Vinitaly 2007. Suggestioni friulane in anteprima
di Fernando Pardini
Ancora
una volta (la decima, l'undicesima? boh!) bellamente frullati nell'enorme
shacker veronese, a macinare chilometri, ad infilare uno dietro l'altro
gli agognati bicchieri (quasi mai quelli che avevi pensato di assaggiare
prima della partenza), a raccontare, curiosare e soprattutto ad ascoltare.
Nel mondo fantastico e insidioso, colorato e roboante dell'ultimo Vinitalì
(mega-evento verso il quale - è inutile starcelo a nascondere
- il sentimento di affetto ancora una volta prevale sui reali motivi
di critica, ché se non ci fosse più lo cercheremmo ovunque,
da bravi romantici) ho girovagato a lungo per gli stand friulani. Non
quanto avrei dovuto. Come sempre, d'altronde. Quello che ne è
scaturito non è esente da casualità, dal momento in cui
spesso i programmi venivano cambiati all'istante, in dipendenza degli
umori, degli incontri e delle necessità. Così mi sono
mosso fra nomi vecchi e nuovi, con il tempo - stretto e tiranno - alle
calcagna. Quelle che intendo rendervi sono le suggestioni sensoriali
di una giornata trascorsa in compagnia di alcuni di loro. La mancanza
di tanti nomi - anche importanti - é legata solo e soltanto alla
fisica impossibilità di una frequentazione. Vi parlo delle aziende,
e vi parlo dei vini bianchi. Trattasi, nella stragrande maggioranza
dei casi, delle nuove uscite, annata 2006, se si esclude qualche (saggio)
ritardatario, che ama offrire al mercato vini maggiormente affinati.
E se da una lato proprio da certe selezioni più evolute (nobilmente
evolute) è possibile comprendere tutto il fascino e la grandezza
di vini che non temono il tempo, dall'altra non ci possiamo esimere
dal salutare l'avvento di una vendemmia, la 2006 appunto, di grandi
prospettiva e potenzialità. Doti queste ultime misurabili dalla
freschezza e dalla maturità, così come dall'equilibrio
e dalla compiutezza.
SIMON DI BRAZZAN
Interessanti
sviluppi sul fronte della naturalità per questa giovane realtà
isontina. Per adesso il caratteriale Blanc de Simon 2006, da
uve tocai, é capace di regalare grinta gustativa, beneauguranti
spigoli "artisan", ricchezza ed integrata alcolicità.
Profumato e denso il Sauvignon 2006, terragna ed espressiva nella
sua aromaticità la Malvasia 2006. Meno interessante il
Pinot grigio pari annata: ordinato, grazioso ma anche un po' semplice
nello sviluppo e nella articolazione.
MAREGA
Realtà
e personaggio assai particolari, per la tenacia, le idee chiare, la
ricerca ossessiva della tradizione dei luoghi, la predilezione per i
lunghi affinamenti, l'impiego dei legni di acacia. Si conferma un grande
vino, soprattutto al gusto, l'Holbar 2002, a base di riesling
renano, più un saldo di chardonnay: aromaticità
profonda quanto soffusa ma bocca sopraffina, lunga e cremosa, di straordinaria
beva e reattività. Ottima la "marca" agrumata. Assai
più largo e polposo, ma non profondo e teso come il 2002, il
nuovo Holbar 2003, anche se intuisci essere vino lento, da crescere
e seguire nel tempo. Mi è piaciuto moltissimo il Collio Malvasia
Istriana 2004: classe, irresistibile freschezza, salinità,
beva; meno il Collio Malvasia Istriana 2003, un po' a corto di
allunghi. Fra le cosiddette basi, solo discreto il Collio Chardonnay
2006, più azzeccato il Collio Sauvignon 2006, la cui
giovanile presenza - aromatica senza ovvietà - ispira buone ragioni
di crescita.
CASTELLO DI SPESSA
Qui
confezioni impeccabili, anche se un guizzo di carattere in più
non guasterebbe. Buonino il Collio Sauvignon Segré 2005, che
perde un po' di continuità nello sviluppo gustativo pur contando
su un registro aromatico armonioso.
Buonino il Collio Tocai 2005, particolarmente dolce e dal gusto
fin quasi rotì. Termino con il Collio Pinot Bianco di Santarosa,
ambizioso alfiere di casa, qui assaggiato nelle versioni 2003 e 2004.
Il primo effettivamente preda dell'alcol e del rovere, ciò che
rende ridondante il quadro e difficile ( per quanto burrosa) la beva;
il secondo decisamente più nitido e pulito, chiaro e godibile,
con una marca sapida intrigante, un bel portamento e una certa alcolicità.
