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Periodico di cultura enogastronomica - In rete dal 1999, per amor di terra

Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Recensioni librarie

Carta, carta! Certe volte ci dispiace un po' questo essere solo elettronici... con tutti queste belle riviste che nascono e che si abbelliscono, con tanti libri interessanti da leggere .... Ne parleremo qui sotto, con un po' di riverenza, come si deve a un fratello maggiore.

Ecco le nostre: Recensioni dell'AnnoOtto

 

L'Ascolto del Vino - Paolo Massobrio e Marco Gatti

L'Ascolto del Vino è la rinnovata edizione del manuale di tecnica e di degustazione scritto da Paolo Massobrio e Marco Gatti. Dopo il grande successo della prima edizione 2003, viene riproposto, in versione aggiornata, questo splendido, delicato volume, dedicato a chi vuole accostarsi al mondo del vino ed anche, naturalmente, alle persone più esperte che da sempre apprezzano il figlio di Bacco. Nel libro, ottimamente rilegato e con una veste grafica d'elevata qualità, ci sono ben nove capitoli che trattano le varie tecniche della degustazione sino all'abbinamento vino-piatto, spaziando dalla cucina tradizionale Italiana a quella di tutto il pianeta, argomento questo, che sicuramente interessa non solo gli addetti ai lavori ma anche i normali appassionati di cucina.

Ottimo lavoro dunque per Paolo Massobrio e Marco Gatti; comunicare temi nobili e di qualità con semplicità, è segno di bravura ed intelligenza oltre che di gran professionalità. La seconda parte dell'opera offre una valida e qualificata guida alle cinquecento migliori cantine d'Italia, con commento del vino che ha meritato la selezione annuale del premio Top Hundred di Papillon. Alla fine un'interessante chicca: un glossario dei principali termini legati al mondo del vino! Parlare in "vinese", come viene riportato nel libro…

Con 358 pagine a colori, meravigliose fotografie ed argomenti interessanti, questo volume si candiderà ad essere vero, prezioso inquilino della Vs. libreria ed un valido aiuto per capire, assaporare tutte le sfumature, dettagli e bellissime particolarità del mondo del vino. Il vino, infatti, da secoli epicentro della nostra vita, elemento di cultura, piacere ed emozione senza fine…senz'altro un incontro privilegiato al quale consiglio di non mancare…tutto, miei cari lettori, incomincia dall'ascolto del vino!

Ringrazio Sarah Scaparone per la gentile, puntuale, collaborazione.

Paolo Massobrio e Marco Gatti
L'ascolto del vino
Comunica
Pagine 358 - 29€
Info: www.clubpapillon.it
Fotografie: Giuseppe Perrone

25 gennaio 2007 - Stefano Buso

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Le Guide 2006 di Cucina&Vini - Bere Dolce, Extravergine, Bere Spumante

Una serata di grande respiro editoriale nel panorama delle guide del settore eno-gastronomico si è svolta a Roma nella suggestiva atmosfera dell’hotel Exedra in Roma lo scorso 11 dicembre. L’occasione è quella che ogni anno ci lega all’appuntamento con: L’extravergine – Guida ai migliori oli del mondo di qualità accertata. La presentazione dell’edizione 2007, curata con la consueta competenza e professionalità dal giornalista e critico enogastronomico Marco Oreggia, si incastona in una serata dedicata a tutti e tre i titoli in uscita della Editrice Cucina & Vini. Infatti oltre alla citata guida agli extravergine, si dà eguale e meritatissimo spazio promozionale anche alla Guida al Bere Dolce 2007 ed alla Guida al Bere Spumante 2007, curate a loro volta dall’attento e meticoloso Francesco D’Agostino.

Ci adeguiamo con piacere allo stile della serata e diamo il giusto spazio a tutte e tre le pubblicazioni protagoniste di questa serata davvero completa, conclusa con un buffet davvero interessante in cui abbiamo potuto degustare tutte le etichette, oli inclusi, premiati nel corso della manifestazione. Partiamo proprio dal lavoro di Francesco D’Agostino sui vini dolci. La guida al Bere Dolce 2007, giunta alla settima edizione, secondo uno schema consolidato, si apre con l’editoriale dedicato all’importante cambio legislativo che si è avuto lo scorso febbraio 2006 nell’ambito della legge di attuazione della normativa comunitaria concernente l’organizzazione comune di mercato del vino. In essa si fa chiarezza sul termine Passito, allargato ai vini da uve surmature, definendone le modalità di appassimento e vietandone gli arricchimenti, ma consentendo la “menzione” (vendemmia tardiva).

Questo è un primo passo che non rappresenta certo la panacea in grado di delineare definitivamente gli scenari di mercato, soprattutto a livello comunitario; ci troviamo però di fronte a una svolta che permette al vino passito di essere riconosciuto finalmente come vino nel vero senso della parola. I vini addizionati saranno sempre riconoscibili in Italia grazie alla dichiarazione obbligatoria in etichetta di “Vino Liquoroso”, cosa non altrettanto palesata all’estero, ma resterà comunque il dubbio a qualche nostro consumatore sulla differenza, invero enorme, fra un Vinsanto ed un Vinsanto liquoroso. In tale scenario, questa edizione di Bere Dolce registra ben 438 presenze frutto di più di 1000 assaggi distribuiti in un arco temporale di 3/6 mesi, che hanno portato alla selezione di appena 17 etichette premiate con le 5 sfere.

E’ il nord Italia a farla da padrone, non per tradizione, ma per la congiuntura favorevole dei fattori clima e vocazione, propri di un territorio tra l’altro fortemente protetto nello specifico. Il Piemonte è la regione più rappresentata (110 etichette), seguita dal Veneto (90), Friuli Venezia Giulia (34) e ci fermeremmo a questo simbolico podio se non che ci piace sottolineare la quarta piazza (31 etichette) della Sicilia. Emblematico è il fatto che il Piemonte non riceve nessuna citazione fra le 17 premiazioni, dove Veneto (4 menzioni) e Alto Adige (3) si contendono la palma di regioni pluridecorate. Riconoscimento speciale per il Vino dell’emozione che viene attribuita all’unico 5 sfere della Valle d’Aosta: il Les Aveilles di Les Crétes. All’interno della guida troviamo inoltre la sezione Acquisto Attento con 26 etichette inserite, segnalate per un pregevole rapporto fra la valutazione in guida ed il prezzo di mercato, tenendo conto della difficoltà comunque di omologare una fascia di prezzo tale che possa tenere conto delle possibili variabili in fase produttiva che sono in grado di incidere sensibilmente sui costi di produzione. La guida offre schede chiare ed esaustive; risulta di facile consultazione grazie all’ampia gamma di indici forniti, ben quattro: alfabetico, per regione, per abbinamento gastronomico e per produttore. Un volume di nicchia, ma non si direbbe.

