Terra di grandi bellezze naturalistiche
e tradizione culinaria, la Valtellina non nasconde certo
al visitatore la sua vocazione enologica: ogni piccolo fazzoletto di terra,
persino quelli situati sulla sommità di giganteschi massi franati
chissà quando, è coperto di ordinati filari sorretti da milioni
di pali di castagno. Una vera viticoltura di montagna, o 'eroica', come
la definì l'enologo Arturo Marescalchi, uno dei padri dell'enologia
italiana. Una coltivazione sorretta da tradizione millenaria e da tanta
tanta pazienza. Si parla dei Romani e fors'anche di Etruschi e Liguri a
iniziare la coltivazione della valle. Di sicuro Virgilio, Catone e Marziale
ne tessero le lodi.
L'uva predominante nella valle è l'uva nebbiolo,
qui chiamata chiavennasca, con la quale si producono, insieme ad altri
vitigni locali nettamente minoritari, le varie denominazioni valligiane:
la D.O.C Valtellina e la D.O.C.G. Valtellina superiore divisa nelle quattro
sottozone Sassella, Grumello,
Inferno e Valgella
(le zone colorate nella cartina). Vini prodotti in modo simile, ma che
riflettono notevolmente il terroir, così che si passa dai fruttati
e freschi Valgella ai più potenti e eleganti Sassella. Vini generalmente
di grande corpo, discreta massa tannica e buona disposizione all'invecchiamento.
Ma non è finita qui: infatti sopra tutti, almeno come fama, sta
lo Sforzato o Sfursat, un vino prodotto con passitura delle uve, lente
fermentazioni e almeno 24 mesi di affinamento (fra legno e vetro), che
è un vero piacere sorseggiare, accompagnandolo per esempio con
il bitto, uno dei grandi formaggi italiani che proprio in Valtellina viene
prodotto.
Iniziamo dunque la nostra perlustrazione dall'azienda Mamete Prevostini
la quale ci presenta una serie di vini che appaiono assai ben curati
e forse anche assai ambiziosi. Il Sassella
Sommarovina 1998 è vinificato tradizionalmente e presenta un
colore rubino vivo e profumi floreali variegati da
cenni
di lacca molto eleganti. Passa oltre un anno in barrique di primo, secondo
e terzo passaggio. Sapido al gusto e amarognolo. Un vino ancora in divenire
secondo noi, con un terziario da smussare e un buon finale. Il Corte
di Cama 1997 è un valtellina superiore rigovernato con un 50%
di mosto ottenuto da uve passite per circa 100 giorni. Il passaggio della
metà del vino in barrique nuove dona una speziatura dolce che si
alterna ai sentori di lampone. Al gusto tabacco e cuoio ancora da amalgamare
su cui sorge un frutto non nitidissimo ma interessante.
È
stato questo il primo vino prodotto dall'azienda.
Infine lo Sforzato Albareda 1999 che proviene da uve passite e
da un passaggio in barrique nuove. Il vino è rubino ma di minore
intensità rispetto ai precedenti. Limpido e ben intenso al naso.
Sono evidenti cenni di surmaturazione ma non di vera e propria passitura.
Un prodotto che l'azienda vinifica da uve selezionate in tutta la valle,
oltre che da quelle di una vigna di proprietà. Consideriamo anche
questo come un vino da rifinire, con una bella struttura e interessanti
aromi di datteri in chiusura.
L'Azienda Agricola Sandro Fay ci fa assaggiare un Valgella
1997 dal colore rubino limpido e dalla bella beva. Un vino più
semplice delle altre denominazioni della valle, morbido e beverino anche
se con una carica tannica non certo trascurabile.
Il
Valgella 1995 della Balgera Vini è rubino
chiaro e vivo, con una laccatura olfattiva e gusto semplice e pulito.
Più spento al colore ma più intenso olfattivamente il Ca'
Fracia 1995, un cru di Valgella.
Frutti rossi e lacca e una bocca facile chiusa da tannini di giusta intensità.
Passiamo poi al Grumello Riserva 1995 che si mostra leggermente
decolorato e aromaticamente in linea col precedente seppur più
maturo. Percepiamo una leggera riduzione finale. Il Sassella Riserva
1995 è più vivo al colore seppur sempre con una leggera
unghia. Più evidente il frutto che troviamo un po' cotto ma pulito.
Media la struttura e la concentrazione. Eccoci poi a Il Fondatore 1995,
un uvaggio dei quattro superiori più un assemblaggio con un 20%
di Sforzato.
Sempre
rubino chiaro e dai profumi addolciti di ciliegia di buona intensità.
