Piccole denominazioni crescono: 
la doc Colli di Luni, Capitolo III
Ottaviano Lambruschi:
Rigore e passione
 
 
Piccole denominazioni crescono: 
la doc Colli di Luni

Introduzione

Podere Terenzuola:
"La mia piccola Alsazia"

La Colombiera:
"Sulla strada del nuovo Terrizzo


Azienda Il Torchio: 
sotto il torchio ci sta la schiettezza


Quando entriamo nella cantina dell'azienda di Ottaviano Lambruschi ci accorgiamo subito di una cosa: l'ambiente, pur piccolo, è caratterizzato da grande ordine, precisione, pulizia. Tutta la produzione è raccolta in vasi vinari d'acciaio perfettamente allineati. L'artefice di questa organizzazione è il figlio di Ottaviano, Fabio, colui che conduce l’azienda dal punto di vista delle scelte agronomiche e di cantina, coadiuvato dall'enologo Baggicalupi: è Fabio che incontriamo per questa terza "puntata" dedicata ai vini dei Colli di Luni.

Questa precisione, unita a tanta passione e ad una ventata di "modernità" , è venuta con la scelta di Fabio di co-gestire l’attività. 
"Mio padre non è uno preciso, gli piace molto fare, costruire, è uno che inizia tante cose, ha le idee, ma poi spesso non concretizza appieno ciò che mette in moto. Era cavatore di marmo (ricordiamoci che siamo nei pressi di Carrara, ndr), ma quando ha potuto ha lasciato quel lavoro e si è messo a fare il contadino, o meglio il viticultore, che era la sua vera passione: mio padre cominciò a imbottigliare il suo vino che correva l’anno 1982"
"Per quanto mi riguarda, io avevo finito gli studi (perito agrario), ero militare e quando ho finito il periodo di leva, verso il 1990, ero indeciso se proseguire la carriera militare o stare qui a lavorare nell'azienda creata da mio padre, ed ho optato per quest'ultima scelta, non me ne pento". E ora Fabio fa anche parte della commissione di assaggio che si occupa di verificare che i Vermentini prodotti nei Colli di Luni soddisfino i requisiti del disciplinare, per potersi fregiare del nome che portano, quindi della doc.


"Ottaviano Lambruschi fa il migliore Vermentino" - ci ha detto un altro bravo vignaiolo della zona- ma pare sia opinione diffusa da queste parti. La cosa che possiamo notare è che fra i piccoli produttori del comprensorio è l'unico che porta avanti la produzione di due Vermentini, ma non nella classica configurazione di prodotto base e prodotto di punta, bensì nella realizzazione di due vini tratti da vigneti ben distinti, chiamiamoli pure cru, che danno risultati egualmente eccellenti ma molto diversi, e che rispondono ai nomi di "Sarticola" e "Costa Marina". Questa operazione è senz'altro di grande interesse perché è la dimostrazione sul campo delle estreme versatilità e potenzialità di questo nostro vitigno autoctono.

Due "cru" di Vermentino, dunque: il Sarticola viene dall'omonimo vigneto ; è il vigneto più vecchio e che sta più in alto, che risale alla fine degli anni 70. Geologicamente, va a fasce. Qui la resa per ettaro è di 40 quintali per ettaro.
La "Costa Marina", che è appunto un vigneto "di costa", è costituito da un poggio inerbito naturale "a ritocchino" ed è di proprietà. La localizzazione dei due vigneti è splendida così come l’esposizione (sud sud-est): si trovano entrambi non molto distanti l'uno dall’altro in una conca di Liguria (siamo nel comune di Ortonovo) dominata dai boschi e dalla macchia chiamata Colline del Sole: il mare, come sempre, si fa scorgere da quelle alture. Il Costa Marina fu realizzato da Ottaviano con la ruspa, tutto da solo, nei primi anni ottanta. Qui abbiamo una resa per ettaro di 50 quintali. Osserviamo con piacere che queste rese eguagliano o addirittura stanno sotto la metà del massimo consentito dal disciplinare (peraltro molto generoso).

Le linee guida della filosofia produttiva per il Vermentino in casa Lambruschi stanno in poche parole, che nascondono però grande impegno e rigore: poco concime, minimizzazione dell'uso della chimica ("anche se va detto che seguendo i dettami di una coltivazione biologica stretta, con solo rame e zolfo, le vigne spesso sono ridotte piuttosto male"). In vigna, il diradamento è piuttosto costoso, richiede manodopera specializzata. Una cosa che viene fatta qui invece è la vendemmia a scalare, cioè a più fasi, a partire dalla metà di Settembre fino ai primi di Ottobre. "Quest'anno abbiamo avuto 20, 20.5 di zuccheri. Invece per l'acidità c'è il solito problema che il Vermentino ce l'ha bassa e tende a scendere rapidamente. Il disciplinare prevede un minimo di 5 che è troppo alto, siamo sempre al limite, arriviamo spesso a 5.10, 5.20. Assieme ad altri produttori stiamo pensando di chiederne una riduzione."
Poi, macerazione a 8 gradi centigradi, niente malolattica (fermamente combattuto questo "ammorbidimento", ritenuto pericoloso), aggiunta di lieviti e di sali minerali, chiarifica a freddo, senza filtraggi.
A detta di Fabio sui profumi e sulla struttura, sulle caratteristiche insomma dei suoi vini influisce molto la zona geografica, l'esposizione e il terreno, poco i cloni, abbastanza i lieviti usati. 
Nel 1997 poi è stata definitivamente chiusa l'esperienza del Vermentino affinato in legno. "Il Vermentino è un bel vitigno, con una sua personalità. L’apporto del legno lo snatura - ci dice Fabio - lo omologa ai vari Chardonnay che ci arrivano da tutte le parti." Infine un altro dogma: "il vermentino dei Colli di Luni ha da esser secco" quindi no a giochi di virtuosismo stilistico con i residui zuccherini.