Veniamo ora al nostro amico Marco Oreggia ed alle sue efficienti vice-curatrici: Laura Marinelli e Cristina Tiliacos. L’Extravergine 2007 è come sempre un tomo molto ben articolato e completo in ogni sezione, e ci piace sottolinearne due peculiarità che distinguono questa guida dal panorama un po’ stereotipato del mercato di settore: la prima è l’assenza totale di graduatorie espresse in punteggi, stelline, olivette o quant’altro, essere nella guida è già un titolo … primeggiarvi in una specifica qualità è oggetto di citazione speciale. La seconda è la presenza di circa 200 pagine iniziali dedicate alla storia dell’olio extravergine, partendo dagli ulivi, analizzando i loro frutti, fino alla loro raccolta, frangitura e lavorazione; un percorso che conduce al prodotto finale. Non ultima una dettagliata cartografia delle zone del mondo a vocazione produttiva e delle aree Dop che completano questa sezione.

Insomma non solo una guida che indirizza con metodo il consumatore verso un acquisto ponderato e qualitativamente di valore, ma anche un manuale pratico ed esaustivo che introduce il consumatore stesso alla comprensione di quella che è l’intera filiera olivicola: conoscenza maggiore per un acquisto migliore.
Alla presentazione di questa settima edizione, il bravo Oreggia punta il dito sul problema grave della sofisticazione di cui l’olio è assoluto protagonista nello scenario eno-gastronomico e fissa un obiettivo sull’orizzonte ampissimo dell’evoluzione normativa: la tracciabilità della drupa. Il variegato sapore internazionale che si respira in questa guida non cede mai all’esterofilia, anzi il confronto con le grandi realtà del mondo non fa che qualificare ancor più i buoni prodotti italiani. Novità vera di quest’anno è l’ampia sezione dedicata al primo produttore mondiale: la Spagna, di cui vengono presentate le 13 regioni di produzione; a testimonianza che il primato in termini quantitativi comincia a far emergere anche una netta crescita qualitativa, tale da insidiare anche la leadership italiana. Ma i numeri di questa edizione sono tanti e importanti: 150 professionalità coinvolte in oltre 3000 campioni, valutati da un panel ufficiale di esperti assaggiatori, 27 nazioni rappresentate in 467 schede che descrivono il prodotto migliore di ogni azienda. Ulteriori 116 extravergine segnalati, per un totale di 583 realtà da cui emergono 15 prodotti top … anche se quest’anno per la prima volta si verifica un ex-equo e vengono premiati 16 produttori. I riconoscimenti più prestigiosi a Sudafrica e Cile per la sezione frantoi, dall’Andalusia l’olio dell’anno.

Concludiamo questa ampia pagina dedicata alle pubblicazioni della Editrice Cucina &Vini parlando dell’altra fatica di Francesco D’Agostino e del suo staff, ossia la guida al Bere Spumante 2007. Nata sulla scia della guida al Bere Dolce, questa pratica e dettagliata versione dedicata alle bollicine brut ne veste il look e la filosofia, e ovviamente anche l’accuratezza. Giunta alla sua quinta edizione la guida offre quindi schede tecniche esaurienti e complete di abbinamenti (oltre 480 pietanze citate) raccolte per regioni; quattro indici di catalogazione, la rubrica Acquisto Attento ed il tradizionale editoriale che, come ribadito in conferenza, pone in evidenza quest’anno le difficoltà nel rendere intelligibili al meglio le nostre etichette all’estero e dare così un riscontro di mercato più ampio ai nostri prodotti. Il problema è legato all’utilizzo degli istituti legislativi che dovrebbero essere sfruttati al meglio per dare visibilità delle differenze territoriali che incidono sulle varie tipologie di vino. Si tende a chiedere uno spumante, senza pensare al tipo di uvaggio, al territorio di provenienza o al metodo di spumantizzazione utilizzato. C’è bisogno di diffondere la cultura specifica di questo vino che spesso viene erroneamente associato al dolce e che invece rappresenta a volte un’ottima scelta per accompagnare un pasto nella sua interezza.

Sappiamo bene che le peculiarità di ogni territorio, se adeguatamente sfruttate, pagano; i successi dei nostri vini fermi ne sono la prova tangibile. Anche i numeri di questa guida ci indicano una crescita del movimento: 479 vini selezionati su oltre 1000 assaggi, in rappresentanza di 230 aziende, dove dilagano la Lombardia leader del metodo classico (187 etichette) ed il Veneto leader del metodo charmat (169 campioni); ma è il Trentino a detenere il particolare primato della percentuale di etichette premiate con le 5 sfere in rapporto a quelle presenti in guida, niente male. I vini top sono risultati 16 di cui ben 7 Franciacorta, quattro Trento doc, 3 prosecchi di Valdobbiadene e due chicche da Piemonte e Puglia; 59 i vini selezionati per la rubrica Acquisto Attento dove a farla da padrone, manco a dirlo, sono sempre Lombardia (Franciacorta e Oltrepò Pavese su tutti) ed il Veneto, ma dove si possono trovare ottimi prodotti anche dal resto d’Italia, a conferma che la marcia evolutiva di questo mercato avanza con decisione.


