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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Vinitaly 2007. Suggestioni friulane in anteprima

di Fernando Pardini

Ancora una volta (la decima, l'undicesima? boh!) bellamente frullati nell'enorme shacker veronese, a macinare chilometri, ad infilare uno dietro l'altro gli agognati bicchieri (quasi mai quelli che avevi pensato di assaggiare prima della partenza), a raccontare, curiosare e soprattutto ad ascoltare. Nel mondo fantastico e insidioso, colorato e roboante dell'ultimo Vinitalì (mega-evento verso il quale - è inutile starcelo a nascondere - il sentimento di affetto ancora una volta prevale sui reali motivi di critica, ché se non ci fosse più lo cercheremmo ovunque, da bravi romantici) ho girovagato a lungo per gli stand friulani. Non quanto avrei dovuto. Come sempre, d'altronde. Quello che ne è scaturito non è esente da casualità, dal momento in cui spesso i programmi venivano cambiati all'istante, in dipendenza degli umori, degli incontri e delle necessità. Così mi sono mosso fra nomi vecchi e nuovi, con il tempo - stretto e tiranno - alle calcagna. Quelle che intendo rendervi sono le suggestioni sensoriali di una giornata trascorsa in compagnia di alcuni di loro. La mancanza di tanti nomi - anche importanti - é legata solo e soltanto alla fisica impossibilità di una frequentazione. Vi parlo delle aziende, e vi parlo dei vini bianchi. Trattasi, nella stragrande maggioranza dei casi, delle nuove uscite, annata 2006, se si esclude qualche (saggio) ritardatario, che ama offrire al mercato vini maggiormente affinati. E se da una lato proprio da certe selezioni più evolute (nobilmente evolute) è possibile comprendere tutto il fascino e la grandezza di vini che non temono il tempo, dall'altra non ci possiamo esimere dal salutare l'avvento di una vendemmia, la 2006 appunto, di grandi prospettiva e potenzialità. Doti queste ultime misurabili dalla freschezza e dalla maturità, così come dall'equilibrio e dalla compiutezza.

SIMON DI BRAZZAN

Interessanti sviluppi sul fronte della naturalità per questa giovane realtà isontina. Per adesso il caratteriale Blanc de Simon 2006, da uve tocai, é capace di regalare grinta gustativa, beneauguranti spigoli "artisan", ricchezza ed integrata alcolicità. Profumato e denso il Sauvignon 2006, terragna ed espressiva nella sua aromaticità la Malvasia 2006. Meno interessante il Pinot grigio pari annata: ordinato, grazioso ma anche un po' semplice nello sviluppo e nella articolazione.

MAREGA

Realtà e personaggio assai particolari, per la tenacia, le idee chiare, la ricerca ossessiva della tradizione dei luoghi, la predilezione per i lunghi affinamenti, l'impiego dei legni di acacia. Si conferma un grande vino, soprattutto al gusto, l'Holbar 2002, a base di riesling renano, più un saldo di chardonnay: aromaticità profonda quanto soffusa ma bocca sopraffina, lunga e cremosa, di straordinaria beva e reattività. Ottima la "marca" agrumata. Assai più largo e polposo, ma non profondo e teso come il 2002, il nuovo Holbar 2003, anche se intuisci essere vino lento, da crescere e seguire nel tempo. Mi è piaciuto moltissimo il Collio Malvasia Istriana 2004: classe, irresistibile freschezza, salinità, beva; meno il Collio Malvasia Istriana 2003, un po' a corto di allunghi. Fra le cosiddette basi, solo discreto il Collio Chardonnay 2006, più azzeccato il Collio Sauvignon 2006, la cui giovanile presenza - aromatica senza ovvietà - ispira buone ragioni di crescita.

CASTELLO DI SPESSA

Qui confezioni impeccabili, anche se un guizzo di carattere in più non guasterebbe. Buonino il Collio Sauvignon Segré 2005, che perde un po' di continuità nello sviluppo gustativo pur contando su un registro aromatico armonioso.
Buonino il Collio Tocai 2005, particolarmente dolce e dal gusto fin quasi rotì. Termino con il Collio Pinot Bianco di Santarosa, ambizioso alfiere di casa, qui assaggiato nelle versioni 2003 e 2004. Il primo effettivamente preda dell'alcol e del rovere, ciò che rende ridondante il quadro e difficile ( per quanto burrosa) la beva; il secondo decisamente più nitido e pulito, chiaro e godibile, con una marca sapida intrigante, un bel portamento e una certa alcolicità.

