ed eleganza, ed invece ci è sembrato un tantino semplice nelle sue note di ciliegia, e caratterizzato da una pungente acidità. (1,5)

Syrah Case Via '96
Naso intenso e penetrante, per questo vino che presenta un tannino impressionante.
 

La Massa

Quale ennesima conferma della peculiarità della manifestazione di Panzano, possiamo menzionare il fatto che se alcune aziende centellinavano i loro vini migliori, La Massa proponeva solo il loro vino di punta, il Chianti Classico Giorgio I. Niente Chianti 97, dunque. Del Giorgio I erano diponibili due annate, il 96 e il 97.

Chianti Classico Giorgio I '96 (Sangiovese 97%, Merlot 3%) Il vino mostra un colore rubino piuttosto intenso e compatto. I profumi, appena il vino viene versato, sono difficili da percepire. Quando cominciano ad aprirsi mostrano una grande complessità, con note di frutta matura e cenni balsamici, di caffè e di liquirizia. In bocca il vino si caratterizza per un corpo medio-alto, si percepisce una grande concentazione che però non esplode; il finale è piuttosto corto, caratteristica che ci ha deluso un po'. (2)

Chianti Classico Giorgio I '97 (Sangiovese 95%, Merlot 5%) Come si vede, nella composizione di questo vino è stata aumentata la percentuale del Merlot, e il motivo di questa decisione è rimasto per noi una curiosità che la rappresentate dell'azienda non è riuscita a soddisfarci. Le caratteristiche di questo vino non si discostano granché da quelle del suo fratello maggiore; tuttavia, sia nel colore, che nelle caratteristiche generali, esso ci sembra leggermente più compatto e concentrato, con tannini più morbidi. (2+)
 

Le Bocce

Quest'azienda, caratterizzata da numeri piuttosto alti (il Chianti base viene prodotto in poco meno di 150 mila bottiglie), vende soprattutto all'estero. A parte l'eliminazione dei vitigni a bacca bianca della composizione dei vini, la produzione si mantiene nell'ambito di una tradizione di invecchiamento in legni grandi sia per il Chianti sia per la Riserva.
Durante la visita abbiamo piacevolmente chiaccherato col direttore Simone Campatelli che ci ha esposto i problemi relativi alla commercializzazione del vino in Italia. Per una azienda di dimensioni medie come la sua la vendita all'estero è molto più semplice, partite più grosse e minor litigiosità degli acquirenti fanno sì che gran parte della  produzione de Le Bocce varchi la frontiera, con grande disappunto nostro! 
Abbiamo anche parlato della vendemmia a venire, che si preannuncia buona anche se con qualche incognita dovuta alla siccità (mentre scriviamo sta piovendo a dirotto, troppo tardi...). Il signor Campatelli ci dice infatti che paradossalmente i vigneti meglio esposti quest'anno presentano un contenuto zuccherino inferiore ad altri, a causa, appunto, della scarsità d'acqua che ha rallentato il metabolismo delle viti. Attenzione quindi ai cru, per l'annata 1999 potrebbero non esprimersi al meglio.

Chianti Classico '97 (Sangiovese 90%, Canaiolo 10%) Si presenta come un vino austero: colore rubino fitto, i suoi profumi sono mediamente intensi e appaiono "seriosi" per l'assenza del vanigliato così frequente in questo contesto. Anche al palato la componente aromatica non è eccezionale, si percepisce una nota leggermente acida e la seconda metà della bocca è un po' sbilanciata sulla componente tannica. Prezzo interessante: 13 mila la bottiglia. (1)

Chianti Classico Riserva '95 (Sangiovese in purezza) Il colore è rubino quasi impenetrabile. I profumi sono piuttosto chiusi (la bottiglia è stata appena aperta) in cui si percepiscono note boisée. In bocca il vino è più aperto, morbido, con sensazioni di frutta matura, di corpo medio e discreta lunghezza. Tannini un po' rudi. Anche questo vino viene proposto a un prezzo interessante per la sua categoria. (2)
 

Le Fonti

Questa piccola azienda commercializza solo la riserva del Chianti, prodotta negli anni migliori.

Chianti Classico Riserva '96 (Sangiovese e Cabernet Sauvignon) Colore rubino mediamente fitto. Nel profumo prevale la vaniglia sul frutto che pure è presente; la bocca presenta un corpo discreto e una buona evoluzione. Finale un po' corto. (1+)

Fontissimo '96 (Sangiovese 70%, Cabernet Sauvignon 30%) Bel colore melanzana, questo vino è intenso ma un po' acerbo al naso dove si sente in evidenza il Cabernet; in bocca è un po' crudo. Un vino di non di facile beva, quasi da meditazione e ancora da maturare. Finale lungo. (1,5)
 

Panzanello

Questa piccola azienda ci aveva molto ben impressionato lo scorso anno, per il profumo dei suoi vini e per il gran rapporto qualità-prezzo. Restano buoni i prezzi ma ci sembra leggermente inferiore la qualità della produzione.

