I
vini della Fattoria Prattico
di Mario D'Acunto
È uno strano condensato di diverse sensazioni quello provocato
dal ritornare in quei luoghi dove uno cresce e poi lascia per migrare
altrove. Queste sensazioni le vivo ogni volta in cui vado all'esplorazione
del territorio, cioè quando vado alla ricerca di odori e
di sapori della mia terra di origine, la zona nord della piana Aurunca
delimitata dal fiume Garigliano nei pressi della splendida
città romana di Minturnae, vale a dire sul limitare di quella
terra che fu l'Ager Falernum ai tempi degli antichi romani.
In uno di questi vagabondaggi, ho fatto la piacevole scoperta dei
vini della Fattoria Prattico. Si tratta di una azienda di
medie dimensioni (in tutto circa 100.000 bottiglie, 70 ha, 20 vigneti)
gestita con passione da Claudio Prattico, una persona gentile
e con la quale già dopo il primo scambio di battute ho trovato
una enorme sintonia riguardo al vino come risultato di un processo
quasi più culturale che industriale o di marketing. Infatti,
alla fattoria Prattico, fin dal 1978, si è fatto un enorme
lavoro di recupero dei vitigni autoctoni, come l'aglianico, la falanghina,
il greco.
Le vigne sono tutte in collina e risentono delle favorevoli condizioni
orografiche della zona. Si tratta, infatti, di una zona delimitata
dal Garigliano che descrive delle straordinarie sinusoidi, i terreni
sono di origine lavica dovuti alla presenza del vulcano spento di
Roccamonfina (segnalo anche di questa zona i vasti castagneti e
i funghi porcini di straordinaria qualità) per tre quarti,
da rilievi montuosi (tra cui il Monte Massico) ed aperta al mare,
lontano non più di 10 km. Si risente, pertanto, da un lato
dello scudo protettivo (sia fisico, che in quanto catalizzatore
di pioggie) esercitato dalle montagne e dall'altro degli influssi
positivi legati alle correnti che in virtù di questa particolare
situazione si creano tra mare e monti, rinfrescando l'aria durante
le torride estati o quando l'umidità diventa pericolosamente
in agguato per la formazione di muffe. È da notare che il
termine Falerno da sempre è legato non solo a questo territorio
ma anche alla tecnica colturale, innovativa per i tempi dei romani
e che per prima si adottò, probabilmente, proprio in questa
zona, della falanga, ossia della vite sostenuta da pali infissi
nel terreno. Termine che quindi non indicava, già allora,
una precisa varietà d'uva, ma indifferentemente vini sia
bianchi che rossi.
Venendo
alle considerazioni più importanti, vale a dire alle caratteristiche
dei vini, bisogna premettere che in ogni vigneto la densità
di ceppi è relativamente alta e la produttività per
vite bassa, per mantenere le opportune proprietà organolettiche
sia dei rossi che dei bianchi. In genere si hanno circa 5000 ceppi
per i rossi e 3000 per i bianchi e non si supera mai gli 80 quintali
di uva per ettaro. Abbiamo prima assaggiato l'ottima Falanghina
Vigna del Prete 2003, un IGT da falanghina in purezza dal colore
paglierino con riflessi dorati. Il gusto è di questo vino
è delicato e il profumo persistente, un prodotto ottimo per
il pesce e che io personalmente ho assaggaito con la bottarga di
muggine per un eccellente connubio. La temperatura ideale è
di servzio è sugli 8-10 gradi.
L'Aglianico Vigna dei Cerri 2001, anch'esso monovitigno,
ha un colore rubino intenso, dal profumo persistente, e dal sapore
asciutto e vellutato, ottimo per arrosti e in generale per le carni,
ma indicato anche per accompagnare un buon primo di pasta o risotti.
Ideale a temperatura ambiente.
Per arrivare alla fattoria Prattico in auto si consiglia l'autostrada
A1 Roma-Napoli, uscita San Vittore. Dopo aver svoltato sulla destra
si percorre la SS 430 "Valle del Garigliano"; fino al
Km 17,100. Un cartello pubblicitario, apposto sul lato destro della
carreggiata, indica l'ingresso della Fattoria Prattico, per saperne
di più vi rimandiamo al sito aziendale.
4 dicembre 2004