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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Chianti Classico 2004. Bagliori nuovi di identità

di Fernando Pardini

Nel bel mare agitato di una delle denominazioni simbolo dell'enologia toscana e nazionale, oggi più che mai al centro di critiche, dibattiti e polemiche ( ma sappiamo che di critiche non ne "soffre" chi non è profondamente amato), l'annata 2004 acquista un significato importante per capire meglio l'aria che tira e le strategie per il futuro che viene. Capire cioé se proprio in concomitanza con questo millesimo tanto "accomodante" e generoso per la produzione vitivinicola della regione - lontane le temibili rimostranze dei due millesimi precedenti - le belle parole si saranno tramutate finalmente in gesti. Se i segnali tangibili portati dai bicchieri nuovi ci parleranno di riacquisita ragionevolezza, equilibrio, buon senso, lealtà, rabbiosa determinazione a ricucire uno strappo, a saldare un passato ingombrante ad un futuro che parli ancora (di nuovo) la lingua autentica della chiantigianità. Qui, dove il rullo compressore della rivoluzione interpretativa in chiave modernista e transnazionale ha fatto sentire abbondantemente il suo peso attraverso l'ideazione di vini che via via si sono pericolosamente avvicinati a modelli impersonali ed a-territoriali nel nome del marketing oriented e della globalizzazione imperante. Qui, dove l'aria un tempo nuova ( e perfino salutare) rappresentata dallo stile supertuscan è arrivata ad invadere, fino al punto di inquinare, il campo vergine della diocciggì per tutto confondere e obnubilare. Qui, dove la veracità e l'ingenua bevibilità di un tempo sono state sacrificate sull'altare dell'apparenza, affinché colori saturi, densità, muscoli, massaggi, legni nuovi e calor'alcolico trovassero gli spazi necessari per regalare al mondo vini altezzosi, potenti & prepotenti. Qui, dove l'eccesso è di casa e l'enologo di grido, sembra che una sana ventata di buon senso abbia pervaso la testa di molti produttori ( eccetto coloro, naturalmente, che il buon senso ce lo hanno sempre avuto), dopo le abbuffate di ovvietà degli ultimi 10 anni. Nei bicchieri nuovi di oggi c'é un barlume, un segno, che sfiora e a volte illumina le qualità più identificative del territorio, che stanno nella freschezza d'impianto, nell'equilibrio, nella agilità, nella viscerale e a volte scorbutica presenza scenica del sangiovese. Se da un lato quindi è un dato ormai acquisito quello che vede l'elaborazione di molti Chianti Classico d'annata con l'ausilio di merlot o cabernet (una commistione che solo in pochi casi trova una ragion d'essere tale da ridere in faccia alla costituzione varietale e richiamare fortemente la terra di appartenenza) è vero anche che meno rare appaiono le escursioni in campi ampelografici più tipici, con risultati ai quali una accresciuta consapevolezza tecnica, una sana avvedutezza cantiniera e un parco vigneti finalmente a regime non possono che fornire sostentamento e futuribilità. Molto oculato per esempio, rispetto agli spropositi recenti, mi è apparso l'apporto del rovere, laddove esperienza, cambi di rotta ed una migliore sensibilità interpretativa ne fanno intravvedere lo scopo primario. Casomai, ancora una volta, l'appuntamento con le Anteprime del Chianti Classico, organizzato in febbraio a Firenze dal "nuovo", rappacificato, ampliato Consorzio del Marchio Storico del Chianti Classico, ha presentato alla ribalta una folta schiera di Chianti Classico in veste di cb, ovvero di campioni di botte (o di vasca), ciò che in molti casi si è invariabilmente tradotto in una sostanziale aleatorietà, da quando ho scoperto precario lo stato di forma ed azzardata la conseguente lettura. Questo tanto per ribadire che forse febbraio non è il mese dell'anno più adatto per portare a conoscenza di giornalisti ed operatori le nuove annate chiantigiane.

Fatto sta che su 60 campioni assaggiati in occasione della rassegna fiorentina, un buon numero non mi è parso significativo. L'ostruita leggibilità per via dei precari equilibri, le ossidazioni latenti e repentine, le impervie screziature aromatiche, le disarmonie pesanti e sovralcoliche hanno fatto vincere in me la prudenza e la desistenza a parlarne senza giusta cognizione. Per questo forse non troverete qui sotto nomi avvezzi alla considerazione (Ama, Fonterutoli, Castellare tanto per citare), così come non troverete molti vini tradizionalmente affidabili in quanto non presentati dagli stessi produttori ( tra cui San Giusto a Rentennano, Riecine, Rocca di Montegrossi....). Qui sotto però troverete una trentina di suggestioni di merito, che spaziano da quelle irrinunciabili ad altre comunque piacevoli, suggestioni corroborate fra l'altro da qualche assaggio ponderato successivo, effettuato al Vinitaly edizione 2006. E mentre è doveroso chiarire che il cb che troverete nel testo sta per "campione di botte", è altresì doveroso sottolineare che l'ordine di apparizione andrà in senso di predilezione decrescente, con molti ex-aequo come al solito da immaginare. Ed è così che nel folto drappello non è raro incontrare qualche alfiere liquido dalle agognate fattezze del vino di territorio, in cui veracità, portamento, odore e umore concorrono a quel diffuso, rappacificante senso di appartenenza che si chiama Chianti. Quasi ad auspicare un felice ritorno verso una espressività più individua. Quasi ad auspicare un inizio che sia tutto nuovo.

