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Lo Chardonnay e Caterina

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Lo Chardonnay e Caterina

di Luca Bonci

28 luglio 2004. Mia seconda figlia, Caterina, compie un mese. Stiamo pensando a un piccolo festeggiamento, una cena con un paio di amici, quando suona il campanello. E' un corriere, che porta un plico, proveniente dalla Sicilia. La forma del pacco lascia pochi dubbi sul contenuto... una bottiglia. Dentro troviamo una bella confezione in legno, il marchio Planeta e una lettera di accompagnamento:

"Caro Luca,
una bottiglia per ricordare un anniversario..."

Un momentaneo spaseamento... ma poi è facile capire che si tratta solo di una coincidenza e dell'omaggio fatto dall'azienda sicula a giornalisti e operatori per festeggiare la prossima decima vendemmia dell'uva che va a creare il loro, celebre, Chardonnay.

Una bella sorpresa non c'e' che dire, e poi si tratta "dell'ormai introvabile Chardonnay '95", la prima annata del vino che ha reso famosa l'azienda. Una bottiglia così, confessiamo, ce la saremmo tenuti volentieri in cantina, a far bella mostra di sé, ma Santi, Francesca e Alessio, che firmano la lettera, invitano a berla proprio oggi, il 28 luglio, insieme a loro. Beh, impossibile resistere alla doppia ricorrenza, la bottiglia va a finire in frigo, per riposare dal lungo viaggio e acclimatarsi, e agli amici si preannuncia una sbicchierata per Caterina.

E poi, come dicono da Planeta, si tratta di una bottiglia sicuramente "da stappare", e anzi con una certa apprensione, aggiungiamo noi, ché siamo di fronte a un bianco italiano di nove anni fa! Un bianco siculo per di più, non un vino delle fredde valli atesine, con le alte acidità che possono garantire un buon invecchiamento. Un bianco che all'epoca era una piccola bomba di sapidità e grassezza, un sacco di materia che non sappiamo che fine avrà fatto... ma lo sapremo presto.

Certo, anche una bella prova di coraggio da parte dell'azienda, anche se siamo sicuri che non si tratta di una mossa azzardata. Sono passati quasi dieci anni, e Planeta propone la prima annata del suo prodotto più californiano come se fosse un francese... un bianco invecchiato.

...

E' sera, il vino ha raggiunto la temperatura giusta e gli amici sono arrivati per brindare a Caterina e allo Chardonnay. Stappiamo la bottiglia e subito notiamo la buona conservazione del tappo, poi versiamo il vino. Il colore è un bel dorato, marcato, ma senza cenni di ossidazione. I bicchieri allineati nella luce del tramonto fanno veramente bella figura!

I profumi del vino sono belli, intensi e complessi. Alla frutta tropicale, alla frutta gialla confetturata, alla pesca matura, alla speziatura del legno ora si associano sentori di torba, note di burro, di miele e infuso d'erbe. Un tono affumicato e amarognolo contrasta con le note sempre fresche del frutto e con il contributo vanigliato del legno. C'è da aspettare un po' prima che il quadro si completi e si amalgami, il vino ha riposato a lungo e ora chiede il suo tempo per ragalarci la sua complessità. Alla fine, nel complesso, il naso risulterà dolce, levigato e suadente.

E finalmente beviamo, e il primo impatto non è facile, percepiamo una certa scompostezza, un deciso supporto acido che nel finale verte su note un po' troppo amare. Ma sempre bello è il corpo, e interessanti gli aromi che pian piano si aprono. Associati all'acidità sono gli spunti citrini che per primi si fanno notare, poi una certa nota ossidata disturba la linearità di beva, ma ecco che arrivano i sentori terziari. Quello che si avverte è che molto lentamente, il vino guadagna in rotondità senza perdere nerbo, e che chiede molto tempo per essere pienamente riconoscibile.

...

Beh, la bottiglia è terminata. Conserveremo il vetro, ma il suo contenuto e le emozioni che ha saputo darci sono ormai passato. Dal vigneto dell'Ulmo ai nostri sensi sono trascorsi quasi dieci anni. Una bella vita per un vino.

L'altra festeggiata, Caterina, sta invece dormendo, per lei il futuro è tutto davanti. Che le sia dolce!

9 settembre 2004

 

   

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