LA BOATINA
Dall'altra
realtà (di sponda isontina) appartenente al gruppo Pali Wines,
che annovera il già citato Castello di Spessa, (ri)assaggio il
Collio Bianco Perté 2004, che va ben oltre i cliché
roverizzati della prim'ora garantendo una bocca godibile, slanciata,
equilibrata. Assai poco propenso alla fascinazione l'Isonzo Pinot
Grigio 2005; va meglio l'Isonzo Sauvignon 2005, anche
se nel finale appare in debito di complessità.
ZUANI
Due
soli vini, ma che vini! Il Collio Bianco Zuani Vigne 2006 di
Patrizia Felluga ( tocai, sauvignon, chardonnay e pinot grigio) é
bilanciato, sfaccettato, "spedito" e compiuto, con un naso
aggraziato ed arioso e una bocca sapida e fruttata. Il Collio Bianco
Zuani 2005 (non filtrato, stesso uvaggio del Vigne) ha un rigore
ed una tensione superiori, umori di cereali e pietra, una bocca snella
e trascinante, un ottimo allungo e una indubbia territorialità.
VIGNAI DA DULINE
Da
non perdere l'appuntamento con i vini di questa piccola realtà
di San Giovanni al Natisone in conduzione organica/biodinamica, capitanata
da Lorenzo Mocchiutti e da sua moglie Federica. Le vecchie vigne, con
la sensibilità interpretativa che l'esperienza rende via via
più manifesta, stanno regalando vini dall'anima sempre più
pura e coinvolgente, ricca di mineralità e pertugi intriganti.
Molto buono, tanto per cominciare, il COF Pinot Grigio Ronco Pitotti
2006, flemmatico, minerale, grintoso, forte. Piuttosto buono il
Tocai Friulano 2005 ( alcune vecchie vigne da cui provengono
le uve sono nelle Grave): ottima stoffa, elettiva mandorla e bel fumé
da pietra spaccata.
Interessante il Morus Alba 2005, un COF Bianco da uve malvasia
e sauvignon: rovere ben integrato per un sapore non troppo aromatico
ma "riccamente essenziale".
Buonino il COF Chardonnay 2004, furlan senza concessioni:
alcolico, ricco, rigoroso, forse un po' troppo rigido; molto buono infine
il nuovo COF Chardonnay Ronco Pitotti 2005, sopra la media per
l'annata in gioco: salino e minerale, rigoroso e freschissimo, promette
una intessante evoluzione in bottiglia. Da seguire.
IL CARPINO
Mi
pare che si tornino a intravvedere orizzonti di espressività
per questa storica azienda di San Floriano. Attente sperimentazioni
sulla macerazione, una buona misura nel trattamento cantiniero, un lato
caratteriale che inizia ad emergere su diverse etichette. E finalmente
uno stacco più netto fra linea base e linea superiore. A proposito
di quest'ultima, molto bella la Ribolla Gialla Il Carpino 2004
( bocciata dalla commissione della camera di commercio per via del colore
non conforme). Buona integrazione della macerazione, slancio, carattere,
sapidità, lunghezza e freschezza. Buono il Collio Sauvignon
Il Carpino 2004, moderatamente tannico e molto sapido, capace di
unire ricchezza estrattiva e scorrevolezza. Meno significative, ma comunque
godibili, le etichette Vigna Runc (che son le basi).
RONCUS
Sempre
degne di nota le selezioni in bianco di Marco Perco, talentuoso ed appassionato
vigneron di Capriva, anche se assai restie al dialogo in giovane età.
I suoi vini hanno bisogno di tempo. Questo è quanto. E il tempo
gli andrà concesso. Nel frattempo, posso dire che è molto
buono il Vecchie Vigne 2003, da uve tocai, ribolla e malvasia:
schiettezza, freschezza, originalità, grassezza e sapore gli
appartengono. Meno riuscito ma comunque buono il Vecchie Vigne 2002,
asciutto e poco concessivo nel finale. Fra le nuove produzioni, convincente
il Collio Tocai Friulano 2005, spedito, succoso, terragno, senza
fronzoli; assai buono il Pinot Bianco 2005, ritroso ai profumi
ma scattante al palato. Buono infine il Roncùs Collio Bianco
2005, da uve pinot grigio, tocai e sauvignon. Anche qui fin troppo
asciutto ed essenziale nel finale, ma che bella la verve salina!
