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Percorrendo
il Conero non si può non avere una immediata impressione di quanto
possa essere fertile la terra di questa zona delle Marche. Siamo in provincia
di Ancona, qualche chilometro a sud del capoluogo, e il Conero è
il promontorio che si protende di più sul mare Adriatico dopo quello
del Gargano. Il parco del Conero, e la montagna omonima che si affaccia
sul mare, contribuiscono a fare di questa zona una delle più suggestive
della nostra penisola il cui punto più conosciuto è probabilmente
la Baia di Portonovo, una bellissima spiagga incoronata dalla montagna
ricoperta di macchia mediterranea.
Dicevamo dunque del panorama che si presenta ai nostri occhi: colline
a perdita d'occhio in cui si mascola il color marrone delle grandi zolle
di terra coltivata, il verde della vegetazione e di tanto in tanto distese
di vigne; tutto dà l'idea di grande fertilità e potenziale
produttività. E fa piacere venire a sapere che le nuove generazioni
decidono di cogliere le opportunità fornitegli dall'ambiente per
trarne dei prodotti naturali che siano non solo quelli "tipici" della
zona, ma anche delle novità, che nessuno aveva pensato di impiantare
prima.
é questo il caso di Luigi Maria Pieri, che, coadiuvato dalla moglie,
ha deciso che la sua terra era capace di produrre cose che nella zona
non c'erano mai state, ed è diventato un giovane imprenditore agricolo
nell'ambito di un progetto di coltivazione alternata di leguminose e cereali.
I prodotti sono dunque farro, cicerchia, ceci e fagioli, poi molto mais
(anche da pop corn) e grano duro. L'azienda ha raggiunto l'anno scorso
superfici ampie di coltivazione per la vendita, e contestualmente è
stata creata una cooperativa con due importanti produttori vinicoli della
zona, Marchetti e Moroder, che affiancano al vino anche prodotti agricoli.
Ma come nasce tutto questo? "Nasce da una azienda di famiglia che produceva
mais, grano e barbabietole. A me piaceva questo lavoro, facevo le 'giornate'
in campagna. Poi, quando avevo vent'anni mi sono messo in proprio con
affitti (gratuiti, s'intende) da mio padre, e ho iniziato. Lui mi sconsigliava,
devo dire"
E
poi è venuta l'idea di coltivare cereali da queste parti ... "Si,
e il bello è che mi dicevano: 'farro e lenticchie qui nel Conero?...,
ma non ci sono mai state!'... Di lenticchie, abbiamo deciso di sperimentarne
tre qualità: quella di Castelluccio, in Umbria; quella di Pantelleria
e alcune varietà dell'Europa orientale. Le prime si sono dimostrate
le migliori, perché quelle di Pantelleria sono troppo bucciose
e quelle orientali fioriscono a Giugno e poi sono piuttosto grosse, non
incontrano il favore del gusto italiano. Per i fagioli la sceltà
è stata più complessa, ma poi i risultati sono stati soddisfacenti.
Per tornare all'esempio delle lenticchie, a Castelluccio la produzione
è piuttosto bassa, qui è circa quattro volte più
alta, arrivando a 25 quintali per ettaro circa. Questo perché abbiamo
terreno fertile che arriva a 80 centimetri di profondità e un clima
favorevolissimo. Un discorso analogo si può fare per i ceci, che
non sono grossi come quelli messicani ma neanche piccoli come quelli molisani"
E noi, che abbiamo assaggiato molti dei legumi e cereali prodotti dall'azienda
possiamo confermare che hanno bisogno di poco ammollo, sono estremamente
cucinabili e molto saporiti. I ceci, per esempio, hanno buccia finissima
e dentro sono quasi cremosi, e poi l'olio, saporito ma discreto e non
aggressivo, insomma tipicamente marchigiano.
Come
è vista l'attività agricola in questa zona: il mestiere
di contadino è visto ancora come da evitare oppure c'è come
in altre zone d'Italia una nuova attenzione verso il lavoro della campagna?
"No, qui non c'è assolutamente passione per il lavoro agricolo,
si fa fatica a trovare manodopera e l'età media di quella che troviamo
sarà sessant'anni...."
Dal punto di vista "politico" trovate difficoltà nel vostro lavoro?
"Direi che difficoltà burocratiche serie non ne trovo, ma neanche
troppo aiuto... C'è stato un assessore regionale all'agricoltura
abbastanza sensibile, e poi c'è l'Ente Parco... proprio stasera
ho una riunione a cui è sempre bene non mancare..."
Vi mette i bastoni tra le ruote? "No, al contrario, non sono affatto opprimenti,
e poi, cosa non indifferente, tengono fuori i cacciatori. Sa, non è
piacevole lavorare con gente che spara a due passi... e poi c'era la storia
dei fagiani..."
Cioè? "In certe fasi lavorative succedeva che spingevamo i fagiani
verso una zona sempre più circoscritta e quando finivamo scappavano
trovando letteralmente uno sbarramento di cacciatori disposti in cerchio
che facevano delle vere e proprie stragi! Tornando alla questione 'politica'
devo dire che se non abbiamo troppi ostacoli, c'è d'altra parte
completa indifferenza e agevolazioni al minimo. Insomma, se mi serve una
nuova macchina non trovo nessun tipo di agevolazione economica."
Il
tipo di coltivazioni che fa non è biologico in senso tecnico...
"No, sono svolte nell'ambito del regolamento 2078 a basso impatto ambientale.
Non esclude l'uso di molti tipi di prodotti (di tipo topico, non sistemico)
proibiti nella agricoltura biologica, ma d'altra parte le ispezioni da
parte della regione Marche sono piuttosto frequenti, insomma il controllo
è piuttosto rigido."
Venendo a quest'anno [la nostra visita è avvenuta nel 2000, ndr],
come sta andando, problemi con la siccità? Quest'anno in effetti
si è discostato molto da quella che si può considerare una
annata "perfetta", cioè discreta piovosità in primavera
e caldo asciutto in estate. Quest'anno la primavera non c'è praticamente
stata, poi a Luglio ci sono stati giorni di pioggia che ci hanno colto
mentre stavamo trebbiando, ma poi si è riseccato tutto subito."
Le conseguenze? "La siccità ha bloccato lo sviluppo primaverile,
e le piante sono rimaste 'nane'. Per raccogliere i fagioli abbiamo dovuto
fare tutto a mano, mettere su casse, poi su un carro, farle seccare, batterle....
tutto questo in annate normali è completamente automatizzato! La
produzione risultante è stata circa la metà. L'olio probabilmente
verrà un po' piccante, ricorderà l'olio del sud o quello
toscano, mentre qui tipicamente è piuttosto morbido e ammandorlato..."
Per concludere, veniamo al suo mercato. "Innanzitutto, non c'è
grande concorrenza con la grande distribuzione. I ristoranti qui della
baia di Portonovo sono molto sensibili alla qualità delle materie
prime, e i miei prodotti arrivano in un raggio di più o meno cinquanta
chilometri (ad esempio in alcuni negozi selezionati di Ancona). Certo,
mi piacerebbe aprire un punto di degustazione e vendita dei miei prodotti
qui, magari abbinato ad un enoteca. Vedremo. Comunque, non intendo aumentare
le dimensioni della azienda, preferisco continuare in questo modo, credo
che abbandonare la dimensione della piccola azienda peggiori la cura del
prodotto, e anche la qualità della propria vita."
Azienda Agricola Pieri
Frazione Poggio 128, Ancona
Tel e fax 071/801138
(rf)
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