Radda e S.Casciano
Nunc est bibendum

 
 


 

Oscar della simpatia a 
"Le Corti del vino"

Va sicuramente alla rappresentante della cantina Riecine, Alessandra Mauri. Con lei ci siamo soffermati a chiacchierare amabilmente di cose di vino, e si è mostrata interessata a questa nostra iniziativa "giornalistica". Ci ha fatto morire d'invidia raccontandoci dove lavora e ci ha fatto sognare promettendoci un assaggio de La Gioia 1997 spillata dalla barrique... un saluto!

 

Iniziamo questa rassegna con le prime due feste del vino chiantigiane: S.Casciano, che ha aperto la stagione e Radda in Chianti.

La Corte del Vino

Questa manifestazione è organizzata all'interno di una bella villa (Villa le Corti) poco fuori il paese di S. Casciano in Val di Pesa. La villa è circondata da un parco che domina le colline circostanti. È una manifestazione in cui vengono selezionati i più prestigiosi produttori della Toscana, e per ragioni di tempo non abbiamo potuto assaggiare veri e propri capolavori della produzione nazionale. Presentiamo i risultati dei nostri assaggi.
 

Brancaia (Radda in Chianti)

Chianti Classico Brancaia 1997: profumo compatto e persistente; vino di grande spessore. In bocca corpo pieno e profumi intensi. Un bel chianti che finalmente viene proposto anche sul mercato italiano, dopo essere stato destinato alla sola esportazione e presentato in anteprima lo scorso anno proprio a S.Casciano.

Brancaia 1996: sangiovese e cabernet per profumi profondi, anche se un po' chiusi. In bocca è pieno, ma anche un po' spigoloso nel finale. Vino molto concentrato.
 
 

Michele Satta (Castagneto Carducci)

Costa di Giulia 1998 (Vermentino di Bolgheri): buoni profumi; in bocca c'è un certo squilibrio acidità-corpo; finale saporito.

Piastraia 1997 (Rosso di Bolgheri doc): Blend di Sangiovese, Syrah e Cabernet Sauvignon; bel vino, profumatissimo di frutta matura, dolce. Finale non esplosivo, ma piacevole e lungo.

Vigna al Cavaliere 1996 (Sangiovese): profumi di media intensità, in bocca ha un corpo medio. Buon finale.
 
 

Montevertine (Radda in Chianti)

Le Pergole Torte 1996: profumi eleganti; oltre alla frutta rossa di sentono accenni di thè e karkadè. In bocca è coerente con il naso, con un finale astringente.
 
 

Morisfarms (Massa Marittima)

Morellino di Scansano 1998: al naso è un vino poco espressivo, in bocca i profumi sono di frutta surmatura.

Roccolo 1998 (Monteregio di Massa Marittima doc): vino molto semplice, profumi di frutta rossa e ciliegia dolce; vino morbido, un po' piatto.

Avvoltore 1997: morbido, speziato. In bocca ha una ottima progressione esprimendo profumi di confettura di more. Il finale è lunghissimo.
 
 

Riecine (Gaiole in Chianti)

Chianti Classico 1997: vino un pò "seduto", non essendo sostenuto da una buona acidità, ma complessivamente morbido.

Chianti Classico Riserva 1996: i profumi sono un po' chiusi, ma il vino è di buon corpo, è complesso e ha un'ottima progressione in bocca.

La Gioia 1996: ci è sembrato inferiore all'annata 1995, ma abbiamo comunque assaggiato un grande Sangiovese: morbido, suadente, con profumi di amarena matura.
 
 

Tenimenti Ruffino (Pontassieve)

Libaio di Castelvecchio 1998: profumi molto freschi; vino corretto.

Cabreo la Pietra 1996: anche questo un vino molto fresco, con il frutto in buona evidenza, nonostante sia maturato in barrique, ma al tempo stesso strutturato.

Cabreo il Borgo 1996: vino profondo, di grande complessità e spessore, con sentoro di frutta nera e lungo nel finale.
 
 

Tenuta di Lilliano (Castellina in Chianti)

Chianti Classico 1997: bel vino, fruttato e con una buona progressione in bocca.

Chianti Classico Riserva 1995: profumi elegantemente evoluti; vino molto espressivo e godibile.

Anagallis 1995: vino mediamente concentrato, in bocca è piacevole e non pesante.
 
 

Tenuta Fontodi

Chianti Classico 1997: profumo intenso, un po' alcolico; buonissima progressione, grande frutto e godibilità.

Chianti Classico Riserva 1996: un po' chiuso negli aromi; in bocca è morbido, meno espressivo di quanto ci si potesse aspettare, ma piuttosto lungo.

Flaccianello della Pieve 1996: ci è sembrato meno dolce e morbido de La Gioia 1996; comunque un buon vino.

Case Via Syrah 1996: vino di grande tipicità, con il pepe in primo piano. Un po' più monocorde dei vini a base di Sangiovese.
 