Bere Dolce 2007
Prezzo: € 20,00
Formato:15 x 24 cm
Pagine: 340

Extravergine 2007
Prezzo: € 29,00
Formato:14 x 21 cm
Pagine: 815

Bere Spumante 2007
Prezzo: € 20,00
Formato:15 x 24 cm
Pagine: 383

3 febbraio 2007 - Riccardo Brandi

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Italia in tavola. Toscana - Alessandro Molinari Pradelli

Tradizione o innovazione? Spume e sifoni o soffritto e ragù? Questi dilemmi stanno attanagliando ormai da tempo gli appassionati di cucina e i cultori della buona tavola. Vada come vada, per fortuna rimane ancora viva la nostra cucina regionale, e a mantenerla attuale contribuiscono libri come questo, ossia dei ricettari che, magari senza foto ad effetto, oltre alle puntuali indicazioni di ingredienti e procedura, danno quelle due (o più) righe di storia del piatto. D’altra parte l’autore, bolognese, ha potuto attingere dalla sua biblioteca che conta oltre dodicimila volumi sulla cucina italiana e questo gli ha consentito di scrivere un volume molto omogeneo, che si può leggere con profitto anche se non si ha intenzione di andare ai fornelli, solo per il gusto di riflettere sul perché del successo di certe ricette classiche della nostra tradizione, o magari per confrontare come zone diverse della regione trattano la stessa materia prima. Il volume si apre con una introduzione sulla cucina italiana e toscana, per passare (dopo una opportuna parentesi dedicata a come fare il pane) allo snocciolare antipasti, salse e sughi, primi, secondi, contorni, dolci e bevande, senza trascurare focacce e schiacciate, salumi e insaccati, crostini e crostoni…

Non sappiamo se questo libro, come recita la fascetta, sia “il più grande ricettario di cucina toscana mai pubblicato”, anche se non abbiamo motivo di dubitarlo. Ma al di là di questo, la sua dote migliore, e che ne fa un’opera assai godibile oltre che utile, ci sembra la visione che riesce a dare di una cultura gastronomica ricca e sfaccettata come quella toscana.

Alessandro Molinari Pradelli
Italia in tavola. Toscana

Emmebi Edizioni Firenze - 2006
Pagine 576 - 21,50€
Info: www.emmebiedizioni.it

26 febbraio 2007 - Riccardo Farchioni

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Breviario dei Vini 2007 - A cura di Andrea Zanfi

Si conferma pubblicazione di interesse il “Breviario dei Vini” edizione 2007 della Carlo Cambi Editore di Poggibonsi (SI).

Dopo l’esordio dello scorso anno, ritroviamo in questo nuovo numero tutte le peculiarità che ci hanno fatto apprezzare la bontà di questa guida: la praticità del suo formato tascabile, l’attenzione all’aspetto economico con i suoi 8 € di prezzo, l’intelligenza del criterio di selezione dei vini proposti, l’affidabilità dei giudizi merito della professionalità dei collaboratori impegnati nelle degustazioni degli oltre 2000 campioni, l’originalità dell’accostamento ai 365 giorni dell’anno, la varietà di informazioni offerte in ogni pagina, non ultima l’innovazione della veste informatica con il concorso avviato anche quest’anno sul sito www.breviariodeivini.it.

Insomma, l’idea è piaciuta nel suo complesso; un progetto brillante che cattura l’attenzione del consumatore attento e appassionato proprio per gli innumerevoli spunti proposti. Il vino partner del cibo. Il vino nel suo habitat naturale: la tavola. Il vino di qualità alla portata di tutte le tasche: non oltre 15 €. Il vino proposto in termini semplici e comprensibili. Non ci stupisce che la cura di Andrea Zanfi nel costruire questa guida e l’attenzione della Carlo Cambi Editore nel supportarla e proporla nel modo giusto, ne abbiano rinnovato il successo.

Vi segnaliamo all’interno il consueto ordine di apparizione dei vini rigorosamente alfabetico; la presenza di un solo vino per ogni azienda produttrice, che viene di volta in volta presentata con una breve ed efficace introduzione. Ogni scheda è ricca di informazioni sulle tecniche di produzione, basi ampelografiche, dati numerici e abbinamenti alle pietanze più indicate; non ultimo il prezzo di mercato verificato in enoteca e lo spazio per annotazioni personali.

Tre diversi indici (per regione, per azienda e per vino) rendono di facile individuazione le schede cercate; ed i vini presentati sono sempre di qualità accertata, con uno sbarramento di ingresso fissato in una valutazione non inferire a 84/100. Quattro pagine sono dedicate anche alla spiegazione del sito correlato alla guida, dove è possibile sentirsi protagonisti di questo progetto segnalando i vini che nel nostro quotidiano ci hanno impressionato per qualità e costi ovviamente contenuti. Anche quest’anno troviamo uno stimolo in più grazie al concorso Gusta e Clicca, con cui votando il vino preferito sul sito stesso del breviario www.breviariodeivini.it, a patto di conservarne lo scontrino di acquisto, si può vincere una Fiat Panda. Sono riportate le immagini del sito e le istruzioni per accedere alle varie sezioni, così anche chi si accosta ad internet ancora con qualche difficoltà può trovare un valido aiuto consultando la guida stessa.

Insomma c’è tutto, e ci sembra che la completezza di argomenti che arricchiscono questo Breviario dei Vini sia un buon viatico a perpetrarne il successo.

Breviario dei Vini 2007
A cura di Andrea Zanfi

Carlo Cambi Editore - 2007
Pagine 365 - 8€
Info: www.carlocambi.it

14 marzo 2007 - Riccardo Brandi

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DOC Montescudaio - Claudio Mollo

La Toscana è piena di vini famosi e di DOC celebrate; ma, piuttosto sorprendentemente, possiede ancora angoli poco sonosciuti e vini ancora pienamente da scoprire. In questo senso, uno degli esempi più calzanti è quello della DOC Montescudaio, che prende il nome da un grazioso borgo nella parte meridionale della provincia di Pisa che guarda al livornese, e che comprende anche i comuni di Guardistallo, Casale Marittimo, Montecatini Val di Cecina, Riparbella, Santa Luce e Castellina Marittima.

Una DOC nata giusto trent’anni fa che, nella sua versione “rossa” , possedeva un tempo un disciplinare ricalcato su quello del Chianti (sangiovese in prevalenza con aggiunta di altri vitigni locali, anche bianchi), ma che sulla spinta del successo dei vini di Bolgheri, basati sulle uve internazionali, nel 1999 vide una riforma che, oltre a varare le versioni Montescudaio Merlot e Cabernet, permise nella versione “rosso” generosi “complementi” di cabernet sauvignon, merlot e syrah alla principale uva toscana. Analogamente accadde per il bianco con le categorie Chardonnay, Sauvignon e Vermentino. Una svolta per questa realtà sembrò avvenire nel 1994, quando fu coinvolta nella Strada del Vino Costa degli Etruschi, agganciandosi così al “carro” bolgherese, anche se a tutto’oggi sembra che i vantaggi non siano stati pari alle attese.

