I miei primi 40.......Brunello
2001
di Fernando Pardini
Finalmente
ci siamo. Dopo le attese frementi e le supposizioni, il mese di febbraio
ha portato con sè i nuovi Brunello di Montalcino, presentati
al mondo per mostrare le insegne, o le ragioni, di un auspicabile privilegio.
La lettura e lo scandaglio sensoriale, immancabili, sono stati e saranno
forieri di entusiasmi e disillusioni, a dividere ben bene le schiere.
Sugli scudi l'annata 2001 ( più rare le riserve 2000), trasformatasi
d'incanto nelle 150 bottiglie e passa che hanno animato passioni e dibattiti
alla celebre kermesse "Benvenuto Brunello". 150 bottiglie
(e passa) fiduciose di poter raccontare, ciascuna, la propria storia.
E di storie, a ben vedere, se ne possono certamente raccontare, in qualcuna
di esse perfino immedesimarsi, ma c'è chi potrebbe storcere il
naso nel realizzare che, nel bel mare agitato di una denominazione "di
grido" ambiziosa e poco amichevole nei prezzi, solo 1/3 o poco
più di vini hanno nelle corde la classe, la stoffa e la dignità
del vino importante e distintivo. Per la verità io non mi meraviglio
più di tanto, e non mi sento deluso dal momento in cui la situazione
non è andata peggiorando, registrando semmai un confortante trend
di cauto ma costante miglioramento generalizzato, fors'anche facilitato
dall'annata benevola, non tanto per la mera qualità dentro al
bicchiere quanto per la chiarezza interpretativa, tesa a rintuzzare
(parzialmente rintuzzare) quei dubbi fastidiosi di insana costituzione
varietale o di melliflua rappresentazione stilistica che paiono pervadere
ancora, con risultati di notevole sconforto, diversi vini ch'eppur si
fregiano del nome Brunello.
Si allarga quindi il gruppo dei Brunello da ricordare e da seguire
attentamente nelle evoluzioni future ( qui di seguito vi dò 40
suggestioni), mentre trova una cifra meno caricaturale (ma non meno
provocatoria) la schiera dei vini incerti ed a-territoriali, figli del
cliché, vini che ancora si insinuano tra le fila con i loro colori
saturi, i loro profumi alieni, i muscoli e i massaggi, la ridicola vacuità
dei volumi mal riempiti. A proposito, riguardo a questi ultimi, una
buona soluzione da adottarsi da parte della stampa di settore e della
critica enologica (dato per scontato che riesca a riconoscerli) sarebbe
una volta per tutte quella di dimenticarsene, non offrirgli spazio,
evitare la loro comunicazione. Purtroppo ancora troppo vasta appare
l'area dei vini che non decollano, per via non soltanto di attenzioni
agronomico-cantiniere inadeguate quanto probabilmente di insopprimibili
latenze di terroir, ciò che li porta ad acquietarsi su uno standard
qualitativo che potrebbe cozzare con le ambizioni giustificate di una
denominazione che deve poter puntare in alto e in alto rimanere. Eppoi
mi interessa sottolineare l'esistenza, anzi la persistenza, di una terza
via, situata nel guado tra chi lavora bene e produce vini di cui ricordarsi,
spesso eccellenti, e chi gradisce costruire i vini monstre di
cui parlavamo: è quella che attendo con ansia ogni anno, quella
costituita cioè da vini pure autentici e veraci ma maledettamente
allergici ai crismi della correttezza enologica, affetti cioé
da annose imperfezioni purtroppo non passeggere, a decretarne la rusticità
e l'inguaribile approssimazione. C'è di che arrabbiarsi, per
le potenzialità in tal modo represse, ma c'è anche di
che sperare, affinché le rinnovate coscienze tecniche guariscano
il male. Per cui, alla fine del salmo, a costo di ripetersi, ritengo
importante, nel panorama ilcinese, considerare con il giusto risalto
chi governa bene i processi per dare alla luce non soltanto vini sinceri
e veritieri ma anche enologicamente ben fatti, e badate bene che fino
a 7-8 anni fa questa non era merce tanto comune.
