|
Le recensioni dell'AnnoSei
|
|
Carta, carta! Certe volte ci dispiace un po' questo essere solo elettronici...
con tutti queste belle riviste che nascono e che si abbelliscono, con
tanti libri interessanti da leggere .... Ne parleremo qui sotto, con un
po' di riverenza, come si deve a un fratello maggiore.
Ecco le nostre: Recensioni dell'AnnoCinque
La Voce
del Sagrantino
Il
Consorzio Tutela dei Vini di Montefalco pubblica da quest'anno un periodico
(trimestrale) dal bell'aspetto e, cosa più importante, dall'interessante
contenuto. La Voce del Sagrantino contiene naturalmente notizie sulla
attività del consorzio, ma non si limita certo a questo. Tra i
numerosi articoli del primo numero (uscito lo scorso maggio) ricordiamo
L'Arcimbolo curioso, una rubrica di tradizioni popolari, che ci
racconta della presenza simbolica del vino e del pane nei libri sacri
della tradizione giudaico-cristiana e un articolo del nostro Lamberto
Tosi sull'Austera Eleganza di questo grande vino.
Interessante il resoconto di una ricerca sul gradimento del Sagrantino
tra le varie fasce di età: Il Sagrantino e il Barolo fanno impazzire
gli ultrasessantenni, ma il Sagrantino conquista anche gli adolescenti!
Non mancano poi gli articoli più tecnici, sul progetto di mappatura
della zona DOC e su di un lavoro che lega la componente fenolica dei vini
alle componenti pedoclimatiche.
Sempre come servizi agli afferenti al consorzio (ma non solo a questi)
completano il quadro alcune schede che riguardano la legsilazione agricola,
e note pratiche di cantina.
Per concludere, una pubblicazione di buon respiro, che coniuga alle necessarie
informazioni articoli per una buona lettura, tra i quali ci ha fatto molto
piacere una gustosissima paginetta di ricette stagionali umbre!
La Voce del Sagrantino è tirata in 3000 copie.
Per informazioni:
Consorzio tutela vini Montefalco
P.za del Comune, 16 - 06036 Montefalco (PG)
Tel./Fax 0742 379590
info@consorziomontefalco.it
30 agosto 2003 - Luca Bonci
I
Vini delle Isole Minori
Quarantadue.
È il numero delle piccole isole d'Italia, dall'arcipelago toscano
a quello campano, dalle Eolie a Mozia, Ustica e Pantelleria, da Ponza
alle isole a sud-ovest della Sardegna. Andrea Gabbrielli, in un
agile volumetto inserito nella collana "I migliori vini d'Italia",
ci offre un quadro completo delle aree vinicole e dei vini di queste piccole
ma interessantissime realtà.
Accomunare isole distanti anche molti chilometri fra loro, abbandonando
la tradizionale classificazione enologica che le vede semplici appendici
di DOC continentali, può sembrare un azzardo, ma non sbaglia Gabbrielli,
poiché molti sono i caratteri simili. La ventosità, i terreni
di solito vulcanici e -naturalmente- la presenza forte del mare, nonché
l'utilizzo di pratiche antiche come la produzione di vini passiti e la
coltivazione di altrettanto antichi vitigni di origine greca o medio-orientale
(il moscato a Pantelleria e all'Elba, la malvasia delle Lipari, l'ansonica
al Giglio, il greco a Capri, il biancolella o il piedirosso ad Ischia
e tanti altri ancora) uniscono le nostre isole minori. Molti, anche, i
problemi comuni. La difficoltà del territorio, la sua esiguità,
che spinge i produttori ad utilizzare tecniche come i terrazzamenti e
la coltivazione ad alberello della vite, l'acqua che scarseggia, la difficoltà
di collegamenti aerei e marittimi poco funzionali che, soprattutto in
anni passati, ha fatto dei vini isolani poco più che curiosità
impossibili da ritrovare una volta tornati in città.
"Il vino di un'isola" scrive Gabbrielli "è spesso
un vino che non c'è, che esiste solo nel ricordo di un assaggio
dopo una giornata in barca a vela, scovato in un piccolo negozio sul porto
dove si vende tutto."
Oltre a una rassegna completa delle migliori cantine e dei vini, divisi
per fascia di prezzo, ai suggerimenti per abbinare vini e piatti della
tradizione isolana e a molti consigli pratici, troviamo una breve storia
delle isole minori e tante curiosità. Ci è piaciuto particolarmente
il capitolo dedicato ai protagonisti del vino, quelli che Veronelli ha
definito "gli angeli matti" della viticoltura. Perché
è vero che, con il suo clima ideale, l'isola è per il vino
terra benedetta, ma non ci sembra casuale che di solito i produttori svolgano
anche altri mestieri, per integrare gli scarsi guadagni. Uomini e donne
della viticoltura insulare devono affrontare incognite diverse e più
varie di quelle in cui si imbattono i loro colleghi del Chianti o della
Valpolicella, ad esempio la presenza di fauna selvatica. I conigli di
Pantelleria, i mufloni di Capraia e i cinghiali dell'Elba, razziano senza
riguardo le uve destinate alla produzione.
