Alba Wines Exhibition 2008: dove va il Roero?
Ecco un consuntivo sulla nuova annata del Roero dall'amico e collega
Roberto Giuliani di laVINIum
di Roberto Giuliani
ALBA
- Si parla spesso, a buon diritto, delle troppe e troppo spesso raffazzonate
manifestazioni enoiche che si svolgono lungo tutto lo Stivale. Viene
da chiedersi se siano davvero tutte così necessarie, visto l'enorme
dispendio di energie e di materie prime che quelle più imponenti
comportano. Certamente appare indispensabile che questi eventi, almeno
quelli più importanti e indirizzati a giornalisti, buyers
e operatori di settore, siano studiati e organizzati al meglio, che
le risorse a disposizione non abbiano il solo scopo di presentare dei
prodotti, ma di far conoscere il territorio, le aziende, la cultura
e la storia di realtà che per molti degli ospiti, soprattutto
stranieri, possono apparire lontane e misteriose; una full immersion
che fornisca un quadro il più ampio possibile e che consenta
di arrivare alle degustazioni dei vini con una serie di informazioni
che potrebbero rivelarsi utilissime ai fini della valutazione di quanto
verrà versato nel calice. E questo viaggio enoico a tutto tondo,
per quanto riguarda Alba Wines Exhibition, la manifestazione
che da ormai tredici edizioni l'Unione Produttori Vini Albesi
organizza avvalendosi del prezioso supporto dell'agenzia Well
Com, per proporre alla stampa nazionale e internazionale le
nuove annate di Barolo, Barbaresco e Roero, rappresenta, ne sono convinto,
l'esempio migliore.
Ed è per questo motivo che appare quantomeno stravagante che
negli ultimi anni si sia registrata una diminuzione sempre più
cospicua delle aziende partecipanti (almeno una ventina se non si considerano
quelle che storicamente non hanno mai partecipato). Difficile saperne
le precise motivazioni, sono pochissimi i produttori che hanno spiegato
le loro ragioni, alcuni non credono nell'utilità di questa manifestazione,
altri ritengono che comporti una spesa ogni anno maggiore, altri ancora
mal sopportano le eventuali critiche dei giornalisti; la mia impressione
è, invece, che ci sia poca coesione e comunione d'intenti, che
gli assenti non si rendano conto di quanto sia forte l'impatto di questo
evento che coinvolge professionisti della comunicazione di tutto il
mondo, un sempre maggior numero di buyers, rappresentanti ed
enotecari (quest'anno c'era anche Vinarius, la più importante
associazione enotecaria italiana), persone che, in alcuni casi fanno
decine di ore di volo per venire a conoscere questi grandi vini, e certamente
non avranno il tempo di farsi il giro delle numerose aziende assenti
in quei pochi giorni già ampiamente impegnativi. Ognuno è
responsabile delle proprie scelte, ma è bene che sappia che un
altro evento di questo peso e livello professionale non c'è.
Detto questo, entriamo nel dettaglio della prima giornata di degustazione,
che ha visto sfilare nella consueta cornice del Palazzo Mostre e
Congressi di Alba, 11 Roero, 3 Barbaresco di San Rocco Seno d'Elvio
(frazione del comune di Alba), 25 del comune omonimo e 26 di Neive.
Per ora mi soffermerò sui Roero.
L' annata 2005 ha avuto un andamento piuttosto irregolare e differenziato
da zona a zona, soprattutto nel periodo estivo che ha prodotto risultati
di forte siccità in alcune aree e violenti temporali in altre.
Settembre in particolare è stato caratterizzato da un inizio
piovoso e poi da un clima favorevole con notevoli escursioni termiche,
mentre ottobre, che è il mese in cui inizia la raccolta del nebbiolo,
è partito nuovamente con le piogge, che hanno prodotto qualche
problema per coloro che non avevano ancora raccolto l'uva.