Numeri o non numeri, è pur vero che la denominazione resta
con merito un punto fermo qualitativamente fondamentale nel panorama
vinicolo toscano, per conclamata personalità, per manifesta individualità,
per quell'aura di nobiltà difficilmente raggiungibile in altri
lidi. Tanto per fare un esempio, e tanto per prendermi le mie responsabilità,
qui d'appresso vi rimetto 40 tra le suggestioni migliori che ho provato
a febbraio, alle quali beninteso se ne potrebbero aggiungere altre se
solo si prendesse atto della latente aleatorietà dei Brunello
degustati in questa loro delicata fase evolutiva, o se solo ci si ricordasse
di qualche illustre assente alla kermesse che potrebbe ben rimpinguare
le fila. Qualche nome? Cerbaiona, Costanti, Biondi Santi, La Cerbaiola-Salvioni,
Case Basse-Soldera, Pieve di Santa Restituta...
Ultimi avvisi ai naviganti: l'ordine di apparizione è strettamente
legato all'alfabeto, non altro, mentre i Brunello 2001 assaggiati nella
due giorni ilcinese sono stati 160. Lascio così alle parole (e
agli immancabili silenzi) l'arduo compito di fare intuire emozioni e
predilezioni.
Brunello di Montalcino 2001 - Campogiovanni
Bella prova, di indefesso portamento e personalità, quella offerta
dal Brunello di San Felice, già intuibile da quel naso così
difficile da evitare, struggente di bosco, balsami, terra e pietra,
e che si fa certezza da quando scopri la stoffa, la tensione, la giusta
selvaticità permeare quella bocca aitante e giovanile.
Brunello di Montalcino 2001 - Canalicchio - Franco Pacenti
L'anima candida di Canalicchio non manca l'appuntamento con la bellezza:
profondo, seducente, terroso, ci regala una bocca tenace, grintosa,
ancora leggermente severa nell'apparato tannico, ma di grande potenzialità
e futuro. Immancabili si fanno l'incontro e la conoscenza.
Brunello di Montalcino 2001 - Canalicchio di Sotto Lambardi
A Montalcino, strano ma vero, c'é un vigneron schivo e silenzioso.
Capisci subito il suo habitat essere la vigna. Poco altro pare metterlo
a suo agio. Si chiama Maurizio Lambardi. Dalla conca beata del Canalicchio
se ne esce però con vini parlanti. Ti offrono la struggente melodia
di un frutto tenero e dolce, la sensualità di una carezza cercata,
l'interiorità disarmante dei vini "sussurrati", il
ricamo finissimo di pietra, sale e terra. Il 2001 ne è una fulgida
rappresentazione, che nel panorama ben si staglia.
Brunello di Montalcino 2001 - Capanna
Ancora una volta, il sanguigno Brunello di Patrizio Cencioni non te
le manda a dire le sue intimità di selva e ferro. In un contesto
rigoroso, verace, intenso, il calore alcolico mutua e abbraccia uno
sviluppo serio, inappuntabile, che si placa soltanto di fronte al mare
dolce dei tannini, lasciandoti come ricordo, in lontananza, un rivolo
più asciutto e ammonitore.
Brunello di Montalcino Tenuta Nuova 2001 - Casanova Di Neri
In questo vino hai la cura ricercata dei dettagli, cuciti addosso in
abito moderno da una bella sartoria, a regalare un naso che non lesina
in visceralità (a dispetto di un rovere speziato che ancora ammicca),
e una bocca volitiva, sentita, procace nell'apparato tannico, solo in
attesa di una migliore diffusione, che ben compendia energia e finezza
nel suo profilarsi misurato e accorto.
Brunello di Montalcino 2001 - Castello di Romitorio
Non v'è dubbio che nei Brunello di Sandro Chia il carattere sta
di casa, e questo 2001 pare ribadirlo a chiare lettere. Pur mancando
ancora di focalizzazione gustativa, il vino ispira tali sensazioni di
autenticità da non lasciare indifferenti; con il suo animo alcolico
e bellamente terroso, di precisa connotazione, sa il fatto suo, e offre
così uno spaccato ispirato di territorialità pervaso da
umori buoni. Da attendere.
Brunello di Montalcino Vigna di Pianrosso 2001- Ciacci
Piccolomini D'Aragona
Finalmente Pianrosso! Gli appassionati ricorderanno con affetto alcuni
millesimi storici di questo cru datati fine anni '80, ancora oggetto
di culto. Bene, qui abbiamo un campione che sembra davvero intenzionato
a ripercorrerne i fasti, sfoggiando una silhouette classica e struggente
(sono sottobosco umido, frutto maturo, pietra, bacca selvatica) fatta
di potenza e misura. La sua bocca calda, carnosa, succosa e terrosa,
manifesta una particolare predilezione verso la sfumatura e ti regala
una suggestione bella e intensa, da tenere a mente.
