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Periodico di cultura enogastronomica - In rete dal 1999, per amor di terra

Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Oltre il Prunaio

di Fernando Pardini

E' un rubino di fremente vitalità, senza smargiassate od ostentate velleità saturanti. E' un naso arioso e confortevole, elegante e sottilmente terroso, intriso di suggestioni floreali e inappuntabili commenti di ciliegia e lampone, da richiami di selva e note di eucalipto, da una scia minerale e da un coté tabaccoso. E' una bocca accorta e profilata, agile e dedicata, matura e seducente. Nessuna sensazione di lordure, nessun impedimento "voluminoso". Sono equilibrio e gaudente bevibilità. E' la piacevole scoperta nel mio bicchiere di oggi: Prunaio 2004 il suo nome. Azienda agricola Betti l'autore. Sconosciuti entrambi. Che bello!

Predominanza netta di sangiovese, un saldo di cabernet sauvignon. Mi arriva dalle colline del Montalbano, in provincia di Pistoia, da una zona cioè fra le meno chiacchierate e promosse dell'emisfero vitivinicolo europeo. Faccio fatica a riprendermi dalla sorpresa. Eppure più lo assaggio e più me ne convinco. Sì, del garbo e della toscanità, espressi con ispirata puntualità in ogni fase dell'assaggio, finanche in quel finale asciutto, longilineo, rigoroso. La curiosità aumenta, così corro al cartone. Vi sono altre proposte arrivatemi da là. Una dopo l'altra ne scopro la reale consistenza, la vitalità, l'assoluta mancanza di ovvietà. Esemplari a tal riguardo le due selezioni di Chianti Montalbano (annata 2004 e riserva 2003, targate Cantina del Farnio), che restituiscono per intero la dimensione organolettica di un Chianti che sembrava non esistere più, eppure così amico: freschezza, rigore, giustezza le armi proprie della immedesimazione. Poi un piacevolissimo vino bianco, chiamato Creto de' Betti, a netta prevalenza di uve chardonnay (più trebbiano d'accompagno), il quale -guarda un po'- rifugge tutti i luoghi comuni e le esasperazioni burrose del main stream imperante per stagliarsi godibile e profumato, preciso e compiuto, amichevole e sincero. E allora lo posso ben dire: oltre l'ottimo Prunaio mi sembra che a casa Betti le idee e i progetti di cui nel frattempo ho appreso l'esistenza trovino un sano compimento. Senza ammiccamenti, sfoderando mano felice nei trattamenti cantinieri, con una sostanziale mancanza di sovrastrutture e sovraccarichi dalla loro, in quei vini c'è un auspicato ritorno alla "normalità", una normalità piena di conforto. In fondo, è ciò di cui avevo bisogno oggi. Di un respiro pulito, che mi facesse stare bene.

22 febbraio 2007

 
 
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