Valtellina:
robusti valligiani
I nuovi
bianchi del Castello del Terriccio
Il mio Friuli:
prima e seconda
parte
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Il
percorso
Il percorso di oggi si snoda, virtualmente sia chiaro (ma è come
se io fossi lì), tra i vigneti ed i vini del Collio Goriziano,
piccolo e raccolto avamposto collinare italiano che in linea immaginaria
procede da ovest verso est, piccolo ma grande nella memoria sognatrice
del degustatore, patria - più di altre - di autentiche autenticità,
come il carattere di confine che si porta appresso. Sul cammino incontriamo
tre cantine - altre ne verranno - diverse per localizzazione e per stile,
sulle quali ci è piaciuto soffermarci per ascoltare, annusare,
imparare una volta di più la variegata proposta vinicola friulana,
qui offerta nella sua veste più nuova: presente e futuro.
Ascevi LuWa
Mariano Pìntar è simpatico, confidenziale, discreto; ascolta
attento e ribatte con gentilezza, senza irruenza. Netta l'idea che si
trovi più a suo agio in campo o in cantina che non sotto i riflettori
della ribalta, magari quelli di una kermesse internazionale. Succede,
agli uomini di vigna. Dei suoi vigneti infatti è re e trova spalla
amica nella figlia Luana, la cui Lu è stata presa in prestito per
la composizione del nome aziendale: Wa sta invece per Walter, l'altro
figlio. Ascevi, infine, è nome di vigna. Trentacinque gli ettari
di proprietà, tutti in zona DOC Collio, dove sono le uve bianche
a farla da padrone, e noi sui vini da esse ricavati poniamo l'attenzione.
Mi vengono presentati su due linee (che corrispondono a vigneti diversi):
Ascevi e Luwa, e qui di seguito ve ne d˜ commento ed impressione. Come
sempre, e purtroppo (che volete, il tempo è tiranno!), limitate
saranno le degustazioni, che mi hanno reso, almeno in questo caso, il
quadro assai chiaro. Intanto mi par di percepire grande attenzione in
campo, per esempio acchè sia perfetta la maturazione delle uve,
poi apprendo di pigiature soffici , lunghe macerazioni, uso esclusivo
dell'acciaio, nel caso dei bianchi, per tutte le fasi della vinificazione.
Il
Collio Pinot Grigio Ascevi 2000 è giallo paglierino chiaro
screziato da venature verdoline, limpidissimo e pure consistente, assai.
Molto presente l'impianto olfattivo, fresco, tendenzialmente minerale,
intriso di note vegetali "verdi" e balsamiche. Riesce ad esprimere, senza
sbalordire, finezza ed aitanza. In bocca il vino ha nerbo acido ed è
sapido, ma non difetta di sostanza dolce né di sviluppo potente.
Chiaro appare il quadro, non molto complesso ma vivido, tipico e abbastanza
lungo: grandemente sul frutto direi, il che lo rende perlomeno piacevole.
Il Tocai Friulano Ascevi 2000 è giallo scarico e assai denso.
I profumi si dipanano con buona intensità e mostrano progressione
limitata ma interessante, soprattutto ben sfumata, su toni di frutta a
polpa bianca e minerale. Buon frutto e ancora tipicità si ritrovano
al palato dove, nonostante qualche appannamento a centro bocca, il nostro
mostra doti di apprezzabile eleganza accanto ad una sapidità tutta
giovanile.
Due
impressioni due infine per altrettanti sauvignon: il Collio Sauvignon
Luwa 2000 è giallo chiaro e abbastanza denso. I profumi sono
tipici, precisi ed intensi nei toni vegetali che al vitigno attengono,
e richiamano sambuco, foglia di pomodoro, peperone, con eleganti risvolti
minerali e floreali a contorno che ne accentuano la finezza e rendono
il quadro meno ingessato del solito. In bocca si mostra di buon peso,
ha corpo, è coerente e progredisce senza cedimenti verso un finale
non incredibile che suggella una prova precisa e dal buon portamento.
Senza miracoli.
