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REPORTS di F.P. |
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| Vinitaly '99 |
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OLTRE IL FRIULI … andando per bianchi GIUSEPPE INAMA Premesse: Dal cuore del territorio del Soave Classico questa azienda si è recentemente proposta all’attenzione dei cultori (ed anche imposta) per la gamma dei vini bianchi che produce e che spazia dagli ‘autoctoni’ Soave da vigneto singolo ai vini da uve internazionali quali chardonnay e sauvignon blanc. La mia attenzione si è concentrata sul Soave e sul Sauvignon. I Soave sono il frutto della sola vinificazione dell’uva garganega. I vini assaggiati: Data assaggi: Il commento: Dal colore giallo intenso e consistente sia il Vigneti di Foscarino che il Vigneto du Lot si distinguono per l’impressionante impatto olfattivo, che si sviluppa in buona intensità e profumi, dove nel primo vino colpiscono i sentori verdi, di miele e vaniglia e nel secondo maggiori sensazioni minerali e di frutta secca. Entrambi i vini sono caratterizzati dalla bocca importante e avvolgente, decisamente calda e abbastanza morbida e dal finale lungo e deciso; ancora giovane la beva, il che mi fa sperare in buona longevità e in un aggiustamento negli equilibri. Sicuramente molto interessanti :la sensazione però è quella di trovarci di fronte a vini Soave diversi, che si discostano dal rigore e dalla soave purezza di quelli ‘alla Pieropan’ per intenderci, ma anche da quelli de La Cappuccina e comunque dalla tipicità e per questo se volete possono creare spiazzamento. Resta il ricordo della ostentata concentrazione del frutto, della struttura solida e del corpo che mi pare vadano a discapito della eleganza e della fragranza riscontrabili in altri vini del territorio di pari valore. L’uso del legno mi sembra invece un marchio di fabbrica per questo vignaiolo. Con molto rispetto invece, per quanto sentito dire, mi sono avvicinato al Vulcaia fumé dell’annata 1997 che resta sicuramente un sauvignon di gran classe ma che mi pare, perlomeno in questa annata, non sia affatto superiore ai grandi fumé della Loira come si mormora in giro. Si distingue comunque anche questo vino per il frutto sauvignon sovra-estratto, molta consistenza nel colore ed ottimo impatto olfattivo dove a colpire è comunque la impressionante gamma dei profumi: in bocca si lascia bere, è importante con morbidezza in divenire e sensazioni finali calde. L’armonia deve ancora essere raggiunta ma l’equilibrio si sbilancia sul versante dell’olfatto piuttosto che sul gusto. A parer mio resta dietro al Valbuins di Livon, così come al Pière di Vie di Romans, così come al Dom Picol di Lis Neris…. Ma è comunque un bel bere. Ai margini: ai margini ci sta la scritta ‘non filtrato’ che appare sugli angoli delle eleganti etichette di Inama e che può far pensare a come verranno fatti questi vini. Ai margini vi è una successiva degustazione, fatta in altri luoghi, di uno Chardonnay (non filtrato) Inama 1996 : indubbiamente ,a parità di uve utilizzate, c’è qualcosa che li rende diversi dalla tipicità e che può (e qui mi ripeto) spiazzare (anche piacevolmente). In questo caso un vino che secondo me sconta un annata non eccelsa ma che dimostra, a 3 anni suonati di età, una prontezza di beva invidiabile e, soprattutto, un naso che sviluppa profumi di persistenza non comune, as usual. Curiosità:La mia curiosità sta nell’approfondire
il modo di lavorare le vigne e di fare vini in cantina di Giuseppe Inama.
Si attendono sviluppi.. Dalla Romagna: DREI DONA’-LA PALAZZA Premesse: mi dirigo convinto a conoscere il simpatico Drei Donà che, sorte comune a molti altri produttori vitivinicoli, si dà al vino di qualità lasciando capre e cavoli e per di più in una zona di tradizione qualitativa alquanto limitata: e gli spiragli si aprono. Sebbene sia attratto dalla elaborazione del sangiovese di Romagna qui di seguito voglio rammentarmi del vino bianco dell’azienda ovvero de Il Tornese (cavallo esimio) , ottenuto da sole uve chardonnay e maturato in botticelle di rovere. I vini assaggiati: Data assaggio: aprile 1999 Il commento: colore giallo di intensità splendente , rimarchevole e dalla bella consistenza ; olfatto non ancora ben sviluppato ed espresso ma in divenire interessante; bellissima bocca, calda e avvolgente. Di qualità senz altro fine, resta ad oggi non troppo equilibrato nelle componenti organolettiche e ‘solo’ abbastanza armonico; lo stato evolutivo è decisamente giovane. Ai Margini: ai margini di questo vino ci sta la passione del proprietario, ed anche la genuinità, che ne faranno senza dubbio uno delle migliori realtà vinicole della regione Emilia Romagna, visti anche i risultati ottenuti con i vini rossi (ne riparleremo). Curiosità: quella di poter assaggiare ora
(1999) Il Tornese 1995 (volli fortissimamente volli). Dal Lazio CASALE DEL GIGLIO Premesse: scoperta ad una degustazione organizzata dalla Delegazione Versilia dell’AIS nell’inverno 1998 e rivelatasi vera e propria sorpresa ,nel senso di piacevole, per alcuni vini rossi di rara fattura, l’azienda Casale del Giglio ha svolto una lunga preparazione prima del lancio definitivo, fatta di consulenze di alto spessore, sperimentazioni sul territorio di Aprilia,da ripetute micro-vinificazioni a selezionare cloni e territorio. I frutti si vedono, decisamente. In questa puntata di Vinitaly ho incontrato il dott. Santarelli per un saluto e per assaggiare alcuni vini bianchi della gamma, che costituiscono oggetto dell’articoletto qui appresso. I vini assaggiati: Data assaggi: aprile 1999 Il commento: il Satrìco 1998, frutto della vinificazione di uve trebbiano e chardonnay, vuole pochi commenti per la semplicità del gusto un po’ monocorde e la beva non impegnativa. Lo Chardonnay 1998 ha profumi fruttati abbastanza intensi e persistenti e tanta giovinezza: si lascia ricordare per una migliore struttura gustativa rispetto alle precedenti annate, e nulla più. Ai Margini: ai margini ci sta il piacere della mia primogenitura per quanto riguarda la presentazione dei vini di Casale del Giglio ai miei amici, quelli che soglion ber bene, e che hanno apprezzato i grandi (secondo me) vini rossi della gamma. Anche perché ai margini ci sta un ottimale e invidiabile rapporto qualità prezzo, che spero perduri ma non ci credo, e che comunque dovrà tener conto che a fare vino siamo sull’agro Pontino, dalle rimembranze di bonifiche novecentesche, e non sulle colline ilcinesi! Curiosità: la mia curiosità starà
nel vedere la continuità dei risultati: ma sui vini rossi per carità.
