Gli assaggi di Alba
Wines Exhibition 2005: il punto di vista di Franco Ziliani. 2001: unannata
classica per il Barolo
di Franco Ziliani
bubwine@hotmail.com
I
francesi li chiamerebbero vin de garde, ma i Barolo dellottima
annata 2001 sono davvero vini cinque stelle, destinati ad
un lunghissimo invecchiamento. Merito di unimportante struttura
tannica, molto evidente nei vini provenienti da tutti i villaggi della
denominazione ed in particolar modo dalle zone di Serralunga dAlba
e di Monforte, tradizionalmente le più adatte ad esprimere vini
di grande corpo. Ma anche merito di un andamento dellannata che
ha consentito alle uve Nebbiolo di arrivare alla maturazione in ottime
condizioni sanitarie, con unottima acidità (che si fa sentire
nei vini e favorirà la tenuta nel tempo) e una buona gradazione
zuccherina, con gradazioni alcoliche meno elevate rispetto a quella
delle calde annate 2000 o 1997 (o di quelle che presenteranno i 2003
),
colori intensi, profumi ampi e complessi, e notevole ricchezza di polifenoli.
Lassaggio alla cieca di oltre 180 campioni, svolto nel corso della
decima edizione di Alba Wines Exhibition, leccellente wine tasting
organizzato dallUnione Produttori vini albesi e dalla Wellcom,
(relativo anche ai Barbaresco e ai Roero 2002, ai Nebbiolo dAlba
2003, nonché a Barolo 1999 riserva), ha detto con chiarezza che
il 2001 per il Barolo è unannata classica. A livello, per
intenderci, del 1999 (i cui vini, riassaggiati oggi, sembrano sempre
più grandi), del 1996 e tornando al decennio precedente della
triade 1982, 1985, 1989.
Unannata in cui, comè logico, e come paradossalmente
non si era verificato con i vini dellannata 2000 (quella definita
da 100/100 lo scorso anno dalla rivista statunitense Wine Spectator
),
le esposizioni migliori, i grandi cru, i vigneti storici fanno davvero
la differenza. Un millesimo il cui approccio richiede meditata attenzione,
perché molti vini sono ancora molto chiusi e lasciano giustamente
intravedere, in questo momento, solo una parte delle loro grandissime
potenzialità.
Ai nastri di partenza dellassaggio di Alba Wines sono purtroppo
mancati alcuni grossi calibri, Bruno Giacosa, Ceretto, Roberto Voerzio,
Giuseppe Mascarello, Altare, Vajra, Gianni Voerzio, Giuseppe Rinaldi,
che non hanno presentato i vini o perché non hanno ancora imbottigliato
i loro 2001, oppure perché preferiscono non partecipare a wine
tasting come questi, dove se pure si degusta ben serviti dai sommelier,
si finiscono comunque con lassaggiare, con oltre cinque ore a
disposizione, non meno di 70 campioni al giorno, il che, con i tannini
del Nebbiolo, è comunque unimpresa faticosa.
Tuttavia, grazie alla presenza della stragrande maggioranza delle aziende,
dalle più mediatiche alle meno note ed emergenti, i cinque giorni
in cui è articolata la manifestazione consentono agevolmente
di farsi unidea chiara dellannata, del livello generale,
delle diversificazioni stilistiche e delle tendenze in atto.
Assaggiando i Barolo 2001, ci si accorge agevolmente che è in
corso un recupero della classicità del Barolo, con un uso del
legno nuovo più bilanciato che in passato, e una attenuazione
delle differenze, che pur restano, tra Barolo di stile tradizionale
(lunghe macerazioni e affinamento in botti di rovere di Slavonia) e
Barolo di stile moderno (macerazioni più brevi e affinamento
in barrique). In molti casi è stato il carattere del terroir
a prevalere, con la propria forte personalità, sulla stilistica
di qualche vigneron innovativo, più abituato, in passato, a caratterizzare
maggiormente i propri vini. Anche con scelte stravaganti e discutibili
su cui, per carità di patria, è meglio glissare
Nella degustazione sono emerse con particolare coerenza e omogeneità
espressiva le serie dei Barolo provenienti dai villaggi di Castiglione
Falletto e di Serralunga dAlba, mentre i vini provenienti da Barolo,
La Morra, Monforte dAlba e Novello hanno fatto registrare sia
picchi qualitativi molto elevati, sia risultati non pienamente convincenti.
Tra
i vini di Castiglione Falletto, dotati di una superiore eleganza, di
un perfetto equilibrio, di un corredo tannico non aggressivo, hanno
fatto spicco il Bricco Boschis di Cavallotto, il Rocche di Vietti e
di Brovia, il Rocche di Castiglione di Oddero, e sul coté più
moderno il Bric del Fiasc di Paolo Scavino, il Bricco Fiasco di Azelia,
lEnrico VI di Cordero di Montezemolo.
A Serralunga, con viti più strutturati e tannici e meno espressivi
nei profumi, ottime cose dal Lazzarito di Vietti, dal Prapò e
dal Serralunga di Ettore Germano, dal Parafada di Vigna Rionda, dal
San Rocco di Azelia, dal Vigna Cerretta di Cà Romé e dal
Sorano di Ascheri.