Il Collio Sauvignon Selezione Ascevi Ronco dei Sassi 2000 è
anch'esso assai scarico nel colore. Molto più fine e sfumato invece
ci appare nel quadro aromatico che se ne trae, giocato su preziosi ricami
minerali, vegetali e floreali, che ammiccano a foglia di pomodoro, timo,
salvia sclarea, finanche al biancospino. La bocca è sapida, di
buona rispondenza gusto-olfattiva, fresca, persistente, con finale convincente
e sincero. Grande struttura e peso per un vino che chiude l'incontro con
Pintar e famiglia - sempre troppo breve - e suggella una prova di squadra
confortante con picco sicuro nel Ronco dei Sassi, che ammicca a spirito
di terra e del quale sentiremo riparlare - o almeno - noi lo faremo.
Castello
di Spessa
Stile molto diverso incontri - te ne accorgi da subito - nei vini di Castello
di Spessa, dove l'input strategico pare indicare nella ostentata struttura,
nella ricerca di complessità aromatiche e gustative, nella concentrazione
e nella potenza l'obiettivo per il riconoscimento e la peculiarità.
Te ne accorgi anche dagli intenti espressi e perseguiti: selezione accurata
in vigna, piccola resa per ceppo, criomacerazioni, contatti prolungati
sulle fecce e, perché no, elevazione in carati. Più che
altro ne hai un'idea compiuta assaggiando i vini, che nella mia passeggiata
virtuale tra parchi e vigne di quest'angolo sognante del Collio, ho limitato
a tre. Tanto per capirci qui sono presenti vini del 1999 e non del 2000
e questo la dice lunga su metodo e maniera.
Il
Collio Tocai Friulano Castello di Spessa 1999 è giallo paglia
netto, abbastanza acceso, limpidissimo e di consistente visuale. Non troppo
focalizzati né nitidi ci appaiono i profumi, sostanzialmente fruttati
e minerali su base intensa e di media progressione. In bocca ostenta grande
struttura e densità, bella pienezza gustativa, morbidezza e lodevole
progressione aromatica, che lo conducono ad un finale di mandorla.
Il Collio Sauvignon Cru Castello di Spessa 1999 è di un
giallo paglia carico e denso e riesce, sotto l'evidente concentrazione
alcoolica, a sprigionare profumi che oltre all'intensità sanno
offrire spunti eleganti. Sicuramente caldo l'approccio olfattivo, pungente
nella sua etereità, ampio e variegato, seppur lontano dalla aerea
veste aromatica dei sauvignon più usuali. Certo frutto di un blend
clonale ricercato a priori: 40 cloni in unico vigneto, raccolti con rese
di circa 1Kg a pianta, criomacerati, stazionati sulle fecce nobili molto
a lungo e commercializzati sotto forma vinosa dopo un anno dalla vendemmia.
In bocca ostenta struttura e peso superiori, offrendo grande avvolgenza,
concentrazione fruttata, calore e morbidezza per un finale molto lungo
che chiude una prova quanto meno riconoscibile e peculiare. Diversa.
Concludo con un altro dei cru aziendali: il Collio Pinot Bianco
di Santarosa 1999, che fermenta poi affina nel rovere, per un anno
intero. Il giallo è carico, denso, e illumina; i profumi, intensi,
riescono ad essere assai bilanciati tra frutto e rovere quindi appetibili
e fini: con riconoscimenti di frutta a polpa gialla e fiori di campo,
speziatura di vaniglia e burro. In bocca il vino è caldo e morbido,
di peso apprezzabile, per˜ è meno piacevole del previsto per via
di frequenti rimandi tostati e vanigliati, oltremodo fumé,
che ledono a parer mio all'aspetto, da sempre aggraziato e gentile, del
pinot bianco. Mi appare grande la sostanza, interessante lo sforzo, ma
omologante il risultato.
