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"Perché i migliori vini Toscani non sono DOC?" |
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Pubblichiamo un commento al convegno pubblicato da Franco Ziliani dal sito australiano: http://www.winepros.com.au Nuova DOC per i Supertuscan di Franco Ziliani È possibile includere sotto una singola DOC vini che sono profondamente differenti l'uno dall'altro in temini di zona di produzione, terroir, microclima, composizione varietale e stile? Vini il cui unico comun denominatore consiste di essere stato prodotto in Toscana e nel fatto di godere della popolarità internazionale nella piuttosto ampia categoria dei "Supertuscan" come il Percarlo di San Giusto a Rentennano, la Vigna di Alceo e il Sammarco del Castello dei Rampolla, il Fontalloro della Fattoria di Felsina, il Vigorello di San Felice, il Solaia di Antinori, il Cepparello di Isole e Olena? Questa è stata la domanda posta in un recente convegno organizzato dal piccolo ma coraggioso Consorzio dei Vini delle Colline Lucchesi (24 produttori per una produzione totale di circa mezzo milione di bottiglie) quando hanno proposto un dibattito sull'argomento: "Perché i migliori vini toscani non sono DOC?". Il suggerimento era che ci fosse una categoria chiamata "Gran Vino di Toscana". Un'idea originale ma, ahimé, che non ha trovato il favore delle parti più interessate, cioè gli stessi produttori dei Supertuscan. Neanche una parola detta a favore dell'idea dai vari speaker, Luca di Napoli (Castello dei Rampolla), Duccio Corsini (Fattoria Le Corti), Giampaolo Motta (La Massa) per il Chianti Classico, Michele Satta e Piermario Meletti Cavallari per Bolgheri, Vasco Grassi della Fattoria del Buonamico a Montecarlo, Andrea Franchetti della Tenuta di Trinoro. Né è stato molto più positivo il silenzio ad esempio di Nicolò Incisa della Rocchetta di Sassicaia, Benedetta Contini Bonacossi di Capezzana e di enologi supestar come Carlo Ferrini, Alberto Antonini e Luca D'Attoma. Di fatto, solo Moreno Petrini e Saverio Petrilli della Fattoria di Valgiano (Colline Lucchesi) sono realmente intervenuti a favore dell'idea. In effetti Stefano Rizzi, della Fattoria Le Pupille di Scansano, famosa per il suo Morellino di Scansano DOC ma anche per il Supertuscan Saffredi, un taglio bordolese di recente grandemente elogiato da Wine Spectator, ha affermato con chiarezza che anche se una tale DOC teorica come il "Gran Vino di Toscana" fosse approvata la gente sarebbe stata molto prudente nell'usarla per la paura di cadere nella trappola di una denominazione che finirebbe per imbrigliare l'indipendenza e l'immaginazione del produttore. Così, se la grande maggioranza degli speaker del convegno era d'accordo sulla importanza di valorizzare il territorio, senza essere vincolati ad una particolare varietà di uva o ad una tecnica di vinificazione, il fallimento della proposta dei produttori di Lucca è stato sintetizzato dal winemaker Niccolò D'Afflitto, consulente dei Marchesi Frescobaldi: "La Toscana è la regione con la più alta eterogeneità di terreni. Come enologo io proporrei di piantare solo ciò che è più adatto alla zona, senza tenere troppo conto delle richieste del mercato."
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