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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Vinitaly 2006: Lazio e Calabria, regioni emergenti?

di Luca Bonci

Qualche anno fa, diciamo alla fine del secolo scorso, il rinascimento enologico italiano e la fiducia nell'evoluzione delle tecniche agronomiche e di vinificazione, aveva ormai convinto tutti che l'Italia intera fosse territorio vocato alla vitivinicoltura, e quindi praticamente tutte le regioni non ancora famose per una produzione vinicola di eccellenza erano date per emergenti. Non credo che i presupposti alla base di tali convinzioni fossero errati. Ogni regione ha caratteristiche pedoclimatiche talmente varie (in un ambito temperato comunque ottimale per la vite) da poter sviluppare una buona viticoltura. Ma far buon vino non è purtroppo l'unico modo per emergere, bisogna anche confrontarsi col mercato...

E il mercato dei vini di qualità, dopo i fuochi di artificio degli anni 90, ha subito una persin troppo prevedibile battuta d'arresto. In questo si è dimostrato essere un mercato maturo, che segue leggi più o meno stabilite, tra queste una che potremmo definire di buon senso: l'eccessiva speculazione in periodi di euforia porta sì a veloci arricchimenti, ma prepara la strada a colpi di coda che saranno tanto più gravi quanto più le strategie delle aziende avranno mirato al profitto a breve termine.

Il colpo di coda c'è stato, e ha riguardato praticamente la totalità delle produzione del vino di qualità, senza stare troppo a distinguere tra regioni emergenti o meno, ma risultando chiaramente più punitivo per chi appunto stava, dopo grande investimento di energie, per affacciarsi tra i grandi.

Senza alcuna pretesa di esaustività, abbiamo così voluto dare un'occhiata tra gli stand vinitaliani di due regioni che probabilmente avrebbero potuto far di più senza questa fase congiunturale che ancora non accenna a concludersi.

In Lazio, Casale Cento Corvi produce una ampia serie di vini dai nomi grecheggianti, con l'utilizzo di tecniche di vinificazione abbastanza moderne (criomacerazione, microssigenazione, ecc.). Tra i bianchi ci lasciano piuttosto indifferenti lo Zilath 2005, un trebbiano-malvasia-chardonnay dalla bocca scarna, semplice, segnata da aromi fermentativi e mela cotta, e il Kantharos Bianco 2004, un sauvignon macerato a freddo che, dopo un naso un po' nascosto, mostra se non altro una bocca piena a succosa. Migliore troviamo il Kottabos Bianco 2004, chardonnay 85% e trebbiano, fermentato in barrique di rovere americano. Buoni i profumi, dove si nota anche la presenza del vitigno minoritario, con note di mela e frutti esotici. Grasso e maturo, a 10€ in enoteca.

Passando ai rossi il Kantharos Rosso 2004 (merlot-syrah, 13€) offre un bel frutto di ciliegia e note di erbe aromatiche, mentre il Kottabos Rosso 2004 (merlot in legno e sangiovese in minoranza, 11€) si presenta rubino vivo e impenetrabile, compatto olfattivamente, su note terziarie, e gustoso all'assaggio. Infine il Giacchè 2003, un vinone, ottenuto da ciambrusca e giacchè piantati a piede franco, dal colore impenetrabile e dai profumi precisi di mora e selva. In una bocca sapida troviamo molta frutta, note mentolate, carruba, buona acidità e tanta, tanta succosità. In enoteca va sui 40€.

Torre in Pietra, nella zona di Tarquinia, è azienda di proprietà dell'Antonelli del Sagrantino. Il suo Chardonnay 2005 si trova a soli 5€ e appare molto limpido nei profumi, agrumoso, pulito. Maturo al gusto e saporito, ha buon passo e lungo finale. Tutto autoctono il Tarquinia Bianco DOC 2005, fatto con trebbiano giallo, malvasia e vermentino. Piacevole, nei profumi di fiori e anice, così come in una beva semplice ma incisiva. Il Tarquinia Rosato DOC 2005 è fatto con sangiovese e montepulciano e non offre che profumi nascosti e una leggera frutta rossa, associata a note metalliche. Fine e di buona espressione fruttata il naso del Tarquinia Rosso DOC 2005, sangiovese, montepulciano, cesanese e merlot. Un po' di spigoli all'assaggio e una chiusura affrettata non confermano l'impressione olfattiva.