Buona eleganza, equilibrio e grande piacevolezza, a Barolo, dal Sarmassa
e dal Bricco Sarmassa di Brezza, dal Cannubi di Comm. G.B. Burlotto
(da segnalare anche per lAcclivi da vigneti a Verduno), dal Castellero
di Barale, dal Cannubi Boschis di Sandrone e di Virna Borgogno.
A Monforte note deccellenza, complessità, personalità,
ottimo potenziale devoluzione, per il Gavarini Vigna Chiniera
di Elio Grasso, per i Bussia di Barale e Cascina Ballarin, per il Ciabot
Mentin Ginestra di Clerico, che mi ha assolutamente sorpreso per il
suo equilibrio e per un inedito dosaggio del legno, il Vigneto La Villa
di Seghesio, il nuovo vino di Tenuta Rocca. Meno felice lesito
dei vini La Morra, un panorama dagli esiti contrastanti che vede ancora
troppi produttori incapaci di esaltare le doti di eleganza, la fragranza
aromatica, laspetto femminile che caratterizzano i
vini di questo villaggio, per cercare una struttura, una potenza, spesso
acquisita attraverso super estrazioni ed un uso eccessivo del legno,
che non è tipica di questo bel terroir. In questo panorama dagli
esiti contrastanti, hanno fatto spicco il Torriglione ed il Rocche dellAnnunziata
dellemergente Mario Gagliasso, il Marcenasco di Ratti, il Brunate
di Vietti, il Vigna Gancia ed il Vigna Conca di Mauro Molino, il Rocche
di Aurelio Settimo.
I Barbaresco 2002 hanno confermato la difficoltà dellannata,
con rare punte deccellenza (il Martinenga di Cisa Asinari Marchesi
di Gresy, i vini di Rizzi, del Castello di Neive, di Montaribaldi, i
classici della Cantina Produttori del Barbaresco, il Vigna del Casot
di Carlo Boffa, il vino di Cigliuti, che non ha partecipato ad Alba
Wines ma ho apprezzato moltissimo durante una visita in cantina), e
troppi vini di livello molto insoddisfacente (privi di equilibrio, con
poca sostanza e tannini verdi), che non potranno certo avvantaggiarsi
di unulteriore e più lunga permanenza in cantina. E prevedibilmente
si venderanno, anche a fronte di un ribasso dei loro prezzi, con qualche
fatica. Comè accaduto, in molti casi, anche con lottima
annata 2001, purtroppo.
Detto della degustazione, non si possono tacere alcune perplessità,
vista la crescita, in termini di bottiglie e di ettari vitati fatta
registrare dal 1996 in avanti sulle prospettive commerciali dei due
vini sui mercati esteri, che continuano ad assorbire il 65% del Barolo,
il 52% del Barbaresco ed il 32% del Roero.
Ma
se il Barolo viene esportato per il 65% e venduto in 48 Paesi, di cui
due, Stati Uniti e U.K., con percentuali a doppia cifra (rispettivamente
14,4 e 14,3 %), seguiti da mercati (Germania, Svizzera, Giappone) dove
le percentuali si avvicinano al 10%, il Barbaresco (48% della produzione
a parte, assorbita dal mercato italiano), continua a registrare un export
praticamente a senso unico, con un 25% destinato agli Usa, seguito da
un 8,5% relativo alla Svizzera, mentre le quote di mercato degli altri
Paesi non toccano nemmeno il 5 per cento.
Le statistiche dicono che le bottiglie di Barolo 2001 saranno 8.876.000,
mentre due milioni e mezzo, ovvero un milione in meno rispetto ai 3
milioni e mezzo di bottiglie previste per lannata 2003 e uno e
mezzo in meno rispetto ai 4 milioni scarsi dellannata 2004, le
bottiglie di Barbaresco 2002.
Per il Barolo la quota calerà a sei milioni scarsi di pezzi con
lannata 2002, ma salirà a 8.700.000 unità per lannata
2003 e a ben 10.252.000 (fonte Camera di Commercio elaborazione Unione
Produttori Vini Albesi) per lannata 2004, toccando una quota record
mai raggiunta in passato.
Cifre importantissime, (le bottiglie dellannata 1996 erano circa
6.200.000 e dal 1996 al 2004 laumento della produzione è
stato del 66%, pari a 4 milioni di pezzi), che si giustificano quando
i mercati tirano, ma che non possono che destare qualche preoccupazione
nella situazione attuale, (che ha fatto registrare fenomeni preoccupanti,
come la comparsa, sugli scaffali di un discount tedesco, di bottiglie
di Barolo a meno di 5 euro, a testimonianza del diffondersi di una pratica
della vendita sottocosto che non può certo rappresentare una
soluzione), in cui i vini di alta gamma, (ed i Barolo restano in questa
categoria, con prezzi che faticano a scendere), sono i primi a soffrire
della decisa contrazione della domanda. Nonostante il blasone del vino
ed il valore, indiscutibile, di unannata come il 2001.
Viene da chiedersi, pertanto, se la produzione dei due grandi rossi
albesi (per il Roero, con le 642 mila bottiglie dellannata 2002
il discorso è ben diverso
) non sia cresciuta in maniera
eccessiva, figlia di uneuforia che regnava negli anni doro,
ma ben superiore, oggi, alle reali capacità di assorbimento dei
vini da parte dei vari mercati, quello italiano e quelli esteri, tradizionali
o di nuova storia che si parli.
26 giugno 2005