Il libro scritto da Claudio Mollo, giornalista enogastronomico di lunga esperienza, dopo aver descritto in dettaglio il disciplinare della DOC, menziona i suoi maggiori “interpreti”, a cominciare dalle famiglie Piccinini della Fattoria di Sorbaiano e Surbone della Fattoria Poggio Gagliardo, che arrivarono nel borgo toscano rispettivamente nel 1958 e 1968, aprendo la strada ad altre importanti realtà arrivate in seguito, come ad esempio il Castello del Terriccio del celebre Lupicaia, il Podere La Regola, o Caiarossa con i suoi vini biodinamici.

Proseguendo nella lettura, il libro si dimostra ricchissimo di informazioni extra vinicole e si avvicina al modello della guida turistica, con la descrizione meticolosa dei piccoli centri del territorio, la loro storia, le strade da percorrere per arrivarci, i loro palazzi e i monumenti. A tal punto da diventare un contributo appassionato e un invito implicito alla scoperta di questa “Toscana minore”.

Claudio Mollo
DOC Montescudaio
- In viaggio tra borghi e vigneti della Val di Cecina
Ali&no editrice - www.alienoeditrice.net
Pagine 114 - 10€

26 marzo 2007 - Riccardo Farchioni

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Le Marche... l'orto del vino - Andrea Zanfi

Giovedì 15 marzo nell'accogliente cornice della Beveria Mismas di viale Pasubio a Milano si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del volume Le Marche... l'orto del vino, pubblicato da Carlo Cambi Editore nella collana dei Grandi Vini d'Italia. Ne è autore Andrea Zanfi, che si è avvalso del contributo fotografico del siciliano Giò Martorana. Zanfi ha già pubblicato nella stessa collana, e sempre con le foto di Martorana, i volumi dedicati ai supertuscans, alla Sicilia, al Piemonte, al Friuli e sta realizzando in questi mesi quello sul Veneto.

La collana dei Grandi Vini d'Italia, nelle parole dello stesso autore, si propone di raccontare il mondo del vino italiano come in un viaggio continuo: l'intento è di avvicinare il pubblico al vino con un linguaggio che sia più lontano possibile dai tecnicismi talora abusati. Per Zanfi sono due le chiavi d'accesso per la scoperta dell'Italia enologica: da un lato le persone, ossia i vignaioli e gli imprenditori agricoli portatori di storie, esperienze di vita e di umanità e dall'altro le immagini, che colgono momenti, paesaggi, sensazioni che vanno oltre il testo e lo arricchiscono con uno stile peculiare.

La realizzazione di ciascun volume è piuttosto articolata: Zanfi seleziona a monte circa 150 produttori, poi inizia l'indagine "sul campo", che lo coinvolge insieme con Martorana in un viaggio di parecchi mesi alla scoperta delle persone, dei luoghi e dei vini.
"Nel libro - dice Martorana - non troverete mai la foto di un produttore davanti alle barriques con in mano il bicchiere di vino. Non è così che si racconta il mondo del vino. Troverete piuttosto terre, campi di fiori, persone... è questo che ci interessa, non la banalità"

Le Marche, l'unica regione italiana al plurale. Non esiste una sola chiave di lettura per inquadrare questa parte seppur piccola d'Italia. Esistono tante Marche, tanti "orti". Zanfi ha posto l'accento su questo aspetto di molteplicità di territori della regione, che è al tempo stesso positivo e negativo. Positivo perché ricco di differenze di territori, di paesaggi, e quindi ricco di storia. Negativo perché la frammentazione così accentuata non giova alla spinta verso la promozione all'esterno, non riesce a far leva (tranne alcune eccezioni come l'associazione di produttori Assivip) sullo spirito di aggregazione.
La dinamica produttiva del vino marchigiano è emblematica: dal 2002 al 2005, secondo Zanchi, la crescita qualitativa è stata enorme. Perché? Il libro dà una risposta: fino alla fine degli anni '90 la regione era un grande produttore di vini da vendere "a cisterne" per tagliare i toscani, i veneti, i piemontesi. La crisi del 2002 è servita a dare una scossa: il vino invenduto rimasto nelle cantine ha spronato i produttori marchigiani a imbottigliare per conto proprio, puntando a elevare notevolmente la qualità dei vini. Si tratta di un processo ancora in rapida evoluzione, che secondo l'autore darà esiti sorprendenti nei prossimi anni (soprattutto nel Conero e nell'ascolano) grazie alla crescita dei nuovi vigneti e al perfezionamento delle tecniche di cantina.

Dopo le Marche, per Zanfi sarà la volta del volume dedicato al Veneto, poi toccherà a Lombardia Campania, Puglia, Sardegna, Trentino Alto-Adige... I riconoscimenti per i volumi precedenti non mancano: a Kuala Lumpur, nel 2006 la collana dei Grandi Vini d'Italia è stata premiata come miglior collana al mondo dedicata al vino, così come il volume sulla Sicilia è stato premiato in Svezia come miglior libro dedicato al vino. Un successo internazionale favorito dal fatto che questi volumi sono pubblicati anche in lingua inglese.

A corollario della conferenza stampa l'Assivip e l'Enoteca di Jesi hanno allestito un banco d'assaggio di prodotti tipici e di vini marchigiani, con una ricca selezione di etichette che spaziavano dal verdicchio (dei castelli di Jesi e di Matelica) alla vernaccia di Serrapetrona, ai piacevolissimi e fruttati lacrima di Morro d'Alba, ai generosi rossi piceni, ai grandi rosso Conero, fino ai passiti.

