Speciale
"Perché i migliori vini Toscani non sono DOC?"
Il Tirreno, 23/6/2000
 
 
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E' un Chianti classico il vino «più toscano» 
Roberto Bernabò

Il vino più toscano? E' il Chianti classico '97 Riecine. A giudicarlo, in un «pacchetto» di dodici vini - merlot, sangiovese, cabernet e syrah - come quello più ricco del segno della propria terra, è stata una «giuria» di enologi, produttori e giornalisti. Per carità, non si è trattato di un vero «panel» di degustatori ma piuttosto di un divertissement. Una sorta di gioco che ha introdotto il convegno-provocazione voluto dal Consorzio dei vini delle Colline Lucchesi per discutere del futuro del vino toscano. Ovvero di come provare a dare un'identità unitaria, che rappresenti uno strumento di guida al consumatore, nel mare magnum dei vini importanti prodotti nel Granducato e che sono fuori dalle Doc. L'idea insomma di incominciare a discutere della nascita di una sorta di super DOC «Grandi vini di Toscana» che italianizzi la fortunata etichetta «Supertuscans» e attraverso un meccanismo di sottozone faccia da contenitore per i cru della produzione regionale. Allargando dunque quanto accaduto finora solo col Sassicaia che ha avuto la sua «sottozona» nella DOC Bolgheri. Ma è ovvio che questa è oggi poco più di una provocazione e ben lo sapeva il Consorzio Lucchese. Che un merito comunque l'ha avuto. Riuscire a portare allo stesso tavolo per discutere - sotto la guida di Ernesto Gentili - davvero il meglio dell'enologia toscana ed il fior fiore degli enologi che qui lavorano. Risultato? Che i tempi ovviamente non sono maturi per un'operazione del genere, perché il mercato del vino oggi premia più i Supertuscans che la maggior parte delle DOC e dunque per i produttori starne fuori è una necessità per strappare prezzi più alti. Ma soprattutto che la nostra enologia è ancora troppo giovane - sul piano della qualità - per riuscire a mettere ordine nella deregulation con cui è cresciuta. In fondo sono passati sì e no 20 anni dai tempi del caro vecchio fiasco. 

 

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