Infine un syrah e un merlot. L'IGT Lazio Syrah 2004 passa 6 mesi in rovere francese, è rubino non concentrato e ha un naso fresco, peperino, di frutta secca e carne fresca. Buona linearità all'assaggio che si conclude con un tannino rustichetto. Il Lazio Rosso DOC Terre di Breccia 2004 è un merlot e costa sugli 8€ sullo scaffale (linea veramente economica questa appena assaggiata!). Passa 9 mesi in barrique, ha color rubino di media intensità e profumi di frutta rossa e spezie, un po' dolcioni. Buona l'eleganza al gusto e nei tannini.

Tenuta Tre Cancelli. Il Cerveteri DOC Mastarna 2004 è composto da trebbiano e malvasia del Lazio, ha colore paglierino e un naso carbonico, piccante di note acute di fiori e anice. Bocca abbastanza ampia, di mela dolce. Il Flere 2005 dona cenni esotici in un naso di buona freschezza. Vivo anche al gusto, tanto agrume e frutta, buona acidità e sensazioni complesse legate alla permanenza sulle fecce. Sette € il primo vino e 9 il secondo.

Passando ai rossi, il Lituo, un merlot in purezza di cui assaggiamo il 2003 e il 2004 ci sembra non a fuoco aromaticamente, anche se all'assaggio dimostra una certa piacevolezza legata soprattutto a una buona sapidità. Il Cerveteri DOC Pacha 2004 (sangiovese 40%, montepulciano 40% e merlot) vede legno solo nella componente merlot e si distingue per un naso vinoso, abbastanza profondo e per una bocca spigolosa, franca, non lunga. Il Pacha costa sugli 8 € mentre il Lituo si spinge ai 12.

La Tenuta Santa Lucia, dai Colli Sabini, nomina i suoi vini con riferimenti all'antica Roma, ed ecco quindi il Collis Pollionis Bianco 2004 (malvasia in preponderanza, falanghina e sauvignon, 13%), dai profumi floreal-fruttati non ineleganti. Intenso e fine, vagamente esotico. Bocca meno entusiasmante, ricorda la mela e chiude senza troppo slancio, asciutta. A questo si affianca Elodìa 2004 (letteralmente: terra libera), IGT creato con percentuali equivalenti di malvasia, falanghina e sauvignon. La parziale fermentazione in barrique dà un vino più centrato sul contributo speziato del legno, ma toglie quella vitalità che ci era piaciuta nel bianco precedente. Il Collis Pollionis Rosso 2004 diventerà un Colli della Sabina DOC e già in questa annata ne seguiva i disciplinari. Montepulciano e sangiovese equidivisi, con un 20% di merlot. Il colore è un rubino di buona vivacità e i profumi sono di frutta matura e balsamici. Non concentratissimo ma ben bevibile. Infine l'Otio 2004, montepulciano, cabernet sauvignon e un poco di merlot. Dopo 6-7 mesi di legno si presenta rubino vivo, mediamente elegante e austero nei profumi. Composto e corposo, chiude con bei tannini. I due Collis costano meno di 10€ sullo scaffale.

L'Antica Cantina Leonardi di Montefiascone vanta una storia secolare. Il suo tipico Est! Est!! Est!!! di Montefiascone Poggio del Cardinale 2005 ha colore paglierino scarico, è fatto con trebbiano, malvasia e roscetto (speciazione locale del trebbiano che matura arrossendo) e denuncia all'olfatto la presenza del trebbiano con note di mela evidenti. Fruttato al gusto, morbido, forse fin troppo, al limite della carenza acida. il Pensiero 2005 è un grechetto dai 13% e dal naso semplice, cipriato, pungente di fiori bianchi. Buona spalla alla beva, pur senza grande aromaticità. Un bianco da piatti di terra, leggeremente tannico. Il Merlot 2004 ha un bel colore rubino intenso e fa solo acciaio, ma non ci pare preciso né al naso né in bocca. Migliore, sicuramente, il vino di punta dell'azienda, il Don Carlo 2004 che unisce un 70% di merlot a cabernet. Rubino violaceo di grande fittezza e profumi di fiori e frutta, forse un po' confetturati. Belle le note di geranio e lo spunto pepato. Affina in barrique di vario passaggio e al gusto ricorda il ribes maturo.