PETRUSSA
Dobbiamo
prestare grande attenzione ai vini dei fratelli Petrussa: per esempio
allo stupendo COF Tocai Friulano 2006: ricco, gustosissimo, slanciato,
irresistibile. In sicura crescita di espressività ho trovato
il COF Tocai S.Elena 2004, dalla bocca polposa, ricca, grintosa,
verace. Ottimo il COF Pinot Bianco 2006, dal gusto di misurata
eleganza e mineralità. Buono pure il COF Sauvignon 2006,
varietale senza smargiassate, ritmato e modulato. Per finire buono pure
il COF Chardonnay 2005, perché continuo, elegante e ben
disegnato. Non c'é che dire: complimenti!
BRESSAN
Qualche
doveroso riassaggio da questa interessantissima realtà isontina,
realtà fuori dal coro e dai vini spiazzanti quanto intriganti.
Insomma, un indirizzo sicuro per chi è alla ricerca di sapori
"non pacificati", nel nome della naturalezza e della originalità.
Sostanziali conferme mi arrivano dal Carat 2004, apprezzato blend
di tocai, ribolla e malvasia: ti accoglie morbido e suadente, dolce
e rotondo, senza magari il cambio di ritmo che riconoscevamo alle magnifiche
edizioni precedenti ( 2002 e 2003). Sullo stesso livello qualitativo
si muove il Pinot Grigio 2004, dall'impronta macerativa dichiarata,
dalla buona beva anche se non così sfaccettato. Infine discreto
ed originale il Verduzzo Friulano 2004, che ha un suo lato di
insondabile fascino, sul "dico non dico", e un gusto equilibrato,
checché ne pensi l'alcol.
BRANKO
Sempre
all'insegna del "sincretismo" e della freschezza acida i bianchi
del cormonese Igor Erzetic. Piuttosto omogenea la qualità su
tutta la linea, ma questa non è una novità. Con un qualcosa
in più che mi pare spunti dal Collio Chardonnay 2006,
dal Collio Tocai Friulano 2006 e dal Collio Sauvignon 2006.
Il primo si innerva dei profumi del grano e della pietra e possiede
una timbrica pura, sapidissima; il secondo è rigoroso, senza
fronzoli, un soffio di soffusa mineralità; il terzo sopperisce
ad un varietale poco marcato con una rocciosa aromaticità e uno
sviluppo gustativo snello e incisivo. Tutti vini agili, sapidi, finanche
"taglienti" in giovane età, quando solitamente riflettono
più lo stile di vinificazione prescelto. Solo più tardi
"senti" il terroir. Molto, molto piacevoli comunque.
STURM
Ottima
compattezza qualitativa per Oscar Sturm, timido ma determinato vigneron
di San Floriano; i suoi vini sono finemente disegnati, sempre piuttosto
severi e rigidi in giovane età ma fedeli traduttori del terroir,
qui interpretato con rigore e felice essenzialità. Su tutti,
per ritmo, polpa e solarità, spicca il Collio Pinot Grigio
2006. Sempre ben fatti gli altri bianchi, con un Collio Tocai
Friulano 2006 saldo e sincero ed un Collio Sauvignon 2006
fresco e pimpante, solo in attesa di fondersi ed armonizzarsi.
COLLE DUGA
Imbarazzante
(in senso positivo naturalmente!) lo standard qualitativo espresso dai
nuovi vini di Damian Princic, tutti dell'annata 2006. Il Collio Tocai
Friulano 2006, cavallo di battaglia, è come sempre più
in ritardo degli altri, ma già ne percepisci la sincera espressività,
il timbro salino della sua appartenenza, la grande purezza di spirito.
Delizioso il Collio Chardonnay 2006, che brilla di una tensione
e di una eleganza non comuni, così come indubbiamente esplosivo
il Collio Sauvignon 2006, di grande intensità e presenza
scenica. Chiudono il cerchio un Collio Pinot Grigio 2006 più
riuscito del solito ( ottimi profumi, bella succosità) ed un
Collio Bianco 2006 ricco e vellutato, grasso e morbido.
FERESIN
Dall'Isonzo
emerge l'impegno di questo giovane vignaiolo, a capo di una piccola
realtà contadina in costante crescita. L'Isonzo Tocai 2006
(ricco, succoso, esotico, grasso e alcolico ma non impedito) e l'Isonzo
Bianco Il Fere 2006 (bilanciato, gustoso e ben disegnato) sono premesse
sicure per una vendemmia da non dimenticare.
I CLIVI
Dai
Clivi della famiglia Zanusso mi arrivano le emozioni migliori di un
giorno: approccio e stile particolari, lunghi affinamenti, nessuna ovvietà.
Nei loro bianchi vi respiri razza, autenticità, e un impagabile
senso di naturalezza. I due cru Galea e Brazzan mi provengono rispettivamente
dai Colli Orientali e dal Collio ( area Brazzano).