La legislazione esistente, sia italiana sia europea, non riconosce nessuna
specificità a queste viticolture, equiparandole a quelle delle
pianure continentali dove le necessità, le situazioni ambientali
e i costi di produzione e di impianto sono assai diversi. E la ricchezza
dell'attuale proposta di vini insulari solo in parte è compresa
nell'ambito delle DOC esistenti, senza contare che non esiste una sola
DOCG.
Una lettura piacevole, per scoprire cosa c'è dietro un Martingana,
per avvicinarsi al patrimonio di profumi e sapori di una produzione limitata
in quantità ma non in qualità. Tanto più che l'interesse
per questi vini è sempre maggiore e così gli investimenti
che, negli ultimi anni, hanno contribuito alla rinascita della viticoltura
anche dov'era scomparsa.
I Migliori Vini dItalia: I Vini delle Isole Minori
Edizioni: Hobby&Work Publishing in collaborazione con Veronelli Editore
Autore: Andrea Gabbrielli
Pag. 110 a colori - € 4,90
10
settembre 2003 - Francesca Zuddio
Guida Completa
ai Vini della Campania
E'
uscita da alune settimane la prima Guida Completa ai Vini della Campania
a cura di Luciano Pignataro, giornalista del Mattino di Napoli, conoscitore
e grande appassionato di enogastronomia. Mai la parola "completa"
fu più "azzeccata" (come diremmo da queste parti) se
pensiamo al fatto che le aziende operanti in Campania sono all'incirca
200, di cui una parte sicuramente trascurabili, e che la guida in questione
ne recensisce ben 160. Ci sono, tra queste aziende, alcune chicche, come
"Il Don" di Pino D'Ambrosio, azienda interessantissima dell'emergente
beneventano. Nel caso specifico si tratta, addirittura, di un azienda
ancora in fase di apertura, di cui, anche io, ho avuto modo di conoscerne
il proprietario ed assaggiarne i vini e di cui vi posso assicurare ne
risentiremo parlare per la qualità e l'autenticità della
sua limitata produzione.
La guida è divisa per aree geografiche: la Provincia di Napoli,
il Sannio,
il Casertano e l'Aversano, l'Irpinia, la Costa d'Amalfi, il Salernitano
e il
Cilento. Le schede dei produttori sono precedute, ogni volta, da una
sintetica panoramica su ciascuna area, in questo modo è possibile
avere
subito qualche dato essenziale di riferimento.
Le aziende, poi, invece di essere giudicate in base ad un criterio di
qualità assoluta dei prodotti, lo sono state in base ad un giudizio
soggettivo dell'autore che ha previsto il simbolo delle 3 bottiglie per
quei
vini ritenuti "i più significativi e rappresentativi per entrare
a far parte di una cantina ideale da tramandare ai posteri". Ripeto
si tratta di vini scelti indipendentemente dal loro valore assoluto, sottilineo
questa peculiarità perchè se non vengono lette in questo
senso alcune scelte potrebbero sembrare quantomeno spiazzanti!.
Sono poi segnalati, con 1 sola bottiglia e per ogni cantina, quelli che
dovrebbero essere i prodotti di punta aziendali. Anche in questo caso
la
selezione è stata fatta a prescindere dal valore assoluto del prodotto,
in
modo da rappresentare una bussola nell'approccio a realtà, spesso,
sconosciute ed evitare pericolosi acquisti "al buio".
Imperdibile, dunque, questa guida, veramente esaustiva, alle aziende
campane. La guida prevede, inoltre, preziosi consigli per chi ama viaggiare
e visitare personalmente i produttori, segnalando, di volta in volta,
i
ristoranti da non perdere che si trovano nelle immediate vicinanze delle
cantine.
Infine ci sono in appendice le utilissime sezioni: "Bere e comprare
vino",
con la segnalazione di enoteche e winebar in tutte le province della
Campania; "Lezioni di vino", "Degustare vino" e "Studiare
Vino", con i
numeri ed i riferimenti di tutte le associazioni che organizzano corsi
sulla materia: i recapiti di fiduciari Slow Food, delegati Ais, la
segnalazione di corsi univeristari, e, perfino, un elenco di enologi ed
enotecnici che operano su tutto il territorio; in ultimo, le "Fette
di
formaggio", per conoscere selezionatori ed affinatori.