Brunello di Montalcino 2001 - Collemattoni
Il Brunello del giovane Marcello Bucci alla fattura moderna dei tratti
unisce di certo la personalità. Di umore speziato e ferroso,
è volumico e caloroso nell'abbraccio, senza che venga mai meno
l'equilibrio nella beva. Con il tempo, e la conseguente integrazione
del rovere, acquisterà di certo in definizione ed armonia.
Brunello di Montalcino 2001 - Colleoni
Una delle sorprese inattese di questa tornata invernale di assaggi,
si concede oggi con un naso ampio, "umido" del bosco, fresco,
pirico, intrigante. In bocca ha passo elegante, terroso, seducente.
Di grande finezza tannica e titillante sapidità, mi alletta e
beatamente inquieta, sì da spingermi alla ricerca, per le immancabili
conferme o (dis)illusioni.
Brunello di Montalcino 2001 - Cupano
Il legno "sgomita" e chiede spazio, rendendo un'aura dolce
al frutto che odori e una "marcatura" stretta al palato che
mastichi; eppure in questo Brunello percepisci una profondità
di intenti degna di tal nome, solo da conclamarsi. Perché ha
sviluppo slanciato, pure rigoroso, lo senti, e un finale sapido e umorale,
come suo solito. Mi appare come in attesa di schiarite, ecco cos'é,
schiarite che il futuro, peraltro, gli concederà.
Brunello di Montalcino 2001 - Ferro
Dietro un respiro classico e minerale, intriso di erbe aromatiche, catrame
e moka, ecco qua un vino dallo sviluppo decadente e boschivo per una
bocca non elegante ma sincera, ruspante senza compromessi, dalla quale
letteralmente strappare al ricordo gli umori più veraci della
sua anima "artigianale".
Brunello di Montalcino 2001- Fossacolle
Sergio Marchetti e Adriano Bambagioni, rispettivamente uomo-vigna e
uomo-cantina di questa minuscola realtà di Tavarnelle, realizzano
anche quest'anno un vino di sincera forza espressiva, che ti accoglie
con un naso intenso, profondo, vivo, pervaso da umori del bosco, frutti
rossi, humus e pirite. La trama di bocca non lesina in potenza ed alcol,
ma è vino questo che ci ha abituati all'attesa; profilatura ed
eleganza, lo sento, si uniranno al coro per decretarne la classe, perché
questo 2001 potrebbe ripetere l'exploit bello delle ultime vendemmie.
Brunello di Montalcino 2001 - Fuligni
Dopo un momentaneo arresto in continuità quale quello offertoci
dalle ultimissime annate in commercio (non tanto in fatto di bontà
nel bicchiere quanto di stile interpretativo), Fuligni torna alla ribalta
con un Brunello ineccepibile e sincero, figlio legittimo del proprio
terroir, terroir che sta su ai Cottimelli, nella parte nord della denominazione.
Ad un naso di buon amalgama, a cui manca soltanto una distribuzione
più manifesta degli umori, segue una bocca caratteriale, di bella
evidenza, dalla quale ricavarne le emblematiche ragioni della finezza
e dello slancio, da sempre marchio indiscusso della casa.
Brunello di Montalcino 2001 - Il Colle
Questa piccola cantina del Matrichese, capitanata dalla giovane Caterina
Carli, sembra davvero in grado di ripetere l'exploit altisonante offerto
(a chi ha orecchi per intendere) con il Brunello 2000, sfoggiando qui
un 2001 tenero e dolce, "aereo" ed elegante, sapido e melodico,
sentimentale e circuitore, rigoroso e terragno, di fronte al quale opporre
resistenza potrebbe sembrare - a ragione- una forzatura dello spirito.
Brunello di Montalcino 2001 - Il Marroneto
Bello, intenso, elegante, sfaccettato, orgoglioso ed espressivo. Il
Brunello della famiglia Mori, non c'è che dire, offre un senso
di purezza invidiabile, ribadito da una trama tannica di rango, una
deliziosa succosità e una freschezza encomiabile. Da bere ancora
e ancora, fino a confondersi.
