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REPORTS di F.P. |
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| Vinitaly '99 |
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I BIANCHI FRIULANI AL VINITALY 1999 LIS NERIS PECORARI Premesse: una produzione di alto livello direttamente dagli altipiani isontini. L’attenzione si è soffermata sui sauvignon blancs che Pecorari ottiene dai propri vigneti in San Lorenzo secondo tre linee di selezione e sul verduzzo friulano in versione passita: Isonzo doc Sauvignon: è il vino base proveniente da uve di diversi vigneti con rese che non superano i 60 hl/ha, con vinificazioni che vedono la pressatura soffice e la decantazione statica a freddo precedere la fermentazione alcoolica in vasche d’acciaio a temperatura controllata quindi la commercializzazione del prodotto dal maggio successivo la vendemmia. Picol-Sauvignon: da selezione di uve dei vigneti più rappresentativi; allevamento a Guyot con densità importanti (5200 viti/ha) e rese sotto i 50 hl/ha; vendemmia manuale e pressatura soffice; processo di vinificazione simile al base con prolungamento della maturazione in acciaio su deposito fine in assenza di SO2 per favorire la malolattica e commercializzazione a 13 mesi dalla vendemmia. Dom Picol: da selezione di uve dei vigneti più rappresentativi; allevamento a Guyot con densità importanti (5200 viti/ha) e rese sotto i 50 hl/ha; vendemmia manuale e pressatura soffice; fermentazione in botti di rovere francese da 225 e 500 litri, nuove al 30%; maturazione ancora nei legni sul deposito totale in assenza di SO2; imbottigliamento a 11 mesi dalla vendemmia; commercializzazione a 18 mesi dalla vendemmia. Tal Lùc: selezione esasperata di verduzzo friulano da vigneti di proprietà allevati a Guyot ; non si arriva alla fine ad ottenere oltre 10 hl/ha. Le uve vengono fatte passire per un periodo di 80 giorni circa in ambiente condizionato, segue la fermentazione in botti di rovere francese da 225 litri nuove. La maturazione procede nelle barriques su deposito totale in assenza di SO2; l’imbottigliamento a 11 mesi dalla vendemmia e la commercializzazione a 18 mesi dalla vendemmia. I vini assaggiati: Data assaggi: nel mese di aprile 1999 Il commento: tutti i sauvignon degustati dimostrano un frutto purissimo che sfrutta appieno le potenzialità della giovinezza come l’aromaticità, le sensazioni vegetali e floreali(sambuco in evidenza) e la fresca pungenza acidula equilibrate però dalle componenti alcoolica e polialcolica veramente degne di nota. Il base è ancora troppo giovane e da armonizzarsi, ma con ottime prospettive. Tutto un altro discorso per la linea Picol 1997 che rende all’olfatto e al palato tutta la fragranza e l’amalgama del frutto con equilibrio, l’intensità e l’avvolgenza donate dall’affinamento in bottiglia: esemplare il Picol in acciaio, opulento e importante il Dom Picol, con ottimo legame frutto-legno, che in questa tornata di Vinitaly e non solo resta uno dei tre migliori sauvignon assaggiati dal sottoscritto, inferiore soltanto al maestoso Valbuins 1997 di Dorino Livon e al ricchissimo Pière 1997 di Vie di Romans (anch’esso dall’Isonzo). Si scivola sul trascendente se si va a parlare del Tal Lùc: dell’eleganza propria del vitigno verduzzo ce ne viene qui proposta una quintessenza: con un colore che ricorda il miele d’acacia, brillante e denso, all’olfatto è ambrosiaco, etereo tendente all’ampio, lievemente aromatico e complesso nella evoluzione dei profumi (spezie), in bocca è caldo e avvolgente, fine e ricco nella qualità con finale molto lungo e da meditare bene. Varrebbe la pena poterlo assaggiare meglio e con maggior calma nonché a dosi idonee (è stato veramente centellinato nel bicchiere e non era possibile immettere in bocca il giusto quantitativo di liquido) ma la sensazione è quella di trovarci di fronte ad un vino che può fare storia, raro e prezioso, anche nei prezzi (credo si parli di 80000 lire per demi-bouteille). Ai margini: sempre sul Tal Lùc sarei curiosissimo di poterlo provare con formaggi grassi o magari con dei tortelli di zucca con ricotta affumicata; è una mia impressione, (ed anche un mezzo sogno), chissà… Curiosità: se i vini rossi sono come i bianchi credo valga la pena cercare di degustarli. Magari il celebre Lis Neris, uvaggio bordolese da vigneto omonimo. Ci sono notizie su questo vino? DORINO LIVON Premesse: mega azienda che possiede vigneti nel Collio, nei