![]() |
settimana |
![]() |
| Vecchi Sauvignon |
![]() |
Che fine fanno i penetranti profumi dei sauvignon, i freschi fiori e gli stimolanti agrumi, quando il vino invecchia? Questo è quanto ci siamo chiesti di fronte a tre sauvignon blanc in una bellissima serata dello scorso mese di settembre '99. I vini che abbiamo assaggiato, complice l'ospitalità degli amici Susi e Vincenzo, sono stati: Isonzo del Friuli Sauvignon "Dom Picol" 1995 - Lis Neris Pecorari Isonzo del Friuli Sauvignon "Sot Lis Rivis"1995 - Ronco del Gelso Alto Adige Sauvignon "Voglar" 1996 - Peter Dipoli Le sorprese non finiscono mai: è il caso di dirlo a proposito di vini e soprattutto quando quei vini sono a base di uve sauvignon blanc. Assaggiando vini con 3 o 4 anni di affinamento le evoluzioni sono curiose e da raccontare. I due sauvignon isontini del 1995 sono accomunati da una quasi analogia nell'esame visivo e, quel che è più singolare, nell'impatto olfattivo. E questo può sorprendere ancor più se al naso gli aromi percepiti sono non comuni. Infatti in entrambi i vini si rivela con intensità un melange di profumi che possono identificarsi tra l'aroma della foglia di tabacco e la gomma leggermente bruciata con accenni di levure da biscotti al forno, in verità mai scoperto in altri vini sauvignon. L'intensità è per entrambi buona mentre la persistenza intesa come capacità di disvelare in progressione diversi profumi non sorprende particolarmente stante la monotematicità degli aromi sopra descritti anche a degustazione prolungata, che tendono alla lunga a rendere stucchevole l'odorato. La qualità resta tuttavia indubbiamente fine. Ben diversa, a nostro avviso, e di caratura superiore è la struttura e la persistenza aromatica che i due vini offrono al palato dove in modo marcato si apprezzano le differenze. Il Dom Picol offre struttura più rotonda ed equilibrata tra le varie componenti in un impianto tendenzialmente morbido e avvolgente, con bella grassezza e sapidità. È il momento in cui più si sentono i quasi 11 mesi di botti piccole in cui normalmente cresce questo vino che donano anche bei ritorni speziati di dolce vaniglia. Maggiore sapidità e freschezza si notano invece nel Sot Lis Rivis ma non sarei sorpreso di scoprire che anche in questo caso ci sia stato del legno in quanto nuances vanigliate si possono apprezzare sul finale di beva. Colpiscono di più in quest'ultimo i toni varietali intensi ad inizio beva che rimandano al peperone e alla foglia di pomodoro e la struttura fine e ben equilibrata. In definitiva una armonia non pienamente realizzatasi per entrambi stante la mancata rispondenza gusto-olfattiva, anche se in questo caso è meglio così. Il terzo sauvignon degustato proviene dal Trentino ed è di un anno più giovane rispetto agli altri due. In effetti sia il colore, più slavato e meno denso, sia l'esame olfattivo, rivelano un frutto assai vivace e fresco dove con buona persistenza ed intensità si manifestano caratteri varietali vegetali e iodici (succo d'ostrica) che presagiscono ad una beva intrigante e tendenzialmente impostata sulla sapidità e la fresca acidità dell'uva, ancora marcate. Da aggiungere sicuramente l'assoluta mancanza del legno e le buone sensazioni finali sapide e acidule, con lieve ma avvertita nota di idrocarburo. L'escursus gustativo di questi 3 buoni vini ci fa concludere che in Italia abbiamo la possibilità di fare (e assaggiare) vini da uve sauvignon che possono sfidare il tempo e gli anni come i blasonati cugini d'oltralpe (Sancerre in testa) regalando, a volte con rapporto qualità prezzo ottimo, sensazioni di vitalità e freschezza non comuni e soprattutto una variegata e multiforme gamma aromatica. Finita la degustazione ci siamo saziati con la buona
cucina degli ospiti, un ottimo risotto di mare e un fragrante fritto di
pesce appena pescato (squisite le piccole triglie (fragoline) da mangiare
in un sol boccone) hanno offerto uno splendido contraltare ai buoni vini.
Talmente buono che le bottiglie non sono bastate e, all'impronta, abbiamo
virato verso due chardonnay che i previdenti ospiti avevano già
messo in fresco. Ma... questa è un'altra
storia.
|
|
| Editoriale | L'articolo | Il vino della settimana | Rassegna | Sottoscrivi | Collaboriamo |