Brunello di Montalcino Madonna delle Grazie 2001 - Il Marroneto
Profondo e sensuale, tenero e dolce, con il frutto più in evidenza
rispetto al "base", il Madonna delle Grazie non incarna forse
la terragna e complessa "nudità" del fratello ma il
messaggio, sia pur filtrato da un tatto più levigato e "curato",
parla una lingua comprensibile e amica, nel nome della dignità.
Brunello di Montalcino 2001 - Il Palazzone
Qui hai un vino grintoso e volitivo, dove gli umori del sottobosco si
sposano volentieri alle erbe selvatiche, alla pirite, alle spezie, realizzando
un quadro espressivo e profondo, confortato da una bocca che trova sul
cammino reattività ed eleganza, e te le dà.
Brunello di Montalcino Beato 2001 - Il Poggiolo
Profondo, intenso, succoso, capace di unire garbo espositivo a densità,
è un vino questo che riesce nell'intento di offrirsi in modo
tenero e seducente, raffinato e melodico, dimostrando tutte le buone
intuizioni di Roberto Cosimi, anima de Il Poggiolo, in fatto di selezione
ed omogeneità di prestazione, prestazione che peraltro sfoggia
un Brunello "base" da non sottovalutarsi affatto. Stranamente
sfuocato invece l'altro cru della casa, il Terra Rossa, ma non c'è
davvero di che lamentarsi.
Brunello di Montalcino 2001 - Il Poggione
D'impronta e stile molto riconoscibili, si può ben dire che il
Brunello de Il Poggione rappresenti un'ancora di salvezza che bellamente
rappacifica coscienze e smorza cattivi pensieri, in un mare ilcinese
a volte troppo agitato. Qui hai un naso sensuale, intrigante, classico,
boschivo, struggente, definito e ben scandito, ed una bocca coerente,
grintosa, terrosa, alcolica e orgogliosa. Qui dentro hai le belle verità
e un'idea di territorio mai venuta meno.
Brunello di Montalcino 2001 - La Fornace
Questa piccola cantina familiare, gestita dal giovane Fabio Giannetti,
trova ragioni ed ispirazioni nuove in questo Brunello 2001, nel quale
ad un naso intrigante, ricco, chinato, fa da contrappunto una bocca
verace, reattiva, solo in attesa di armonizzazioni migliori. In crescita.
Brunello di Montalcino 2001 - La Palazzetta
I vini di Flavio Fanti, si sa, non hanno fretta. Ad un approccio aromatico
viscerale, ampio, ricco, ecco una bocca volumica, dallo slancio alcolico-sapido
molto interessante, soltanto ancora non focalizzata. E' vino in cerca
di sintonizzazioni, ecco cos'è. Il tempo, un giorno, gli concederà
l'attesa "connessione" dalle parti del cuore.
Brunello di Montalcino 2001 - Lisini
Vino passista e circuitore, vuole tempo per esprimersi. Se solo glielo
concederai ti ripagherà con uno spessore aromatico balsamico
e stuzzicante di humus e sottobosco e con un tessuto gustativo denso,
saporito, intenso, che inesorabile ti avvolgerà in un intrico
profondo di umori buoni. Se glielo concederai, quel tempo, allora starai
bene.
Brunello di Montalcino 2001 - Mastrojanni
Un naso definito, scandito, boschivo quanto basta alla seduzione, conferma
garbo espositivo e generosa accoglienza in una confezione moderna con
stile. Se lo bevi, quel finale irradiante, inatteso, quale esplosione
di suggestioni floreli, terrose, sapide in compendio elettivo (tal da
riprendersi da certe vacuità tattili della prim'ora) ti scuoterà
e sorprenderà. Capirai allora meglio di identità e carattere.
Brunello di Montalcino 2001 - Padelletti
Da un'azienda tradizionale e radicata, che non sta propriamente in "punta
di penna" della critica imperante, ecco un Brunello elegante, terroso
e minerale, serio ed ispirato, da cui trapelano, fra le ritrosie della
prim'ora legate ad un'amalgama ancora da trovarsi, una suadenza tattile
e una scorta di frutto "reale" da non lasciare indifferenti,
ed in quella sua veste di candida naturalezza riesce ad assumere un'aura
struggente che non dimentichi.