Alcuni riferimenti:
Carlo Cambi Editore: www.carlocambieditore.it info@carlocambieditore.it
Assivip: www.assivip.it info@assivip.it
Enoteca di Jesi: via F. Conti, 5 Jesi (0731 213386) enoteca.jesi@libero.it
Beveria Mismas: Viale Pasubio, 3 Milano (02 29014282) www.mismasmilano.it

Le Marche ... l'orto del vino
Andrea Zanfi
, foto di Giò Martorana
Carlo Cambi Editore - 2007
Pagine 324 - 70€
Info: www.carlocambi.it

4 aprile 2007 - Paolo Rossi

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Finger Food - Viviana Lapertosa

“Il vento che smuove tutto, ma non fa dimenticare le passioni. Alla mia terra, al mio mare, al mio cibo”

Queste le parole che Viviana Lapertosa ci ha dedicato nella nostra personalissima copia del suo lavoro editoriale: Finger Food - 120 ricette da mangiare in un boccone. Presentato lo scorso 21 maggio alla Città del Gusto in Roma, con la consueta impeccabile organizzazione Gambero Rosso e l’introduzione di Laura Mantovano (direttore editoriale libri del GR), in una serata vestita di festa, questo ricettario del tutto particolare ci ha consentito anzitutto di conoscere meglio la sua speciale autrice. Nata nel 1972 a Brindisi, meridionale verace e passionale vera, si laurea in Storia del Cinema all’Università di Bologna con una tesi su “Cinema e cibo” che diventa poi un libro (edito da Lindau): Dalla fame all’abbondanza. Gli italiani e il cibo nel cinema italiano dal dopoguerra a oggi.

Scelta la passione più “divorante”, la cucina, Viviana si iscrive al primo Master in Comunicazione e Giornalismo Enogastronomico del Gambero Rosso ed entra nel mondo della gastronomia e della ristorazione, ma da quest’ultimo ambiente trae lo stimolo per calzare il cappello da cuoco e si iscrive così anche ad un corso professionale per cuochi (sempre GR) dopo il quale finalmente trova la sua strada.

In realtà trova una dimensione ed un mezzo per coniugare al meglio le tradizioni che si porta radicate dalla sua terra e dalla sua famiglia, con le innumerevoli idee che la lunga formazione ed il carattere decisamente mediterraneo le consentono di concepire. Una donna estremamente solare che si divide fra i locali che recensisce, i corsi di cucina presso lo showroom di Como (città dove vive), la redazione del GR, il suo negozio di Pesaro (spero di ricordare la città giusta, non me ne voglia Viviana), ma anche una donna itinerante tra le cucine di chi richiede le sue prestazioni di “cuoca a domicilio”.

Molteplici attività per un personaggio discreto e poliedrico che ama definirsi, omaggio al suo cinema preferito, la cuoca della porta accanto (un espressione divenuta ormai un sito www.lacuocadellaportaaccanto.com completo e ben costruito); insomma, una cuoca che si cimenta, con questa raccolta di ricette, in un lavoro per nulla stereotipato. Finger Food, ossia monoporzioni da mangiare con le dita o in un sol boccone, trasponendo con fantasia le ricette più semplici del nostro costume, quelle un po’ più complesse o altre che utilizzano ingredienti più esotici o passaggi più articolati, consumando così piccoli peccati di vanità culinaria, ma abbracciando un spettro assai ampio del panorama gastronomico.

Un’idea interessante che a nostro giudizio traduce in termini di attualità il modo di interpretare e consumare il cibo, in genere associato ad un uso più tradizionale e austero. A tal fine si sfruttano le più impensate opportunità per ricavare da oggetti di tutti i giorni o dagli ingredienti stessi i piccoli contenitori adatti a presentare le mini-pietanze; certo ci sono strumenti aiuta-cuoco che oggi possono facilmente essere reperiti sul mercato, ma farne a meno è solo esercizio di creatività. Così assieme al cibo divengono co-protagonisti anche forchettine, bicchierini, cucchiaini, stoviglie moderne, foglie di limone, fette di cipolla, gusci di ricci o cozze, il tutto in una rappresentazione di food-design che appaga l’occhio prima di impossessarsi di palato e papille.

Ci sono piaciute le ricette, alcune le abbiamo gustosamente provate proprio alla presentazione, ma ci piace anche come vengono presentate, lasciando percepibile la sensazione di essere in grado di riprodurle con facilità (ah, fosse vero!). Ci sono piaciuti particolarmente anche i commenti che accompagnano quasi tutte le 120 ricette, dando una chiave di lettura del piatto stesso, degli ingredienti che lo compongono o delle origini di quella particolare pietanza, regalano così anche aneddoti rivelatori e simpatici sulla vita dell’autrice.
Bellissime e giustamente riconosciute da Viviana stessa come fondamentali per la riuscita del libro, sono le fotografie che inquadrano i piccoli capolavori di minicucina. Un libro dunque ampiamente illustrato con l’uso sapiente dell’obiettivo di Luca Bartolomei cui va il nostro apprezzamento per aver saputo cogliere al meglio ogni dettaglio, favorendo il lettore con una visione accurata e intensa delle pietanze, un vero invito a provarle.
In conclusione una pubblicazione molto ben realizzata e sopratutto molto ben pensata, frutto dell’estro e della versatilità di una cuoca che come tutti noi, dopo aver mangiato di gusto, ama leccarsi le dita.

Viviana Lapertosa
Finger Food
120 ricette da mangiare in un boccone
Ed. Gambero Rosso - GRH SpA
Pagine: 207
Formato: 19,5 x2 4
Prezzo: €16.00

Riccardo Brandi - 6 giugno 2007

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Le vie dei sensi - Lucia Morello

E' ormai un fatto assodato che si va al ristorante non solo per sfamarsi. Ci si va anche per quello, naturalmente, e per mangiare, possibilmente bene. Ma ormai ci si va anche perché i ristoranti consentono di provare delle sensazioni (nei casi fortunati delle emozioni) e anche di modularle a seconda del luogo, ottenendo diversi suoni come dagli strumenti di una orchestra. Ci si può illudere di ritrovare delle atmosfere popolari perdute nelle osterie alla buona, ci si può sentire moderni ed innovativi in certi ristoranti con architetture spinte, si può sognare di essere principi o marchesi per una sera, serviti e riveriti negli ambienti sfarzosi di un ristorante di lusso. Per non parlare poi della cucina, sempre di più un concentrato di spazio e tempo, di pensiero e tecnica, di passato, presente e futuro.

Tutto ciò può essere provato a piccole dosi oppure, se si è dotati di passione e di un lavoro che comporti continui spostamenti, può diventare una trama sotterranea della propria vita, punteggiando gioie e infelicità, successi e delusioni. E' quello che è successo a Lucia Morello, giornalista, per molti anni al seguito delle corse motociclistiche ai massimi livelli e quindi condannata (o promossa) ad una vita nomade. Come accade spesso, arrivati al giro di boa degli "anta" si fanno i primi bilanci, come si dice, e si prova a comporre i ricordi in un quadro che possa risultare coerente. E poi, se si ha una buona dose di voglia di raccontarsi, come in questo caso, ne viene fuori un libro. Un libro in cui le emozioni e le sensazioni, come si diceva all'inizio, sono scandite dalle visite ai ristoranti, da quelli celebrati come Sissi di Merano a quelli più sconosciuti, dai forni storici di Milano alla pizzeria californiana, al posto che si annida nel profondo del cuore, ossia la Cantina Santa Giustina di Salò (che, come paventava l'autrice, ha cambiato gestione).