LA BOATINA

Dall'altra realtà (di sponda isontina) appartenente al gruppo Pali Wines, che annovera il già citato Castello di Spessa, (ri)assaggio il Collio Bianco Perté 2004, che va ben oltre i cliché roverizzati della prim'ora garantendo una bocca godibile, slanciata, equilibrata. Assai poco propenso alla fascinazione l'Isonzo Pinot Grigio 2005; va meglio l'Isonzo Sauvignon 2005, anche se nel finale appare in debito di complessità.

ZUANI

Due soli vini, ma che vini! Il Collio Bianco Zuani Vigne 2006 di Patrizia Felluga ( tocai, sauvignon, chardonnay e pinot grigio) é bilanciato, sfaccettato, "spedito" e compiuto, con un naso aggraziato ed arioso e una bocca sapida e fruttata. Il Collio Bianco Zuani 2005 (non filtrato, stesso uvaggio del Vigne) ha un rigore ed una tensione superiori, umori di cereali e pietra, una bocca snella e trascinante, un ottimo allungo e una indubbia territorialità.

VIGNAI DA DULINE

Da non perdere l'appuntamento con i vini di questa piccola realtà di San Giovanni al Natisone in conduzione organica/biodinamica, capitanata da Lorenzo Mocchiutti e da sua moglie Federica. Le vecchie vigne, con la sensibilità interpretativa che l'esperienza rende via via più manifesta, stanno regalando vini dall'anima sempre più pura e coinvolgente, ricca di mineralità e pertugi intriganti. Molto buono, tanto per cominciare, il COF Pinot Grigio Ronco Pitotti 2006, flemmatico, minerale, grintoso, forte. Piuttosto buono il Tocai Friulano 2005 ( alcune vecchie vigne da cui provengono le uve sono nelle Grave): ottima stoffa, elettiva mandorla e bel fumé da pietra spaccata.
Interessante il Morus Alba 2005, un COF Bianco da uve malvasia e sauvignon: rovere ben integrato per un sapore non troppo aromatico ma "riccamente essenziale".
Buonino il COF Chardonnay 2004, furlan senza concessioni: alcolico, ricco, rigoroso, forse un po' troppo rigido; molto buono infine il nuovo COF Chardonnay Ronco Pitotti 2005, sopra la media per l'annata in gioco: salino e minerale, rigoroso e freschissimo, promette una intessante evoluzione in bottiglia. Da seguire.

IL CARPINO

Mi pare che si tornino a intravvedere orizzonti di espressività per questa storica azienda di San Floriano. Attente sperimentazioni sulla macerazione, una buona misura nel trattamento cantiniero, un lato caratteriale che inizia ad emergere su diverse etichette. E finalmente uno stacco più netto fra linea base e linea superiore. A proposito di quest'ultima, molto bella la Ribolla Gialla Il Carpino 2004 ( bocciata dalla commissione della camera di commercio per via del colore non conforme). Buona integrazione della macerazione, slancio, carattere, sapidità, lunghezza e freschezza. Buono il Collio Sauvignon Il Carpino 2004, moderatamente tannico e molto sapido, capace di unire ricchezza estrattiva e scorrevolezza. Meno significative, ma comunque godibili, le etichette Vigna Runc (che son le basi).

RONCUS

Sempre degne di nota le selezioni in bianco di Marco Perco, talentuoso ed appassionato vigneron di Capriva, anche se assai restie al dialogo in giovane età. I suoi vini hanno bisogno di tempo. Questo è quanto. E il tempo gli andrà concesso. Nel frattempo, posso dire che è molto buono il Vecchie Vigne 2003, da uve tocai, ribolla e malvasia: schiettezza, freschezza, originalità, grassezza e sapore gli appartengono. Meno riuscito ma comunque buono il Vecchie Vigne 2002, asciutto e poco concessivo nel finale. Fra le nuove produzioni, convincente il Collio Tocai Friulano 2005, spedito, succoso, terragno, senza fronzoli; assai buono il Pinot Bianco 2005, ritroso ai profumi ma scattante al palato. Buono infine il Roncùs Collio Bianco 2005, da uve pinot grigio, tocai e sauvignon. Anche qui fin troppo asciutto ed essenziale nel finale, ma che bella la verve salina!