La produzione complessiva dell'azienda si aggira oggi sulle 30-35 mila bottiglie, rapidamente assorbite dal mercato, e comprende, oltre ai Vermentini, un bianco da tavola, in cui entrano le uve scartate dalla "selezione massale" (cioè dalla scelta dei grappoli migliori) effettuata per i Vermentini, ma comunque soggette ugualmente alle basse rese per ettaro prima menzionate, e un Colli di Luni Rosso composto da Sangiovese in prevalenza con l’aggiunta di altre varietà a bacca nera: "Oltre questi livelli di produzione non vogliamo andare, perché non basteremmo più solo noi per gestire l'azienda".

Come spesso accade da queste parti, l'ultima annata è esaurita, e dunque, i nostri assaggi vengono effettuati tutti direttamente dalle vasche.
Partiamo dal Bianco da Tavola 1999 che uscirà nell’Aprile 2000: si presenta di un colore paglierino con riflessi verdognoli, un po’ slavato, già cristallino, di media densità. I profumi, di buona intensità, sono fruttati e fragranti, si riconoscono mela, pera, fiori, lieviti ed una punta di miele. La bocca ha un attacco dolce, è soavemente acidula, di corpo lodevole, ed ha un bel finale rotondo e di discreta lunghezza. È questo il vino sicuramente più pronto in questo momento.
Il Vermentino "Costa Marina" 1999 (uscita giugno 2000), la cui gradazione alcolica sfiorerà i 14 gradi, presenta profumi ancora un po’ chiusi ma che preludono a grande profondità e complessità: “aromatico” e floreale, con riconoscimenti di fiori gialli e ginestra (Fabio tiene a dirci che i vigneti sono circondati da macchia mediterranea) mostra una bocca avvolgente e potente, di futuro splendore e qualità .
Il Vermentino "Sarticola" 1999 (uscita luglio 2000) ha profumi in divenire molto peculiari anche se non ancora nitidi ne ben sfumati, e se ne avverte la qualità superiore: vegetali, balsamici, agrumosi, di buona presenza. La bocca invece è davvero solida, calda, sapida dove il gusto ancora fresco del frutto (si percepiscono netti gli agrumi) si spande con prepotenza. Nonostante sia il vino che esce più tardi si dimostra più pronto che non il Costa Marina.

Assaggiamo poi il Colli di Luni Rosso 1999, affinato in acciaio. Il vino mostra profumi un po' incerti in cui si percepisce frutta matura. Anche in bocca, seppure di buona struttura, si mostra aromaticamente limitato e un po' fiacco nel finale, pur tuttavia è abbastanza caldo, fresco e beverino. 
Assaggiamo infine un blend di Cabernet e Merlot da una barrique, che dovrebbe costituire la base, insieme al sangiovese vinificato in acciaio, del prossimo e importante Colli di Luni Rosso Riserva il cui nome (forse) sarà Il Maniero. Il blend mostra profumi prepotentemente terziarizzati (caffè), empireumatici, ma in bocca si riscatta con un frutto più in evidenza e una buona lunghezza. La sosta in carato si protrarrà per almeno sei mesi poi si vedrà con il tempo.
Noi confidiamo che alla fine dei rispettivi affinamenti queste componenti andranno verso un buon equilibrio e formeranno un quadro d’insieme lusinghiero a costituire la base verso nuovi orizzonti (rossi).

Della precisione e del rigore dicevamo all'inizio; aggiungeremmo la pacatezza per descrivere meglio gli aspetti caratteriali e la personalità di Fabio, quelli che vengono fuori mentre ci parla: a volte però il suo eloquio è scosso da un accento più passionale, più coinvolto, quando per esempio si sorprende e si compiace delle differenze organolettiche dei suoi due crus o quando elenca una selva di nomi tecnici legati ai lieviti e all'apporto che lui intende dare ai suoi vini mediante il loro impiego.
In quei momenti traspare più nitida la figura di un giovane vignaiolo che eredita un importante patrimonio culturale, una tradizione forte, testarda e coraggiosa, anche orgogliosa, come di vita "vissuta", da uno di quei padri che hanno fatto la storia e segnato le sorti di Carrara e delle sue terre attorno. 

Azienda agricola Ottaviano Lambruschi
Via Olmarello 28 - 19030 Castelnuovo Magra (SP)
 

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