| Assaggi..... di corte |
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Poggio al Sole Fattoria Corzano e Paterno Poderi Boscarelli |
Bastano a spiegarla le attenzioni che riservano al visitatore, attento e meno attento, che si avvicina ai loro banchi di assaggio nella corte (un po' calda e affaticante) di Villa Corsini, in una San Casciano luminosa di fine maggio. D'altro canto i loro poderi sono situati in una zona storica della denominazione Nobile di Montepulciano, che si chiama Cervognano, e con i terreni che ci sono lì è "logico" dedicare dedizione e impegno alla ricerca della riconoscibilità, uno dei punti cardine della qualità in senso vinicolo. E a me pare che così facciano loro, sfruttando appieno un viatico "antico", spianato assai dalla capacità di chi li ha preceduti in questo "nobile" compito. L'estrema attenzione nella pratica colturale e nella conduzione del vigneto, che ha portato a progressivi reimpianti (oggi si contano 10 ettari produttivi più altri 2 che lo saranno) ne sono testimonianza e prova. A cui aggiungiamo, per chiarire sommariamente lo stile: raccolta manuale in cassetta in epoca vendemmiale, diraspature e soffici pigiature dei chicchi, una fase fermentativa prevalentemente in piccoli tini d'acciaio con impiego di macerazioni medio-lunghe accompagnate da frequenti follature manuali del cappello, svolgimento controllato e completo della malolattica e affinamento successivo in legni prevalentemente di piccolo taglio, tonneaux e barriques, escluso che per il De Ferrari, di cui non parleremo, e il Nobile, che si affinano anche in botte grande. E nei legni stanno molto tempo, dai 18 ai 24 mesi a seconda del vino, per poi seguire una meditata fase di "bouquetizzazione" in bottiglia prima della commercializzazione. Ah, dimenticavo le uve: in nettissima prevalenza sangiovese/prugnolo gentile ovviamente, a cui aggiungiamo il canaiolo, il Mammolo ma anche il cabernet sauvignon, che viene impiegato, a volte, in un importante cru di cui poi vi renderemo edotti.
La bocca poi è estremamente coerente, sapida e calda ed offre trama tannica importante, sentita e ben estratta, che regala peso e complessità ad un vino dalla struttura assai armonica, certamente giovane ma già estremamente polputo e bevibile, dal buon contrasto acido e dalla speziatura marcata e peculiare.
Il vigneto fu impiantato nel 1972 e ancor oggi parte delle uve provengono da questi vecchi filari, le altre provenendo invece da 2 ettari e mezzo di reimpianti risalenti a sei anni fa. La maturazione in fusti di rovere di Allier e Slavonia da 5 e 10 ettolitri per tempi variabili dai 18 ai 24 mesi e il conseguente affinamento in bottiglia per 6 mesi circa lo conducono appena nato a questo assaggio di maggio. Il colore è di un rubino scuro profondissimo e macchiante, soltanto limpido (potrebbe starci una non filtrazione) e carico. L'approccio aromatico non è nitido e non si riesce a individuare un equilibrio tra le parti né un punto di arrivo, il fruttato è intenso ma si perde e si confonde, si sente dietro una nota fresca ed erbacea (?) su quadro pregnante, abbastanza fine, ma che sconta forse troppo l'estrema gioventù. Per definire questo cru, quando se ne provi a dare un giudizio gustativo (in bocca si intende) c'è una parola sola che ne può comprendere tante altre: esplosivo. Ah, pregi e difetti dell'essere cru!!!!!!!! perché la struttura è certamente da competizione, come si suol dire, la massa tannica e la carica polifenolica ai massimi livelli eppure oggi lo troviamo in disequilibrio per quella nota caldissima e molto alcoolica, corpulenta e arcigna, che dà dolore e calore eccessivi e stancanti. Capiamoci bene: il vino è di una sostanza straordinaria, solo che non accenna a distendersi e non è facile da domare, scalpita in ogni dove, sapido e fresco come si ritrova, e non si lascia "governare" negli spigoli che mostra. Tant'è. Non mi è facile dare un giudizio chiaro e definitivo su questo Vigna del Nocio 1997; certamente se riuscirà a trovare pulizia e nitidezza nell'approccio aromatico (e con queste un pizzico di complessità in più), e ad equilibrare una vigorìa esplosiva (il peso e il frutto ci sono tutti) lo potremo elevare al rango di uno dei migliori nobili di questi ultimi anni, ma ripeto, ad oggi gli spigoli da smussare ci sono ancora, e la strada per farlo non del tutto chiara, almeno per me s'intende.
La selezione spietata dei grappoli fatta su quei terreni poveri di tipo alluvionale e sabbioso porta i chicchi in cantina verso una fase di maturazione in legni piccoli e varii e verso un assemblaggio successivo, dopo che sono passati circa 18 mesi. Il vino oggi si presenta di un rubino nitido e carico, di buona intensità e luminosità. L'approccio aromatico qui è molto più godibile e composto che non nel Vigna del Nocio, con netta sensazione di frutti di bosco maturi e una lieve, non invadente nota erbacea, su quadro fine e assai composito, che esprime intensità e personalità non banali. La bocca è estremamente concentrata nel frutto, di grande persistenza e tendenzialmente morbida, meno spigolosa del Vigna del Nocio, dove se ne apprezzano il vigore certo, ma anche una sentita speziatura e un retrogusto leggermente vanigliato, dopo un finale saporito e lungo il giusto. Il gioco è finito, la degustazione anche e il giudizio mio è lusinghiero, e questo basta, insieme ai saluti alla cantina e a chi la anima.
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