Roero 2005
Per
quanto riguarda i Roero, difficile esprimere un giudizio complessivo,
trattandosi di soli 11 campioni. La ragione principale di questa esigua
rappresentanza sta nella coincidenza dell'annata 2005 con la "promozione"
a Docg avvenuta nel dicembre 2004, che vede l'introduzione del Roero
"Riserva", sul quale molte aziende hanno puntato. Dovremo quindi aspettare
il prossimo anno per assaggiare le riserve 2005 ed avere un quadro più
completo.
Per il momento i risultati sono stati piuttosto deludenti per questo
vino che non riesce ancora a trovare una propria misura espressiva,
temo, non solo per l'annata non facile, ma piuttosto per una visione
di buona parte dei produttori orientata, forse per un'errata sensazione
di inferiorità verso i Barbaresco e i Barolo, a cercarne espressioni
di potenza e longevità piuttosto che quell'eleganza e florealità
che dovrebbe caratterizzarli (impressione maturata nel corso degli anni);
la versione 2005 ha evidenziato numerosi squilibri fra note piuttosto
vegetali e accenti di surmaturazione, materia prima piuttosto scarsa
con tannini immaturi e acidità che non trovano il supporto del
frutto.
Degli undici campioni assaggiati vi segnalo il Roero Cornarea
dell'azienda omonima, a mio avviso il migliore (colore granato
con riflessi rubini, naso floreale, rosa, viola, fieno, tocchi di prugna,
balsamico, liquirizia; bell'impatto in bocca, buona materia, slancio
e freschezza, tannino nebbioleggiante, molto buono), seguito dal Gerbole
di Renato Buganza (vino di carattere, ancora
molto giovane ma già ben delineato, profumato di fiori, di ciliegia
e lampone, con una struttura solida eppure snella, in grado di evolvere
bene nel tempo) e dal Montespinato di Cascina
Chicco (rubino-granato, naso di amarena, ribes, lampone con
note speziate di contorno, non pulitissimo ma interessante, in bocca
denota un tannino piuttosto immaturo, meno aggraziato del solito, con
finale amaro piuttosto evidente; andrà sicuramente meglio l'anno
prossimo con la selezione Valmaggiore che proviene da un bellissimo
vigneto nel comune di Vezza).
Per amor di cronaca voglio citare anche gli altri 8 campioni, nessuno
dei quali mi ha particolarmente entusiasmato: Il Mai Vist
di La Contea (vegetale e con un'alcolicità scomposta),
il Roero annata di F.lli Massucco ( molto
dolce al naso con note piuttosto surmature, caramella all'amarena, in
bocca ha un tannino piuttosto aggressivo e verde, molto astringente,
nervoso, con finale amaro), il Monfrini di Maurizio
Ponchione (granato netto, naso poco pulito, poi subentrano
note boschive, in bocca è scomposto, amaro, tannico, sbilanciato,
con acidità troppo marcata), l'altro Roero di Renato
Buganza, il Bric Paradis (granato con ricordi
rubini, naso dolce, note verdi che si mescolano a sensazioni molto mature,
in bocca non ha grande complessità, riesce però a trovare
un discreto equilibrio), il Bric Valdiana di Almondo
(naso molto verde, toni che ricordano la vernice, in bocca
è molto astringente, non ha materia in grado di bilanciarlo),
il Prachiosso di Angelo Negro (che
normalmente preferisco al Sudisfà, ma che questa volta appare
svuotato della sua consueta baldanza, con un finale che lascia la bocca
completamente secca), i Roero annata di Cascina
Val del Prete (se non fosse per le note decisamente mature
e una trama piuttosto monocorde, il vino presenta comunque una certa
freschezza e bevibilità) e Cantina del Nebbiolo
(parte con note poco pulite inframmezzate da richiami di viola, geranio,
ciliegia, prugna, liquirizia, in bocca diventa piuttosto magro e senza
slanci, manca di energia e personalità).
19 maggio 2008