 


Radda in Chianti

Radda in Chianti si può raggiungere in almeno due modi. Il primo è, uscendo dall'autostrada del Sole a Firenze Sud, quello di imboccare la Strada del Chianti Classico (SS 222) che incrocia prima Greve in Chianti, e poi Castellina in Chianti, dove si seguono le indicazioni per Radda. Oppure, magari venendo da Sud, si può prendere il raccordo autostradale Siena-Firenze e uscire a S. Donato. Non stiamo qui ad insistere troppo sulla bellezza di queste strade, la lasciamo immaginare.

Radda in Chianti è un paese molto grazioso, che, essendo situato un po' in alto, fa godere il visitatore, attraverso terrazze panoramiche, di una vista mozzafiato sulle colline del Chianti. Il corso del paese, dove si è tenuta la manifestazione, è molto gradevole ed è, nel suo punto centrale, dominato dall'alto da una bella Chiesa.

La manifestazione ha visto una curiosa commistione di turismo straniero, sempre molto interessato al fatto enologico, e di abitanti del luogo che, di ritorno dalla spesa del sabato pomeriggio, guardavano curiosi questa invasione di bicchieri roteanti.

Passiamo ad un commento globale di quel che abbiamo potuto osservare: l'impressione complessiva è stata quella di un'annata (96) non eccezionale che ha prodotto vini in generale poco concentrati, spesso carenti in acidità e tannino. I pochi esempi di Chianti Classico 1997 già pronti hanno fatto ascoltare altra musica. 

Abbiamo incontrato un paio di produttori che ci hanno comunicato la volontà di non eliminare i vitigni a bacca bianca dalla composizione del loro Chianti Classico. I motivi sono molteplici: il rappresentante dell'azienda Pruneto ha insistito sulla volontà di preservare la tipicità del Chianti e ha fatto notare come le altezze dei vigneti di Radda raramente riescono a far produrre vini di grande corpo, e conviene quindi puntare sui profumi fruttati, dati appunto dai vitigni bianchi. D'altro canto, l'azienda Vigna Vecchia produce un Sangiovese in purezza e ritiene inutile abbandonare la composizione tradizionale. In generale, i Chianti "nuova maniera" sono composti di Sangiovese e Canaiolo, con eventuale aggiunta di Cabernet Sauvignon.

Abbiamo assaggiato un bel po' del panorama proposto anche se, per motivi di tempo tiranno, non tutto, e abbiamo rinunciato probabilmente a prodotti di grande interesse.

Passiamo ora ad una breve descrizione dei vini assaggiati.

Azienda Borgo Salcetino

Chianti Classico 96 Salcineto: il vino presenta profumi molto spiccati di viola; è un Chianti molto tipico. In bocca è un po' piatto per mancanza di acidità.

Chianti Classico Riserva 96 Lucarello: è meno interessante, meno espressivo, coerente con i profumi del Chianti base, che rimangono comunque dolci nel bicchiere vuoto.

Castello d'Albola

Chianti Classico 96: presenta bei profumi intensi di frutta matura, in bocca è un po' seduto, pecca di scarsa acidità (cosa che forsa si poteva intuire dalla non eccezionale brillantezza del colore).

Chianti Classico Riserva 95: rubino non carico. Buoni profumi di ciliegia matura, non sembra una riserva, ma un Chianti fresco da bere, magari un po' più concentrato ed elegante.

Castello di Monterinaldi

Chianti Classico 96: composizione: 92% Sangiovese, 5% Canaiolo, il resto Cabernet Sauvignon; il profumo è di un vino concentrato e morbido, al punto che sorprende che non passi in botte di legno. In bocca è un po' piatto, con un tannino alquanto sfuggente.

Chianti Classico Riserva 95: anche questo vino appare poco concentrato e squilibrato con un tannino che alla fine produce un retrogusto amarognolo.

La Pisanella 1993: Sangiovese 70%, Cabernet Sauvignon 30%; 12 mesi in barrique. Il colore ha sfumature aranciate. Profumi non intensi ma eleganti di ciliegia sotto spirito. È un vino di non grande corpo e discretamente tannico.

Castello di Volpaia

Chianti Classico 97: bel colore; profumi eleganti anche se non intensissimi. Vino pieno, equilibrato che fa rimanere in bocca un'ottima sensazione.

Balifico 1995: 65% Sangiovese, 35% Cabernet Sauvugnon e Cabernet Franc; 16 mesi in barrique e 10 mesi in bottiglia; vino pieno, di buon equilibrio, dai profumi dolci che nel bicchiere assumono presto sfumature di cioccolata. In bocca è pieno, morbido fino a metà bocca; prima del finale presenta una certa diluizione che prelude ad un buon finale aromatimente soddisfacente.

L'Aja

Chianti Classico 97: Sangiovese e Canaiolo. Vino corretto, senza molte pretese; finale giustamente tannico.

Podere Capaccia

Chianti Classico Riserva 96: il vino presenta profumi di frutta rossa fresca, quasi acerba. In bocca risulta un po' magro e coerente col naso.

