Recensioni librarie
Carta, carta! Certe volte ci dispiace un po' questo essere solo elettronici...
con tutti queste belle riviste che nascono e che si abbelliscono, con
tanti libri interessanti da leggere .... Ne parleremo qui sotto, con
un po' di riverenza, come si deve a un fratello maggiore.
Ecco le nostre: Recensioni dell'AnnoSei
Cucinare alla bolognese:
le ricette della "Vecchia scuola"
Un
libro di cucina, anzi un manuale, da usare e stropicciare, per le ricette
di ogni giorno e per quelle dei giorni importanti, ma soprattutto per
ritornare alla manualità, alla funzione quasi terapeutica del
cucinare. Smettiamola di lamentarci che in TV non c'è nulla di
guardabile... lasciamola spenta e rimbocchiamoci le maniche, ne trarra
giovamento il nostro umore e anche il nostro fisico, che potremo curare
con piatti sani e gustosi.
La Vecchia scuola è una vera scuola di cucina, nata nella
città che forse più di altre simboleggia la cucina italiana,
la Bologna dalla millenaria tradizione culinaria, luogo di incontro
di tradizioni e culture disparate, città delle osterie, del ragù,
dei tortellini...
Alla Vecchia scuola si può andare per diletto o per professione,
per sapere cosa cucinare ogni sera della settimana o per entrare a far
parte della corporazione degli sfoglini e delle sfogline... gli eletti
che da acqua e farina sanno tirare la sfoglia e da quella creare primi
piatti inimitabili.
Da questa esperienza, nata da una tradizione di famiglia per inziativa
di Alessandra Spisni, e dall'amicizia di questa per Barbara
Bertuzzi, giornalista enogastronomica, è scaturito il manuale
di cui parliamo. Un libro agile e pieno di ricette, che parte, appunto,
dai metodi per preparare le diverse sfoglie e, da queste, i vari tipi
di pasta (semplici o ripieni). Dopo la pasta il pane, e poi il ricco
fritto alla bolognese, e via così con tante ricette e tanti consigli
pratici, chiaro segno che si tratta di un libro scritto da chi in cucina
realmente ci vive.
A guardare le numerose immagini si ha un po' l'impressione di un salto
indietro nel tempo. Ricette e presentazioni ci ricordano i pranzi al
ristorante della nostra infanzia, quando la nuova cucina italiana, ricca
di suggestioni nouvelles e preparazioni dal grande impatto visivo
era ancora da venire. Ma non è forse questa la cucina da fare
in casa? Certo, è bello di tanto in tanto lanciarsi in qualche
preparazione da Grand Chef, ma giorno per giorno sono
altre le cose che si preparano e che si mangiano.
Un libro per tutti quelli che vogliono cucinare, sia principianti,
per apprendere le basi, sia esperti, per tornare a confrontarsi con
i piatti della tradizione italiana.
Barbara Bertuzzi
Cucinare alla bolognese: le ricette della "Vecchia scuola"
Edizioni Pendragon, 2004
Pagine 204 - 15 €
5 gennaio 2005 - Luca Bonci
in cima
Italiagolosa: ristoranti,
alberghi e prodotti tipici secondo Edoardo Raspelli
Sarà
per i tempi tristi e bui nei quali ci tocca vivere, sarà per
la dovizia di particolari con la quale ci vengono rovesciate addosso
tutte le sventure del pianeta creandoci una sorta di dipendenza dal
negativo. Sarà per questo, o più semplicemente per la
maliziosa consapevolezza che si andranno a pescare le pagine fra le
più ispirate di uno dei giornalisti enogastronomici più
polemici (e querelati, sempre senza successo), che quando si ha fra
le mani una raccolta di recensioni di alberghi e ristoranti di Edoardo
Raspelli, si vanno a cercare la sue celebri stroncature.
Come quella che racconta un cinquantesimo compleanno rovinato da una
cena da Gualtiero Marchesi, il cui ricordo riemerge rabbioso
in più di una pagina, o come le Ventidue portate di vergogna,
frutto della visita al famoso chef catalano Ferran Adrià,
che chiudono il volume.