E qui il raccontarsi avviene in modo spontaneo, mettendo in luce senza veli le proprie soddisfazioni di una vita ricca ma anche la tristezza dei momenti bui. Lo stile del periodare è ritmato, con l'uso frequente di frasi di una sola parola, e il racconto dei ristoranti non è mai dottorale ma emozionale, con un linguaggio che ha il pregio di non scadere mai nel gergale. E quale può essere modo migliore per suggellare la sua opera, per una appassionata così viscerale, se non il racconto di un'ora trascorsa insieme nientepopodimento che a Ferran Adrià, genio catalano della cucina contemporanea? Il ritratto che ne viene fuori è quello di un personaggio franco e diretto, allergico ai luoghi comuni e capace di stupire con piccole provocazioni.

Divertono in un libro piacevole e interessante le sempre carine e ben scelte citazioni che aprono i capitoli: peccato per un piccolo scivolone che riguarda proprio l'amata Spagna, quando il Vázquez di Manuel Vázquez Montalbán, che dio l'abbia in gloria, diventa Velasquez (neanche fosse il pittore, che infatti si chiama Velázquez).


Lucia Morello
Le vie dei sensi
Viaggi enogastronomici di una pasionaria nei luoghi delle memoria e dialogo con Ferran Adrià
ARPANet, Milano - www.arpanet.org - 2004
Pagine: 146
Prezzo: €15

1 luglio 2007 - Riccardo Farchioni

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Pappa&Ciccia 2007, Ricette della montagna fiorentina, Le parole del vino, Brunello di Montalcino - Leonardo Romanelli

La recensione simultanea di quattro libri può sorprendere solo chi non ne conosca l’autore, Leonardo Romanelli, quarantaquattrenne fiorentino, quanto mai prolifico in attività ed in opere. Per sintetizzare al massimo: già fiduciario Slow Food a Firenze, collabora per la guida Vini d’Italia del Gambero Rosso-Slow Food (dove partecipa alle selezioni finali per l’assegnazione dei famosi “tre bicchieri”) e con quella dei ristoranti de L’espresso, dove è responsabile per la Toscana; scrive per l’Unità; si ascolta in radio e appare in tre o quattro canali televisivi, è direttore della rivista Gola Gioconda, insegna in un istituto alberghiero dove gli è capitato pochi giorni fa di giudicare un marchesiano “Risotto con la foglia d'oro” preparato da uno studente per l’esame di maturità… e sicuramente stiamo dimenticando qualcosa. Il tutto, vissuto con l’adrenalina al massimo ma anche con leggerezza, senza la cupezza che spesso (e sorprendentemente) contraddistingue l’ambiente di chi si occupa di enogastronomia.

Pappa&Ciccia 2007. Chi è fiorentino fino alle midolla, ed enogastronomo di professione, non poteva non cimentarsi nel passare al setaccio la propria città (e dintorni) alla ricerca dei luoghi del mangiar bene, dai ristoranti blasonati alle enoteche, fino alle osterie. Ecco dunque questa guida che più pratica non si può: breve scheda, orari, prezzi, linee dell’autobus per arrivare; e poi, una ricca simbologia per indicare se si tratta di un ristorante di alto livello, se è ideale per un pranzo veloce, se esprime una cucina etnica, se ha proposte per vegetariani… Suggerimenti, conferme, critiche ed eventuali sconfessioni sono beneaccette sul sito http://pappaeciccia.golagioconda.it

Ricette della montagna fiorentina. Il versante fiorentino dell’Appennino tosco-emiliano offre alla tavola numerosi prodotti di grande carattere: dai vini Chianti Rufina e Pomino, a insaccati quali il Bardiccio (ottenuto utilizzando anche le parti povere della macellazione), al marrone IGP, i ceci rosa, i fagioli zolfini, naturalmente i funghi, la Pesca Regina di Londa…. Essi costituiscono la solida “nervatura” di una cucina di lunga tradizione, e giocano dunque un ruolo pesante nei piatti di questo ricettario, dai caposaldi ormai pressoché scomparsi dai menu dei ristoranti (vedi il Cinghiale in dolce forte), a quelli che richiamano antiche usanze (come la decisa presenza delle spezie, nella Vellutata di pollo con pistilli di zafferano); ma soprattutto nelle ricette che, pensate oggi, li combinano in modo logico (vedi il Bardiccio in umido con ceci rosa) o li inseriscono entro proposte più “modaiole” come l’Insalata calda di fagioli zolfini su crostone al lardo. Il tutto spiegato in modo da essere riproducibile grazie ai consigli-chiave di chi, come detto, nella didattica della cucina è impegnato da sempre.

Le parole del vino. E a proposito di didattica, questo piccolo volume riesce a condensare in pochissimo spazio la storia del vino nella nostra civiltà dalle origini al crollo delle Torri Gemelle, a dare dei chiari cenni di viticoltura ed enologia, a fornire (naturalmente) una guida pratica alla degustazione e le nozioni alla base dell’abbinamento vino-cibo. Il volume si chiude con un breve glossario.

Brunello di Montalcino. Ma, dopo aver appreso i “preliminari”, bisogna anche acquisire gli elementi di una più profonda cultura del vino. Per esempio, non ci si può far cogliere impreparati non conoscendo le informazioni basilari sul Brunello di Montalcino. Esso è sicuramente “uno dei più grandi vini del mondo, straordinario rosso elegante e prezioso”, come recita il sottotitolo, ed è comunque arrivato ad essere uno “status symbol”, osannato (e assai importato) negli USA, tanto che Wine Spectator ha addirittura piazzato quest’anno il Tenuta Nuova 2001 di Casanova di Neri al primo posto fra i vini di tutto il mondo.

