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Benvenuto Brunello 2000

Di fronte a 99 Brunelli di Montalcino e rispettivi Rossi che fare? Potevamo sederci al tavolo e assaggiarli tutti, dal numero 1 al 99, serviti da gentili sommelier che correvano avanti e indietro con vassoi di anonimi bicchieri. Sarebbe stata sicuramente una bella esperienza, e una bella prova di degustazione! Anche se dobbiamo dire che nutriamo qualche dubbio sulla possibilità di valutare (in centesimi!) 99 vini di fila!

Abbiamo preferito non cimentarci e ci siamo limitati a una serie di assaggi dettata un po’ dal caso e un po’ dalla fama dei vini che ci si presentavano di fronte. Chiediamo venia in anticipo ai non citati, vedremo di rimediare alle prossime occasioni!

Ecco quindi i vini che abbiamo assaggiato, tutti Brunelli di Montalcino 1995 o Rossi di Montalcino 1998, se non diversamente indicato, in stretto ordine alfabetico.

Agostina Pieri
Il caso alfabetico ci porta a partire da un’azienda che dichiara decisamente la sua appartenenza agli innovatori. Uso della barrique e sperimentazione di diversi tipi di legno portano a un vino dal colore rubino brillante e profumi floreali molto interessanti. L’azienda non ha ancora trovato il suo ottimo e ogni anno prova diversi metodi di vinificazione. Questo Brunello ha passato un anno in botte grande e un anno in barrique. Sicuramente un vino non molto tipico per la zona, aromi di iris e gusto fruttato lo fanno assomigliare di più a un ottimo prodotto chiantigiano. Finale un po’ legnoso e amarognolo.

Barbi
Il Brunello è rubino brillante e ha profumi prevalentemente floreali. In bocca non è particolarmente convincente: elegante, aristocratico ma non potente e di medio corpo. Sulla stessa linea la Riserva 1994: elegante, floreale, piuttosto facile da bere. Brunello Vigna Fiore 1995: questo cru rubino acceso da questa annata non è più una riserva. Affina in legni piccoli (tonneau) e mostra una maggiore espressività rispetto agli altri due vini. Ciliegia evidente al naso e bocca garbatamente marcata dal legno attraverso note di liquirizia e cioccolato.

Casanova di Neri
Colore rubino acceso e fitto per questo vino che matura in parte in legno piccolo (tonneau). Profumi di liquirizia e vaniglia e discreta morbidezza al gusto. Buon tannino finale, anche se di chiusura piuttosto rapida e brusca, e retrogusto balsamico.

Casisano Colombaio Schwarze Tatiana
Questa fattoria, con vigneti in parte vecchi e in parte di nuovo impianto (1990) punta su una macerazione abbastanza lunga (fino a 20 giorni) eseguita in parte in tini di legno. Il colore è rubino limpido non troppo concentrato. I profumi sono piuttosto convincenti, di frutta cotta. Il frutto è spiccato e accompagnato da note caffeose. In bocca si dimostra un vino ancora in evoluzione, di buona beva ma corto.

Castelgiocondo
Eccoci a quella che ormai è la tenuta di punta di Frescobaldi. Il suo vino passa 30 mesi di legno e 10% fa un anno di barrique. Nei profumi, di media intensità, si sente una punta di liquirizia. L'attacco è un po' incerto. Corpo non straordinario, il vino è magro e un pochino troppo astringente. Finale dal tannino rotondo di non grande persistenza.

Castello Romitorio
Un produttore che si dichiara decisamente tradizionale. Rubino acceso e grande dolcezza di profumi. Pulito ma forse eccessivamente spiccata la vaniglia. Un po’ magro, chiude con tannini decisi; non particolarmente persistente.

Collosorbo
Ancora una produzione tradizionale ma, ci confessa Daniele Guidotti, una certa voglia di usare la barrique. Alla vista il vino si presenta denso e rubino di media intensità. Le botti, benché grandi, sono nuove, e infatti il legno è abbastanza evidente con aromi spiccati di vaniglia. I profumi sono un po' evoluti. In bocca è comunque piuttosto strutturato anche se l’alcol è eccessivamente evidente.

Comunali
Frutto un po’ nascosto per questo vino decisamente austero. Il rosso che tende al melanzana e gli aromi penetranti lo differenziano abbastanza dagli altri. L’aroma è persistente ma al gusto il vino si dimostra un po' sfuggente e si esaurisce rapidamente nella finale. Il corpo è medio. Chiediamo alla proprietaria di darci un suo giudizio sul mercato: "Nessun problema! Continuiamo a vedere tutto!". Infine assaggiamo anche il Rosso che ci sembra più aderente alla tipologia della zona, fresco e con un buon frutto su una piacevole acidità.

Il grappolo/Nesti Nestina
Un’altra azienda in evoluzione che pensa di passare alla barrique. Al momento usa botti grandi e vecchie e una vinificazione tradizionale. Tre rimontaggi al giorno e niente lieviti selezionati. Il naso è molto pulito, netta la ciliegia. In bocca il vino rimane un po’ acido ma il frutto è ancora in bella evidenza e i tannini giusti. Forse un po’ leggero di corpo e grassezza. 