Chianti Classico Grosso Sanese 2004 - PODERE IL PALAZZINO

Ottima concentrazione, ricchezza, flemma, spessore aromatico, per un naso ancora in divenire eppure già così difficile da evitare. Succoso, volitivo, deciso, energico quanto profilato al palato, accoglie in fieri una elettiva potenzialità, così come l'impegno a non deludere per riportarsi lesto nel firmamento dei vini a forte impronta chiantigiana, senza infingimenti. Pura razza nel bicchiere.

 

Chianti Classico La Pieve 2004 - PODERE IL PALAZZINO

Profilo austero e minerale, intrigante e fiero di sè, per una bocca solida, maschia, rigorosa, tutta tempra e serietà, che ha nella timbrica vibrante e profonda, implosa quanto suggestiva, l'arma pacifica della sua ineludibile personalità.

 

Chianti Classico 2004 - CASTELLO DI TIZZANO

Una delle sorprese fulgide quanto inattese di questa prima tornata di assaggi primaverile ci arriva dritta dritta dalla famiglia Pandolfini, proprietaria storica dell'omonimo altisonante palazzo fiorentino; più precisamente ci arriva dalla loro dependance di San Polo in Chianti, dimora di vigneti e torri antiche. Qui hai un naso passista, bellamente ridotto ma propositivo, minerale, sfumato di fiori e sentimento. Qui hai una bocca giudiziosa, continua, ritmica, dal finale irradiante, tannicamente finissimo e vestito a festa. Di fronte a cotanta sorpresa doveroso si farà l'approfondimento, per "avvampare" gli innamoramenti o al contrario denudare le affrettate illusioni. (cb)

Chianti Classico 2004 - BIBBIANO

Vino complice ed emozionale, seduce per la tenerezza e il candore etereo del suo naso, laddove viola, terriccio e ciliegia macerata realizzano l'intrìco galeotto della mia immedesimazione. La bocca è nuda e territoriale. Non una ridondanza, solo una slanciata silhouette, sapida e bella, nella quale confondersi senza pentimento.

Chianti Classico 2004- MONTECALVI

E' un appuntamento ineludibile con il buon gusto quello che vi aspetta: un naso classico di bella carnosità ed essenza, sfumato, etereo ed intrigante, è lì da cogliere e ascoltare; una bocca tesa e rigorosa, fine e umorale, vibrante e slanciata suggellerà il ricordo.

Chianti Classico Montornello 2004 - BIBBIANO

Nella selezione di casa Marzi Marrochesi scopro un solido riflesso minerale innervare il tratto sanguigno di quel naso, in cui i frutti rossi del bosco e la liquirizia dolce giocano volentieri al rilancio. Un palato succoso, ricco, modulato, nel quale il levigato abbraccio del merlot ben compendia la verve scorbutica del sangiovese, non rinuncia alla grinta e al sentimento, ben oltre gli attributi volumici e di peso, che pure non mancano. Un Chianti Classico dalla procace eleganza, ecco cos'é.

 

Chianti Classico 2004 - TENUTA FONTODI

E' un naso di frutto e terra quello di Fontodi, carnoso, spesso, che non ha fretta di emergere. Bocca di dignità, chiantigiana ch'é tutto dire, ricca e rigorosa. Solarità, nerbo, grinta: un abbraccio forte e sincero che attendevo con ansia. (cb)

Chianti Classico 2004 - QUERCIABELLA

Naso intrigante, sfumato, sentimentale, seppure ancor da fondersi. Bocca melodica, dolce e sinuosa. Una matrice tannica diffusa, carezzevole e matura rafforza la suggestione bella di "sfiorare" coi sensi le "terre alte" della sua appartenenza. (cb)

Chianti Classico 2004 - CASTELLO LA LECCIA

Dopo un naso ancora in difetto di focalizzazione - naso lento, passista - ecco una bocca di migliore disposizione e lettura, ben distribuita negli umori che non lesina, modulata, sapida, territoriale, elegante, di significativa dolcezza. Da attendere con fiducia. (cb)

Chianti Classico 2004 - FATTORIA POGGIOPIANO

Vivace, carnoso, succulento se lo odori; ineccepibile, teso, fresco, succoso e ben dotato se lo bevi. Ritorna ai livelli che gli competono il Chianti dei fratelli Bartoli da San Casciano. C'è di che essere contenti. (cb).

Chianti Classico 2004 - TENUTA DI LILLIANO

Un naso etereo, verace, diretto e naturale introduce l'asserto, quello di un vino rigoroso, espressivo, senza fronzoli, dal frutto stilizzato, il cui "nervo" sapido-terroso corrobora la beva fino a dichiararla trascinante.

