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Le problematiche legate alla qualità degli
alimenti, anche se discusse in più riprese, sono in grado, ancora
oggi, di suscitare un crescente interesse nel settore specifico degli
oli di oliva. Sussistono motivate ed inequivocabili ragioni che indicano
come questo settore produttivo, per il commercio che alimenta annualmente
per l'industria di trasformazione a cui da luogo e per il contributo paesaggistico
e di salvaguardia ambientale che fornisce, debba continuare a rimanere
essenziale per l'attività agricola e per l'economia di tutte le regioni
a vocazione olivicola.
Numerosi sono anche i motivi per i quali si rende necessario mantenere
elevato il livello qualitativo degli oli extra vergini di oliva - perché
il prodotto offerto al mercato deve essere competitivo; - per rendere
questo prezioso prodotto distinguibile e quindi più facilmente
riconoscibile; - per permettere una più agevole protezione del
consumatore dalle imitazioni e del produttore da tentativi di concorrenza;
- per compensare i maggiori costi di produzione che caratterizzano l'olivicoltura
- infine, per impedire che tale prodotto vada incontro ad una caduta di
qualità come conseguenza di improprie modificazioni sia del sistema agronomico
che tecnologico.
Per raggiungere questi ambiziosi, ma indispensabili traguardi e per risollevare
il ruolo, spesso marginale, dell'olivicoltura, è evidente che occorrono
azioni differenziate nei vari stadi produttivi per mantenere o migliorare
lo standard qualitativo e per tutelare adeguatamente le produzioni. A
questo punto può risultare utile chiarire alcuni termini spesso
utilizzati per identificare l'eccellenza dell'olio extravergine di oliva
e cioè, "genuinità", "tipicità" e "qualità". Con il termine
"genuinità", si tende ad esprimere il concetto di "autentico" di
non alterato, naturale, cioè di un alimento privo di sostanze estranee
alla natura stessa del prodotto.
L'olio extravergine di oliva, per poter essere definito tale, non deve
subire, nella fase di estrazione, nessun trattamento tale da discostarlo
troppo dall'analogo prodotto che la natura sintetizza nei frutti. Il termine,
"tipicità", è l'appellativo di ciò che è caratteristico,
tradizionale, cioè un concetto legato a caratteristiche che gli provengono
da un'area geografica ben definita ottenuto con sistemi tramandati da
molto tempo. Un alimento genuino e tipico può anche non essere
pienamente soddisfacente alle aspettative del consumatore, ecco allora
che risulta importante affrontare anche la definizione di "qualità".
Un olio può essere genuino e tipico ma avere una qualità
non proprio eccellente, modesta o addirittura inaccettabile, non soddisfacendo,
quindi, le aspettative del consumatore per un determinato uso e non rispecchiare
caratteristiche organolettiche ben definite e riconosciute ed oggettivamente
parametizzabili. Ebbene, è proprio dalla classificazione legislativa degli
oli che si può estrapolare la definizione di "qualità" e
cioè rispondere a standard precisi e definiti, di natura sia chimico-fisica
che organolettica.
In tal senso il Reg. 2568/91 codifica una metodica analitico-organolettica.
Questo è possibile in quanto la degustazione degli oli diviene un vero
e proprio metodo analitico e non ha più le caratteristiche del
giudizio del singolo assaggiatore, ma è una espressione mediata di un
gruppo di assaggiatori opportunamente addestrati ed operanti in un opportuno
ambiente di assaggio. Questo gruppo (PANEL) da cui il temine, PANEL TEST,
utilizza il medesimo vocabolario, la stessa terminologia ed un metodo
di degustazione di cui si è verificata la riproducibilità e la
semplicità di applicazione.
L'olio extravergine di oliva si può definire un succo del frutto
dell'oliva; si ottiene infatti attraverso un' estrazione di tipo meccanico,
senza l'uso di solventi, possiede delle caratteristiche aromatiche e di
sapore, aroma (flavor, cioè l'insieme di sensazioni e percezioni
degli stimoli olfatto-gustativi e tattili che permettono di identificare
un alimento) che lo distinguono dagli altri oli. e sono proprio queste
caratteristiche e l'assenza di difetti che vengono da un gruppo di assaggiatori,
di cui ogni componente, dopo l'assaggio, esprime sinteticamente un giudizio
mediante valutazione numerica che viene riportata in una apposita tabella,
sulla quale indica il grado di intensità dei pregi e dei difetti
riscontrati.
Elisabetta Fatticcioni
Assaggiatrice C.O.I.
(13/7/2001)
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