Il frutto anche al gusto è presente ma il vino ci appare un po'
seduto. Anche lo Sforzato 1995 è prodotto con
un uvaggio delle uve di tutta la valle, selezionate e appassite. Il colore
è rubino di media concentrazione e buona lucentezza. Il vino è
secco, di medio corpo, non lunghissimo, ma piacevole. Chiudiamo gli assaggi
dei vini di questo produttore con un esperimento, lo Stilnovo VdT Bianco
prodotto con uva chiavennasca passita per sei mesi, aggredita da muffa
e vinificata in bianco. Il colore è paglierino e nei profumi troviamo
cocco e vaniglia. Visivamente denso, in bocca non ha un gran corpo e dominano
gli spunti alcolici su una struttura non molto decifrabile. Diciamo che
per ora il vino non convince troppo, ma si tratta sicuramente di un interessante
prova che ci piacerebbe rigustare in futuro.
Dell'azienda Plozza sentiamo
il Grumello Riserva 1996, dagli spiccati profumi di china, rabarbaro
e radice di liquirizia, ai quali però si uniscono subito note di
frutta rossa, soprattutto ciliegia e marasca. Tutto questo corredo aromatico
si enfatizza in una bocca di buona struttura.
Il Sassella Riserva 1996 al naso è più floreale,
più elegante, anche se probabilmente anche un tantino più
vegetale. In bocca ha corpo medio, ed una vivacità e persistenza
aromatica veramente notevoli. Lo Sfursat Vin da Ca' 1996, che
viene prodotto facendo appassire le uve tre mesi sui graticci, ha
un bell'olfatto pieno di confettura di amarena e una bocca, di corpo medio,
che presenta concentrazione, potenza,
e una bella progressione. Infine assaggiamo il Passione 1995 (non
più doc); viene prodotto sempre da uve nebbiolo in purezza, e affinato
un anno in barrique di rovere americano. Il naso mostra note di uva cotta
e prugna matura, mentre in bocca, di corpo pieno, mette in evidenza qualche
nota cioccolatosa di troppo.
Concludiamo
la nostra escursione in Valtellina con l'azienda Nino Negri, ormai
diventata portabandiera dei vini valligiani. L'azienda, che produce vino
da 104 anni, ci viene presentata dall'enotecnico Casimiro Maule.
La Nino Negri produce vino con solo un
30% di uve di proprietà mentre il 70% viene acquistato. Una
pratica piuttosto diffusa come abbiamo visto, giustificata dalla grande
frammentazione
delle proprietà negli
spazi
angusti della valle, dove veramente ogni piccolo fazzoletto di terra è
coltivato. Iniziamo i nostri assaggi dalla linea base coll'Inferno
1998, dal colore rubino limpido leggermente decolorato. Prodotto in
oltre 100.000 bottiglie, presenta profumi vegetali di fieno e pepe, poi
troviamo il ribes e, all'assaggio, una buona beva. Un po' amaro il finale
e alcolico. Di maggiore eleganza il Sassella 1998 che
al bel rubino limpido associa profumi di rosa e tenui sentori di frutta
rossa. Al gusto ritroviamo spunti vegetali. Questo vino macera per 12
giorni e affina per 18 mesi in botte grande, per poi riposare in acciaio
fino alla messa in commercio.
Andiamo alla linea superiore, di cui assaggiamo
il Valtellina Superiore Inferno Mazer 1998, una selezione delle
vigne di proprietà dal bellissimo color rubino e profumi assai
intensi di frutta dolce con tracce surmature e di vaniglia. Anche al gusto
troviamo intenso questo vino, ma percepiamo un eccesso terziario che lo
penalizza nel finale. Sicuramente un prodotto di pregio che necessita
solo di ripulirsi dal contributo del legno dovuto alla permanenza in barrique
francese e americana e, probabilmente,alla conclusione della fermentazione
che, per parte del mosto, avviene in legno. Il Sassella Le Tense 1998
è simile al precedente ma su toni aromatici più eterei e
con bocca meno concentrata, ma in compenso più pronta. Ed
ecco un cru aziendale, il Fracia 1997, dal colore rubino più
chiaro e caratterizzato da un frutto veramente bello, sui toni maturi
di ciliegia. Un vino elegante e di nuovo meno concentrato del Mazer.
Passiamo
agli sforzati, con lo Sfursat 1998 che proviene da uve appassite
come minimo tre mesi. Leggermente scolorito e intenso olfattivamente,
presenta aromi di frutta matura e bocca secca e morbida, anche se conclusa
da tannini comunque ben percepibili. Infine lo Sfursat 5 Stelle 1999,
prodotto dal 1985 e vino più importante dell'azienda. Rubino non
concentrato ma vivo, bella intensità olfattiva con frutta rossa
e spunti vegetali molto dolci. Leggerissima abboccatura e aromi di grande
ampiezza e invadenza. Chiusura tabaccosa, probabilmente da rigiudicare
coll'invecchiamento.