Guida Completa ai Vini della Campania
a cura di Luciano Pignataro
Edizioni dell'Ippografo (info@edizionidellippogrifo.it)
Pag. 447 - € 15
25
settembre 2003 - Fabio Cimmino
L'utopia del
tartufo bianco
Unopera
rarefatta, dalla veste grafica molto elegante, e che ci pare l'ideale
trasposizione cartacea dei piatti dei grandi chef, fatti per dare multiformi
sensazioni senza appesantire lo stomaco. Questa la prima impressione che
dà il libro Carlo Cracco, giovane e celebratissimo chef
del ristorante Cracco-Peck di Milano, intitolato Lutopia
del tartufo bianco. Un libro fatto più di evocazioni che
di densità contenutistica.
Si fanno notare subito la grande fantasia nei formati di scrittura, la
bella opera grafica di Claudio Papola, un protagonista della nostra
arte del dopoguerra. E poi, una intrigante scelta di testi che celebrano
il grande tubero (soprattutto quello di Langa, per la verità),
misterioso frutto della terra che non ci si mostra come fanno gli altri,
ma che dal grembo della terra viene letteralmente estratto.
Nomi quali Cesare Pavese, Davide Paolini, viaggiatori ottocenteschi come
il polacco conte De Borch tracciano, disegnano un quadro spazio-temporale
esemplificando un mito della nostra gastronomia.
E poi, ci sono le ricette di Cracco: presentate e adeguatamente contestualizzate,
sono seducenti e (in apparenza) facili da eseguire. A partire dal classico
Uovo al tartufo bianco (perché luovo è lapoteosi
del tartufo, che di sua natura si sposa con sostanze ricche...)
presentato in una versione tutta particolare che riesce, come in un ideale
racconto gustativo, a scandire in modo esemplare nel palato il binomio
profumo-consistenza caratteristico di questo abbinamento. E poi il Risotto
mantecato al parmigiano con tartufo bianco dAlba, gli Gnocchi di
patate, nocciole e tartufo bianco....
Il libro è ripartito in due metà, una in lingua italiana
e laltra in inglese.
Carlo Cracco
L'utopia del tartufo bianco - White truffle utopia
Con un'opera grafica di Claudio Papola
Fernando Folini Productions
Pag. 35+35 - € 25
21
novembre 2003 - Riccardo Farchioni
Racconti a DOP
Dal 2001 il Comune e la Provincia di Modena, congiuntamente ad
altri soggetti, organizzano una manifestazione popolare intitolata Asso
di Gusto, che ha avuto un grande successo di partecipazione.
Dal 2003 Asso di Gusto ha visto nascere una novità: Racconti
a DOP, un concorso letterario in occasione del quale si
affida ad uno scrittore affermato lincipit di un racconto
di argomento enogastronomico, e si invitano i partecipanti a completarlo.
Ecco dunque Alessandro Bergonzoni descrivere il sogno di veder
piovere Lambrusco, Ugo Cornia introdurre un incontro con il prosciutto
di Modena, Loriano Macchiavelli tingere di mistero il rito della
produzione dellAceto balsamico tradizionale e Valerio Massimo
Manfredi rappresentare langoscia di un pubblicitario che deve realizzare una campagna sul Parmigiano Reggiano.
E se gli autori dei racconti selezionati sul Lambrusco
(Guido Penzo e Michele Previtera) appaiono prigionieri del tentativo di
riprodurre lo stile bergonzoniano fatto di continui giochi di parole,
è interessante notare come le due storie dedicate al prosciutto
di Modena (di Paolo Vistoli e Loretta Luppi Rassloff) prendano
come spunto lultima frase dellincipit di Cornia per svilupparne
ciascuno una metà. Forse le opere più coinvolgenti sono
quelle dedicate allAceto balsamico tradizionale:
scritte da Ivana Gini e Oscar Clò, riescono a rappresentare in
modo tangibile la ormai secolare ritualità unita a un tocco di
mistero che risiede nella produzione di questa straordinaria creazione
della nostra cultura gastronomica. Infine, una attualità nella
quale il bisogno di comunicare la validità di un prodotto
può diventare una ossessione è protagonista degli ultimi
due racconti di Ivana Gini e Oscar Clò: ma se il prodotto è
il Parmigiano Reggiano, i testimonial possono ben essere Boccaccio,
Dante e Petrarca.
Il volume, che trova nella spontaneità di una scrittura dilettante
la sua miglior dote, è completato da una simpatica introduzione
del curatore, Roberto Barbolini, che racconta di Cristopher Lee, lo storico
interprete di Dracula, alla ricerca di lontane origini modenesi...
Racconti a DOP
A cura di Roberto Barbolini
Edizioni Pendragon, 2004
Pag. 86 - € 10
14
luglio 2004 - Riccardo Farchioni
|