Chianti Classico 2004 - LE FONTI

Da Panzano una proposta di significativa trasparenza espressiva. Pochi filtri, nessuna ostentazione, sensazione d'uva nei profumi e sotto ai denti, dolcezza tannica, garbo, suadenza. Una piacevolezza innata, ingenua e coinvolgente allo stesso tempo. (cb)

Chianti Classico 2004 - ISOLE E OLENA

Naso etereo, garbato, sfumato, impalpabile e sangioveso. Struggente e decadente, pur nella apparenza sua evoluta riesce a regalare una "visione" di territorio fulgida, tenera e raffinata, al punto tale che la mancanza di un grip più deciso nulla sembra togliere al sentimento che lo innerva, ancora una volta emblematico per la capacità di raccontare il senso di un percorso e di uno stile. (cb)

Chianti Classico Bello Stento 2004 - LA MADONNINA

Finezza, sfumatura, rigore e gentilezza al naso; sapidità e circuizione sottile al palato. Non la spinta nè il peso del vino superiore, ma assoluta godibilità.

Chianti Classico 2004 - SAN FABIANO CALCINAIA

Naso da attendere, intriso di umori buoni e propositi condivisibili. Bocca carnosa, dedicata, sapiente, sapida. Dimentico delle ostentazioni, mi coinvolge e mi intriga con dignità e senso dell'equilibrio.

Chianti Classico Argenina 2004 - PODERE IL PALAZZINO

Definizione, calibro, gradevolezza e una gentile sfumatura floreale disegnano i confini di un vino cordiale ed amichevole. La fragranza tattile, la dolcezza e la morbida accoglienza non fanno che ribadire l'asserto.

Chianti Classico 2004 - FATTORIA DELLE FORNACELLE

Bel sentimento ed intrigante sfumare in questo naso ancor da fondersi. Così la bocca, che è bocca da sbrigliarsi certo, dalla quale però puoi ricavarne tutte le pulsioni che attengono alla melodia e al temperamento. Da seguire con attenzione.

Chianti Classico 2004 - CASTELLO DI MONSANTO

Fine e succoso nella sua introversa gentilezza di naso giovanile, trova migliore accordatura se lo bevi, da quando ne scopri delineata ed elegante la silhouette. Un "soffio" di territorio senza ostentazioni, con il gusto della sottigliezza e del chiaroscuro. (cb)

Chianti Classico Geografico 2004 - AGRICOLTORI DEL GEOGRAFICO

Fin da subito comprensibile e amico, sa unire d'incanto finezza nei tratti, chiarezza espositiva ed istintiva complicità. Succosità, nettezza, frutto: qui hai le doti invidiabili di un vino leale senza falsità, in cui non troverai abissi di complessità ma un sorso sincero di territorio, assai distante dagli svolazzi cerebrali e dalle ostentate vanità che ancor oggi innervano (meglio, snervano) il Chianti mio amato vitivinicolo. (cb)

Chianti Classico Messer Ridolfo 2004 - CANTALICI

Qui l'impianto aromatico mi appare "sangioveso", flemmatico, terroso, a suo modo rigoroso e senza fronzoli. Severità, dignità, portamento, con qualche amaritudine tannica sulla scia, realizzano un nuovo vino che "sente" il territorio, indi per cui da seguire attentamente nel prossimo futuro. (cb)

Chianti Classico 2004 - ANTICO BORGO DI SUGAME

Dalle terre alte e appartate del passo di Sugame, non lontano dal Querceto e dal borgo antico di Dudda, un naso ridotto quanto carnoso e propositivo, di china e cerasa nera, gioca bene le sue carte. Dopo di lui una bocca in cui scorgere più chiari l'equilibrio, la godibilità e la terra. Il carattere non manca.

Chianti Classico 2004 - MONTEMAGGIO

Approccio cordiale e loquace per un vino che sposa le ragioni della piacevolezza e della accoglienza, mutuate da un succo generoso, da una timbrica merlottata piuttosto garbata, da una lodevole circuizione floreale e da una conclamata concessione al dialogo. Ad oggi manca di distensione e da lui non ti aspetti l'identità la più individua, ma non puoi tacere la piacevolissima compagnia.

Chianti Classico 2004 - CANTALICI

Dalla zona di Castagnoli nel comune di Gaiole, la giovane azienda dei fratelli Cantalici sfodera un Chianti Classico dal piglio moderno (e dagli apporti "foresti") di sicura piacevolezza, dove ad un naso nitido, fermo e compiuto di amarena e giaggiolo corrisponde una bocca morbida e confortevole in cui la fruttuosità riesce a rendersi gioviale e convincente. Ancora aldilà da venire invece il carattere su cui si fonda la differenza. (cb)

Chianti Classico 2004 - CASTELLO DI TORNANO

Qui un naso ridotto e sulfureo, a suo modo pragmatico, rilancia una bocca di dignità e coerenza, dal piglio severo e orgoglioso. Un tannino stilizzato e "puntuto" rende asciutto il finale. C'è verità nei paraggi.(cb)

 

Assaggi effettuati da febbraio ad aprile 2006: dall'Anteprima Chianti Classico (alla cieca) al Vinitaly.

21 aprile 2006

 
 
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