Chianti Classico '97 (Sangiovese 98%, Cabernet Sauvignon 2%) Profumi mediamente intensi di frutta, erba e vaniglia ma la bocca è un po' disarmonica, specialmente per l'attacco troppo brusco dei tannini e per un certo squilibrio fra componente aromatica/corpo e il tannino presente. Vale la pena di notare che costa solo 10 mila lire alla vendita diretta. (1+)

Chianti Classico Riserva '96 (Sangiovese in purezza) Il colore di questa riserva è un po' scarico. All'olfatto il vino si mostra già un po' evoluto e lascia presagire, cosa poi verificata, una certa magrezza in bocca, che presenta cenni di riduzione. Lo squilibrio corpo-tannino si conferma anche qui anche se la componente aromatica è più godibile nelle sue note di ciliegia. Nonostante una buona lunghezza finale preferiamo il chianti base, in definitiva più promettente. Prezzo, 15 mila lire la vendita diretta. (1+)
 

Podere le Cinciole

Da questa azienda ci vengono proposte due annate di Chianti e due diverse Riserve, una di stampo moderno ("Valle del Pozzo"), ovvero un Sangiovese in purezza e l'altra più vecchio stile ("Vecchie Vigne"), composta da Sangiovese e Canaiolo e ottenuta da vigne molto vecchie (cinquanta anni circa). Con un vago senso di malinconia abbiamo appreso che l'annata proposta di quest'ultimo vino ('94) sarà l'ultima, e le "vecchie vigne" saranno pian piano espiantate.

Chianti Classico '96 (Sangiovese 95%, Canaiolo 5%) Colore rubino scarico. Il vino si mostra al meglio della sua evoluzione. Profumi di ciliegia (quasi caramella di ciliegia) di grande dolcezza. Bocca morbida senza spigoli. Il vino è penalizzato da un finale un po' corto. (2)

Chianti Classico '97 (stessa composizione) Il colore è più carico, mentre l'olfatto si mostra un po' chiuso. In bocca, dove  il vino mostra morbidità e tannini dolci, si sprigionano aromi dolci di ciliegia. Il tutto è sorretto da un buon corpo che termina con una nota fruttata molto persistente. 18 mila lire per questo buon vino. (2+)

Chianti Classico Riserva Vigneto Valle del Pozzo '96 (Sangiovese in purezza) Questa riserva mostra un olfatto un po' chiuso ma veramente complesso: si percepiscono ciliegia, sottobosco e accenni balsamici. In bocca, dove si apre bene e con grande morbidezza, prevalgono ancora note di di frutta rossa. (2+)

Chianti Classico Riserva Vecchie Vigne '94 (Sangiovese, Canaiolo) Questo vino, al pari di altri della manifestazione, ci piacerebbe riassaggiarlo con calma e lasciandolo respirare un po' nel bicchiere. Al primo contatto, il profumo sembrava dominato da note chimiche non eccessivamente gradevoli; ma aspettando un po' si percepiva un aprirsi di altri più piacevoli profumi. In bocca il vino si mostrava un po' magro e con una nota tannica evidente.

Un commento a parte per questo prodotto, data la sua peculiarità e prossima fine:  i produttori ce lo indicano come il vino di una volta che piace ai contadini del posto. Siamo forse troppo giovani (enologicamente) per confermare, certo è che, chiuso in bocca e con tannini troppo evidenti, a mano a mano che si ossigena nel bicchiere sprigiona profumi e aromi inusuali, quasi medicinali, eucalipto e resina di pino. Bisognerebbe assaggiare le Vecchie Vigne con calma, senza fretta e magari in buona compagnia, lo consigliamo a chi cerca vini da scoprire e sospendiamo il giudizio. Per la cronaca, costa 25 mila lire la bottiglia.
 

Réggine

Di questa azienda vengono presentate tre annate di Riserva. 

Chianti Classico Riserva '95 (Sangiovese in purezza) Si presenta con un bel colore rubino chiaro e una leggerissima sfumatura aranciata.Vino un po' crudo, alcolico al naso. In bocca acidità e tannino prevalgono in un vino che poi si dimostra piuttosto corto. (1)

Chianti Classico Riserva '94 (Sangiovese in purezza) Naso evoluto di frutta rossa sotto spirito con sfumature di vaniglia. Anche qui troviamo un tannino un po' verde e un vino nel complesso magro. (1)

Chianti Classico riserva '93 Anche la malvasia in questa riserva che risulta ancora molto fresca. Finalmente accenni di maturazione in questo vino che presenta ancora tannini che lo indicano atto ad invecchiare ancora. (1+)

Un giudizio complessivo sui tre vini che ci sono parsi in linea uno con l'altro non è facile. In un mercato che si orienta sempre più sul pronto da bere la scelta di questa azienda è in controtendenza e non sappiamo dire quanto positiva. La durezza dei tannini di questi vini potrebbe proiettarli verso una vita longeva, ma non sappiamo se la freschezza che ancora dimostrano reggerà a lungo. Da riprovare nel prossimo millennio. 
 

