Cronache meranesi.
I vini del grande centro
di Riccardo Farchioni
Appena
si esce dal campo della geometria esatta, il concetto di centro entra
in difficoltà. Prendiamo la politica, visto che è periodo:
in tanti si attribuiscono la posizione centrale, vista come rassicurante,
ma in realtà si appoggiano (stanno) un po' a destra e un po'
a sinistra. E al tempo stesso tutti vogliono essere il vero centro,
e magari unirsi con gli altri centri e formare un Grande Centro. Anche
il concetto di Italia centrale ha qualcosa di sfuggente. Nessuno potrebbe
negare che il Piemonte e il Veneto stiano a nord, e la Campania e la
Sicilia a sud. Ed è vero che Umbria, o Marche stanno a pieno
titolo al centro; ma vi sono alcune regioni "ambigue" e difficilmente
"catalogabili"... Chi deve per forza catalogare (per esempio
il programmi di previsioni del tempo) mette la Toscana al centro, l'Emilia
Romagna a nord... E l'Abruzzo, al centro... o al sud?
Detto questo, si potrebbe definire i caratteri del "centrale"?
Forse includerebbero un pizzico di ambiguità... Chi non è
né settentrionale né meridionale, guarda con un po' di
distacco i caratteri di entrambe le categorie; o magari le possiende
entrambe, "smussate" e diluite in una maggiore apparente tranquillità.
Chi scrive è in linea di principio uomo di centro (geografico,
si intende: la sua città di origine possiede una piazza "centro
d'Italia" con tanto di lapide multilingue) ed ha più volte
constatato di avere una visione dell'Italia più globale di tanti
amici del nord o del sud, che oltre un certo range verso sud o verso
nord entrano in palese confusione...
E analogamente, si può definire un'Italia centrale del vino,
o vini del centro, o una viticoltura del centro? Il Nord fa pensare
a grandi ed importanti regioni, dai caratteri ormai fortemente connotati
(il Piemonte del Barolo, il Veneto dell'Amarone, il Friuli...). Il Sud
ha il marchio della scoperta recente, dell'entusiasmo per il nuovo che
avanza... Da entrambi questi scenari il centro sembra escluso, o, come
si diceva prima, tenta di guardare ad entrambi, con un pizzico di ambiguità.
Insomma, per farla breve, qui si tenta un affresco del Grande Centro
della nostra viticultura rappresentato a Merano, dal quale si è
omessa naturalmente una regione "a se stante" come la Toscana.
Grande Centro scelto (arbitrariamente) compreso fra l'Emilia Romagna
e l'Abruzzo.
Emilia Romagna
Poderi
Morini (Faenza - RA)
In nome del vitigno autoctono, una parola d'ordine che sembra essere
stata recepita con forza anche da questo Wine festival, arriva il Traicolli
2003, risultato della vinificazione del centesimino, vitigno semiaromatico
dalle sensazioni olfattive generose e piacevoli: è un vino intenso,
dolcemente profumato di fiori, canditi, fragola matura; ha corpo medio,
discreta tessitura, bel nerbo e finale ammandorlato.
Montevecchio Isolani (Monte San Pietro - BO)
E invece per la verità qui si va in un certo senso controcorrente,
data la predilezione per i vitigni internazionali, trattati però
con un certo aplomb e senza l'ambizione del risultato esplosivo. Il
Sauvignon Palazzo Montevecchio 2002 è un sauvignon che
non esprime un carattere varietale particolarmente spiccato preferendo
esporre tonalità di fiori e frutta gialla matura, e una buona
pienezza in bocca, assieme ad uno leggero spunto di ossidazione. Bel
nerbo acido, ma globalmente espressività relativa. Caratteristiche
per certi versi analoghe le ha il Cabernet Palazzo Montevecchio Riserva
2000, un cabernet sauvignon che espone un frutto fragrante, anche
se nuovamente non esplosivo. Al palato si avverte buona compattezza
e concentrazione, una piacevole nota di cassis e una striatura liquiriziosa.
Il finale è un pochino asciutto.
Botti (Monte San Pietro - BO)
Ironia dei nomi, Botti presenta vini che non vedono legno. Iniziamo
positivamente dal Pignoletto Classico Vigna del Lago 2004 (14.5%
di alcol...), vino di bella personalità che si presenta con un
colore giallo chiaro, ed un naso intenso di fiori bianchi e un tocco
d'agrume. Palato di buona pienezza e velluto, con l'alcol ben assorbito,
vivacità aromatica ed un finale di bella lunghezza. ricco di
frutta bianca matura e frutta tropicale. Il Merlot Vigna del Ricordo
2004 mostra note floreali e lievemente vegetali; carnosità
e freschezza di un frutto "primario" caratterizzano il palato
fin dall'attacco, nell'ambito di una beva succosa e che termina con
un ritorno maggior maturità. Bella persistenza nel finale.