Ma a ben vedere, le stroncature di Raspelli non sono fine a se stesse,
sono piuttosto grida di dolore o di delusione, seppure espresse con
una buona dose di sarcasmo e con penna avvelenata: Che cosa sono
diventato? Che cosa mi rimane oggi che faccio il bilancio di una vita
passata a dare voti? Lamarezza di occuparmi di una categoria in
gran parte mediocre e presuntuosa, supponente con il cliente sconosciuto,
servile con il cliente VIP o ritenuto tale, un settore dove si uniscono
pressapochismo, maleducazione, approssimazione. E quindi facchini
che non arrivano mai, portieri dalbergo che non conoscono sorrisi,
cabine docce per nani, camere tristi in hotel (anzi, hôtel) carissimi,
tovaglioli sotto le ascelle; ma anche una certa ristorazione giovane,
che esegue una cucina esangue, affascinante a vedersi ma priva
di struttura, saporosità, fragranza,
piatti belli ma non
buoni: non cattivi, certo, ma senza calore, senza mordente, senza personalità,
esteticamente perfetti ma palatalmente glaciali
Ma se sono grandi le delusioni, sono anche grandi gli amori di Raspelli,
che discendono poi tutti dalla passione per le tre T. Seguendo
una sorta di teorema, la Terra, il Territorio e la Tradizione
accolgono con le loro ampie braccia il meglio della ristorazione italiana,
e dunque ne sono lanima. Accolgono naturalmente il Pescatore
di Canneto sullOglio (voto 17.5/20 nel 2001), la Taverna del
Capitano di Massa Lubrense (17/20 nel 2003), lamato Romano
di Viareggio (16.5/20 nel 2002); ma accolgono anche chi si spinge più
in là come Vissani (18.5/20, visita del 2004), lEnoteca
Pinchiorri (18.5/20 nel 2003). E accolgono persino, come figliol
prodighi, anche coloro che sono stati sedotti dal maledetto Dio
Sifone catalano, come Moreno Cedroni de La Madonnina del Pescatore
di Senigallia che viene perdonato con un 17/20 nel 2004.
Certo, lego di Raspelli è smisurato (basti pensare allintroduzione,
che inizia con la minuziosa descrizione dellinfarto avuto nel
2002 dopo un pranzo da Lorenzo a Forte dei Marmi, che meritava
16.5/20), ma da esso escono anche pagine ispirate come quelle,
intimistiche, dedicate alle regioni italiane. E del resto non mancano
i riferimenti autobiografici sparsi tra una scheda di un ristorante
e quella di un albergo: linfanzia nel quartiere popolare di Milano,
il padre che non sopportava gli odori di cucina, il promettente inizio
di carriera al Corriere dInformazione e poi
una grande
penna buttata in padella.
Il volume, che comprende scritti apparsi su varie testate, contiene
tuttavia anche pagine inedite su prodotti tipici e le chiacchiere
del dopocena, divagazioni enogastronomiche dalla giusta leggerezza
(e, chissà perché, escluse dagli indici).
Edoardo Raspelli
Italiagolosa
ComeFare, Mondadori, 2004
Pagine 1200 - 22 €
3 febbraio 2005 - Riccardo Farchioni
in cima
La quadratura dell'uovo
Se
c'è una forma affascinante, sfuggente e ambigua, è quella
dell'uovo. Tanto perfetta e tanto complessa, ma anche tanto primitiva
e primordiale perché portatrice di nuova vita. Veicolo di vita
ma anche di nutrimento: a questo proposito, si sbaglierebbe di grosso
se lo si volesse imbrigliare nel ruolo di alimento base e senza ambizione,
come viene giustamente osservato nella efficace pagina introduttiva
di questa nuova opera firmata da Carlo Cracco, giovane e geniale chef
in forza al "bistellato" ristorante Cracco-Peck di Milano.
"Nessuna fantasia di cuoco è troppo audace per lui, non
c'è compagnia o festa in cui manchi di dare il suo personalissimo
contributo nei ruoli e nelle consistenze più diverse: legante
o croccantante, effetto stracciato, liquido, cremoso, spumoso o duro
"
Ed è eternamente sfuggente perché nel tempo cambia continuamente:
uovo alla coque, sodo, omelette, "come un vecchio attore consumato,
l'uovo cambia d'abito e consistenza in pochissimi minuti di cottura".
Come nel volume sul tartufo già recensito, le intriganti ricette
di Carlo Cracco sono alternate a testi di vario genere: dalla derivazione
dalla equazione polare dell'uovo alle somme riflessioni di Platone e
di Marsilio Ficino, fino al delizioso "assurdo" finale "Come
preparare un uovo sodo" di Eugene Ionesco.
Il libro contiene un'opera grafica di Claudio Papola, e include sia
il testo in italiano sia quello in inglese.
