![]() |
La parola
all'agronomo |
![]() |
|
|
|
|
| Le parole passate |
|
La manifestazione fieristica svoltasi a Gorizia dal 5 al 7 Novembre u.s., ha rappresentato un appuntamento particolarmente importante per gli addetti ai lavori, sia per la qualificata presenza degli espositori, ma anche per la presenza all'interno del programma fieristico del convegno mondiale "Il Clone per il Terzo Millennio", che quest'anno ha affrontato il tema della componente fenolica. Ma andiamo con ordine. All'interno della Mostra Vite '99 di particolare interesse sono stati i banchi di assaggio dei vari cloni presentati dai costitutori ed un banco di assaggio messo a disposizione dall'ERSA (L'ente di sviluppo agricolo regionale del Friuli ) che comprendeva microvinificazioni di diversi cloni di Merlot in eguali condizioni di coltivazione, più una piattaforma ampelografica regionale. E' infatti indispensabile nella comparazione di cloni diversi, standardizzare tutte le tecniche colturali, i fattori ambientali e le metodologie di vinificazione per poter permettere al tecnico di attribuire le differenze riscontrate nelle microvinificazioni ai caratteri genetici dei vari cloni. In questa ottica pur riconoscendo serietà e capacità professionale ai vari costitutori e moltiplicatori, il banco dell'ERSA dava maggiori garanzie di obbiettività scientifica. Bisogna subito dire, per opportuna correttezza, che la valutazione delle caratteristiche di un dato clone in microvinificazione, risentono della quantità di uva elaborata, essendo dimostrato che quantità maggiori di uve elaborate dello stesso clone danno vini anche molto diversi. In questo caso però anche le quantità microvinificate erano identiche e quindi si poteva con una certa tranquillità procedere all'analisi organolettica. Il primo clone di merlot degustato è stato l'ISVF4: il vino si presentava di un colore rosso rubino carico, profumi eterei, di mora e ciliegia, gusto però erbaceo, tannini abbastanza morbidi; il secondo clone, sempre dell'Istituto Superiore della Viticoltura era il ISVF5: di colore meno intenso del precedente con nota erbacea anche nei profumi, colore meno inteso del precedente (rosso rubino medio), presenza di tannini più spigolosi; l'ultimo clone della serie ISV era L'ISVF2 che presentava un colore intenso come ISVF4, odori di frutti complessi con nota dolce e profumata in frutti rossi, al gusto risultava giustamente tannico con presenza prevalente di tannini dolci. Si continua con un altro clone nazionale di merlot , l' R12 di Rauscedo che presentava una colorazione nella media, profumo etereo, fenolico, non troppo ampio, al gusto era prevalentemente morbido con note dolci anche se non si evidenziavano aromi particolari (frutta o cioccolato). Siamo passati poi ai cloni dell'INRA (Francia); il 348 presentava un colore rosso rubino intenso, con odore varietale, di polvere, fenolico, con note di cuoio, nel gusto presentava note chiare di frutti rossi maturi (ciliegia, fragola, mora) con una senzazione di freschezza dovuta ad una certa acidità. Altro clone francese era il 184: nota erbacea presente sia nel profumo che nel gusto e una colorazione quasi cupa nei toni rossi; al gusto presentava una certa presenza tannica e sentori di cioccolato e confettura di ciliege. Il 343 sempre francese, conclude la serie di degustazioni. Colore intenso e profondo, rosso rubino carico, negli odori una prevalenza di polvere, cuoio, fenolo, e nel gusto una stoffa importante con tannini ben strutturati anche se ancora un po' duri ma eleganti, che suggeriscono una predisposizione all'invecchiamento. Come è facile capire i vini erano tutti dell'annata 1998.
Il giudizio su questa selezione di cloni di merlot parte, a mio modo di vedere, da una considerazione preliminare che riguarda in particolar modo la zona di produzione e le forme di allevamento. I merlot friulani fino a qualche tempo fa denotavano una nota erbacea molto pronunciata che come sappiamo deriva dalla presenza di metossipirazine. Tali sostanze presenti naturalmente nelle uve di Merlot, Cabernet e Sauvignon, sono particolarmente presenti quando si hanno produzioni molto elevate, forme di allevamento espanse e scarsa illuminazione del grappolo nella fase di maturazione; la forma di allevamento ancora più diffusa in Friuli è il Casarsa, schematizzata in figura, che è molto produttiva e mantiene coperti i grappoli sotto una coltre di foglie ricadenti. Questo fa si che la luce ed il calore, fattori di degradazione delle metossipirazine, non possano compiere efficacemente la loro azione mantenendo quelle note erbacee che vengono ulteriormente esaltate dalle alte produzioni. La componente erbacea rilevata nelle degustazioni effettuate era quindi sicuramente esagerata da queste condizioni che sono state quelle di produzione delle uve sottoposte a microvinificazione. In particolare è importante ricordare che proprio per i diversi sistemi di allevamento e le più basse rese per ettaro, quasi nessuno dei merlot prodotti in Toscana, se pur nella loro peculiare diversità, presenta note erbacee così evidenti come quelle che si rilevano ancora i parecchi merlot della bassa friulana. Dopo questa doverosa premessa mi pare che tra i cloni esaminati di particolare interesse risultino L'ISVF4, L'INRA 184 e 343 per vini da medio e lungo invecchiamento e l' ISVF2 e R12 per merlot di pronta beva o comunque di breve invecchiamento. Si conferma comunque fondamentale
anche nella produzione di vini varietali basarsi su un mix di cloni diversi
che apportino note complementari in modo da sprigionare una più
ampia gamma di sensazioni sia olfattive che gustative e consentire una
più stabile connotazione del vino. Fine prima parte.
|
| Prima pagina | L'articolo | Il vino della settimana | Rassegna | Sottoscrivi | Collaboriamo |