Querciagrande 95: Sangiovese, 12 mesi barrique; profumi di frutta piuttosto matura, e sfumature di liquirizia. Il vino è un po' più morbido del Chianti, ma lo stesso un po' magro e non eccessivamente concentrato. Buona acidità, che tiene su la bocca. Finale non lunghissimo.

Poggerino

Chianti Classico 97: vino di pronta beva, corretto.

Pruneto

Chianti Classico 96: 95% Sangiovese, nel restante 5% ci sono anche i tradizionali vitigni a bacca bianca. Il vino presenta profumi convincenti; in bocca è un vino brillante, di giusta acidità e tannino.

Chianti Classico Riserva 95: vino di corpo leggermente maggiore del Chianti base, sempre molto fruttato.

Vigna Vecchia

Chianti Classico 97: sono presenti nella composizione anche i vitigni a bacca bianca; il vino non è troppo espressivo all'olfatto ma presenta una buona morbidezza in bocca, con sentori di ciliegia e di amarena.

Raddese: Sangiovese, 12 mesi in barrique; il frutto non è in grande evidenza; un vino piuttosto fiacco, con poca acidità e tannino.

Canvalle: 50% Sangiovese, 50% Cabernet Sauvignon, 18 mesi in barrique. Presenta in bocca una lenta evoluzione, che però finisce in modo meno espressivo di quanto ci si potesse aspettare; il finale è caratterizzato da un retrogusto amarognolo.

Ci soffermiamo a questo punto su una fattoria, la Livernano, che ci è parsa particolarmente interessante, anche per la simpatia solo leggermente distaccata del suo rappresentante alla manifestazione. La sua peculiarità è quella di non produrre Chianti Classico, per la estensione limitata dei suoi vigneti; il materiale che ci è stato dato fa vedere due estensioni di Sangiovese, una di Merlot, una di Cabernet Sauvignon e una di Chardonnay, ma dalla composizione dei vini si deduce la coltivazione di altre uve.

I vini prodotti dall'azienda sono l'Anima (70% Chardonnay, 20% Sauvignon, 10% Traminer), il Nardina (50% Merlot, 25% Cabernet Sauvignon, 25% Cabernet Franc) e i due che abbiamo assaggiato nella manifestazione, e cioè il Livernano (50% Sangiovese, 25% Merlot, 25% Cabernet Sauvignon) e il Puro Sangue 97 in anteprima, un Sangiovese in purezza spillato dalla barrique.

Il Livernano 96 presenta dei profumi complessi ed intriganti di frutta rossa (soprattutto ribes); in bocca è un vino morbido, mantenuto su buoni livelli dalla conferma aromatica delle sensazioni olfattive e da un buon finale giustamente tannico.

Se il Livernano ci è parso una elegante e raffinata orchestra da camera, il Puro Sangue è sicuramente una grande orchestra in grado di reggere anche le più tremende sinfonie di Mahler. I profumi sono quelli dei grandi Sangiovese; in bocca ha un attacco netto, una progressione notevole e persistenza lunghissima. L'annata assaggiata in anteprima è la mitica 1997; il vino non è uscito nel 96 perché l'annata non è stata giudicata all'altezza e l'uva è confluita nel Livernano.

Mentre stiamo scrivendo, sognamo di fare, fra qualche tempo, una degustazione di questi grandi Sangiovese nella loro annata 97, mettendo a confronto magari terroir diversi, mettendo a confronto, per dire, un Casalferro (Castello di Brolio), un La Gioia (Riecine) e un Puro Sangue. Sarebbe di certo un'esperienza indimenticabile.

A proposito di Sangiovese: vitigno difficile da trattare, ci dice il rappresentante (direttore?) dell'azienda. Ecco quindi che molti produttori dicono di fare Sangiovesi in purezza, ma poi il colore è giudicato troppo chiaro e questo spaventa chi frequenta un mercato un po' superficiale e quindi il Sangiovese in purezza diventa diciamo un 91% e ci si mette un po' di Cabernet, e così il vino viene bello nero...

Già, ma qualeSangiovese? Il nostro interlocutore, sghignazzando un po', ci dice che è un clone inventato da un geniaccio di Castelluccio, Forlì (!). Questo clone, rifiutato dal consorzio Chianti 2000 per motivi "di sanità", non può per questo entrare a far parte dei vigneti di chi vuol fare Chianti Classico. Pace!, si direbbe in Toscana: l'inventore del clone lo vende lo stesso, e qualche produttore intelligente lo impianta...

L'azienda Livernano per motivi di tempo non è riuscita a partecipare a "Le Corti del Vino", a San Casciano. Speriamo dunque di incontrarlo, se non prima, alla prossima edizione della manifestazione.
 


Vinitaly '99
I vini del millennio
 
 


Cantine aperte
La Lucchesia
 
 


Slow Food
Cinque Sauvignon a confronto
 
 


Le feste del Chianti
Eccoci a settembre!
 
 


Mario Soldati: 
un "precursore"

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