Di Montalcino si parla per secoli, anche se per riferirsi al Moscadello, piacevole vino dolce. Tuttavia, spulciando bene qua e là spuntano delle testimonianze di segno diverso: nel 1553, durante un assedio dell’esercito spagnolo pare che il maresciallo Blaise di Montluc si frizionasse il viso con un “boccale di rozzentissimo et sapido vino rosso” per sembrare meno pallido e incoraggiare le truppe. Poi, nel 1777, le cronache che descrivono la visita del granduca di Toscana Pietro Leopoldo riportano che nel borgo “si fa un buon vino che si conserva ed un ottimo Moscadello”. Ma nel 1866 una relazione al Comizio Agrario dipinse in modo deprimente la viticoltura ilcinese, e questo spronò Clemente Santi e Giuseppe Anghirelli a insistere perché venissero effettuate ricerche incisive sulle uve presenti nelle vigne; alla fine di un lungo percorso, nel 1865 venne vinificato il sangiovese “locale” in purezza dallo stesso Clemente Santi e da Tito Costanti, in anticipo di un secolo sulle altre zone della Toscana e con risultati non disprezzabili. Poi, pian piano, si compì l’ascesa nella scala della qualità grazie alla opera straordinaria della famiglia Biondi Santi, che fu suggellata dalla fondazione nel 1967 del Consorzio di Tutela, e dall’ottenimento nel 1980 della DOCG. Arrivò poi la famiglia Mariani che con il suo Castello Banfi rivoluzionò il panorama della produzione, trascinando sulla propria scia i pionieri dei Brunello che oggi sono sugli scudi, a loro volta emulati da seguaci sempre più numerosi (basi pensare alle superfici vitate: dai 63 ettari del 1967 ai quasi 2000 del 2004). Non manca, nel volume, una descrizione dettagliata del territorio (a partire dai famosi “versanti” che danno solitamente una prima indicazione sulle caratteristiche del Brunello), e la spiegazione del perché è tanto privilegiato nell’espressione del sangiovese in purezza. Chiudono i consigli su come si degusta, informazioni sugli altri vini del territorio e qualche ricetta tipica.

Testi a cura di Leonardo Romanelli
Ricette della montagna fiorentina
Una tavola da scoprire
ASKA edizioni - 2006
Pagine: 62
Prezzo: €5

Leonardo Romanelli
Pappa&Ciccia 2007
Guida ai luoghi del mangiar bene di Firenze e dintorni
Edizioni AIDA, Firenze - www.aidanet.com
Pagine: 122
Prezzo: €6.50

Leonardo Romanelli, in collaborazione con Marco Ghelfi
Le parole del vino
Guida allegra e leggera alla degustazione
Edizioni AIDA, Firenze - www.aidanet.com
Pagine: 50
Prezzo: €6

Leonardo Romanelli
Brunello di Montalcino
Uno dei più grandi vini del mondo, straordinario rosso elegante e prezioso
Nardini Editore, Firenze - www.nardinieditore.it
Pagine: 122
Prezzo: €12

11 luglio 2007 - Riccardo Farchioni

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Un libro per l'estate: Giallo su giallo di Gianni Mura

Luglio, tempo di Tour de France. Per molti è tempo di riposo, di distrazione per la mente. E dal giallo dei campi secchi al giallo della corsa ciclistica per eccellenza la tonalità può virare anche sul giallo di una serie di omicidi su cui far luce. Specie se il Tour in questione - purtroppo come quest'anno, o come l'anno scorso, non regalano grandi emozioni. E allora basta concedersi il lusso di abbassare un po' il volume della televisione, lasciare le voci di Cassani e Bulbarelli come un piacevole sottofondo, e immergersi nella lettura di questo Giallo su giallo, il primo romanzo del giornalista-gourmet Gianni Mura.

Ambientato nell'anno dell'ultima vittoria del dominatore Armstrong, il 2005, ma con la singolare scelta di cambiare i nomi dei protagonisti della corsa - che comunque rimangono riconoscibilissimi - il libro si sviluppa su una interessante corsa parallela tra realtà e finzione. Reali sono (a parte i nomi) i ciclisti, reali e storicizzate sono le tappe percorse, realissimo è il protagonista, Gianni Mura stesso, impegnato nel suo vero mestiere, inviato di Repubblica al Tour. Ma proprio poco prima dell'inizio della corsa Mura si trova improvvisamente coinvolto in una torbida storia di sangue. Un strano omicidio viene compiuto davanti alla sua porta d'albergo, e il barbuto giornalista diventa il sospettato numero uno di una storia che vedrà altro sangue spargersi sulle strade del Tour.

Giallo Tour de France, con i suoi ciclisti affannati dietro una maglia gialla inattaccabile, di un ciclismo che si sente al termine di un'era e che percepisce i presagi di quello che sarà il clima del dopo-tiranno Armstrong, il ciclismo di oggi. Giallo di una classica storia dove un ipotetico serial killer si diverte a giocare al gatto col topo con le sue vittime, lasciando gialli post-it sulla scena di ogni delitto.

Il giallo sembrerebbe così dominare su tutti gli altri colori. Ma Mura è bravo a "metterci del suo" e va oltre il giallo. Mette dentro ciò che realmente i suoi occhi, i suoi sensi hanno raccolto della Francia in tanti anni di frequentazione. E allora sono meravigliosi i colori che suscita descrivendo le vie secondarie della Grande Boucle, la Francia dei piccoli centri e dei piccoli alberghi, la storia del Tour ritessuta in svariati ricordi... Bellissimo e toccante per esempio il racconto di quel giorno del Tour 1967, venerdì 13 luglio, quando Simpson morì in un pomeriggio tremendo sul Mont Ventoux.
Bellissimi i profumi e i sapori che Mura sa evocare. La Francia è una musa per lui: quando parla di cibo la sua scrittura si fa più felice. Imperdibile l'episodio dell'arrivo presso un ristorantino di provincia del sud:

-Vi va un'omelette con i nostri funghi porcini?
-Splendido. Non ci metta aglio, per favore.
-Ma l'aglio ci vuole, con i funghi.
-Lo so, il guaio è che sono allergico. Basta un pezzettino e bisogna chiamare l'ambulanza.
Non è vero, però si convince. C'è aria di Provenza e in Provenza se non li freni mettono aglio dappertutto.

Si parla di vino e di pane, tra un omicidio e l'altro, tra un arrivo di tappa e una trasferta. E si parla del cassoulet. Piatto mitico della cucina occitana, spiegato e descritto in modo irresistibile nelle sue tre varianti principali: di Castelnaudary, di Carcassonne, di Tolosa, fino ad arrivare alla parentela con la cassoeula milanese.