Brunello di Montalcino 2001 - Pian Dell'Orino
Velature olfattive e impuntature aromatiche non traggano in inganno
sulla dolcezza di frutto e sulla qualità del tessuto che innervano
questo vino. Qui dentro vi respiro charme, senso innato di piacevolezza,
confortante degradare armonico, sfumatura e whisper. Al punto
che, sia pur mancando della complessità che fonda l'elezione,
riesce a cavalcare quella linea stilistica alla quale istintivamente
ti affezioni senza troppi perché. Per manifesta naturalezza espressiva,
ti affezioni.
Brunello di Montalcino 2001 - Piancornello
Qualche intrusione del legno, ancora da registrare, non toglie più
di tanto espressività al quadro, che gode di riflessi minerali
corroboranti e di una buona profusione di umori floreali. Il tutto se
ne esce gradevole, preciso, definito. Al palato non mancano sostegno
e freschezza, e anche se non ne cogli ancora appieno la diffusione,
orgoglioso mi appare il sentimento di fondo. Sì, i tratti son
moderni ma l'anima è sincera, per un profilo che se ne esce pure
austero, ad arricchire così quei chiaroscuro che i Brunello del
valente Claudio Monaci sono soliti regalarci.
Brunello di Montalcino 2001 - Pietrafocaia
Ingresso con il botto per questa nuova realtà, che deriva le
sue giovani uve da un terroir potenzialmente invidiabile. Il naso muschiato,
importante, minerale, di frutto, pirite e sottobosco in lodevole unione,
è caldo e possente, mentre la bocca dimostra grande presenza
e dignità. E' bocca forte, spessa, di buona dolcezza tannica,
capace perfino di un finale irradiante, a decretarne la sorpresa.
Brunello di Montalcino 2001 - Poggio diSotto
Il naso umorale, terroso, di erbe fini, cerasa e minerale, si offre
nudo e trasparente a chi lo sa ascoltare. La bocca gioca d'agilità,
contrasti, sottili modulazioni, continui cambi di ritmo. Sapidità
e freschezza ne rendono trascinante la beva, a disegnare i confini poco
confinabili di un vino di razza, unico e diverso, piccolo grande Borgogna
di Toscana.
Brunello di Montalcino 2001 - Salicutti
Francesco Leanza fa decisamente centro, colpendo al cuore di coloro
che da un Brunello si aspettano struggente naturalezza e sensibilità
espressiva. Ingredienti, o meglio doti, che appartengono di diritto
a questo 2001, tutto slancio, grinta, dignità, sfumatura e nobiltà
d'animo. In lui la terra vi respira, ed io in sua compagnia mi sento
bene.
Brunello di Montalcino 2001 - San Giorgio
Sia pur ridotto e ruspante è un naso che intriga, terroso e volitivo
come si ritrova, e senti che potrà rendere più in là
tutta la grinta e la determinazione di cui è pervaso. In bocca
pochi salamelecchi, grana non finissima ma invidiabile territorialità
e forza espressiva. C'è temperamento ed energia, questo c'é,
quale connubio vincente per un futuro dalla sua parte. La famiglia Folonari
ha di che stare tranquilla.
Brunello di Montalcino 2001 - San Polino
Decisamente positivo l'esordio "brunellesco" di questa interessante
micro-realtà ilcinese, che già aveva fatto parlare di
sè con un Rosso di Montalcino 2003 personale e fuori dal coro.
Luigi Fabbro è dotato di giovanile intelligenza, e cerca di raccontare
con il vino le sue forti idealità, difficilmente non condivisibili.
Ci riesce con questo 2001, decisamente all'altezza della situazione,
che sa trasmettere calore e territorio, declinati qui secondo un profilo
grintoso e seducente insieme, profilato e deciso, che non scordi facilmente.
Brunello di Montalcino 2001 - Sesta diSopra
Dopo un naso impressionante per impegno, forza e volontà, minerale
e piritico quasi fosse uno scalpitante cru di Vosne-Romanée con
tanta terra e bosco attorno, il nostro rilancia l'asserto sfoggiando
una bocca setosa, piena, rigorosa, complessa e dinamica. Grande energia
motrice ed elettiva trasposizione di umori nel bicchiere, umori pescati
dritti dritti da un terroir che in questo millesimo pare si sia espresso
come non mai in precedenza.