PETRUSSA

Dobbiamo prestare grande attenzione ai vini dei fratelli Petrussa: per esempio allo stupendo COF Tocai Friulano 2006: ricco, gustosissimo, slanciato, irresistibile. In sicura crescita di espressività ho trovato il COF Tocai S.Elena 2004, dalla bocca polposa, ricca, grintosa, verace. Ottimo il COF Pinot Bianco 2006, dal gusto di misurata eleganza e mineralità. Buono pure il COF Sauvignon 2006, varietale senza smargiassate, ritmato e modulato. Per finire buono pure il COF Chardonnay 2005, perché continuo, elegante e ben disegnato. Non c'é che dire: complimenti!

BRESSAN

Qualche doveroso riassaggio da questa interessantissima realtà isontina, realtà fuori dal coro e dai vini spiazzanti quanto intriganti. Insomma, un indirizzo sicuro per chi è alla ricerca di sapori "non pacificati", nel nome della naturalezza e della originalità. Sostanziali conferme mi arrivano dal Carat 2004, apprezzato blend di tocai, ribolla e malvasia: ti accoglie morbido e suadente, dolce e rotondo, senza magari il cambio di ritmo che riconoscevamo alle magnifiche edizioni precedenti ( 2002 e 2003). Sullo stesso livello qualitativo si muove il Pinot Grigio 2004, dall'impronta macerativa dichiarata, dalla buona beva anche se non così sfaccettato. Infine discreto ed originale il Verduzzo Friulano 2004, che ha un suo lato di insondabile fascino, sul "dico non dico", e un gusto equilibrato, checché ne pensi l'alcol.

BRANKO

Sempre all'insegna del "sincretismo" e della freschezza acida i bianchi del cormonese Igor Erzetic. Piuttosto omogenea la qualità su tutta la linea, ma questa non è una novità. Con un qualcosa in più che mi pare spunti dal Collio Chardonnay 2006, dal Collio Tocai Friulano 2006 e dal Collio Sauvignon 2006. Il primo si innerva dei profumi del grano e della pietra e possiede una timbrica pura, sapidissima; il secondo è rigoroso, senza fronzoli, un soffio di soffusa mineralità; il terzo sopperisce ad un varietale poco marcato con una rocciosa aromaticità e uno sviluppo gustativo snello e incisivo. Tutti vini agili, sapidi, finanche "taglienti" in giovane età, quando solitamente riflettono più lo stile di vinificazione prescelto. Solo più tardi "senti" il terroir. Molto, molto piacevoli comunque.

STURM

Ottima compattezza qualitativa per Oscar Sturm, timido ma determinato vigneron di San Floriano; i suoi vini sono finemente disegnati, sempre piuttosto severi e rigidi in giovane età ma fedeli traduttori del terroir, qui interpretato con rigore e felice essenzialità. Su tutti, per ritmo, polpa e solarità, spicca il Collio Pinot Grigio 2006. Sempre ben fatti gli altri bianchi, con un Collio Tocai Friulano 2006 saldo e sincero ed un Collio Sauvignon 2006 fresco e pimpante, solo in attesa di fondersi ed armonizzarsi.

COLLE DUGA

Imbarazzante (in senso positivo naturalmente!) lo standard qualitativo espresso dai nuovi vini di Damian Princic, tutti dell'annata 2006. Il Collio Tocai Friulano 2006, cavallo di battaglia, è come sempre più in ritardo degli altri, ma già ne percepisci la sincera espressività, il timbro salino della sua appartenenza, la grande purezza di spirito. Delizioso il Collio Chardonnay 2006, che brilla di una tensione e di una eleganza non comuni, così come indubbiamente esplosivo il Collio Sauvignon 2006, di grande intensità e presenza scenica. Chiudono il cerchio un Collio Pinot Grigio 2006 più riuscito del solito ( ottimi profumi, bella succosità) ed un Collio Bianco 2006 ricco e vellutato, grasso e morbido.

FERESIN

Dall'Isonzo emerge l'impegno di questo giovane vignaiolo, a capo di una piccola realtà contadina in costante crescita. L'Isonzo Tocai 2006 (ricco, succoso, esotico, grasso e alcolico ma non impedito) e l'Isonzo Bianco Il Fere 2006 (bilanciato, gustoso e ben disegnato) sono premesse sicure per una vendemmia da non dimenticare.