E via con gli abbinamenti enologici.

La scrittura a volte non sembra quella di un giallista consumato, si percepisce uno stile ancora da mettere a registro, così come la gestione dei tempi narrativi a volte appare perfezionabile. Ma figure come quella dell'ispettore Magrite sono davvero azzeccate, che si tengono bene in piedi fin dalla prima apparizione, e che, speriamo, tornino a breve in un prossimo giallo di Mura. Anche perché, diciamocelo, il Tour di quest'anno avrà sicuramente lasciato tempo e modo al giornalista di pensare, di annusare, di percorrere la Francia senza richiedergli sforzi di concentrazione eccessivi. Gli anni di Pantani sembrano ormai lontanissimi...

Gianni Mura
Giallo su giallo

Feltrinelli Editore
Pagine 232 - 14€

26 luglio 2007 - Paolo Rossi

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Tacuinum histrionis - I comici dell'arte alla tavola del re, di Francesca Bizzarri

Il seicento è il secolo in cui Cartesio fonda la filosofia moderna e Galileo la scienza come la intendiamo oggi; è il secolo dell’assolutismo, è il “siglo de oro” spagnolo. L’Italia con il Barocco rimette per la terza volta (almeno) gli europei sui banchi di scuola, ma nel contempo vede la sua cultura gastronomica arenarsi sulle sabbie di una tradizione rinascimentale ormai stanca, che esaurita la sua “spinta propulsiva” passa il testimone ad un nuovo astro: la cucina francese. Quello che accadde, sintetizzando con Capatti e Montanari (La cucina italiana, Laterza 1999) è che “ il rinnovamento gastronomico francese del XVII secolo si basò […] sul rifiuto dell’artificio e delle combinazioni agrodolci, il drastico ridimensionamento delle spezie, l’invenzione delle salse a base grassa anziché acida, la ricerca di sapori ‘naturali’”.

Ma il ‘600 è anche il secolo della Commedia dell’Arte, quella forma di teatro popolare e spontaneo che costituì una reazione all’ingessato teatro di corte. Il suo successo fece sì che le compagnie diventarono in breve tempo numerosissime e viaggiarono per l’Europa a costo di fatiche e sacrifici immensi. In Francia ebbero particolare successo e dettero luogo ad un vero e proprio teatro stabile, quello “des italiens”. La compagnia dei Gelosi, una delle più importanti, annoverò fra le sue fila una “primadonna”, Isabella Andreini, che fu una vera e propria diva del tempo; e Tiberio Fiorilli, in arte Scaramouche, ebbe l'onore di essere servito a tavola nientepopodimeno che da Luigi XIV.

Ed è proprio l’intreccio fra la storia del teatro e quella della cucina la chiave di volta di questo libro. È scritto da una giornalista che ha una lunga consuetudine sia con l’una che con l’altra e che ci fa vedere, attraverso quella lente particolare che era la fame dei nostri commedianti, cosa stava accadendo nel panorama gastronomico del tempo. Un libro che con naturalezza e senza toni dottorali offre una non comune densità di contenuti e di informazioni, ma non solo: per chi volesse passare dalla teoria alla pratica e rivivere oggi ciò che piaceva allora calandosi nella pratica dei fornelli, vi è una scelta di ricette di Antonio Latini, lo scalco per eccellenza, e di piatti che presumibilmente eseguì il francese Vatel, che si suicidò quando temette di perdere il suo onore di cuoco. Il tutto opportunamente interpretato ed attualizzato.

Francesca Bizzarri
Tacuinum histrionis - I comici dell'arte alla tavola del re

ali&no editrice - www.alienoeditrice.net - 2007
Pagine 117 - 12€

16 ottobre 2007 - Riccardo Farchioni

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Di bocca in bocca - Storie e curiosità sul cibo, di Giacinta d'Agostino

Negli ultimi anni tutto ciò che concerne il cibo ha attratto sempre più attenzione, e in modo per così dire "concentrico". C'è chi si è reso finalmente conto che non assaporava qualcosa di che assomigliasse a quanto dichiarato in etichetta; c'è chi si è spaventato dai numerosi scandali a sfondo alimentare e, pur non coltivando nessun edonismo del gusto, ha avuto "banalmente" paura per la sua salute. C'è chi è stato sedotto da un "ritorno alle origini", alle tradizioni, alla cultura locale opposta al magma globale che ci investe da tutte le direzioni, che ci sprovincializza ma rischia anche di farci perdere le radici. Quindi grande ritorno di interesse per l'agricoltura, ma anche per le nuove acquisizioni scientifiche sulle capacità addirittura curative dei cibi di qualità.

Questo di Giacinta d'Agostino, giornalista enogastronomica "sul campo" (del resto proviene dal giornalismo d'inchiesta) sembra dopo tutto, nelle dimensioni, un "libretto"; e tanto più si rimane impressionati dalla sua densità di contenuti, al punto tale che in alcune pagine si avverte in modo palpabile la fretta di dare più informazioni possibile, evitando vaghe formule modaiole ma al contrario rimanendo sul terreno di una encomiabile concretezza. Dunque accanto ai quadri dettagliati delle proprietà, per esempio, di pasta, riso, olio d'oliva, sulle usanze di Natale o sull'estetica del piatto, ci si può imbattere (solo per citare qua e là) nelle meticolose informazioni riguardanti le tipologie delle reti da pesca, su tutti i benefici che si posso trarre da uva, vino e birra, non solo sul gelato ma anche sulla tortuosa e controversa origine dell'uso del cono di cialda dove da un certo punto in poi si iniziò a consumarlo. E si apprende che Michel di Notre-Dame (ossia Nostradamus) si dilettò anche di materia gastronomica scrivendo un trattato su... ma questo lo lasciamo alla curiosità del lettore.

Una lettura, quella di "Di bocca in bocca" che ci rende assai più consapevoli e anche più "ferrati", dunque pronti a smascherare i tanti luoghi comuni sull'argomento enogastronomia; luoghi comuni che accompagnano sempre i movimenti di costume o, se si vuole, le mode.

Giacinta d'Agostino
Di bocca in bocca - Storie e curiosità sul cibo

FN Editrice - www.terranauta.it - 2007
Pagine 146 - 18€

25 novembre 2007 - Riccardo Farchioni


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