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La scomparsa di Mario Soldati
ci ha fatto venire in mente che possiamo (con tutta l'umiltà del
caso!) considerarlo un nostro precursore. Riportiamo qui di seguito due
brani dal libro "Vino al vino", ed. Oscar Mondadori 1981 (prima ed. Libri
Illustrati Mondadori Editore, Milano, 1977). Il primo è tratto dall'introduzione;
il secondo mostra una mescolanza di competenza, umiltà e freschezza
di scrittura.
Dirò subito che mi considero anch'io,
del vino, un amatore inesperto. È vero, i "viaggi d'assaggio",
che racconto nelle pagine seguenti, mi hanno istruito un pochino: ma il
loro risultato più apprezzabile è stato di misurare, dopo
anni di esperienze enologiche, quanto sia vasta ancora la mia ignoranza,
e l'arte del vino quanto difficile.
Per esempio. Uno degli errori più gravi
e più comuni in cui oggi incorrono molti consumatori di vino è
di credere che un certo vino, riconoscibile al nome e all'etichetta, debba
essere sempre uguale a se stesso, e sempre buono se una volta è
stato trovato buono: di chiedere, dunque, al commerciante un vino che
risponda a requisiti di "continuità". L'errore deriva senza dubbio
da un inconscio adeguarsi alla produzione indistriale di tanti altri beni
di consumo. Enorme equivoco: si pensa, scioccamente, al vino nominato
e desiderato come a un'entità omogenea, intercambiabile, fissa:
come se si trattasse di una data marca di aranciata, di birra, di whisky,
o addirittura di automobile o frigorifero. Mentre il vino (il vino di
una data qualità, zona di produzione circoscritta, annata, partita,
botte e, in certi casi, misurabile, inanalizzabile se non entro centri
limiti, variabile per un'infinità di motivi, effimero, ineffabile,
misterioso. Esigere un vino "stabile" è la più grande sciocchezza
che un bevitore di vino possa commettere. "Un vin suivi n'est pas un vin
honnete" dice il Courtine.
D'altra parte, i produttori, sostenuti dagli enologi
(da quasi tutti gli enologi) non denunziano la sciocchezza, non si oppongono
menomamente alla "esigenza della stabilità"; e si giustificano
con un argomento, secondo loro, inoppugnabile e sovrano: si tratta, dicono,
di un'esigenza, di una richiesta avanzata dalla maggioranza dei clienti,
i quali, naturalmente, "hanno sempre ragione". La scelta, proclamano,
non è mai imposta dal produttore, ma sempre dal consumatore, e
cioè dalla maggioranza dei consumatori.
Il Chianti e il Brunello
Il Chianti, invecchiando, presenta fatalmente
delle "disarmonie": sono, probabilmente, la conseguenza della sua originaria
mescolanza: come se, col tempo, tendesse a scomporsi negli aromi dei diversi
vitigni da cui deriva.
Il Brunello, invece, grazie all'integrità
della propria razza, invecchiando migliora sempre. Il profumo è,
nettamente, di lampone: chiudendo gli occhi, si ha la sensazione precisa
di fiutare un bicchiere contenente un'acquavite di lampone, di quelle
pregiatissime dei Vosgi: il sapore, poi, non ha, intendiamoci, proprio
niente del lampone: è rotondo e giustamente amarognolo. Ho anche
osservato che, facendo ruotare il bicchiere nel senso delle lancette dell'orologio,
il profumo di lampone è molto più vivo che non facendo ruotare
il bicchiere nel senso opposto. Non sono certo in grado di spiegare questo
fenomeno, della cui autenticità posso garantire. Chiunque, del
resto, può fare la prova. Avverto, però, che non tutte le
bottiglie emanano lo stesso profumo. Sono i misteri del vino.
Le principali opere di Mario Soldati:
"Salmace", 1929; "America primo amore", 1935; "La
verità sul caso Motta", 1937; "A cena col commendatore", 1950;
"Le lettere da Capri", 1953; "Il vero Silvestri", 1957; "Le due città",
1964; "La busta arancione", 1966; "I racconti del maresciallo", 1967;
"L'attore", 1970; "Un prato di papaveri", 1973; "Lo smeraldo", 1974; "Lo
specchio inclinato", 1975; "La sposa americana", 1978; "Addio diletta
Amelia", 1979; "Nuovi racconti del maresciallo", 1984.
Principali opere cinematografiche:
"Piccolo mondo antico", "Malombra", "La provinciale";
per la televisione, " Viaggio nella valle del Po alla ricerca di cibi
genuini".
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