Assaggi..... di corte
Boscarelli
 
 
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Poderi Boscarelli


La passione per il vino e la vigna della famiglia De Ferrari Corradi avrà senz'altro una continuità: la signora Paola lo testimonia attualmente, assieme al presente e al futuro dell'azienda e della famiglia stessa, che sono i figli Luca e Niccolò.

Bastano a spiegarla le attenzioni che riservano al visitatore, attento e meno attento, che si avvicina ai loro banchi di assaggio nella corte (un po' calda e affaticante) di Villa Corsini, in una San Casciano luminosa di fine maggio.

D'altro canto i loro poderi sono situati in una zona storica della denominazione Nobile di Montepulciano, che si chiama Cervognano, e con i terreni che ci sono lì è "logico" dedicare dedizione e impegno alla ricerca della riconoscibilità, uno dei punti cardine della qualità in senso vinicolo.

E a me pare che così facciano loro, sfruttando appieno un viatico "antico", spianato assai dalla capacità di chi li ha preceduti in questo "nobile" compito.

L'estrema attenzione nella pratica colturale e nella conduzione del vigneto, che ha portato a progressivi reimpianti (oggi si contano 10 ettari produttivi più altri 2 che lo saranno) ne sono testimonianza e prova.

A cui aggiungiamo, per chiarire sommariamente lo stile: raccolta manuale in cassetta in epoca vendemmiale, diraspature e soffici pigiature dei chicchi, una fase fermentativa prevalentemente in piccoli tini d'acciaio con impiego di macerazioni medio-lunghe accompagnate da frequenti follature manuali del cappello, svolgimento controllato e completo della malolattica e affinamento successivo in legni prevalentemente di piccolo taglio, tonneaux e barriques, escluso che per il De Ferrari, di cui non parleremo, e il Nobile, che si affinano anche in botte grande.

E nei legni stanno molto tempo, dai 18 ai 24 mesi a seconda del vino, per poi seguire una meditata fase di "bouquetizzazione" in bottiglia prima della commercializzazione.

Ah, dimenticavo le uve: in nettissima prevalenza sangiovese/prugnolo gentile ovviamente, a cui aggiungiamo il canaiolo, il Mammolo ma anche il cabernet sauvignon, che viene impiegato, a volte, in un importante cru di cui poi vi renderemo edotti.

Nel frattempo mi avvicino sicuro e deciso all'ascolto delle proposte, che dapprincipio vedono il Vino Nobile di Montepulciano Boscarelli 1997, che deriva da una selezione di uve dei poderi di Cervognano (quasi tutto Prugnolo Gentile) e il cui approccio mi ha colpito da subito, ma non tanto dall'aspetto visivo, che oltre a una buona densità non mi dà una bellissima cromaticità nel rosso rubino, quanto piuttosto dalla olfazione, nitidissima in ogni componente e soprattutto equilibrata, intensa e di buona progressione aromatica, fruttata con eleganza e discreta profondità, di sicura tipicità (leggi essenza floreale) per un Nobile che si vuol fare rispettare.

La bocca poi è estremamente coerente, sapida e calda ed offre trama tannica importante, sentita e ben estratta, che regala peso e complessità ad un vino dalla struttura assai armonica, certamente giovane ma già estremamente polputo e bevibile, dal buon contrasto acido e dalla speziatura marcata e peculiare.

Dal vigneto omonimo, caratterizzato com'è da un grosso albero di noci, ecco arrivare uno dei fiori all'occhiello della cantina, il Nobile di Montepulciano Vigna del Nocio 1997 e le attese, vista la partenza, sono quanto meno grandi.

Il vigneto fu impiantato nel 1972 e ancor oggi parte delle uve provengono da questi vecchi filari, le altre provenendo invece da 2 ettari e mezzo di reimpianti risalenti a sei anni fa.

La maturazione in fusti di rovere di Allier e Slavonia da 5 e 10 ettolitri per tempi variabili dai 18 ai 24 mesi e il conseguente affinamento in bottiglia per 6 mesi circa lo conducono appena nato a questo assaggio di maggio.

Il colore è di un rubino scuro profondissimo e macchiante, soltanto limpido (potrebbe starci una non filtrazione) e carico.

L'approccio aromatico non è nitido e non si riesce a individuare un equilibrio tra le parti né un punto di arrivo, il fruttato è intenso ma si perde e si confonde, si sente dietro una nota fresca ed erbacea (?) su quadro pregnante, abbastanza fine, ma che sconta forse troppo l'estrema gioventù.

Per definire questo cru, quando se ne provi a dare un giudizio gustativo (in bocca si intende) c'è una parola sola che ne può comprendere tante altre: esplosivo.

Ah, pregi e difetti dell'essere cru!!!!!!!! perché la struttura è certamente da competizione, come si suol dire, la massa tannica e la carica polifenolica ai massimi livelli eppure oggi lo troviamo in disequilibrio per quella nota caldissima e molto alcoolica, corpulenta e arcigna, che dà dolore e calore eccessivi e stancanti.

Capiamoci bene: il vino è di una sostanza straordinaria, solo che non accenna a distendersi e non è facile da domare, scalpita in ogni dove, sapido e fresco come si ritrova, e non si lascia "governare" negli spigoli che mostra. Tant'è.

Non mi è facile dare un giudizio chiaro e definitivo su questo Vigna del Nocio 1997; certamente se riuscirà a trovare pulizia e nitidezza nell'approccio aromatico (e con queste un pizzico di complessità in più), e ad equilibrare una vigorìa esplosiva (il peso e il frutto ci sono tutti) lo potremo elevare al rango di uno dei migliori nobili di questi ultimi anni, ma ripeto, ad oggi gli spigoli da smussare ci sono ancora, e la strada per farlo non del tutto chiara, almeno per me s'intende.

Il finale del gioco lo lasciamo all'altro cru di casa Boscarelli, il Boscarelli 1997, un IGT che viene fatto solo in annate ritenute meritevoli, con produzioni di 6-8000 bottiglie, e con uve che spesso sono Prugnolo Gentile al 100%, oppure, come in questo caso, prugnolo gentile 90% e cabernet sauvignon 10%.

La selezione spietata dei grappoli fatta su quei terreni poveri di tipo alluvionale e sabbioso porta i chicchi in cantina verso una fase di maturazione in legni piccoli e varii e verso un assemblaggio successivo, dopo che sono passati circa 18 mesi.

Il vino oggi si presenta di un rubino nitido e carico, di buona intensità e luminosità.

L'approccio aromatico qui è molto più godibile e composto che non nel Vigna del Nocio, con netta sensazione di frutti di bosco maturi e una lieve, non invadente nota erbacea, su quadro fine e assai composito, che esprime intensità e personalità non banali.

La bocca è estremamente concentrata nel frutto, di grande persistenza e tendenzialmente morbida, meno spigolosa del Vigna del Nocio, dove se ne apprezzano il vigore certo, ma anche una sentita speziatura e un retrogusto leggermente vanigliato, dopo un finale saporito e lungo il giusto.

Il gioco è finito, la degustazione anche e il giudizio mio è lusinghiero, e questo basta, insieme ai saluti alla cantina e a chi la anima.

 



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