Carlo Cracco
La quadratura dell'uovo
Fernando Folini Productions - Omnes Artes
Pagine 86 - 25 €
23 maggio 2005 - Riccardo Farchioni
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Il buon tartufo:
il "diamante della tavola" svelato
Sembra
facile parlare di tartufo, ma non è esattamente così:
intanto bisogna spiegare che è un fungo, anzi un fungo ipogeo
micorrizico (e già si inizia con i paroloni), e a designarne
le tipologie ci sono opportuni nomi latini: per esempio, il più
pregiato e desiderato, quello comunemente chiamato bianco pregiato,
si chiama in realtà Tuber magnatum Pico. La superficie esterna
si chiama peridio, la polpa interna gleba. E se poi si
prova a spiegare perché il tartufo piace, ossia perché
i suoi profumi sono così misteriosamente accattivanti e seducenti,
non va molto meglio, perché quelli del tartufo non sono i classici
bei profumi, come, per dire, quello della viola o della
rosa; anzi, spesso, per uscire da una imbarazzante vaghezza si usano
paragoni che non convincono pienamente chi vuol capire perché
questo diamante della tavola (per usare una nota definizione
di Brillat-Savarin) è oggetto di un così incontrollabile
desiderio.
Detto questo, è una piacevole sorpresa constatare che leggendo
le cento pagine circa che compongono questo libro, si riesce ad imparare
come il tartufo viene considerato nelle varie fasi storiche fino alla
formazione di un vero e proprio mito (si è arrivato ad assegnargli
doti afrodisiache), come nasce e si sviluppa sotto terra a ridosso delle
radici degli alberi, le sue proprietà nutrizionali, le varietà,
i territori più vocati, da Alba ad Aqualagna, da San Miniato
a Norcia, alle Crete Senesi, alla Valtiberina, al Périgord francese.
Non vengono dimenticati, naturalmente, le figure del raccoglitore, il
trifolau, e il suo rapporto con i cani. Infine, non mancano consigli
su come conservare un tartufo (è possibile), un ricettario essenziale,
e suggerimenti sullabbinamento con il vino.
Una esposizione dei temi compatta e scorrevole, ma arricchita e allo
stesso tempo alleggerita da continue intromissioni dellautore
che vi inserisce idee ed esperienze personali narrate in una confidenziale
prima persona. Vengono così restituite le emozioni e le esperienze
sensoriali di chi ha la fortuna di vivere a continuo contatto con i
protagonisti della nostra enogastronomia, fino allestrema
confessione: una verifica, durante la stesura del libro, consistita
in unomelette cotta in un filo dolio extra vergine doliva
e farcita con quasi cento grammi di Tuber aestivum, senza rimpianti.
. Del resto, proprio la passione, la partecipazione, lesperienza
personale stanno alla base di un modo convincente e coinvolgente di
comunicare i piaceri del vino, dei prodotti tipici e della tavola. Senza
i quali si rischia di comunicare (e accade sempre più spesso)
solo un cumulo di luoghi comuni.
Aldo Fiordelli
Il buon tartufo
Edizioni Polistampa
Pagine 104 - 10€
25 novembre 2005 - Riccardo Farchioni
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Vini buoni d'Italia
Nella
discussione che ormai impegna da qualche anno gli scrittori di vino,
si inserisce preponderantemente "Vini Buoni D'Italia" -guida
ai vini dai vitigni autoctoni- che da tre anni si qualifica per una
scelta di campo dichiarata. La guida presentata al Merano Wine Festival
lo scorso novembre e edita da Gribaudo si pone l'obbiettivo di selezionare
e valutare i vini da vitigni autoctoni regione per regione, ed attribuire
premi e menzioni ai più meritevoli come è uso oramai in
tutte le guide che si rispettino.
L'edizione 2006 curata come sempre da Mario Busso e Carlo Macchi porta
alla ribalta, accanto ai nomi sempre presenti, realtà alle volte
dissonanti rispetto alle altre guide anche in territori dove l'autoctono
è di rigore (leggasi Montalcino, Chianti classico, Langhe ecc.).
E questo a nostro giudizio non è una pecca ma semmai un valore
aggiunto della guida che si propone oltre che alternativa nel taglio
anche nel metro di giudizio. Di particolare interesse l'introduzione
ad ogni regione con le valutazioni dell'annata che, anche se non sempre
condivisibili, sono una buona traccia per il lettore non particolarmente
informato.
Entrando nel merito della guida ci pare importante uno strumento che
dia lustro anche a produzioni enologiche derivate da vitigni a ragione
o a torto definiti minori e autoctoni, non dimenticando però
nella valutazione le difficoltà che i produttori affrontano nell'elaborarli
e proporli al pubblico molte volte impreparato a valutarne l'effettiva
qualità, distorto com'è da stereotipi basati sul binomio
merlot-cabernet. In questo senso suggerirei agli autori di aggiungere
un indice non solo per azienda ma anche per vitigno, in modo da facilitare
confronti e ricerche di particolari vini. In definitiva una guida valida
per chi cerca un legame sicuro tra vino e territorio.
Curata da Mario Busso e Carlo Macchi
Guida Vini buoni d'Italia
Edizioni Gribaudo
Pagine 696 - 20€
28 dicembre 2005 - Lamberto Tosi
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