Brunello di Montalcino 2001 - Sesti
Con le immancabili idiosincrasie ridotte tipiche delle fasi giovanili
o delle brevi ossigenazioni, il Brunello di Sesti non tradisce le aspettative
di chi si attende purezza e rigore, slancio e verità. Questo
il linguaggio della sua bocca, che è bocca nella quale continuità,
forza espressiva e portamento superano d'agilità gli assetti
imperfetti di un naso artisan e ruspante.
Brunello di Montalcino 2001 -Siro Pacenti
Bella gioventù nel mio bicchiere, bicchiere fondato sulla ineccepibile
esecuzione, sulla misura e su una presenza cristallina di frutto, senza
ridondanza alcuna. Qui dentro una intensità aromatica, una definizione
e un bilanciamento delle parti più conclamati del solito, se
solo stai al tipico carattere dei vini della casa, tendenzialmente lenti
a uscir fuori. In bocca un fare trattenuto, equilibrato, solo in attesa
di espandersi, quasi a rifuggire oggi l'emozionalità la più
pura per concendersi in una veste "attendista", accorta, implosa.
Un vino questo nel quale la figura del vignaiolo Giancarlo Pacenti,
con la sua maniacale cura del particolare, quasi piega a sua immagine,
imbrigliandola, una materia prima di indiscussa qualità. Crescerà,
per scalpitare più libera nel bicchiere del futuro.
Brunello di Montalcino 2001 - Solaria
Da quel naso succoso, sensuale, pieno, intriso di erbe selvatiche e
bosco, la circuizione e l'immedesimazione. Da quella bocca profilata
e matura, la sensazione di essere di fronte ad un vino potenzialmente
elegante, di grande dignità, i cui numeri non siano ancora stati
del tutto rivelati in attesa del tempo, un tempo che chiarisca i percorsi
e le trame.
Brunello di Montalcino 2001 - Talenti
Muschiato, pirico, cospicuo, serrato, forte e corteccioso, è
un naso questo di volitiva presenza aromatica, in cui i legni giocano
e bene la loro parte senza affaticarlo. In bocca c'è dignità
e ricchezza, ma anche uno sviluppo spedito e orgoglioso, nel quale la
manifesta freschezza d'impianto fornisce il la ad una lunga progressione
che chiosa in finezza. Rigoroso e tenace, si distingue dal coro e ti
accoglie amichevolmente.
Brunello di Montalcino 2001 - Tenuta di Sesta
Carnoso, spesso, umorale, alcolico e grintoso, ci regala una bocca profilata,
dedicata, ben fatta, che fila diritto e si allunga seguendo uno sviluppo
contrastato e slanciato, giocato su forza e finezza, quale connubio
elettivo di un sentimento territoriale finalmente colto nella sua essenza
con ispirazione ed equilibrio.
Brunello di Montalcino 2001 - Tenuta la Fuga
In questo bicchiere un' idea di Brunello viscerale e forte, prorompente
e scalpitante di umori buoni, di muschio terra e liquirizia, che non
trova ancora la profilatura nello sviluppo per manifesta sostanza e
conclamato nerbo. In attesa di esplodere.
Brunello di Montalcino 2001 - Tenuta Le Potazzine Gorelli
Qui siamo di fronte ad un vino imperdibile. Non occorrono giri di parole.
Orgoglioso, compiuto (è forza e sentimento), diffonde tutta l'espressività
di cui può essere capace un naso dinamico di terra, liquirizia
e minerale, e ti regala l'infusione adorabile di dignità e razza
grazie a quel gusto saporito e di lunga scia, da cui capire le ragioni
della volontà e dell'equilibrio. Irresistibile.
Brunello di Montalcino 2001 - Terralsole
Tra le new entry più sorprendenti di oggi, il brunello di Terralsole
(stessa proprietà de Il Palazzone) non lascia vacuità
e ripensamenti dietro a sè, sfoderando una prova all'insegna
della voluttà e della pienezza, declinata alla bisogna da aromi
ferrosi, "scuri" del bosco e intriganti di erbe amare e pietra,
e da un palato definito, spesso, volumico, di bella sostanza. Nei paraggi,
grinta e buone vibrazioni.
Assaggi effettuati (e ripetuti) alla cieca in Montalcino nel febbraio
2006.
6 marzo 2006