Marche
Carminucci
(Grottammare - AP)
Carminucci produce uno chardonnay che ha visto diminuire nel corso degli
anni la durata del passaggio in barrique a favore della botte grande.
Lo Chardonnay Naumachos 2004 ora soggiorna sei mesi complessivi
in legno e mostra un naso di buona intensità caratterizzato da
un bel frutto giallo e una leggera speziatura, seguito da una bocca
burrosa, cremosa e di discreto impatto, che conserva buona energia nel
finale persistente. Il Rosso Piceno Superiore Naumachos 2002
(70% montepulciano d'Abruzzo, sangiovese) sfoggia frutti rossi e neri
di buona eleganza, oltre alla viola mammola del sangiovese. Il montepulciano
domina invece in una bocca dall'attacco molto maturo, che va rinfrescandosi
verso il finale. Il Paccaosso 2001 proviene da vigne di montepulciano
vecchie di 35 anni che hanno rese bassissime (inferiori ai 40 quintali
per ettaro) e matura per 18 mesi in barrique; ha un colore molto cupo
e un naso eccessivamente dominato da un rovere che ne offusca la nitidezza.
Anche al palato il frutto, e più in generale una complessità
aromatica alla quale questo vino pure ambirebbe, si fanno strada a fatica
riuscendo ad emergere solo nel finale.
Maurizio Marconi (San Marcello - AN)
Maurizio Marconi (artista appassionato, si veda il suo sito vinoearte.it)
propone un interessante Verdicchio dei Castelli di Jesi Sapore di
Generazioni 2004, ottenuto da una vendemmia tardiva di vigne a bassissima
resa (40 quintali per ettaro): colore giallo carico, naso persistente
dominato dal miele d'acacia. Bocca di grande impatto, piena, gradevolmente
saporita e di buona ampiezza nel finale. Un vino che va aspettato e
ascoltato, perché si snoda con passo tranquillo e viene fuori
alla distanza risultando alla fine di buona levatura. La Lacrima
di Morro d'Alba Sapore di Generazioni 2004 ha colore violaceo fitto,
e naso comunicativo, come usuale per questo vitigno: viola, lampone,
intensa componente minerale. Espressivo al palato, propone tuttavia
dolcezze che alla lunga si avvertono come un tantino stancanti.
Marotti Campi (Morro d'Alba - AN)
Un altro Verdicchio molto interessante è proposto da Marotti
Campi, ed è il Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva Salmariano
2003, ancora ottenuto da una vendemmia tardiva, con il 20% della
massa che matura dodici mesi in barrique. Il naso affianca un bel floreale
a note burrose, mentre il palato mostra buona ampiezza, piacevole succosità
e un finale discretamente lungo. Buona anche la Lacrima di Morro
d'Alba Orgiolo 2003, che matura sei mesi in legno, e che esprime
un quadro olfattivo fatto di candela profumata, viola, rosa appassita.
Buona trama, ampia e fresca, corpo medio, dolcezza contenuta e tannino
lieve. Il Donderé 2003 (petit verdot 50%, cabernet sauvignon
e montepulciano d'Abruzzo 25% ciascuno) ha un colore porpora di buona
ma non esasperata fittezza e si apre lentamente su note di generosa
frutta rossa (lampone) e leggeri spunti di sudore. Anche l'ingresso
in bocca è siglato da un bel frutto rosso maturo affiancato da
liquirizia e spezie; si avverte un buon impatto ma anche una influenza
del rovere alla lunga assai percepibile. Tannino dolce, finale molto
lungo.
Umbria
Poggio Bertaio (Castiglione del Lago - PG)
È qui che siamo nel vero cuore d'Italia, e vi incontriamo la
interessante realtà di Poggio Bertaio, azienda di proprietà
dell'enologo Fabrizio Ciufoli. Lo Stucchio 2002 mostra
al naso un frutto rosso gentile; in bocca, assieme a qualche sfumatura
acre, si avverte buon velluto, progressione e un finale di bella morbidezza,
increspato da una punta amarognola. Il Cimbolo 2002 è
elegante, trattenuto, preciso, anzi un pochino "pettinato".
Al palato è allo stesso suadente e concentrato, va in buona progressione
in un contesto morbido e cremoso, e di giusta dolcezza. Il Cimbolo
2001 propone un frutto rosso molto elegante e sentori di rosa appassita;
al palato si avverte una progressione piacevolmente accompagnata da
fragranza e nerbo acido. Privo di eccessive grassezza, finisce pulito
e lungo. Il Govello 2002 esprime eleganti amarena e cassis, spunti
vegetali e liquiriziosi ed un bel finale, mentre il Govello 2001
ha un naso finissimo e complesso, profondo e dai toni delicatamente
affumicati. La bocca è croccante, priva di pesantezze e sfoggia
un finale molto bello.