Immenso nel frattempo il Verduzzo Friulano Vecchia Vigna ai Clivi
2001, di grande finezza e profondità. Intrigante e in chiaroscuro,
delizioso e irresistibile nella sua essenza dolce non dolce, possiede
un ritmo incalzante e una sapida grinta tutta minerale. Grandissimo
il Collio Bianco Clivi Brazzan 1999, da uve tocai al 90%, più
un saldo di malvasia istriana; naso minerale e speziato, sulfureo e
ben sfumato. Bocca di charme, lunga lunga, affilata, speziata, liquiriziosa,
finissima e infiltrante.
Ottimo, una volta ancora, il COF Clivi Galea 1997 ( tocai in
grandissima parte, poi verduzzo), dal naso circuitore di menta, spezie
e miele di acacia. Bocca chiara, "trasparente" e stupendamente
tonica. Speciale il COF Clivi Galea 1999 : in lui pienezza e
maturità, finezza di erbe, camomilla e ginestra, e poi, al palato,
un "soffio di opulenza".
VILLA RUSSIZ
Tutti
campioni da vasca i vini presentati all'assaggio da Gianni Menotti.
Assenti giustificati i due cru De La Tour. La consueta, ineccepibile
cura tecnica marca molto le fasi giovanili, rendendo una certa omogeneità
organolettica, soprattutto aromatica, qualunque sia il vitigno in gioco.
Di contro, difficile eccepire qualcosa sul piano della pulizia e della
precisione, che si tramutano spesso in vini eleganti e dalla buona beva,
così come a volte in un eccesso di calligrafismo e grammatica
enologica. Brilla su tutti, grazie ad una espressività meno "educata"
e compìta, il Collio Pinot Grigio 2006, che dimostra un
frutto di bella polpa. Ben delineato, preciso, tipico il Collio Tocai
2006; rigido per il momento ma nitido e di buon corpo il Collio
Pinot Bianco 2006.
RONCO DI ZEGLA
Difficile
non simpatizzare con questo ragazzone di campagna a nome Maurizio Princic.
Su al confine, in località Zegla di Cormons, partorisce vini
quali figli legittimi delle sue idee, idee da sempre fondate sulla ricerca
della piena maturità, quando non surmaturità, delle uve,
per renderne un profilo grasso e dolce, alcolico e strutturato. Ecco
però oggi una svolta significativa, fors'anche complice una annata
più fresca: i suoi 2005 ammettono contrasto e finezza, meno surmaturazione,
e guadagnano maledettamente bene in beva e fruibilità. Andando
al sodo, molto buono in prospettiva mi è apparso il Collio
Chardonnay 2005, ma anche il Collio Pinot Grigio 2005 e il
Collio Tocai 2005 non scherzano. Bene così!
LIS NERIS
In
fase di sostanziale chiusura e reticenza le nuove annate di Alvaro Pecorari,
sebbene siano chiaramente percepibili la grande sicurezza tecnica e
la precisione esecutiva. Su
tutti il più promettente mi appare il Jurosa 2005, uno
chardonnay di valore molto indietro nello sviluppo, forse non "polifonico"
come nell'annata precedente ma buono, con una bocca grintosa, flemmatica,
di tempra. Il Pinot Grigio Gris 2005 non si esprime molto al
naso. In bocca rivela un rovere in via di perfetta integrazione, un
timbro salino beneaugurante, una purezza di spirito confortante. Il
Sauvignon Picol 2005 è tenuemente varietale ma assolve
al naso un compito fatto di eleganza e succosità. Infine ecco
un Lis 2004 oltremodo reticente al naso ma con una bocca di squillante
sapidità, che dimostra sicurezza, compattezza, e in quella sua
veste così rigorosa realizza una idea concreta di futuro.
VENICA
Ornella
Venica, carismatica quanto simpatica donna del vino, mi guida agli assaggi
delle annate nuove: intanto dovremo fare molta attenzione, perché
realmente eccellente, al Collio Sauvignon Ronco delle Mele 2006,
in virtù della polpa e della dinamica che si ritrova, con una
reattività, una stazza e una mineralità degne di nota.
Assai più buono che non nell'annata precedente ho trovato il
Collio Tocai Ronco delle Cime 2006, grazie all'ottima intelaiatura
aromatica, salda e definita, e alla sua bocca, che non disdegna slancio
e sapore. Per finire ecco un Collio Pinot Bianco 2006 semplice
ma ben fatto, un Collio Malvasia 2006 di sottile e sfumata aromaticità,
snello ma efficace, ed un Collio Ribolla Gialla 2006 franco e
sincero, solo eccessivamente restìo al dialogo.
30 aprile 2007