Vecchie Terre di Montefili

Con la simpatica rappresentante dell'azienda (pensiamo Maria Acuti) ci siamo intrattenuti in piacevoli conversazioni (compatibilmente col pubblico sempre folto allo stand). E, dobbiamo dire, abbiamo ingaggiato una gustosa battaglia che potrebbe essere chiamata "caccia al vino". Infatti, al primo passaggio della mattina, ci veniva detto che l'Anfiteatro, Sangiovese in purezza e vino di punta dell'azienda, non sarebbe stato presentato alla manifestazione per scarsità di bottiglie disponibili, e ci saremmo dovuti "accontentare" del Bruno di Rocca (altra perla, Sangiovese più Cabernet). Nel pomeriggio, dando una nuova occhiata allo stand, scopriamo che invece l'Anfiteatro c'è, ma è scomparso il Bruno di Rocca. Per farla breve, strappiamo la confessione: i vini vengono alternati, con qualche pausa in mezzo, per cercare di minimizzarne il dispendio.

Chianti Classico '97 (Sangiovese in purezza) Colore rubino brillante. Al naso, affascinanti profumi di frutti di bosco combinati a evidenti note di vaniglia. La bocca è morbida, succosa, con tannini dolci e un finale ampio e soddisfacente. Ecco la scheda sintetica per questo chianti che si colloca sicuramente tra i migliori di questa zona. Un anno di botte grande conferisce al vino i dolci aromi del legno senza renderlo troppo aggressivo. Il prezzo non è dei più bassi (25 mila lire). (2,5)

Anfiteatro '96 (Sangiovese in purezza) È uno dei grandi attualmente sul mercato (grande anche nel prezzo: 70.000 mila lire). Il colore è rubino brillante, e il naso di frutta matura ma non troppo intenso. Molto ricco e ampio in bocca, è caratterizzato specie nel finale da una forte componente tannica. (2)

Bruno di Rocca '96 (Cabernet Sauvignon 55% Sangiovese 45%) Un altro classico dell'azienda. Al naso, note di media intensità di frutta rossa, in bocca mostra buona struttura e morbidità. (2)
 

Vignole

Chianti Classico '97 (Sangiovese 95%, Canaiolo 5%) Al naso profumi spiccati di frutta rossa fresca. Il maggior pregio del vino è un distendersi nel finale ampio, piacevole e discretamente lungo. Il tannino si mostra ancora un po' verde. (1,5)

Chianti Classico Riserva '96 (Sangiovese 90%, Cabernet Sauvignon 10%) Colore più intenso del Chianti base. Il vino, che matura 18 mesi in barrique, mostra al naso accenni di caffè integrati a note boisé. In bocca, il Cabernet è appena sensibile, e rende più complessa la struttura del vino senza snaturarne la tipicità. Verso il centro, subisce una certa diluizione perdendo mordente, ma recuperando un po' nel finale. (1,5)
 

Confronto fra titani

Approfittando della presenza di un discreto numero di vini di non comune reperibilità e di prezzi non trascurabili, abbiamo cercato di fare dei brevi confronti fra tre vini di punta delle aziende più blasonate. Fra i Sangiovesi in purezza, abbiamo cercato di paragonare il Flaccianello della Pieve '96 (Fontodi), Anfiteatro '96 (Vecchie Terre di Montefili) e Chianti Classico Riserva Don Vincenzo '95 (Casaloste); sono vini che compiono lunghe maturazioni in legni piccoli.
Confrontiamo dapprima il Flaccianello e l'Anfiteatro. I colori sono entrambi rubino di grande intensità e senza cedimenti. Solo guardando attentamente si constata che il colore del Flaccianello è leggermente più fitto. Entrambi i vini hanno tannini imponenti: nel Flaccianello la sua presenza si percepisce fin dall'attacco, e nel caso dell'Anfiteatro essi hanno provocato ad uno di noi un prosciugamento della bocca veramente impressionante.
Il Chianti Riserva Don Vincenzo si mostra senz'altro più pronto degli altri due concorrenti, mostrando profumi più dolci e più aperti, come d'altra parte ci si poteva attendere vista la diversa annata. Il tannino, seppur presente, lascia spazio alla morbidezza e maturità del frutto.

 

Editoriale | L'articolo | Il vino della settimana | Rassegna | Sottoscrivi | Collaboriamo