Tenuta Alzatura (Montefalco - PG)
Da questa proprietà della famiglia Cecchi arriva il Montefalco
Rosso 2003 (sangiovese per il 70%, sagrantino e merlot per il restante
30%) riesce ad esprimere bene i personali toni di erbe aromatiche tipici
nel sagrantino, assieme ad una frutta rossa "sangiovesista":
il risultato è un vino fresco e piacevole. Il Sagrantino di
Montefalco Uno di Quattro 2001 mostra un fruttato dolce e delicata
speziatura; il palato è concentrato potente senza essere "dimostrativo"
ed è attraversato da una lunga scia fresca che arriva al finale
dai tannini rotondi.
Lazio
Casale del Giglio (Le Ferriere - LT)
Passano gli anni, si succedono rivoluzioni e controrivoluzioni, corsi
e ricorsi, ma questa regione rimane ancora come bloccata. Vi sono però
realtà che lavorano con costanza ed originalità, come
Casale del Giglio, che compie 20 anni, grande sperimentatrice di vitigni.
Partiamo dal Satrico 2004 (blend di chardonnay, sauvignon, trebbiano
giallo) che ha un naso generoso, di grande ampiezza e impatto. Sentori
di fiori e frutta gialla si confermano al palato, che si rinfresca grazie
a belle note agrumose. L'Antinoo 2003 (due terzi chardonnay,
un terzo viognier) sfoggia agrumi dolci e leggeri miele e vaniglia.
Velluto e buona progressione caratterizzano un palato nel quale appare
un bel frutto esotico, e che terminq deciso e persistente. Il Petit
Verdot 2003 ha naso fresco e pungente, con un'alternanza di menta,
spunti vegetali, frutti di bosco e note selvatiche. Entra carnoso e
prepotente, dal fruttato prorompente al limite della crudezza e finisce
smorzandosi con tannino lieve. Infine il Mater Matuta 2001, dal
frutto rosso di buona profondità, gioca più sull'eleganza
che sul grande impatto olfattivo. In bocca è liquirizioso, un
pochino stretto ma dalla buona linea gustativa e privo di eccessivi
influssi legnosi. Polposo, dal buon velluto e molto lungo.
Abruzzo
Farnese (Ortona - CH)
Realtà assai interessante, come dimostrano le tre annate di Montepulciano
d'Abruzzo Riserva Opis assaggiate. Il Montepulciano d'Abruzzo Riserva
Opis 2000 ha naso intenso e persistente, elegante e speziato, di
bella luminosità. Molto aperto in bocca, esplode letteralmente
riservando qualche dolcezza insistita per il finale, ma è comunque
amplissimo e invasivo. L'annata 2001 è ancora compressa, ma concentratà
e allo stesso tempo fragrante e conferma la grande ampiezza e il tannino
fine. Il 2003 ha colore violaceo cupissimo e toni terrosi e di sottobosco
che accompagnano sensazioni floreali e di amarena matura. Dolcezze insistite
in bocca, ma alleggerite da una bella fragranza nel finale. Molto peculiare
è il Vino da Tavola Edizione Cinque Autoctoni 2003, blend
di montepulciano e di uve attinte dalla azienda pugliese della stessa
proprietà (sangiovese, negroamaro, primitivo e malvasia nera),
che mostra un naso dal frutto nero maturo e persistente, nel quale si
fa strada anche un tocco floreale. In bocca è di lenta ma sicura
progressione e di seducente dolcezza.
San Lorenzo (Castilenti - TE)
Interessanti anche i vini di San Lorenzo: il Montepulciano d'Abruzzo
Sirio 2004 è elegante, floreale e anche molto fruttato in
un olfatto di buona persistenza. Al palato è fragrante ma va
anche un pochino in discesa mostrando qualche accenno vegetale. L'Escol
2000 (due anni in barrique) mostra un naso ricco di spunti di mentolo
ed eucalipto, e qualche accenno di surmaturazione del frutto. Dopo un
ingresso morbido e dolce, la beva si dinamizza molto mettendo in mostra
compattezza e finezza di tannini, con una influenza del rovere sempre
percepibile.
Ciccio Zaccagnini (Bolognana - PE)
Di Ciccio Zaccagnini è indubbiamente interessante il Trebbiano
d'Abruzzo San Clemente 2004, di colore giallo carico e dai bei profumi
intensi di frutta gialla matura e mela golden, che mostra una bocca
spessa e anche potente, ampia anche se dalla chiusura piuttosto rapida.
Il Montepulciano d'Abruzzo San Clemente 2003 sfoggia un deciso
colore violaceo, ha naso molto speziato, e palato fragrante arrotondato
da un rovere ben amalgamato. Di trama vellutata, si arricchisce di un
tannino fine e brillante che increspa piacevolmente il finale.
15 marzo 2006