| XXI Settimana Enologica a Montefalco |
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XXI Settimana Enologica a Montefalco Benvenuto Brunello 2000 Piccolo viaggio in Borgogna In archivio
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La XXI Settimana
Enologica di Montefalco si è svolta dal 21 al 25 Aprile, come sempre
nel bel Chiostro della Chiesa di Sant'Agostino di questo paese che, a causa
della sua posizione, è chiamato "la ringhiera dell'Umbria". Rispetto
alla nostra ultima visita di due anni fa, ha assunto un assetto "professionale"
seguendo lo schema dell'acquisto del bicchiere e della degustazione libera,
anche se è stata mantenuta la possibilità di comprare il vino
dai produttori.
Qualche commento generale: parlando di Sagrantini (ma non solo) siamo stati colpiti dalla grande variabilità di profumi (dal floreale più puro alla confettura di frutta), e questo può essere spiegato a nostro parere da tre fattori. Primo, l'intrinseca ricchezza del vitigno; secondo, la gran parte delle aziende sono a carattere familiare e le vinificazioni variano molto da produttore a produttore; terzo, l'impiego massiccio della barrique (caso Caprai a parte) non ha ancora preso piede e questo preserva i vini da "omologazioni" date dal legno. Infine, abbiamo trovato che un buon test per comprendere le strategie e gli umori della zona è quello di controllare il completamento scelto per il Rosso di Montafalco al 70% di Sangiovese. Il disciplinare lascia molta libertà: i vitigni autorizzati sono Sagrantino, Montepulciano d'Abruzzo, Merlot, Cabernet Sauvignon, Barbera, e dunque si possono osservare chiaramente le idee "autoctone" o "internazionaliste" dei produttori. Ecco un breve rassegna dei vini assaggiati. Il Rosso 1997 di Antonelli ha un colore rubino mediamente intenso, e in bocca è succoso, ha un bel frutto (ciliegia) e un gustoso finale. Il Rosso 1997 di Milziade Antano è decisamente una bella sorpresa. La sua composizione è: 75% Sangiovese e poi Sagrantino, Merlot e Cabernet Sauvignon, e sono proprio i vitigni "complementari" a marcare di bella vivacità aromatica il vino (si sentono prugna e le spezie verdi ricorrenti nel Sagrantino). Di corpo medio tendente al pieno, possiede un finale ampio e spesso. Purtroppo il Sagrantino di questo produttore ci è parso ingiudicabile, sospettiamo a causa di una bottiglia difettosa. Corretto il Sagrantino 1996 degli Eredi Benincasa, che matura trenta mesi in botti grandi da dieci quintali; esprime profumi di frutta rossa e spezie verdi. In bocca (medio corpo) non si allarga più di tanto. Piccola delusione per il Rosso 1997 di Còlpetrone (70% Sangiovese, 15% Merlot, 15% Sagrantino, un anno in botte grande e sei mesi di bottiglia): colore rubino cupo, non si mostra particolarmente espressivo al naso. In bocca non ha troppa personalità nelle sue componenti acide e tanniche. Ottima impressione invece per i vini di Giuliano Ruggeri: il Rosso 1996 (il 1997 non era più disponibile) ha spiccate note di confettura di ciliegia e di amarena e in bocca si mostra pieno. Il Sagrantino 1996 (anch'esso caratterizzato da profumi un tantino "rustici" di confettura) esplode letteralmente in bocca, possiede un corpo pieno, ha un attacco dolce e un finale molto lungo in cui si fanno sentire note aromatiche date dal legno. Il Rosso 1997 di Scacciadiavoli si presenta con un colore rubino scarico; al naso e in bocca è un vino piuttosto semplice, ma si fa ricordare per un singolarissimo finale molto dolce che persiste a lungo in bocca. Il Sagrantino 1996, colore rubino di media intensità, ha profumi di frutta fresca, in bocca non è particolarmente espressivo se non in un discreto finale. Il Sagrantino 1996 dei F.lli Adanti è un vino molto piacevole, si schiude bene in bocca, di corpo medio, buona immediatezza e piacevolezza di frutto, anche se un tantino semplice. Veniamo allo stand di Caprai: apprendiamo dalla simpatica rappresentante (presenza consueta qui alla manifestazione) che l'azienda è lungi dal riposare sugli allori, e che sta compiendo sperimentazioni a tutto campo. I nuovi impianti di Sagrantino avranno rese di 60 quintali per ettaro invece degli attuali 80, e quindi dobbiamo aspettarci vini in continua evoluzione. Purtroppo, ci comunica con rammarico, Rosso e Sagrantino non sono più disponibili. Assaggiamo dunque un rosso nuovo dell'azienda, non il Pinot Nero "Outsider", esaurito in vendita on-line, ma più modestamente un rosso di pronta beva che risponde al nome di Poggio Belvedere, assemblaggio di Sangiovese (80%) e Ciliegiolo (20%) che matura esclusivamente in acciaio. La versione 1998 è un vino molto fresco, al naso particolarmente fruttato con note spiccate di ciliegia, ma che in bocca ha una rapida caduta, come è naturale in un rosso semplice come questo. Con più calma abbiamo potuto sentire (in un bel ristorante del paese) il Sagrantino 1996, che matura in barrique per 18-20 mesi. Possiede un colore rubino molto fitto. Al naso mostra profumi di amarena matura, prugna, e le caratteristiche venature speziate del vitigno, che qui si mostrano con note "acri" di menta e aglio fresco. In bocca ha corpo pieno, giusta acidità e un finale lungo, dominato da sentori di liquirizia. Terminiamo questa piccola rassegna di vini umbri con i vini di Paolo
Bea, che si definisce "produttore-vignaiolo". Incontriamo il figlio,
architetto, ma che si occupa con impegno dell'azienda decidendone in pratica
tutte le strategie: aumento dei giorni di fermentazione da 7 a 28, rifiuto
del legno piccolo ("una sofisticazione") e la scelta di non impiantare
vitigni internazionali. Ci parla con orgoglio del suo Sagrantino passito,
ottenuto appassendo le uve per tre mesi e mezzo, combattendo le "muffe
grigie" e sfruttando le "muffe bianche", e raggiungendo un perfetto equilibrio
fra alcol, acidità e tannino. Il Rosso 1997 (Sangiovese 70%, Sagrantino
15%, Montepulciano 15%) è quello in cui abbiamo trovato i profumi
floreali più eleganti ed intriganti, un vino molto piacevole. Il
Sagrantino 1996 (due anni in acciaio) ha gli stessi caratteri di eleganza,
è un vino fresco, floreale anch'esso, e in bocca ha corpo pieno,
note di ciliegia, una buona progressione e persistenza media.
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