I CLIVI

Dai Clivi della famiglia Zanusso mi arrivano le emozioni migliori di un giorno: approccio e stile particolari, lunghi affinamenti, nessuna ovvietà. Nei loro bianchi vi respiri razza, autenticità, e un impagabile senso di naturalezza. I due cru Galea e Brazzan mi provengono rispettivamente dai Colli Orientali e dal Collio ( area Brazzano).
Immenso nel frattempo il Verduzzo Friulano Vecchia Vigna ai Clivi 2001, di grande finezza e profondità. Intrigante e in chiaroscuro, delizioso e irresistibile nella sua essenza dolce non dolce, possiede un ritmo incalzante e una sapida grinta tutta minerale. Grandissimo il Collio Bianco Clivi Brazzan 1999, da uve tocai al 90%, più un saldo di malvasia istriana; naso minerale e speziato, sulfureo e ben sfumato. Bocca di charme, lunga lunga, affilata, speziata, liquiriziosa, finissima e infiltrante.
Ottimo, una volta ancora, il COF Clivi Galea 1997 ( tocai in grandissima parte, poi verduzzo), dal naso circuitore di menta, spezie e miele di acacia. Bocca chiara, "trasparente" e stupendamente tonica. Speciale il COF Clivi Galea 1999 : in lui pienezza e maturità, finezza di erbe, camomilla e ginestra, e poi, al palato, un "soffio di opulenza".

VILLA RUSSIZ

Tutti campioni da vasca i vini presentati all'assaggio da Gianni Menotti. Assenti giustificati i due cru De La Tour. La consueta, ineccepibile cura tecnica marca molto le fasi giovanili, rendendo una certa omogeneità organolettica, soprattutto aromatica, qualunque sia il vitigno in gioco. Di contro, difficile eccepire qualcosa sul piano della pulizia e della precisione, che si tramutano spesso in vini eleganti e dalla buona beva, così come a volte in un eccesso di calligrafismo e grammatica enologica. Brilla su tutti, grazie ad una espressività meno "educata" e compìta, il Collio Pinot Grigio 2006, che dimostra un frutto di bella polpa. Ben delineato, preciso, tipico il Collio Tocai 2006; rigido per il momento ma nitido e di buon corpo il Collio Pinot Bianco 2006.

RONCO DI ZEGLA

Difficile non simpatizzare con questo ragazzone di campagna a nome Maurizio Princic. Su al confine, in località Zegla di Cormons, partorisce vini quali figli legittimi delle sue idee, idee da sempre fondate sulla ricerca della piena maturità, quando non surmaturità, delle uve, per renderne un profilo grasso e dolce, alcolico e strutturato. Ecco però oggi una svolta significativa, fors'anche complice una annata più fresca: i suoi 2005 ammettono contrasto e finezza, meno surmaturazione, e guadagnano maledettamente bene in beva e fruibilità. Andando al sodo, molto buono in prospettiva mi è apparso il Collio Chardonnay 2005, ma anche il Collio Pinot Grigio 2005 e il Collio Tocai 2005 non scherzano. Bene così!

LIS NERIS

In fase di sostanziale chiusura e reticenza le nuove annate di Alvaro Pecorari, sebbene siano chiaramente percepibili la grande sicurezza tecnica e la precisione esecutiva. Su
tutti il più promettente mi appare il Jurosa 2005, uno chardonnay di valore molto indietro nello sviluppo, forse non "polifonico" come nell'annata precedente ma buono, con una bocca grintosa, flemmatica, di tempra. Il Pinot Grigio Gris 2005 non si esprime molto al naso. In bocca rivela un rovere in via di perfetta integrazione, un timbro salino beneaugurante, una purezza di spirito confortante. Il Sauvignon Picol 2005 è tenuemente varietale ma assolve al naso un compito fatto di eleganza e succosità. Infine ecco un Lis 2004 oltremodo reticente al naso ma con una bocca di squillante sapidità, che dimostra sicurezza, compattezza, e in quella sua veste così rigorosa realizza una idea concreta di futuro.

VENICA

Ornella Venica, carismatica quanto simpatica donna del vino, mi guida agli assaggi delle annate nuove: intanto dovremo fare molta attenzione, perché realmente eccellente, al Collio Sauvignon Ronco delle Mele 2006, in virtù della polpa e della dinamica che si ritrova, con una reattività, una stazza e una mineralità degne di nota. Assai più buono che non nell'annata precedente ho trovato il Collio Tocai Ronco delle Cime 2006, grazie all'ottima intelaiatura aromatica, salda e definita, e alla sua bocca, che non disdegna slancio e sapore. Per finire ecco un Collio Pinot Bianco 2006 semplice ma ben fatto, un Collio Malvasia 2006 di sottile e sfumata aromaticità, snello ma efficace, ed un Collio Ribolla Gialla 2006 franco e sincero, solo eccessivamente restìo al dialogo.

30 aprile 2007
 
 
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