Dall’Abruzzo: GIANNI MASCIARELLI Premesse: le premesse stanno in una partecipazione dell’azienda ad una precedente manifestazione organizzata dalla Delegazione AIS Versilia e nel mio avvicinamento al mondo del montepulciano d’Abruzzo. Le premesse stanno però nella fama crescente di questo viticultore che sembra abbia ammesso dedizione totale alla qualità. Le premesse stanno nei segreti e nelle bugie che si dicono da anni sul trebbiano d’Abruzzo: se sia o meno vero trebbiano (Valentini non ce lo dice?) visti i risultati. Ed allora io, andando per vini bianchi soffermo lo sguardo e l’attenzione sul trebbiano naturalmente ma anche su uno chardonnay che…. I vini assaggiati: Data Assaggi: aprile 1999 Il commento: del trebbiano Marina Cvetic 1997 ho il ricordo della profondità, delle doti insospettabili e inaspettate se rapportate al ‘nostro’ trebbiano. L’impatto olfattivo è intenso e persistente, nel bicchiere riesce a sviluppare sentori complessi in progressione su solida base fruttata; la qualità è decisamente fine, gentile aggiungerei; il palato viene avvolto completamente da sensazioni sapide e calde, molto morbide. Le sensazioni finali sono quelle di un vino pronto e sui generis. Lo chardonnay M.C. 1997 affina in legno ma questi non soverchia affatto la struttura olfattiva giocata sulle note vegetali del frutto, sul sotto bosco e sulla balsamicità dei profumi; rimarchevole l’ampiezza di bocca con buona rispondenza gusto-olfattiva: nel complesso un vino abbastanza armonico e dallo stato evolutivo giovane-pronto. Ai Margini: ai margini c’è la sostanza. C’è pure un ottimo prezzo. Mettendo insieme sostanza e prezzo si può arrivare a livelli molto alti…dai margini al centro! Curiosità: la curiosità sta nel ritrovare
questi vini, perché la bevibilità è comunque sempre
un pregio: bevibilità ed altro ancora si ritrovano in questi vetri….
Dalla Campania: MASTROBERARDINO Premesse: vale poco premettere quando si parla di Mastroberardino; lascio perdere la storia aziendale, che è LA storia del vino, così come gli ultimi rivolgimenti in seno all’azienda e mi riprometto di raccontare più in là nel tempo delle attese e sorprese avute dal sottoscritto durante una degustazione del gennaio 1999 tutta incentrata sui vini della casa. Passeggiando al Vinitaly non ho potuto fare a meno di richiedere un assaggio, solo per conferma, per prova: io volevo assaggiare un fiano di Avellino… I vini assaggiati: Data assaggio: aprile 1999 Il commento: si parte dal finale: il finale è il dispiacere che si prova a sapere che questo vino non sarà possibile ritrovarlo. Dalla fine si può quindi risalire all’inizio: alla brillantezza di un colore con evidenti tendenze verdognole, molto consistente; alla completa avvolgenza del naso in una progressione complessa di profumi caratterizzati da un bouquet impensabile in età più giovanili, dove la fragranza del fruttato (ancora percettibile) e soprattutto l’aromaticità e la balsamicità dello sviluppo terziario la fanno da padroni, su struttura fine e eterea: alla bocca maestosa e densa, alla rispondenza gusto-olfattiva quasi perfetta; alla composta morbidezza e nello stesso tempo alla inusuale vivacità e freschezza; alle sensazioni finali calde e lunghe, all’equilibrio e alla fusione delle diverse componenti organolettiche. Vino sui generis che dimostra come il vecchio fiano non abbia rivali quando si ha la fortuna di una buona vendemmia dentro un grande terroir e il mestiere dalla propria parte. Quando poi si va ad assaggiare le parole non bastano più… anzi non c’entrano proprio. Ai margini: ai margini ci sta il nome Lapìo che oggi non si trova più sulle etichette delle bottiglie di Mastroberardino: oggi la selezione di fiano si chiama Radici e basta. Ai margini ci sta il ricordo di grandissimo Fiano di annata più recente , solo acciaio, che vi racconterò… Curiosità: curiosità, e rammarico,
quella di una verticale mancata (per ragioni mie di ‘spazio’ e di tempo)
di Fiano selezione Radici alla quale gentilmente l’azienda voleva
sottopormi nello stand di Verona. Tant’è. |
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