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la doc Colli di Luni, Capitolo II La Colombiera: Sulla strada del nuovo Terrizzo |
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Introduzione Podere Terenzuola: "La mia piccola Alsazia" Ottaviano Lambruschi: rigore e passione Azienda Il Torchio: sotto il torchio ci sta la schiettezza |
Azienda agricola La
Colombiera
Francesco e Piero Ferro - Fosdinovo (MS) Ci troviamo nei dintorni della Villa Malaspina, in località Caniparola, in quella terra di Luni che qualche potente, diverso tempo fa, ha voluto smembrare e suddividere tra Liguria e Toscana. In un angolo verde e appartato, ligure, ma circondato da terra toscana, ché Fosdinovo di fatto appartiene alla provincia di Massa Carrara, ci sta il quartier generale della Azienda Agricola La Colombiera, una delle cantine storiche della denominazione Colli di Luni. Ad attenderci in azienda, proprio di fronte ad un vecchio vigneto giustamente spoglio vista la stagione (siamo a gennaio) l'attuale fac-totum, Piero Ferro, discendente diretto del fondatore Francesco. Cordiale, sincero, competente, Piero è lì per deliziarci di informazioni, sensazioni, storie che hanno riguardato, riguardano e riguarderanno il suo mondo e quello della azienda che dirige. È d'uopo partire comunque dallo stato di fatto: uno stato di fatto che vede una realtà di 7 ettari vitati principalmente situati in territorio ligure, tra i comuni di Sarzana e Santo Stefano Magra, dai quali l’azienda ricava circa 50000 bottiglie tra Colli di Luni Vermentino, Colli di Luni Bianco e Colli di Luni Rosso Riserva. Nei terreni di Sarzana e S.Stefano coltiva prevalentemente l'uva vermentino mentre dalla vecchia vigna, sede del nostro incontro, deriva un vino rosso, fatto di sangiovese, cilegiolo, canaiolo e altre varietà a bacca rossa che ormai può considerarsi una leggenda nell’ambito della sua denominazione e ,diciamolo pure, per la Liguria intera: il suo nome è Terrizzo. In prospettiva prossima futura ci sta la creazione di un vigneto di circa 8 ettari su territorio toscano (Fosdinovo), proprio a monte della cantina, appena acquistato, e che vedrà crescere vermentino e, soprattutto, vitigni rossi (sangiovese, merlot e cabernet) ed avrà il compito di segnare, come vedremo, un importante cambiamento nella filosofia aziendale. Piero ci fa accomodare nella grande sala di ricevimento, ricavata nella elegante magione sede anche di una attività agrituristica, gestita dal padre Francesco ("quando ne ha voglia!" ? aggiunge lui) e lì cominciano le storie della famiglia Ferro e dei loro vini. La storia parte dagli anni ’70 quando il padre, trapiantato in loco dalla terra di Salemi giù in Sicilia, gestisce un ristorante nei pressi del fiume Magra e i suoi clienti richiedono con crescente attenzione il vino del posto: a quei tempi là nella zona di La Spezia, e di Luni in particolare, si conosceva senza dubbio la viticoltura ma non esisteva una sola cantina che imbottigliasse. Si era soliti allora rivolgersi ai grossisti o a grosse cantine le quali acquistavano uve o vino provenienti dai paraggi e anche oltre per rifornirlo a mezzo damigiane. Da queste avveniva poi il classico e familiare travaso nei bottiglioni per favorire la mescita nelle locande, nei bar e nelle proprie case, e questo il padre Francesco faceva per i suoi clienti. Fu allora, sotto queste spinte, che
a Francesco però venne l’idea di "far da sé", ossia di produrre
il vino per conto proprio: la strada della denominazione di origine Colli
di Luni era lungi dall'essere intrapresa; nelle colline attorno Fosdinovo
e Sarzana si coltivava prevalentemente uva vermentino e fu così
che nacquero le prime vigne e i primi vini di Francesco Ferro, con molti
