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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Contea di Sclafani Metodo Classico Brut Almerita 2003 - Tasca d'Almerita

di Luca Bonci

Sarà perché la patria delle bollicine è senza ombra di dubbio la nordica Champagne, sarà perché la spumantizzazione richiede comunque una tecnologia elaborata e anni di meditata esperienza per produrre buoni frutti, sarà perché il clima caldo non è mai ritenuto adatto a vini freschi e profumati... sarà per questi ed altri motivi, ma se si pensa a uno spumante italiano di qualità il pensiero va subito verso le storiche produzioni del nord Italia, verso la Franciacorta, verso il Trentino. Eppure la realizzazione di vini frizzanti è diffusa un po' ovunque, e anzi, sta prendendo sempre più piede man mano che si diffonde la vitivinicoltura di qualità.

Almerita è uno spumante siculo, creato da una aziende a cui non manca certo esperienza, con una punta di ambizione rivelata dal fatto di chiamare il vino proprio col nome aziendale. Una ambizione che si riflette anche nel prezzo, più di 50.000 delle vecchie lire. Una bottiglia sempre a buon mercato se confrontata con i concorrenti francesi o con gli italiani più blasonati, ma gli oltre 25 euro sono una cifra da verificare alla luce del contenuto liquido che ci troveremo di fronte una volta fatto saltare il bel tappo massiccio.

Verifica che abbiamo effettuato in apertura del pranzo di Befana, e che ci è parsa più che positiva.

Il vino, uno chardonnay in purezza, scende nel bicchiere con un colore non proprio usuale per uno champenoise, il paglierino è intenso, quasi tendente al dorato. Si tratta forse di un cenno di surmaturazione, legato all'annata in questione che, tra l'altro, ha lasciato dietro di sé rossi dai rudi tannini e bianchi più alcolici che profumati, il caldo avendo imperversato su tutta la penisola e tanto più in Sicilia. Ma qui i profumi non ci sembrano compressi, anzi, il vino si offre estroverso e pungente, unendo ai sentori di lieviti un ampio spettro di profumi. Fiori di campo, buccia di cedro, mirto, roccia arsa dal sole; il tutto a comporre un quadro marino e solare, in cui i sentori di crosta di pane appaiono quasi bruciacchiati, come se ricordassero i fumi di fuochi accesi sul mare.

La dolcezza, che c'è, viene fuori di più all'assaggio, con agrumi ora maturi e ancora sensazioni fumé, in una bocca grassa e molto sapida, succosa, degnamente acida.

Un bello spumante, di cui ora troviamo giustificato il costo, e che si situa anche organoletticamente in una regione intermedia, tra le bollicine più semplici, in cui il frutto primario emerge sull'affinamento, e i ricchi e austeri champenoise francesi o italici che siano. Una riuscita fusione tra le eleganti sensazioni dei grandi metodo classico e una prorompente mediterraneità.

19 gennaio 2007

 
 
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