Il poggiolo
Questa azienda punta decisamente a differenziarsi nell’ampio panorama ilcinese e presenta ben tre brunelli. Il Poggiolo che matura per 24 mesi in botte grande ha un colore tipico e note di caffè e vaniglia al naso. Un buon impatto gustativo e aromi terziari di caffè e cioccolata sorretti da un bel corpo. Decisamente più aggressivo, sia di gusto che di aspetto, il Sassello che affina per 24 mesi in barrique nuove di rovere francese e americano. Alta concentrazione e colore fitto, ma un po’ chiuso al naso dove ai notano la cioccolata e la marasca. I tannini sono decisamente rudi e rendono il vino disarmonico. E concludiamo col Beato, un cru vinificato in tini di legno e affinato per tre anni in tonneau nuove. Un prodotto veramente convincente, molto ampio al naso dove predomina la confettura di amarena. Il colore è concentrato e al gusto molto piacevole. Unico appunto che potremmo fare a questo vino è forse la somiglianza con alcuni grandi supertoscani più che i colleghi brunelli. 

Il poggione
Anche questa ditta ha appena comprato delle barrique per provarle, sembra che nessuno possa resistere al richiamo del legno piccolo. Il vino ha un colore un po’ spento e una evidente densità. Buona intensità degli aromi e media lunghezza al gusto. I tannini sono ancora bruschi e il vino risulta un po’ acidulo.

La campana
Colore meno concentrato per questo Brunello che si presenta molto limpido ma tendente all’arancio. Il naso è vinoso e aromatico, il corpo medio per questo vino morbido e equilibrato. Di nuovo un’azienda che proverà la barrique e che ritiene positiva la modifica del disciplinare che prevede la riduzione da tre a due anni dell’elevazione in botte.

Mastrojanni
Questa azienda ha vigneti specifici per il Rosso e per il Brunello, ossia non "declassa" il Brunello per fare il rosso come molte altre (usanza non così malvagia visto che in questo modo si ottengono rossi di buona qualità!). Assaggiamo dunque anche il Rosso di Montalcino 1998 che è un vino di grande polpa, dalla grande progressione in bocca e dai tannini rotondi. Maturo e veramente ottimo! Parte di questo vino passa sei mesi in barrique. A causa di ristrutturazioni la cantina è in ritardo con i tempi e così il Brunello uscirà solo a Giugno. Assaggiamo dunque un campione in anteprima di questo vino che matura per la maggior parte del tempo in cemento e in acciaio, poi in botte grande e, in piccola percentuale, in barrique. Profumi di frutta cotta e liquirizia. Vino vellutato, morbido, polposo, dai tannini rotondi che ripropone sentori di liquirizia al palato. Nel 1994 non esce la Riserva Schiena d'Asino, riserva che proviene da un vecchio vigneto che ha appunto la forma che, in termini agronomici, si chiama schiena d'asino.

Palagetto
Colore rubino fitto un po’ spento, profumi eterei, con spunti balsamici. Di corpo medio, in bocca presenta note di confettura, frutta nera e una punta di cacao. È sempre un po' chiuso, ma di grande concentrazione. Ossigenandolo nel bicchiere risultano più evidenti gli aromi terziari. Finale amarognolo, ma con una buona struttura tannica.

Salvioni
Di questo produttore molto discusso, che abbiamo intervistato e contrapposto a Sirio Pacenti, abbiamo assaggiato un Brunello controverso: rubino con spunti melanzana, aromi vivi di frutta rossa (ciliegia) e alcol un po’ in evidenza. L’intensità gustativa è media e il vino è ancora caldo (alcolicamente). Nel complesso un po’ magro. 

Siro Pacenti
Ordine alfabetico ha voluto che i due produttori da noi presi ad emblema di due modi contrapposti di fare il brunello si siano ritrovati vicini. I vini di Pacenti sono decisamente sui generis. Partiamo dal rosso che presenta una estrazione e un corpo che non lo fa sicuramente catalogare tra i suoi simili. Confettura e aromi medicinali al naso, insieme a cuoio e liquirizia. In linea al gusto con un leggero sbilanciamento sull’alcolico. Passa 12 mesi in barrique e lo annoveriamo sicuramente tra i supertuscans. Anche il Brunello si eleva in barrique, per 24 mesi. E’ simile al rosso con le opportune proporzioni: più corposo e strutturato. I tannini sono imponenti ma più maturi e la persistenza aromatica è lunghissima. In netta evidenza gli aromi terziari. Non c’è che dire, vini di grande interesse, l’unica domanda che ci si può fare è: stiamo bevendo un Brunello?

Solaria
Azienda che opera dal 1990 ed è uscita col Brunello 1993. Stanno introducendo gradualmente l'uso della barrique. Profumi piuttosto intensi di marasca e ciliegia con spunti dolci di vaniglia. L'attacco in bocca è molto espressivo, il corpo è medio-leggero, il vino non si allarga troppo ed è caratterizzato da una vena acida.

Silvio Nardi
Il Brunello 1995, di colore cupo, si presenta piuttosto chiuso all'olfatto. In bocca ha buona fluidità ma la componente aromatica (frutta nera) stenta ad aprirsi. Il cru Mariachiara, che affina in modo più accentuato in barrique, si mostra in linea col vino precedente, presentando tuttavia un finale più espressivo.

Vasco Sassetti
Rubino con sfumature melanzana e naso di notevole impatto, con terziari piuttosto evidenti, sono la carta d’identità di questo vino prodotto tradizionalmente. In bocca il centro bocca è un po’ aspro e la lunghezza non è eccessiva. Anche questo produttore non vede all’orizzonte alcun problema di mercato e, per una volta, si dichiara contrario alla barrique!
 
 

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