errori commessi ma tanta volontà; poi c’era quel vigneto attorno
alla sua abitazione dai cui grappoli sarebbe nato da lì a poco un
certo vino rosso……
Ma delle uve, cosa dire delle uve?:
C’è da dire che La Colombiera attualmente produce un vermentino Colli di Luni doc da impianti allevati a Guyot con densità di 3000 ceppi/ettaro (che nei nuovi impianti da mettere a dimora diventeranno almeno 4000) con rese attorno ai 70 qli/ha: il futuro di questo vino si giocherà probabilmente sulle intenzioni e sugli scambi di idee (non sempre in sintonia, a dire il vero, e come è logico) tra padre e figlio: il padre che vede il futuro nella produzione di due vini vermentino , uno "normale" ed uno più "importante", dove quest’ultimo affini per maggior tempo e provenga da spietata selezione di uve prelevate dalle piante migliori dove si sia proceduto a quanto di dovere dal punto di vista agronomico per ottenerne un optimum. Il figlio, meditabondo, è più ponderato nella risposta, tra il timore di una perdita di immagine (e di mercato) per il vermentino "normale" nel caso si punti sulla duplicità e l’avventura, secondo lui in fondo però più consona con la sua filosofia, di puntare su un unico vermentino di alto livello, quindi a minori produzioni in numeri ma a rendimenti qualitativi più elevati. Il gioco è ancora in corso e vedremo chi dei due giocatori la spunterà, fatto sta che, dagli assaggi dei vermentini 1998 e 1997, che sono il presente di questa cantina, parlare di vini "normali" è a dir poco eccessivo: l’impatto aromatico del vermentino 98 è fragrante e fruttato (mela renetta), di buona intensità e discreta persistenza, e non lascia dubbi sulla qualità del prodotto. La bocca si mantiene coerente e, pur su struttura media, non dà luogo a cedimenti, è piena, varietale e conduce a un finale fatto di sensazioni abbastanza calde, sapide e fresche, soavemente ammandorlate, molto gradevoli.
L'ultimo risultato, ovvero l’ultimo
vino in commercio, lo abbiamo davanti agli occhi: il Terrizzo 1997
("che non deriva da una grande annata" ? aggiunge Piero) è di un
rubino/granato limpido e abbastanza consistente; al naso presenta bella
intensità e profondità, è fine, estremamente fruttato,
si riconoscono more e grafite. Sorprende infine l’ottima coerenza gustativa,
in una bocca decisamente fruttata e però di maggiore persistenza,
su una struttura abbastanza calda e morbida, con massa tannica levigata
e abbastanza equilibrata che regala beva e finale gradevole e "gentile".
Qui si giocherà un'altra sfida
familiare, tra il padre orgogliosamente "tradizionalista" ed il figlio
che vuole provare a dare uno scarto in avanti, pensando (chissà
se il padre ne è al corrente) addirittura all’impiego delle barriques
per elevare al meglio le doti di sostanza che intravvede nel "nuovo" blend.
Eh già, le famose e stracelebrate barriques, che pure sono passate,
fugaci, nella storia de La Colombiera, tanto tempo fa…..
Finiamo la storia e la nostra visita al tavolo di assaggio, davanti a un Terrizzo scaraffato di qualche vendemmia fa: si tratta della vendemmia 1985, il "vino di Tachis". Ha senso parlare di lievi difetti e spigolature di fronte alle qualità di un vino che si presenta di un bel granato, consistente e senza unghia evidente, di estrema finezza gustativa, intenso, complesso, ampio e quasi "masticabile", con una bocca importante e morbida, piena e lunga, di carattere e ancora equilibrata? Noi diciamo di no; per il vino da sempre concepito per essere bevuto presto e per quel vino in particolare, tanto deludente al tempo, vi è stata la riscossa, una riscossa che ha il grande pregio di stimolare e far provare ancora a vincere altre sfide….
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