Colli Orientali del Friuli ed anche nella Grave e che da tempo ormai sembra abbia intrapreso il cammino verso la qualità con buone quantità e prezzi non male. Riduzione della resa in vigna con potature corte e concimazioni organiche, reimpianto progressivo di vigneti ad elevato numero di ceppi per ettaro, selezioni massali ad individuazione dei terroirs e dei cloni migliori sono accompagnati da vinificazioni attente in cantina secondo i moderni dettami che, nella linea cru, tendono alla qualificazione dei vini bianchi almeno da medio invecchiamento, soprattutto da monovitigno. La mia attenzione si è soffermata su due linee cru: il sauvignon da vigneto singolo Valbuins ed il tocai friulano da vigneto singolo Ronc de Zorz. I vini assaggiati: Data assaggi: nel mese di aprile 1999 Il commento: due tra i migliori vini bianchi mai assaggiati dal sottoscritto, sicuramente i migliori di questa mia apparizione al Vinitaly. Il sauvignon Valbuins 97 offre una armonia complessiva eccellente con grande finezza e persistenza olfattiva e piena rispondenza gustativa; frutto imponente reso morbido dal grande contenuto in polialcooli; un vino opulento eppure di grande beva che si farebbe desiderare per un riassaggio immediato; per me quasi l’ideale del vino bianco (ma l’ideale non ce l’ho). Giovane - pronto come stato evolutivo: io lo comprerei subito se lo trovassi. L’altra grande sorpresa di questo mio Vinitaly è quella trovata nel bicchiere di Tocai Ronc de Zorz 1997, un vino che ha in se molto di più della eleganza e delicatezza tipiche del miglior Tocai Friulano in quanto il frutto è molto concentrato, denso e consistente all’occhio, con naso pervaso da note minerali e floreali subito viranti in note vegetali speziate e balsamiche di grande finezza e persistenza, pienamente riconoscibili anche in bocca con ottimo equilibrio gustativo e buona armonia complessiva. Anche questo di bellissima beva eppure importante, sicuramente il più grande tocai friulano che io ricordi di aver assaggiato. Ai margini: di questa azienda ho il ricordo piacevole del Collio doc Malvasia Istriana 1996, una bottiglia acquistata quasi per caso nel 1998 poi subito ‘bissata’ da quando ho assaggiato il vino che c’era dentro: espressivo asciutto e fragrante con sostanza fruttata al naso e al palato, di ottima qualità pur appartenendo alla linea base della produzione Livon e ad un prezzo ottimale (non sopra le 12000 mi sembra di ricordare) Curiosità: la famiglia Livon ha acquisito
da qualche tempo una azienda in quel di Radda in Chianti, precisamente
a Lucarelli. Dai 14 ha vitati di Borgo Salcetino, questo il nome che gli
è stato dato, nasce tra gli altri il Chianti Classico Salcineto:
sarei curioso di assaggiarlo per verificare cosa vogliono dire e/o se
hanno voluto dire qualcosa la mano e l’estro friulani sul sangiovese del
Chianti. Ci sono notizie su questo vino? EDI KEBER Premesse: ai confini con la Slovenia, i quasi 8 ha di vigneto locati in Plessiva (prov. Gorizia) sembrano godere di microclima particolare: grosse escursioni termiche (bora e brezza), terreni composti di marne ed arenarie. I vini del simpatico Edi Keber appaiono contraddistinti dalla forza e dal vigore che queste terre di confine possiedono così come dalla passione genuina di un autentico vignaiolo: la mia attenzione si è rivolta ai vini bianchi Tocai Friulano e Collio Bianco. I vini assaggiati: Data assaggi: nel mese di aprile 1999 Il commento: il Tocai 1998 rappresenta bella esemplificazione del frutto fatto vino: tipico eppure grasso in bocca, meno asciutto rispetto ai Tocai "classici": all’olfatto, pur nella prima giovinezza, risulta fine e già equilibrato svolgendo con intensità una gamma di profumi che rimandano alla tipicità del vino: pietra focaia, frutta (pesca) e mandorla su tutti. In bocca ho il ricordo della buona avvolgenza e soprattutto della grassezza che lo rendono più particolare di altri tocai con ritorni finali gentilmente ammandorlati, Bel prodotto da monovitigno pronto da gustare da ora in poi (estate 1999) e ad un prezzo accessibile (credo non oltre le 16000 in enoteca). Sicuramente sopra la media il Collio Bianco, uvaggio fatto di Tocai Friulano, Ribolla Gialla, Malvasia, Pinot Bianco, Pinot Grigio e Sauvignon(poco); un vino che ad un colore giallo paglierino scarico con riflessi verdolini vivaci unisce un profumo brioso ed elegante su cui spicca il frutto del Tocai; ancora fresco e asciutto in bocca, nonostante l’estrema giovinezza si fa apprezzare per la buona armonia complessiva. Sicuramente da acquistare per accompagnare i piatti della nostra cucina marinara. Prezzi abbordabili (credo sotto le 17000). Curiosità: potrebbero essere degustazioni