La
Boatina
Restiamo in casa, se così si pu˜ dire, per assaggiare i vini de
La Boatina. Non solo perché siamo ancora nel Collio ma soprattutto
perché la proprietà e la conduzione enologica sono le stesse
del Castello di Spessa. Certamente diversa la zona o meglio la sottozona:
La Boatina, come sottozona, è antica ma ci appare rivalutata sotto
molti aspetti dalle cure ultime della proprietà Pali. Qui, rispetto
alle altre due cantine percorse oggi, troviamo (finalmente?) un esempio
di blend in bianco, ma non di quei blend anonimi senza capo né
coda che a volte si incontrano, bensì quei blend che possono fare
piccola storia. Ma andiamo per ordine, che nello stand si è serviti
e riveriti da un sommelier dell'AIS, gentile e premuroso.
Il Collio Pinot Bianco La Boatina 1999 è giallo netto, di
buona luminosità e trasparenza, di apprezzabile densità.
I profumi sono intensi, non troppo nitidi, e giocano su una prevalente
base fruttata che richiama il melone e la mela cotta su fondo leggermente
floreale e burroso. In bocca è sapido e fresco, nervoso e scattante,
di medio peso, leggermente ammandorlato nel finale.
Il Collio Sauvignon La Boatina 1999 è giallo paglierino
lucido e assai denso. I profumi, non troppo aromatici, sono delicati e
fragranti, soprattutto ben sfumati nei toni vegetali e floreali, ma il
meglio di sé mi pare lo dia al palato grazie alla progressione,
all'avvolgenza, alla sostanziale rotondità, alla succosità
e alla vividezza del contrasto acido. Bilanciato e preciso, senza dubbio
accattivante.
Il Collio Bianco Perté 1999 - eccoci ordunque al blend -
unisce pinot bianco, sauvignon e tocai in grande misura, uve che sono
state raccolte manualmente entro la prima settimana di ottobre, quindi
in ritardo. Macerazione a freddo, pressatura soffice e decantazione statica,
controllo termico della fermentazione per l'80% della massa, il rimanente
20% procedendo in barrique per 9 mesi, affinamento ulteriore di 4 mesi
in bottiglia, sono altri particolari. Qui mi si presenta giallo verdolino
con riflessi oro, allettante e lucido, pure denso.
Ammettiamo
ed annotiamo problemi di olfazione legati a cause esterne (i bicchieri,
ripetutamente, ahinoi) che ledono alla generale sensazione di complessità
aromatica che traspare all'approccio. Al palato per˜ percepiamo bene come
esso si offra caratteriale e strutturato, con aromi di bocca compositi,
viranti dalla frutta secca al caramello, peculiari ed avvolgenti. Grande
potenza e buon passo ne contraddistinguono lo sviluppo, per un vino diverso
e da tener d'occhio, che potrebbe essere pure da meditazione, e che ci
dispiace non poterlo focalizzare nella sua interezza a causa di quei problemini
olfattivi di cui dicevamo. Dovevamo comunque citarlo, in attesa di un
doveroso esame supplementare. Possiamo già affermare per˜ che ne
sentiremo riparlare. Eccome.
Una divagazione molto qualificante, che esce dall'alveo dei bianchi secchi
ma che trova pur'essa origine e fondamento nei due nobili vitigni - bianchi
- che la compongono è il Pèrle 1999, da uve picolit
e verduzzo raccolte ad ottobre inoltrato ed appassite per alcuni mesi
sui graticci. Una volta pressato, il mosto finisce, travasato, nei cigarillos
nuovi di Allier da 117 litri dove si fa la prima fermentazione e pure
la seconda, poi finisce in botte per un tempo variabile, comunque attorno
ad un anno, per concludere l'affinamento - e sono diversi mesi - in bottiglia.
Oggi lo trovi giallo dorato vivido e denso con gamma aromatica ben espressa,
intensa, ampia, di discreta finezza, dove vi riconosci la frutta secca,
la confettura dolce di albicocca, il legno di rosa ed il miele d'acacia
in melange composito e già bilanciato. In bocca è dolce
e mai smaccato, piacevole, morbido ed elegante nel passo. Ritornano sensazioni
di frutta secca e di soave caramello, per un finale a tratti vellutato,
che porta ad altra beva. Magari con un buon formaggio erborinato - come
abbiamo fatto, compiaciuti e felici - noi quel giorno. Ma il viaggio friulano
deve continuare quindi... A presto
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