Sempre da Montefiascone i vini della Cantina Stefanoni. L'Est! Est!! Est!!! di Montefiascone Foltone 2005 è composto da trebbiano, malvasia e roscetto. Ha naso sottile di frutta, piccantino, ricorda l'anice e risulta assai piacevole alla beva, per la leggera tannicità e il buon corpo dell'uva roscetto, ottenuta da un vigneto ricreato dalle vecchie vigne aziendali, e per l'influenza delle terre vulcaniche dell'invaso del lago di Bolsena. Sui 7€ in enoteca. Il Roscetto 2005, vinificato in purezza, ripropone le buone caratteristiche gustative: la sapidità, il corpo e la freschezza tannica nel finale, ma risulta meno complesso nei profumi, ora floreali, di rosa canina, pur sempre intensi. Il Rosso di Montanello 2004 è un sangiovese, montepulciano e ciliegiolo. Naso franco, confetturato, non chiarissimo, e bocca morbida di media importanza. Infine un dolce, il L'eatico 2005, da uva aleatico. I profumi sono diretti, di frutta rossa, freschi e vinosi. E' dolce in bocca, ma anche saporito e speziato, facile, chiuso da lieve tannicità.

Lasciamo il Lazio per la Calabria e per l'Azienda Pichilli di Catona (RC) con il suo Palizzi Prastico 2004. Nerello calabrese 40%, greco nero 40% e gaglioppo danno un vino nettamente sudista, dal color rubino che vira all'arancio e dai profumi molto maturi e alcolici. Gran corpo, alcol e tannini ma non senza equilibrio, un vero calabrese.

Caparra e Siciliani. Il Cirò Rosato le Formelle 2005 associa un color cerasuolo limpido a profumi di rosa e lampone. Fresco e sapido, chiude piacevolmente amarognolo. Il Cirò Rosso Classico Superiore Riserva Volvito 2003 è gaglioppo in purezza. Colore rubino evoluto e buona intensità olfattiva: spezie e erbe aromatiche. Bocca piena, corposo ma non senza rinfrescanti leggerezze (13€). Il Mastro Giurato 2003 è un IGT Val di Neto a base gaglioppo e greco nero. Il color rubino tende al caramello e i profumi sono intensi, un po' cotti, terziari. Assai gustosa la bocca, rotonda, di marmellata di frutti rossi.

L'Azienda Vinicola Malaspina ha un bel bianco, il Greco Bianco Micah 2005, un vero mazzo di fiori, intenso e ampio. Bocca saporita, non molto lunga, matura e arricchita da note di lieviti. Il Palizzi 2003 è fatto con nerello cappuccio, nerello calabrese e castiglione. Ha color rubino, profumi eterei, note floreali e di frutta all'assaggio. Patros Pietro 2003, da magliocco 80% e cabernet sauvignon. Rubino, bel floreale, bocca piena e beva leggera, ancora floreale, erbacea e vanigliata.

Concludiamo con le cosentine Cantine Spadafora. Il Donnici Villa Fiego Bianco 2005, composto da malvasia e greco, ha naso agrumato e di frutta bianca, e bocca fresca chiara, precisa, di buona persistenza (7€). Il Nerello 2003 è un IGT a base magliocco e mantonico nero. Il rubino è caramellato, come i profumi, di frutta rossa con sensazioni laccate, poca la dinamica. Il Donnici Telesio 2001 (magliocco, gaglioppo e greco nero, 13%) ha colore rubino chiaro e anch'esso emana note un po' cotte di frutta rossa, poi prugna e frutta secca, lacca. Bocca morbida, più bevibile di quanto si poteva pensare. Si trova a meno di 15€ in enoteca.


22 luglio 2006

 
 
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