interessanti quelle da farsi sul Merlot che Keber vinifica in purezza
e imbottiglia dopo breve invecchiamento oppure presenta in tipico uvaggio
bordolese (prevalenza merlot) nel Collio Rosso. VIE DI ROMANS Premesse: l’azienda, che prende il nome dalla località, non è altri se non Stelio Gallo con al fianco il figlio Gianfranco a innovare. Stelio Gallo è uno degli storici vignaioli dell’Isonzo che pare abbia contribuito come non pochi alla valorizzazione di questa doc negli ultimi tempi. Produzione soprattutto di vini bianchi, da uve molto selezionate: sui vini bianchi si è accentrata la mia attenzione. I vini assaggiati: Data assaggi: nel mese di aprile 1999 Il commento: il Flors di Uis 1997(30% riesling renano, 30% malvasia istriana, 20% tocai, 20% chardonnay) appare ancora chiuso nei profumi eppur fine nell’impianto, presenta bell’ equilibrio gustativo e stoffa; non lo ricordo per altro almeno per ora, certo il Flors di Uis 1995 degustato nell’agosto 1998 era un’altra cosa… Il discorso cambia per lo Chardonnay 1997 che vede spremiture soffici delle uve e affinamento nei tonneaux per 12 mesi prima dell’imbottigliamento. Stupenda profondità nel colore giallo intenso, grande consistenza, si carica di eccellenti profumi in intensità e persistenza superiori alla media ed offre un corpo caldo e morbido con legame frutto-legno quasi perfetto: grassezza e alcool realizzano una beva vellutata e burrosa. Forse il migliore chardonnay assaggiato dal sottoscritto negli ultimi tempi. A livello molto alto veleggia il Sauvignon Pière 1997, per quanto assaggiato e a parità di annata secondo solo al favoloso Valbuins di Dorino Livon. Contenuto alcoolico imponente (14,5 gradi) si presenta carico di sensazioni odorose su fondo vegetale ed una bocca di netto superiore all’olfatto, avvolgente vellutata e sapida, deliziosamente morbida. Piacevolmente disarmonico nel globale offre momenti di autentico godimento soprattutto al palato. Ha buone prospettive di media longevità. Sulla stessa linea del Pière c’è il Vieris dove l’apporto del legno qui si fa sentire in un maggiore equilibrio gustativo (rotondità e morbidezza); ancora avvolgente e intenso nei profumi come l’altro, ancora fondo vegetale in evidenza ma senza dubbio la carica esplosiva e la benevola spigolosità riscontrate nel Pière ne fanno un vino più particolare di quest’ultimo, che comunque resta sempre un prodotto di alto livello. L’ultima nota riguarda le condizioni climatiche di assaggio qui assolutamente non perfette, sotto stand a clima semi-tropicale, vini sopra temperatura ed alcool in evaporazione; tant’è, se i risultati sono questi. Ai margini: ...per ricordare la straordinaria fragranza e la particolarità dei profumi donati dal Flors di Uis 1995 degustato nell’estate del 1998 a temperature giuste . I ricordi sono quelli di un vino sui generis con tipicità sua propria che può costituire vanto e qualità per i posteri. Ed infine dei prezzi che si collocano nella fascia media andando dalle 20000 in su. Curiosità: il vino rosso da uvaggio bordolese
che Vie di Romans dovrebbe ancora produrre sarà esplosivo come
i bianchi? Da provare…. GLI ALTRI In rapida successione dò notizia degli assaggi di altri vini, rigorosamente bianchi e friulani, effettuati nella tornata 1999 di Vinitaly : Da VILLA RUSSIZ il collio doc Sauvignon 1998 che si presenta ancora non armonizzato nelle varie componenti organolettiche con profumi ancora da formarsi ( netta prevalenza vegetale e sulfurea), corpo sapido e comunque di spessore; i ricordi sono quelli di un vino carico ma ancora giovane. Non male. Da VENICA & VENICA il Collio doc Sauvignon 1998 dove risultano predominanti sensazioni olfattive di metallo e di sambuco e dove il corpo è asciutto e salino. Più elegante e fine rispetto al base è la
selezione Ronco delle Mele che non mi impressiona ancora come intensità
delle sensazioni olfattive e gustative, per essere un sauvignon del Collio,
e che comunque sconta una giovinezza ancora evidente. Si fa ricordare
per una certa austerità del frutto e per la sapidità accentuata
del corpo. Da riassaggiare e magari rivalutare più in là
nel tempo….
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